TUTTA SCENA CINEMA
giovedì 18 giugno 2026 ore 14
ospiti:
● le registe Nicole e Valentina, le sorelle Bertani, presentano il loro film LE
BAMBINE (Ita/Che/Fra, 2025)
al cinema da giovedì 11 giugno 2026
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/13/nicole-e-valentina-bertani-le-bambine/
● Loris Sirolli di Notorious Pictures, che lo distribuisce, presenta il film TI
AUGURO OGNI BENE (i wish you all the best - USA, 2024) di Tommy Dorfman
al cinema da giovedì 18 giugno 2026
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/17/ti-auguro-ogni-bene-notori…
● il regista Alberto Valtellina presenta il suo documentario IBRIDAZIONI -
Sanremo, un paese vivo o morto (Ita, 2026)
al cinema da giovedì 18 giugno 2026
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/17/alberto-valtellina-ibridaz…
● Pedro Armocida, direttore artistico, presenta la 62^ edizione della MOSTRA
INTERNAZIONALE DEL NUOVO CINEMA
Pesaro, 13>20 giugno 2026
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/08/mostra-internazionale-del-nuovo-cinema/
● il curatore Fabio Meloni presenta la 2^ edizione della rassegna
cinematografica estiva LO SPIRITO DEL TEMPO
Roma – Nuovo Cinema Aquila, 15 giugno > 05 luglio 2026
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/10/lo-spirito-del-tempo-2-edizione/
● il regista Paolo Carboni presenta il suo documentario GUAI AI VINTI: PANE E
AMIANTO (Ita, 2018) in fruizione gratuitamente su Arcoiris.tv
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/17/paolo-carboni-guai-ai-vinti-pane-e-amianto/
● Matteo Delai, direttore artistico, presenta la rassegna itinerante KINOCARAVAN
- giovani visioni italiane
19 giugno > 28 luglio 2026
info https://www.instagram.com/kinocaravan/
● la regista Emanuela Tomassetti presenta il suo documentario LA CITTÀ DEI
BAMBINI - L'UTOPIA DI FRANCESCO TONUCCI (Ita, 2025)
Roma - Cinema Farnese, 21>22 giugno 2026
info https://www.facebook.com/profile.php?id=61583490932411
● il regista Andrea Marinelli presenta il suo documentario I NEMICI DEL POPOLO
(Ita, 2026)
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/11/andrea-marinelli-i-nemici-del-popolo/
● il regista Alberto Gemmi presenta il suo documentario IL LABIRINTO (Ita, 2026)
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/11/alberto-gemmi-il-labirinto/
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segnalazioni:
● la direttrice artistica Mariella Lazzarin e il programmatore Piergiovanni
Adamo presentano la 12^ edizione de IL CINEMA IN PIAZZA
Roma – Piazza San Cosimato / Monte Ciocci / Parco della Cervelletta, 28 maggio >
12 luglio 2026
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/05/28/il-cinema-in-piazza-12-edizione/
● la coregista Cecilia Federico presenta il cortometraggio collettivo ISOLE
SENZA MARE (Ita, 2026)
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/18/cecilia-federico-isole-sen…
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suggerimenti sui film in SALA a Roma e provincia:
● Backrooms
● Le Bambine
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/13/nicole-e-valentina-bertani-le-bambine/
● Il Bene Comune
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/03/11/rocco-papaleo-il-bene-comune/
● Il Caso 137
● A Cena con il dittatore
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/04/09/a-cena-con-il-dittatore-officine-ubu/
● La Cronologia dell'acqua
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/09/la-cronologia-dellacqua-wanted-cinema/
● Diaz
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/09/daniele-vicari-diaz/
● Il Figlio più bello
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/04/12/giovanni-piperno-il-figlio-piu-bello/
● Gioia mia
https://tuttascena1.wordpress.com/2025/12/05/margherita-spampinato-gioia-mia/
● Il Grande Boccia
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/08/karen-di-porto-il-grande-boccia/
● Hen - storia di una gallina
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/05/29/hen-storia-di-una-gallina-officine-ubu/
● Illusione
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/05/05/francesca-archibugi-illusione/
● King Marracash
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/05/25/pippo-mezzapesa-king-marracash/
● No good men
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/05/26/no-good-men-be-water/
● Noi due sconosciuti
● Il Prigioniero
● Residence Hammamet - il Maktub secondo mia madre
https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/02/salvatore-allocca-residence-hammamet/
● Il Resto di niente
● La Torta del Presidente
● Yellow letters
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Tutta Scena / Visionari e il Cinema a ROR
Diari di Cineclub n°60, aprile 2018, pgg.59-60
http://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricinec…
Diari di Cineclub n°41, Luglio 2016
http://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricinec… (pgg.
39-40)
8 e ½ - numeri, visioni e prospettive del cinema italiano (n°21 - luglio 2015.
pg.17)
https://www.facebook.com/306981222666964/photos/pb.306981222666964.-220…
Ottavia Monicelli, ‘guai ai baci - così grande, così lontano: ritratto di mio
padre’ (2013), pgg. 69-70
https://www.facebook.com/306981222666964/photos/pb.306981222666964.-220…
Elio Germano, prefazione al libro ‘Il Tacco del Duka’ (2013), pg.7
https://www.facebook.com/306981222666964/photos/a.416991234999295.10325…
Diari di Cineclub n°03 - Febbraio 2013
http://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricinec… (pgg. 1
e 3)
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TUTTA SCENA CINEMA
(già VISIONARI)
8° Microfono d'Oro 2018 - categoria cultura: Tutta Scena Cinema
http://www.eventiroma.com/eventi/3789_Microfono_d_Oro_i_vincitori_dell_…
17° Premio Domenico Meccoli ‘ScriverediCinema’ 2008 - miglior giornalista
radiofonico
https://books.google.it/books?id=Ed9nq0IEpM4C&pg=PR54&lpg=PR54&dq
trasmissione settimanale di cinema, il giovedì ore 14, sigla musicale: David
Schacherl
RADIO ONDA ROSSA ★ 87.9 fm
via dei Volsci 56 - 00185 Roma
streaming
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e-mail
visionari@ondarossa.info
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l'Archivio completto TuttaScenaCinema e Visionari:
2026 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2026/01/ar…
2025 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2025/01/ar…
2024 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2024/01/ar…
2023 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2023/01/ar…
2022 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2022/01/ar…
2021 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2021/01/ar…
2020 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-tuttascena…
2019 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-tuttascena…
2018 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-tuttascena…
2018 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2018/01/archivio-visionari-…
2017 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2017/01/archivio-visionari-…
2016 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2016/01/archivio-visionari-…
2015 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2015/01/archivio-visionari-…
2014 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/archivio-visionari-2014
2013 http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/archivio-visionari-2013
2012 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/02/archivio-visionari-…
2011 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/03/archivio-visionari-…
2010 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/01/archivio-visionari-…
2009 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/03/archivio-visionari-…
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buon ascolto!
Source - Redazionali Ondarossa
87.9FM a Roma e provincia
Ascolta
Durata 1h 32m 10s
DESIDERII MARGINIS: 1) The Shadow Is One
DIE SONNE SATAN: 2) Lewd Conduct I
NOISE CLUSTER / ODRZ: 3) Movement III c
NOISE CLUSTER/ CANTO DI VESTA: 4) Slow Awakening
ANATOLY GRINBERG: 5) Normal Dreams; 6) Recurring Dreams
N.: 7) Untitled 6; 8 ) Untitled 7; 9 ) Untitled 8
DRAPE EXCREMENT: 10) Carousel
PALE ACTION: 11) Vision
ALFARMANIA/ PROIECT HAT: 12) Friends In High Places
13) Intern-Nationalist
ODRZ/ ENKIL : 14) ODRZ 100.15
ODRZ/ DANIELE CIULLINI: 15) ODRZ 100.16
Ascolta
Durata 33m 25s
Con un ricercatore palestinese in Storia contemporanea dell'Università di Modena
e Reggio Emilia, ricostruiamo i diversi tentativi di espansione coloniale messi
in atto, nel tempo, da Israele, a partire dalla Guerra dei Sei Giorni, che
garantì ad Israele il controllo totale del territorio della Palestina storica,
rafforzando altresì le forme della resistenza palestinese, che in questa fase
assunsero un carattere di massa. Tale conflittualità raggiunse il suo apice nel
1975, con lo scoppio della guerra civile libanese sfruttata, ancora una vola, da
Israele per l'ampliamento del proprio disegno coloniale. Arriviamo quindi, nel
1982, all' "operazione pace in Galilea", che costituì un'ulteriore fase della
politica di ricostruzione della "grande Israele" a cui l'entità sionista si
ispira sin dalla fine dell'Ottocento e di cui stiamo assistendo, in questi
giorni, all'ennesimo, sanguinoso, capitolo.
Ascolta
Durata 35m
Con un'infermiera che attualmente si trova a Goma, in RDCongo, con Medici senza
Frontiere Olanda, torniamo a parlare dell'epidemia di Ebola che, per l'ennesima
volta dal 1976, si è sviluppata all'interno del paese. I primi casi si sono
registrati in una zona che si trova a Nord del Nord Kivu ma, attualmente, gli
episodi confermati di "malattia a virus Ebola" sono in totale 837, compresi tra
la zona dell'Ituri, del Nord e del Sud Kivu. In questo quadro, Medici senza
Frontiere sta cercando di sostenere soprattutto gli ospedali e i centri di
salute esistenti nel paese ma la situazione è drammatica anche a causa
dell'ingente taglio di risorse ad USAid recentemente imposto
dall'amministrazione Trump, che ha determinato ricadute negative sui programmi
di vaccinazione e sull'assistenza alla popolazione più vulnerabile, ad esempio
le donne e le persone appartenenti alla comunità LGBTQ. Molto importante è anche
l'attività di sensibilizzazione delle comunità locali e di promozione della
salute, con particolare riguardo alla diffusione di pratiche funerarie atte a
garantire alle persone morte per Ebola una sepoltura dignitosa e sicura, al fine
di limitare la diffusione del contagio. Va infine considerato che l'RDCongo è un
paese ricchissimo di risorse, soprattutto minerarie, dove però la popolazione
vive in condizioni di assoluta povertà e non ha diritto all'assistenza sanitaria
gratuita.
puntata completa
Durata 1h 0m 50s
,
Canto degli esuli piemontesi
Durata 23m 48s
,
La libertat
Durata 18m 39s
,
Il galeone
Durata 13m 34s
menù del giorno:
> Numi voi / Canto degli esuli piemontesi
> La libertat
> Il galeone
scrivici sul pad: https://pad.cisti.org/p/tuteincoro :)
Ascolta
Durata 2h 0m 52s
MAYA AL KHALDI(PHOTO)/MAI MAI MAI - ABADIR - MOHAMMAD REZA MORTAZAVI -TOUCHING
ICE/MANDY, INDIANA - CHERNOBURKV - NOYAMA/NAPPYNAPPA - TIME COW/SOSA SOWNDZ -
WU-LU/POISON ANNA - DANIELA LALITA - JULIE CAMPICHE - ESTRELLA DEL SOL - NUEVOS
RIOS - MELVIN GIBBS -TONY MORRIS/ISA GORDON - LAY LLAMAS -LEE SCRATCH
PERRY/MOUSE ON MARS - JAMES BLOOD ULMER - ORNETTE COLEMAN - DINOSAUR L/ARTHUR
RUSSEL -DICKIE LANDRY --------------------.........................
Ascolta
Durata 26m 33s
corrispondenza dal Libano con il giornalista free-lance Mauro Pompili
Nodo Solidale
Durata 45m 13s
Dal
blog https://nodosolidale.noblogs.org/2026/06/16/assaltare-la-fortezza-mundi…
10 e 11 Giugno 2026, una cronaca in soggettiva delle proteste contro “el Mundial
del Despojo”
Il 10 e 11 Giugno sono state le giornate di vigilia e inaugurazione,
rispettivamente, del Mondiale 2026, ospitato in Messico, Stati Uniti e Canada.
La partita inauguarale, Messico – Sud Africa, è toccata alla capitale messicana,
magra consolazione di un evento sportivo che in realtà è svolto nella sua
maggiorparte negli USA.
Sull’ingiustizia, le conseguenze, le contraddizioni profonde, i meccanismi di
sfruttamento, impoverimento e gentrificazione ai danni delle classi popolari di
Città del Messico (e non solo) di questo mega evento capitalista-estrattivista
dai contorni sportivi, ne abbiamo già parlato qui. Altri contributi in italiano
su questo tema si possono trovare qui, e in diverse dirette radiofoniche con
radio indipendenti italiane.
In questo spazio vorremmo invece offrire, niente più che meno, un racconto
totalmente soggettivo, parziale e militante del contenuto, conflitto e
immaginario di lotta che è culminato, in alcune delle mobilitazioni avvenute a
cavallo del 10 e 11 Giugno. Il perché? Perché sono state mobilitazioni
relativamente partecipate, capillari ed eterogenee, ma soprattutto importanti
perché hanno manifestato un conflitto esplicito, di diversa natura, non scontato
né banale, data la potente la macchina propagandistica e la retorica portata
avanti dal governo messicano e dal suo principale partito Morena, dai giornali
mainstream e dal gigantesco apparato simbolico ed economico che probabilmente
solo una organizzazione come la FIFA è capace di produrre.
Partiamo dalle giornate alla vigilia dell’inizio ufficiale del Mondiale. In
generale, le mobilitazioni di questi giorni forse non avrebbero potuto avere la
stessa potenza e copertura mediatica se non ci fosse stato, nelle settimane
precedenti, la protesta della CNTE, la Coordinadora Nacional de Trabajadores de
la Educación, corrente conflittuale e indipendente del Sindacato dei Lavoratori
dell’Educazione, a fare da apripista. Ormai da quasi due settimane, la CNTE è in
lotta per l’abrogazione della riforma pensionistica dell’ISSSTE del 2007 e della
sua gestione attraverso enti finanziari privati, per il raddoppio dei salari di
base, e più in generale contro la continuità delle politiche di welfare interno
tra il governo Morena, che aveva promesso di abrogare la legge, e i suoi
predecessori. In questo momento storico, e dentro il grande consenso verso il
governo Morena, la CNTE rappresenta di fatto l’unica grande organizzazione di
massa riconosciuta come tale che porta una critica da sinistra al
governo morenista.
La CNTE ha occupato una parte del centro storico in presidio permanente, con
decine di migliaia di militant*, e la scorsa settimana ci sono state
manifestazioni duramente represse, quando docenti e maestre hanno provato a
sfondare le barriere metalliche che da settimane ormai delimitano l’area attorno
allo Zocalo, a difesa del FIFA Fan Fest (un’area adibita per gioire delle gesta
calcistiche dove si accede solo con identificazione, tutta in mano alla FIFA e
consumando rigorosamente prodotti ufficiali, escludendo le migliaia di
venditrici informali che ogni giorno animano il centro storico di Città del
Messico). Teste spaccate, persone svenute per terra in chiazze di sangue e un
maestro che ha perso la vista a causa di un proiettile di gomma, questo il
bilancio parziale di quelle giornate.
Senza trovare un accordo col governo, attraverso i tavoli di negoziazione che
avvenivano praticamente ogni giorno, la CNTE ha portato avanti quotidianamente
varie mobilitazioni, annunciando di bloccare l’aeroporto e la partita inaugurale
del Mondiale. “Senza soluzione, il pallone non si muove”, questo lo slogan. In
realtà poi, la grande marcia della CNTE nel giorno dell’inaugurazione che
avrebbe dovuto bloccare tutto e gettare nel caos la città, che era un po’ il
grande timore raccontato dai giornali, non c’è stata. Anzi, molte iniziative e
racconti terroristici di proteste che avrebbero mandato in tilt la città e
avrebbero distrutto la festa di milioni di messicani, sono stati creati ad hoc,
anche con l’uso dell’AI per la creazione di locandine false, con lo zampino
probabilmente di alcune organizzazioni e partiti di istanze destroidi.
Sempre nei giorni precedenti, 17 pullman che accompagnavano familiari dei 43
normalisti di Ayotzinapa scomparsi nel 2014 assieme ad altr* student*, sono
stati detenut* all’ingresso di Città del Messico per ore con l’accusa di
trasportare esplosivi artigianali, bloccando il loro tentativo di unirsi e
appoggiare la lotta della CNTE e ad altri collettivi in protesta.
Da mesi, inoltre, collettivi, famiglie e madres buscadoras, in lotta per la
ricerca delle loro persone care scomparse, in un dramma collettivo e politico
che indica più di 134.000 persone scomparse in Messico, avevano annunciato
grandi mobilitazioni nelle giornate a ridosso dell’inizio del mondiale. Come
poter accettare passivamente che sotto gli stessi stadi dove si generano milioni
di profitti e dove si festeggia il calcio, giacciono pezzi di corpi scomparsi
nella complicità dello Stato e del crimine organizzato? “Mexico campeón de
desaparición” è lo slogan portato avanti, con le magliette verdi di calcio con
dietro stampato il numero +134mila. Questo è a grandi linee, il contesto con cui
si arriva alla settimana del mondiale. A questi compagn* in lotta si aggiungono
una marea di altri collettivi, gruppi e sigle. Student*, lavoratori e
lavoratrici informali e commercianti, movimenti sociali dal basso e
antigentrificazione, assemble anti-mundialiste e antiFIFA, collettivi di
lavoratrici sessuali e dissidenze di genere, comitato degli abitanti di Santa
Ursula Coapa dove sorge lo stadio Azteca, comunità indigene cittadine e rurali
in lotta, collettivi pro-Palestina, organizzazioni contadine, sindacati dei
trasporti, lavoratr* della salute. Oltre a molti altri gruppi spontanei e
autonomi, senza una sigla o un gruppo definito di appartenenza. Una valanga
abbastanza disordinata e caotica, di cui era impossibile avere una panoramica
chiara e globale, di chiamate all’azione e punti di incontro, ma tutte unite da
un unico slogan: l’11 Giugno, tutti allo Stadio Azteca. Questo mondiale, targato
Infantino e Trump, con i biglietti più cari della sua storia, profitti
potenziali per la FIFA da record, in un presente storico marcato da guerre,
genocidi e distruzione, è inaccettabile. E lo è a maggior ragione per il
Messico, paese che soffre una spirale di violenza infinita ai danni dei ceti più
poveri ed emarginati, con il saldo medio giornaliero di con circa 50 morti
violenti, 12 donne uccise e 40 persone scomparse. Una vera e propria guerra,
silenziata e nascosta, contro la popolazione, che non è casuale ma ha delle
ragioni ben precise di cui abbiamo raccontato molte volte (leggi qui).
Attorno allo stadio azteca quindi, è stata stabilita una sorte di enorme zona
rossa, l’operativo ultima milla, ultimo miglio. Una zona di accesso limitato e
trasporto speciale con identificazione e biglietto di accesso allo stadio, dove
non posso accedere né auto né taxi normali, ma solamente trasporti privati per
chi assisterà al mega spettacolo di inaugurazione, con biglietti che costano in
media migliaia di dollari.
Le manifestazioni iniziano i giorni precedenti all’11 Giugno, con diversi
blocchi, azioni simboliche, sabotaggi e azioni in giro per la città, ognuno a
tema differente. I collettivi e movimenti sociali organizzano diverse partite di
calcio popolare bloccando alcune arterie e strade. Le madres buscadoras assieme
alla CNTE sono tra i più attivi, le prime affiggendo striscioni e grafiche in
alcuni dei monumenti principali, i secondi proclamando un corteo per la mattina
del 10 Giugno.
La prima grande mobilitazione è pero il la sera del 10 Giugno. Alle 19, è stata
proclamata, tra le tante, una manifestazione e una “velada” (una veglia) da
molti collettivi di madres buscadoras da tutto il Messico, lungo calzada de
Tlalpan, un grande viale che dal centro arriva quasi direttamente allo Stadio
Azteca. Dati gli scontri dei giorni precedenti e la militarizzazione soprattutto
nella parte sud della città c’è un po’ di preoccupazione, e forse per questo
all’inizio si è in poche persone. La partenza della marcia tarda, nell’attesa di
gruppi di famiglie e collettivi di busqueda, anche perché i trasporti soffrono
ritardi enormi e molte stazioni della metro e del tram sono chiuse. Poi piano
piano, il corteo si raggruma e inizia a partire lungo la Calzada de Tlalpan.
Come ogni volta che si marcia con i collettivi dei familiari di desaparecidos,
le sensazioni sono forti. Il corteo alterna momenti di silenzio profondo ad
altri di slogan e urla, contro il governo, contro il potere, contro il sistema
responsabile di queste sparizioni, contro Morena e la presidenta Clauda
Sheinbaum, traditrice rispetto ad un cambio di rotta promesso e mai atteso. Si
urlano i numeri dei compagn* di Ayotzinapa scomparsi, i 43 student*. Si urla
contro la polizia, braccio operante e responsabile, o quantomeno connivente,
delle sparizioni. I numeri si ingrossano e il corteo procede tra lunghe fasi di
stallo e momenti di camminata. Lo stomaco si contorce a vedere enormi striscioni
con le facce dei figli e figlie sparite.
Si imbrattano muri, si affiggono centinaia e centinaia di fichas de busqueda,
cioè di annunci di sparizioni, con le foto delle persone scomparse, spesso
vestite e modificate da apparire con la “camiceta” verde della squadra
messicana. Le facce sono piene di odio, rabbia, tristezza, lacrime, alcune
silenti e altre urlanti, alcune sorridenti e molte altre tristi. Avere una
persona cara sparita ti spacca la vita e l’unica consolazione è la possibilità
di trasformare il dolore in lotta, di trovare altri e altre compagn* che in
questa sofferenza, ma anche in questa comunità, ti accompagnano e ti supportano.
Ci sono gruppi e collettivi di ricerca da molti stati, Jalisco, Guanajuato,
Estado de Mexico, Chiapas, Oaxaca, Guerrero. E’ strano definire l’aria che si
respira, un misto di tristezza mista ad un orgoglio e dignità profonda. Gli
slogan non sono i classici di una lotta di classe contro il capitale e il
potere, sono più personali e umani ma altrettanto densi di significati politici.
Il traffico dall’altro lato della strada è paralizzato, e alcune persone
salutano e supportano dalle finestre e dai palazzi.
Ad un certo punto si iniziano a vedere le luci blu e rosse della polizia e uno
scintillio che sembra quasi un effetto ottico: sono le centinaia di caschi neri
dei granaderos, le truppe antisommossa, che scintillano nella notte e bloccano
la continuazione del grande corso verso lo stadio. Alcuni camion e macchine
della polizia, oltre che un container, sono messi di traverso a chiudere ogni
accesso possibile. Il corteo si avvicina e le persone, ma soprattutto le madres
buscadoras, iniziano ad arrampicarsi sui camion e sulle macchine della polizia,
a urlare e a esporre i loro striscioni con i volti dei lori cari, scomparsi da
pochi mesi o da decine di anni. La polizia è in assetto antisommossa ma non c’è
un atteggiamento direttamente violento o un attacco, sanno che non possono
permettersi di reprimere in maniera così evidente questa manifestazione. Lo
scontro simbolico è fortissimo: da un lato i corpi neri e rigidi delle forze del
potere, e dall’altro i corpi contorti dalle lacrime, dalla rabbia e dal dolore.
Alcune madri iniziano a saltare sulle macchine della polizia, a fottersene
altamente dei richiami alla calma degli osservatori dei derechos umanos, forze
di interposizione con le magliette bianche al soldo del governo convocate per
vigilare apparentemente su eventuali maltrattamenti. La situazione permane così
per diverso tempo, con alcuni gruppi di madres che si riuniscono per cantare,
altre per leggere dei comunicati, altre occupano la strada organizzando una
partitella di calcio, altre cercano di passare dall’altra parte della strada per
bloccare un ponte pedonale ma vengono bloccate dalla polizia. La manifestazione
inizia a diluire e scemare, rimangono diversi gruppi in presidio e quello che
domani sarà l’accesso principale allo stadio per turisti, giornalisti e persone
che si possono permettere il prezzo folle di accesso alla partita inaugurale per
vedere Shakira e i potenti del mondo, nonché tutta la pletora politica di
miliardari e politici messicani, è tappezzato di scritte contro uno stato
genocida e corrotto, contro il mondiale dello sfruttamento e della violenza, di
locandine con i volti di chi da troppo tempo continua ad essere scomparso senza
risposte. Il simbolo di questa notte, ridisegnato, non è più quello dell’aquila
verde col pallone presente sulla maglia del’11 calciatori messicani, ma quello
invece di una pala che si interra: è il tratto distintivo delle madres
buscadoras, che si organizzano per cercare, letteralmente, a mani nude e con le
pale i possibili resti dei corpi delle persone loro care. Si torna a casa così,
con la sensazione di una ingiustizia profonda e di una lotta necessaria e
fondamentale, in cui mettere le mani vuol dire mostrare il marcio dello stato
repressivo, criminale e capitalista quale è il Messico.
Il giorno dopo, ci si alza presto. Il giorno dell’inizio del Mondiale, la città
sembra sospesa e rarefatta, in un ambiente assolutamente anomalo considerando
che la capitale messicana è normalmente un groviglio pressochè costante e magico
di umanità disperata, traffico, rumore e caos in equilibrio precario di una
bellezza struggente. È come se le strade emanassero a aria di festa, con
moltissime persone con la camiceta verde messicana, ma allo stesso tempo quasi
surreale, da non potersi vivere davvero, carica di tensione. Le università e le
scuole sono state chiuse, le attività sospese, i lavori pubblici e istituzionali
si svolgono da remoto, e ci sono inviti pubblici a non muoversi troppo. La metro
è semideserta e diverse stazioni sono state chiuse dove avvengono già i primi
presidi e azioni di protesta. In alcune fermate, collettivi in protesta bloccano
i tornelli di accesso rendendo gratuito il trasporto metropolitano. Tra i vari
concentramenti, c’è quello del contigente studentesco che parte dall’UNAM,
l’università pubblica più grande del latinoamerica, a sud della città. La città
universitaria è serrata, quasi tutti gli accessi chiusi, le uniche persone sono
le compagn* che vanno al corteo e qualche corridore mattiniero davvero
volenteroso. Molti altri punti e concentramenti sono già attivi: la CNTE alla
fine sta marciando per la Calzada di Tlalpan con gli studenti di Ayotzinapa, a
cui si aggiungeranno il Congreso Nacional Indigena (CNI) e la comunità del
popolo indigeno Otomì. Collettivi di madres buscadoras sono presenti in diversi
punti. Arriva notizia di due compagn* dei medios libres (gruppi di
controinformazione dal basso) già fermat*, ma presto liberat* per fortuna.
Giungono le prime notizie di alcuni scontri lungo la Calzada di Tlalpan, dove si
donne indigene Otomì ballano attorno a una enorme coppa del mondo data alle
fiamme. Alcune madri buscadoras esibiscono i loro grandi striscioni con i volti
dei loro cari spariti proprio all’ingresso dello stadio dove entra il pubblico
pagante, e ovviamente vengono represse, nascoste, silenziate.
Il corteo studentesco parte dal cuore dell’università e si incammina per
bloccare Avenida Insurgentes, grande arteria che taglia da Nord a Sud la città.
Sono in centinaia e il corteo si ingrossa strada facendo. Vengono sanzionati
tutti i simboli del potere universitario, le casette della sicurezza interna
universitaria, le stazioni del Metrobus. Il corteo a un certo punto devia,
rientrando dentro la UNAM, perché Avenida Insurgentes è bloccata da un plotone
di granaderos, la polizia antisommossa della Città del Messico, in passato
allenata e formata militarmente da forze militari israeliane. Il corteo
continua, uscendo dalla zona universitaria e muovendosi verso un presidio
dell’assemblea antimundialista e antiFIFA, assieme a madres buscadoras e
collettivi pro-palestina. Prima di riunirsi al presidio, viene bersagliata con
pietre, petardi e oggetti di vario tipo, una sede della Guardia Nacional, una
polizia militarizzata utilizzata anche nei contesti di grandi operativi
militari.
Prima di ricongiungersi al resto dei compagni, il contingente si prende un
momento di pausa. Nel presidio, si organizzano partite di calcio, si occupa
l’incrocio con striscioni giganti e la statua di Frida Khalo nel mezzo è bardata
da teli e lenzuola con slogan contro la FIFA e il mondiale dello sfruttamento e
dei desaparecidos. La partecipazione è diversa ed eterogena, c’è un po’ di
tutto: gente del quartiere, madres e famiglia buscadoras, persone solidali e
curiose, student*, molt* attivist* appartenenti a progetti di medios libres e
controinformazione.
Avenida Iman, la strada che porta direttamente al lato sud-ovest dello Stadio
Azteca, è apparentemente libera, dunque dopo qualche tempo un grande corpo
principalmente studentesco, ma non solo, si mette in marcia con un obiettivo che
sembra piuttosto ambizioso se non impossibile, quello di arrivare alle porte
dello stadio. Si entra quindi nella ultima milla, la zona rossa. Il corteo
acquista energia e carica: le persone e le compas cantano, si animano, si scrive
sui muri, si danno volantini alla gente del quartiere, vengono divelte diverse
telecamere, c’è una certa euforia rabbiosa che si autoalimenta e che cresce
passo dopo passo. I corpi bianchi di interposizione, delle persone civili che
lavorano nelle istituzioni della città e che sono obbligate dal governo
cittadino a stare per strada per controllare e limitare i danni delle eventuali
proteste, si fanno da parte, insultati e derisi da tutto il corteo, come
traditori del popolo. La realtà è più complessa di questa: le facce esprimono
vergogna e disagio, molte di queste persone hanno denunciato anonimamente che
sono obbligate e minacciate a rendersi disponibili per questo tipo di “presenza
civile”, altrimenti rischiano di perdere il lavoro, senza sapere realmente cosa
devono fare e quali devono essere i loro compiti. Un modo, da parte del governo
della città, in apparenza per mostrare meno i muscoli e di non utilizzare le
forze di polizia antisommosa. Una strategia, per dividere e alimentare la guerra
tra le classi più popolari. Sono le 12.45 circa e manca un quarto d’ora
all’inizio ufficiale della Coppa del Mondo 2026. Avenida Iman fa una leggera
curva verso sinistra e di fronte a noi si erge il monumentale Stadio Azteca,
oggi rinominato “Estadio Banorte – Ciudad de Mexico”. Si divelgono le centinaia
di fiori chempasuchil, piantati per abbellire il passaggio dei turisti e
renderlo ricco di colori messicano-folcloristici, e si abbattono le transenne
che ostacolano il percorso. Lo stadio è a meno di qualche centinaio di metri, e
il corteo accelera compatto ed energico. Manca qualche minuto, Shakira termina
di cantare “Dai dai”, la sua nuova hit mondiale come da tradizione, si alzano i
fuochi d’artificio dallo stadio e il corteo composto da migliaia di persone
arriva urlando ed euforico all’entrata numero 8 della mega struttura. Sembra
incredibile, ma esattamente nel momento in cui inizia il mondiale più grande
della storia della FIFA e forse il più discusso finora, si riesce ad assaltare
lo stadio e tutto ciò che rappresenta. Ciò che era stato dichiarato impossibile
e inavvicinabile, è ora tangibile e reale.
Le forze di polizia tardano ad arrivare, all’inizio con un piccolo, goffo,
stanco, e davvero sfortunato plotone: la discrepanza numerica è abnorme e
l’entusiasmo rabbioso di essere arrivati fino a lì è incontrollabile. Iniziano i
caroselli e gli scontri, la rabbia contro una città espropriata e militarizzata,
venduta alla FIFA e al profitto calcistico, esplode. Le compas si dimostrano
estremamente organizzate e preparate. C’è chi si occupa di tenere a bada la
polizia, chi di proteggere la retroguardia, chi di soccorrere i primi feriti,
chi di documentare gli abusi delle forze di polizia. Successivamente arrivano le
forze antisommossa e poco dopo, dal lato sinistro, una dozzina di cavalli che
iniziano a caricare. Spuntano le prime teste spaccate, feriti al corpo, alla
testa, agli occhi. Lo spettacolo è allo stesso tempo distopico, mitico e
doloroso, il sipario costituito dalle transenne e dai corpi della polizia: nel
giro di qualche minuto passano prima tre jet ultrasonici, poi le frecce
tricolori messicane e infine due elicotteri che trasportano una bandiera
sventolante enorme del Messico. La distanza fisica tra questi mondi è minima,
anzi entrano in contatto violento. Ma c’è un abisso di significato, di
composizione di classe, di visione del mondo e della vita. La violenza della
polizia e di tutto l’apparato di sicurezza è ancora più odioso e inaccettabile.
Dentro lo stadio lo spettacolo del capitalismo sportivo nella sua essenza, il
profitto nella sua forma estetica più patinata e odiosa, obnubilante e capace di
un lavaggio del cervello e dei sentimenti senza precedenti, un’opera fondata
sulla violenza e lo sfruttamento di un paese (e di un intero mondo) sull’orlo
del baratro. Fuori, quella violenza si esprime fisicamente, a suon di gas
lacrimogeni, botte, cavalli lanciati sulla gente e sangue. L’odio e la mancanza
di giustizia di questo presente non potrebbe avere immagine migliore. Non ci può
essere contrasto più essenziale e immediato da capire, un conflitto necessario e
giusto da esprimere in tutta la sua forza.
La polizia tenta di chiudere e incapsulare la testa del corteo ma, con
determinazione, la manifestazione riesce a sfuggire al blocco e indietreggiare
con ordine senza disperdersi e farsi dividere troppo. Continuano le cariche a
singhiozzi e si ergono barricate a cui viene dato fuoco. Il corteo si ritira
retrocedendo lungo Avenida Iman e, col passare del tempo, si inizia ad avere
contezza de* fermat* e delle compas che mancano. La situazione si congela, le
forze di polizia, ora molto più numerose, si attestano ad una certa altezza
della Avenida e ci si ferma, cercando di capire quante persone manchino. Il
conflitto prende un’altra forma: si iniziano ad espropriare i diversi negozi
appartenenti a grandi catene capitalistiche. Un paio di Oxxo (la più grande
catena di supermarket commerciali dell’America Latina, facente parte della
FEMSA, la più grande azienda imbottigliatrice di prodotti CocaCola al mondo),
una farmacia YZA+ (sempre parte di FEMSA), e un Little Caesars (la terza catena
di pizza più grande al mondo). La strada diventa uno spazio gioioso, una festa
collettiva. C’è cibo e bere per tutti e tutte, i residenti del quartiere e i
ragazzi del barrio ne approfittano con enorme piacere e gusto: volano gelati,
caramelle, patatine, panini a rifocillare sia le stanchezze e gli sforzi del
corteo in giro da questa mattina presto, quanto gli umori del quartiere.
L’esproprio del Little Caesars ha una dinamica estremamente nobile ed
interessante: prima vengono fatti uscire con estrema cura e attenzione i
lavoratori e lavoratrici, ringraziandoli per la loro comprensione e
applaudendoli, e poi in secondo luogo si entra dentro il negozio e ci si divide
la succosa mercanzia tra tutti, in primis coi lavoratori che vengono invitati a
gustare le stesse pizze che ogni maledetto giorno devono impastare e vendere per
guadagnarsi uno stipendio da fame. Una buona parte delle pizze e delle bibite si
mettono da parte per portarle alle madres buscadoras e alle maestr* della CNTE,
in strada anche loro dalla mattina presto. Si ride, si balla, si parla con
qualche turista sudafricano rinchiuso in un bar a vedere la partita e si scherza
con loro, dicendogli “Bienvenid@s a Mexico, quieren una pizza? Offre il
governo!”, spiegando le motivazioni della protesta e cercando sempre il dialogo
con la gente. Il clima è estremamente ilare, disteso, la gioia di una giornata
fino ad adesso positiva, conflittuale e in qualche modo vittoriosa. Non c’è
alcuna paranoia, né senso di colpa, tantomeno preoccupazione per gli espropri,
il conflitto messo in campo, le decine di barricate erette. Fa parte della
giornata, della vita, della lotta. Certo sì, qualche persona incazzata c’è ed
eccome, ma le relazioni informali con la gente aiutano a spiegarsi, senza
tragedie. L’unica preoccupazione è per le compas fermat*, di cui non si ha bene
contezza dei numeri e dei nomi, anche se a fine giornata saranno 12. Tutt*
portate alla Fiscalia di Coyoacan, rilasciate entro la notte stessa, alcuni con
denunce pendenti individuali o collettive. Molti, sono stati pestati gravemente
durante la detenzione, un compagno ha letteralmente la testa aperta.
Dopo alcuni momenti di pausa, il corteo del contingente universitario riprende a
marciare, con l’obiettivo di portare i viveri espropriati agli altri collettivi
in lotta. I numeri si sono ridotti molto, c’è stanchezza ma non ci si perde
troppo d’animo e si raggiunge Avenida Santa Ursula, sempre limitando la zona
rossa dell’ultima milla. La partita inaugurale è praticamente finita, il Messico
ha vinto nettamente 2 – 0 sul Sud Africa, giocando male e con 3 espulsioni. La
gente vuole festeggiare, il conflitto nelle strade ora invece è visibile. Molte
persone sono solidali con la marcia e gli studenti, altri per nulla se non
ostili. La parentesi da aprire è importante, e meriterebbe ben altri
approfondimenti e considerazioni: c’è una sorta di cortocircuito fortissimo che
prende forma, in un paese dove il calcio è amatissimo e l’affezione verso
la camicetaverde e il Mondiale in casa è inscalfibile. Il seleccion mexicana,
pur non avendo mai vinto nulla e non eccellendo come squadra mondiale, ha sempre
avuto un fortissimo attaccamento alla Coppa del Mondo e alle gesta sportive
mostrate in questa competizione. Aldilà di chi si può permettere di andare allo
stadio pagando migliaia di dollari, o della retorica populista del governo
Morena, el futbol è un tema di identità popolare, un momento di festa collettiva
per le strade, un momento per condividere la allergica allegria messicana,
la buena onda e la grande ospitalità sempre dimostrata. Per quanto la FIFA tenti
di trasformare tutto in un enorme profitto, è chiaro che questa giornata
soprattutto nei quartieri popolari è una festa, in tutti i sensi, ed è anche un
enorme momento di evasione comprensibile dagli orrori e sfruttamenti della vita
quotidiana, tra salari da fame e il rischio di non tornare a casa. Contestare il
Mondiale e i suoi meccanismi di sfruttamento, riconoscere che il Messico è un
paese dove esista una guerra civile ai danni dei più poveri, guardare in faccia
alle desapariciones, sembra che provochi un tilt nella maggior parte delle
persone comuni, come se non si possa riconoscere l’ingiustizia da un lato e
l’amore per il proprio paese e la propria cultura, a maggior ragione in un
momento dove tutto il mondo ti sta guardando e in una fase storica in cui il tuo
paese è costantemente minacciato e screditato dall’ingombrante vicino degli
Stati Uniti. È estremamente complesso, non solo politicamente ma umanamente,
trovarsi, attraversare e vivere questo scontro dentro i settori popolari della
società messicana.
Il corteo questo conflitto lo attraversa, fisicamente, con qualche diverbio e
provocazione da parte di alcune persone. Ad un certo punto, da una strada
laterale, i granaderos attaccano con gas e caricano la manifestazione,
disperdendola, dividendola e spingendola dentro le piccole strade del quartiere
Pedregal Santa Ursula. Inizia a diluviare. A quel punto, la giornata sembra al
culmine, il corteo cerca di uscire indenne dalla morsa repressiva, la
manifestazione si scioglie in un posto sicuro dopo quasi dieci ore di protesta
attiva e azione diretta. I viveri per gli altri collettivi si porteranno
l’indomani.
Cosa rimane di queste due giornate? La determinazione, certamente, inscalfibile
e ostinata, messa in campo con forme e modalità diverse, contro la Idra
Capitalista, un nemico dai mille tentacoli (economici, politici, militari e
mediatici) che quest’oggi mostra la testa della FIFA e del governo messicano.
Rimane il coraggio di aver cercato e voluto avvicinarsi al simbolo di questo
Mondiale e delle sue ingiustizie, l’immenso e storico Estadio Azteca, e di
esserci riusciti, a dispetto di un clima di terrore che non ha paralizzato la
voglia di scendere in piazza. Rimane l’organizzazione dei movimenti sociali
cittadini dal basso che da mesi lavorano per creare e alimentare giornate di
mobilitazione come questa. E soprattutto, rimane la dignità, profonda e immensa,
di chi non ha alcuna intenzione di arrendersi all’apparente ineluttabilità di
avere una persona cara desaparecida, di dover soffrire per un salario da fame,
di dovere scegliere tra i due mostri identici del crimine organizzato e Stato,
di accettare passivamente un meccanismo di sfruttamento internazionale che
nasconde dietro un pallone che rotola, un presente e futuro di ingiustizia,
controllo e impoverimento.
Che la gioia del calcio si espropri ai ricchi e potenti di questo mondo, che la
gioia del calcio torni ai quartieri, ai villaggi, alle comunità e si
collettivizzi.
Semilla N126 Musica del Ghana
Durata 58m 41s
Scaletta della puntata:
- Native Artists Ghana - Nagila
- Aaron Bebe Sukura & The Local Dimension Palm Wine Band - Dagaaba Frafra
- Kwabena Nyama - Sunday monday
- Koo Nimo - Efie ne fie
- Edo Taylor - Yaa Amponsah
- Bokoor Band - Maya Gari
- Marijata - No Condition Is Permanent
- Edo Taylor - Aba Yaa
- Lamisi - Unity
- Florence Adooni - O Yinne Te San Tue!
- Lamisi - Nisaal
- King Ayisoba band - Wicked leaders
- King Ayisoba - Africa
corrispondenza della mattina
Durata 1m 15s
,
corrispondenza ore 19.45
Durata 9m 5s
Dopo la corrispondenza di stamattina che è il primo audio di questo post, alle
19.45 facciamo il punto con una compagna mentre si sta ricostituendo un prosidio
di solidali in via Genova:
oggi 16 giugno dall'alba si è dispiegata un'operazione di polizia (forse due che
si sono incrociate che hanno coinvolto diverse città: Roma, Napoli, Torino,
Milano, forlì e Bologna. Perquisizione di molte abitazioni e due spazi sociali
la Vampa a Napoli dove le guardie hanno fatto un "giretto" e il Bencivenga
occupato a Roma dove la polizia è stata più dura, divers compagn sono state
portate in questura e la porta dell'occupazione murata ma non è chiaro se ci sia
un'ordinanza di sgombero.
In realtà tutta la situazione è molto nebulosa, anche per gli avvocati e le
avvocate che cercano di seguire chi è stato fermato. Quello che si sa è che al
momento cinque persone sono in arresto e verranno tradotte in carcere, altre due
ai domiciliari, tre sono state rilasciate.
L'invito è raggiungere il presidio di solidali nei dintorni di via Genova