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Gioco d’ombre. Margherita Guidacci, gli antichi poeti cinesi e noi
Questo non è un articolo – è un gioco d’ombre. Ciò che conta, in questo articolo, è la torcia, il punto di luce e il paravento su cui le mani, a una giusta angolatura, diventano lupi, aquile, unicorni.  Nel 1957 e nel 1962, Vanni Scheiwiller compie uno dei suoi soliti capolavori editoriali. Pubblica, in edizioni microscopiche, con la sigla ‘All’insegna del pesce d’oro’, due libri-monili: Desiderio di pace di Tu Fu (1957) e Poema per la bellezza della sua donna di Tao Yuan-ming (1962). In entrambi i casi, si tratta di due dei poeti più noti della letteratura cinese classica. Entrambi i poeti sono tradotti da Margherita Guidacci: all’epoca la straordinaria poetessa – tra le vette del nostro canone – aveva pubblicato, proprio per Scheiwiller, Giorno dei santi (1957); stava lavorando alla raccolta delle Poesie che Rizzoli avrebbe editato nel ’65.  Le poesie di Tao Yuan-ming, “figura solitaria, di eccezionale dignità e vigore morale”, dal “linguaggio naturale e disadorno, scevro d’ogni affettazione” (Guidacci), sono una sorta di sortilegio a cantare l’amore coniugale: > “Oh, fossero le nubi messaggere > A recarti la storia del mio amore! > Ma son ferme e silenti > Solo per un istante, e poi dileguano, > Lasciandomi al mio sogno > Ed al mio desiderio > Di te, tanto lontana”.  Di Tu Fu, “uno dei grandi maestri della poesia cinese, di cui conosce e adopra tutti i segreti e tutti i metri”, vengono tradotte le poesie più celebri, compresa la più celebre, Sognando Li Po: “[…] Mi chiedo se tu mai ritornerai Tanto più ora, che già per tre notti Ti ho sognato, e sembravi così vero E così caro come se ti avessi Accanto, poi dicevi che era l’ora Di partire; per te non era stata Facile la venuta; aspre le vie, Temporali sui laghi, ed eri solo Fra gli elementi, in una tenue barca. Per andare ti alzasti, e mi guardasti Lisciandoti i capelli, con rimpianto Come per ideali irrealizzati.  Questo fu il sogno, ed ora Penso a tutti i burocrati altezzosi Che fanno ressa nella capitale, Sapendo bene che sei triste e solo. Chi oserà dire che vi sia giustizia Sulla terra? Ma quello che tu vali Risplenderà alla fine; essi saranno Dimenticata polvere, E il tuo nome vivrà per i millenni Tra gli uomini. Ma sempre mi rattrista Il pensiero che avrai poco conforto Dalla tua gloria, nella tomba”.  Laureatasi a Firenze con una tesi su Ungaretti, la Guidacci si era data alla letteratura inglese: aveva tradotto, tra l’altro, John Donne, Emily Dickinson e Le Trachinie di Sofocle secondo Pound. Per i poeti cinesi, scrive, “sono debitrice alla versione inglese fatta da quel benemerito studioso e divulgatore di testi poetici dell’antica Cina che è Rewi Alley”. In particolare, la Guidacci si riferisce a due libri: Peace Through the Ages. Translations from the Poets of China e The People Speak Out. Translations of Poems And Songs of the People of China, entrambi editi nel 1954. In questo azzardo di traduzioni di traduzioni qualcuno – vuol dire: auscultare il cuore del rapace – scorgerà il ‘segno’ più autentico – autenticità, cioè: sovrapposizione di due tradimenti – della poesia italiana.  Già… ma chi è Rewi Alley? Neozelandese, nato a Springfield nel dicembre del 1897 nel seno di una famiglia di credo socialista, decorato durante la Prima guerra, Alley approdò in Cina a trent’anni. Lo scontro con la povertà del popolo e le angherie infertogli dagli occidentali predatori fu una rivelazione: Alley fondò istituti scolastici e cooperative, importò innovazioni nell’industria cinese. Così Alley racconta la sua ‘conversione’: “Negli anni Trenta lavoravo per le industrie di Shangai. Dietro lo stabilimento vidi una pila di sacchi: presumevo si trattasse di immondizia. Dentro c’erano dei bambini. Morti. Bambini cinesi che lavoravano fino alla morte in fabbriche di proprietà straniera. Piccoli bozzoli di umanità sfruttati fino alla morte per il profitto di un estraneo. Fu allora che decisi di aiutare la Cina. Conosco bene i difetti e le contraddizioni della Cina: sono molti. Ma volevo lavorare per questo paese – e l’ho fatto”.  Affiliato al Partito comunista cinese, confidò nella Rivoluzione, dandosi a divulgare in lingua inglese i repertori della grandiosa poesia di Cina. In uno dei libri citati dalla Guidacci, The People Speak Out, Alley fa leva sulla poesia come rivolta e riscatto: “Fin dai tempi più antichi, in Cina, la poesia e il canto sono stati il mezzo principale di protesta contro l’oppressione e l’ingiustizia sociale”. [In realtà, sono, soprattutto, il mezzo principale per elevarsi spiritualmente]. Alley morì tra gli onori – cinesi come neozelandesi – il 27 dicembre del 1987, a Pechino.  Le traduzioni della Guidacci ebbero successo. I fascicoli di Tao Yuan-ming e di Tu Fu sono stati raccolti da Scheiwiller in un unico libro, Due antichi poeti cinesi, più volte ristampato. L’edizione cui faccio riferimento – Libri Scheiwiller, Milano, 1988 – uscì nella collana ‘Poesia’; a compulsarne il catalogo c’è da impallidire: Segni di Bartolo Cattafi e Bach di Franco Loi; le lettere di Rebora a Sibilla Aleramo e le poesie di Rodolfo Quadrelli (La fine del tempo); i Canti bolscevichi di Aleksandr Blok, 11 elegie di Nichita Stanescu, i Diari di Antonia Pozzi, Il purosangue di Massimo Bontempelli – che è stato notevolissimo poeta – gli “epigrammi” di Flaiano (L’uovo di Marx). Altri tempi.  In questa pagina, si è continuato il gioco. Abbiamo ripreso le versioni di Alley usate allora dalla Guidacci – aggiungendo al mucchio un libro che ci è parso più bello: Selected Poems of the Tang & Song Dynasties, 1981 – traducendo nuovi autori e nuove poesie. Si diceva, appunto, del passaggio del fuoco, di ombre burattinaie, di mani che all’occorrenza sembrano fiori, merletti o merlature. Il tutto per consegnare ulteriori gioielli origami alla parola ‘tradizione’. ** Primavera, alba In primavera i sogni si protraggono oltre l’alba: il mio corpo risuona al canto degli uccelli ma la notte è intrisa di vento e del rumore  della pioggia: ora mi chiedo quanti fiori si siano spezzati.  Meng Hao-jan (689-740) * Dalla caserma sul confine Gridano le cicale, sono spogli i gelsi: l’estate si ritira dal confine.  Esco dal forte, torno indietro: non c’è nulla, nulla, nulla soltanto erba secca  e scheletrici arbusti – i soldati invecchiano i loro volti sembrano dune.  Giovani: non fatevi ingannare dalle leggende degli eroi, dai racconti di prodezze militari, di avventure a cavallo – non  emulate questi emolumenti dell’illusione – non  terminate qui i vostri giorni.  Wang Chang-ling (698-757) * Mentre guardo i contadini al lavoro La pioggia ha purificato il raccolto i lampi hanno allontanato gli insetti. Pochi contadini possono riposare: c’è da arare, c’è da seminare i forti sono nei campi, torneranno a sera – anche il bue ha diritto a bere: tutti sono stanchi, affamati se il raccolto sarà abbondante potranno dirsi felici. Nei granai non c’è nulla, ora, ma gli esattori pretendono la tassa, calano in massa come acquazzoni.  Ma voi non lavorate la terra, non sapete nulla: tutto ciò che mangiate proviene da questa gente.  Wei Yin-wu (737-789) * Visita a un eremita Il ragazzo siede sotto il pino: quando gli faccio il suo nome il viso si fa scuro “Il maestro è in cerca di erbe da qualche parte nei boschi – la nebbia  è fitta e nessuno può trovarlo”.  Chia Tao (779-843) * Canto d’addio I Giovane e bella è la tua figura flessuosa come la vite a primavera: ora sono arrivato  a Yangchow: la brezza apre le zanzariere che velano le case: tra le bellezze del paese nessuna ti è pari. II Come puoi disorientare l’amore con la leggerezza? Come possiamo sorridere durante il nostro ultimo  pasto? Anche le candele versano lacrime insieme a noi fino all’alba.  Tu Mu (803-856) * Sulla vetta La pagoda si erge sulla vetta: al primo canto del gallo scorgo l’alba – da quella cima non temo che le nubi offuschino la mia vista –  non abito forse nel luogo più alto, ormai dedito  alla vertigine? Wang An-shih * Primavera, intervallo Nuvole friabili, vento leggero che scuote i fiori a mezzogiorno –  attraverso un ruscello  e per tutti non sono che un uomo semplice, dedito  ai vizi – nessuno sa ciò che ho davvero nel cuore.  Cheng Hao (1032-1085) * Ancorarsi alla sera I miei giorni stanno finendo ho vissuto come un masso che rotola, senza senso senza mai fare ritorno a casa –  quest’anno ho sognato  di tornare a Patung: ho attraversato luoghi feroci ho vissuto tra i precipizi –  a volte una chiatta mi ha chiesto un po’ di olio per il fuoco; la scogliera è punteggiata di santuari: i barcaioli implorano il cielo di avere venti fortunati.  A sud del fiume Huai osservo il sole che muore oltre le merlature dei colli incustoditi da tempo.  Lu Yu (1125-1210) * Vino  Se hai del danaro spendilo in vino: non comprare terreni suoi pendii meridionali –  se lo fai sarai assediato dagli esattori che ti divorano ogni avere – anche le nubi tra i pini quando li vedono arretrano, scompaiono.  Li Teng * Primavera, alba Guardo attraverso i bambù i rami di pesco sono in fiore: vorrei essere un’anatra che fluttua sul fiume e si accorge che le acque sono di nuovo calde –  è primavera, le erbe palustri sono basse e i pesci più pregiati nuotano nelle ville dei re.  Su Shih (1037-1101) L'articolo Gioco d’ombre. 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July 29, 2026 / Pangea