
Un catalogo criminale
Redazionali Ondarossa - Tuesday, February 3, 2026In Turchia un sistema di piattaforme offre servizi e listini prezzi per ogni genere di violenza criminale. Il core business rimane però il traffico degli esseri umani, e l'Italia continua ad essere una meta ambita.
Abbiamo parlato di questa vicenda con Murat Cinar, autore di questo reportage apparso su Il manifesto qualche settimana fa.
https://ilmanifesto.it/un-catalogo-criminale
Nelle aree più accessibili del web turco sta crescendo un mercato del crimine che non ha più bisogno di codici o zone d’ombra. Le indagini condotte dal portale T24 negli ultimi mesi mostrano come, su piattaforme di uso comune, sia possibile trovare listini per ogni tipo di violenza: dallo sparo contro un negozio ai pestaggi su commissione, fino alla vendita di armi con consegna rapida.
Un mercato esposto, quasi trasparente. Ma dentro questo catalogo di servizi illegali, quello più strutturato e redditizio è il traffico di esseri umani: una rete che da anni collega la Turchia ai Balcani e poi all’Europa, Italia compresa.
TRA GLI ANNUNCI INDIVIDUATI compaiono offerte di passaggi garantiti verso l’Europa. I gruppi promettono trasferimenti aerei dalla Turchia a Sarajevo o Belgrado e da lì lo spostamento su mezzi presentati come «veicoli di servizio» con targhe tedesche. Prezzo: 4.500 euro a persona, con sconti per gruppi e famiglie. La garanzia è totale: «Se finiamo su barche o tir non pagate», scrivono. Un modo per distinguersi dalla concorrenza e attirare chi fugge da guerra, repressione o impossibilità economica.
Gökçer Tahincioglu, rappresentante per la città di Ankara di T24, racconta così l’indagine realizzata dal giornalista Mehmet Boztepe: «Negli ultimi anni sono nate e cresciute diverse bande criminali e armate composte da minorenni o neomaggiorenni. In Turchia commettono vari reati ogni giorno. Questi, oltre a eseguire vari atti di violenza commissionati, si occupano ormai anche del traffico di esseri umani, un settore che fino a qualche anno fa era la specializzazione di gruppi specifici. Oggi invece si tratta di un mercato facilmente accessibile».
EFE (pseudonimo), cittadino turco, ventenne e residente a Torino, racconta di essere arrivato in Italia proprio con questi metodi: «Un intermediario si trova facilmente in Turchia, con il passaparola oppure attraverso i video su TikTok. L’Italia, insieme alla Germania, è una destinazione molto gettonata. Invece, per chi deve lasciare la Turchia per motivi legali, c’è il dark web e i costi sono più alti». Il pagamento si effettua in un negozio di gioielleria e si prende l’aereo senza problemi». Efe mostra sul suo cellulare i video dei clienti che annunciano la loro partenza e i messaggi degli intermediari che garantiscono l’arrivo in Italia in meno di una giornata, a un costo tra i tre e i quattro mila euro.
In pochi minuti troviamo il numero di un intermediario attraverso vari annunci reperibili su TikTok e lo chiamiamo con un falso numero europeo. Chi risponde garantisce un viaggio veloce e comodo, con la possibilità di partire subito, in cambio di tremila euro. «Di solito prima si arriva in Serbia o Bosnia (dove i cittadini turchi entrano senza visto, ndr), poi si viaggia in parte con mezzi privati, targati europei, e in parte si cammina in città o nei boschi. Gli intermediari o le guide sono di diverse provenienze», racconta Efe, descrivendo le caratteristiche del viaggio. Una volta arrivati in Germania, Austria, Svizzera o Italia, le persone decidono se fermarsi oppure proseguire. «Prima e dopo la partenza si girano video che gli intermediari usano per fare pubblicità del loro lavoro sui social. Infatti, quando siamo arrivati a Monaco di Baviera, hanno ripreso anche noi». Efe inoltre specifica che lui, dalla Germania, è passato in Svizzera con un taxi organizzato dall’intermediario principale e poi, con un treno regolare, è arrivato in Italia.
NON SI TRATTA di un viaggio sempre sicuro, specifica Efe: «Durante il nostro passaggio in Ungheria c’è stato un agguato della polizia che ha sparato e per ore ha sorvegliato i cieli con gli elicotteri. Tra nascondersi e cambiare strada, ho camminato per circa 35 ore».
Le reti digitali attive in Turchia, che usano gli stessi canali dove si prenotano armi o pestaggi, sono oggi uno dei principali punti di contatto tra Turchia e rotte migratorie verso l’Italia. Le organizzazioni che gestiscono il mercato della violenza offrono anche l’accesso a nuove tratte adriatiche, sempre più utilizzate dopo l’aumento dei controlli lungo la rotta greca. Le partenze verso le coste italiane non sono improvvisate: nascono in questi spazi digitali dove ogni fase – viaggio, documenti falsi, trasferimenti, alloggi – è proposta come un pacchetto unico.
IL SISTEMA non si muove solo sui confini. Nel cuore dell’Europa circolano flussi economici che lo alimentano: conti bancari noleggiati, carte prepagate, intermediari che trasferiscono denaro per scommesse illegali o vendite di droga, gli stessi circuiti usati per pagare la tratta, e perfino rivenditori di gioielli dove vengono effettuati i pagamenti. In alcuni casi, i pagamenti finali avvengono in Italia o in Germania, attraverso conti connessi a reti balcaniche e gruppi locali.
Tahincioglu specifica che dopo la pubblicazione dell’indagine l’ufficio del procuratore capo di Bakırköy (Istanbul) ha annunciato l’apertura di un’inchiesta. Tuttavia è ormai evidente che si tratti di una situazione normalizzata e crescente nel mercato digitale, una trasformazione profonda: la violenza e la tratta non appartengono più a un sottobosco criminale, ma a un’economia parallela turca che si interseca con quella europea.
QUESTO ECOSISTEMA rappresenta un terreno fertile, nato dalla combinazione tra crisi economica, erosione dello stato di diritto e repressione politica. L’arrivo Italia è solo l’ultimo anello di una filiera che si sviluppa molto prima, online, e che avrebbe bisogno di interventi coordinati e non solo securitari.
Mentre l’attenzione politica si concentra sulle navi militari e sui respingimenti, le reti digitali della tratta crescono indisturbate. E continuano a offrire, insieme alla violenza su commissione, l’unico «servizio garantito» che migliaia di persone obbligate a migrare possono permettersi.