
La responsabilità del poeta. Leggendo una poesia di Luis García Montero
Pangea - Tuesday, November 25, 2025Se mi fossi messo a cercarlo, non l’avrei trovato per ore e ore, per giorni e giorni. Nemmeno qualche settimana, forse, sarebbe bastata. Ma è l’attimo dell’occhio, come lo sguardo nello specchio, che stupisce la nostra ricerca, la mia scoperta.
Così mi ritrovo tra febbrili mani, frugato nell’infinita libreria che mi circonda, Completamente venerdì, una traduzione di poesie di Luis García Montero, a cura di Alessandro Ghignoli. Editava, parliamo del 2009, Edizioni Atelier.
Quindi sono anni che questo libro attende il mio coraggio. Aspettava sincero che lo sguardo muovesse la presa della mia mano, rinvigorendo curiosità e ostinazione.
Ma chi diavolo è Montero?!
Luis García Montero è nato a Granada il 4 dicembre 1958, ed è un poeta spagnolo. È inoltre professore di letteratura spagnola all’Università di Granada e membro della Academia de Buenas Letras de Granada. È autore di numerosi libri di poesia. Ma consistente è anche la sua produzione saggistica.
Ora, però, non mi tocca dire altro della sua biografia; nemmeno che dal 1994 ha vissuto con la scrittrice Almudena Grandes; perché quando ieri, a notte fonda, mi sono totalmente e felicemente impantanato nelle sue parole vive e nei suoi versi veri, per l’ennesima volta ho capito che responsabilità ricopre il poeta nel mondo: ogni giorno.
E non mi resta che farvi godere lo splendore di almeno una sua poesia. Perché tanto basta a imbastire interesse e desiderio di conoscere Montero o, per lo meno, la sua opera. Poiché il suo splendore assomigliava molto, l’altra notte, a quello cheto di una candela, che ti accompagna dolcemente dalla stanza-studio alla camera da letto, pieno e fiero di mirabile brillantezza negli occhi e nel cuore.
Viva allora ancora una volta la poesia! Evviva!
(Giorgio Anelli)

*
Lettere
Appena chiudi gli occhi,
chiudi anche le buste delle tue lettere.
La stessa volontà di trattenere un sogno,
di trattenere il mondo parola per parola
per potermelo raccontare,
perché la luce, le date e il nome delle vie
e della caffetteria dai pranzi veloci
o della penombra dello stare nudi,
sono adesso l’orma della tua mano,
immagini che sanno restituirmi
i primi incontri,
come un sogno salva parte della nostra vita
e ci racconta la sua storia
lasciandoci addormentati.
Non so come dirti
che sono più tuo quando sono del mondo,
perché la tua scrittura ha
quel colore del cielo già settembrino,
e l’inchiostro è un giorno con volontà di pioggia,
il ricordo che cade come in una finestra,
ore nella tua città, passeggiate e luoghi,
acqua che giustifica il mio tavolo di lavoro,
nel cadere su di lei in una busta tranquilla,
in una busta chiusa
come chiudi gli occhi nell’addormentarti.
E sono del mondo quando sono più tuo,
per la stessa ragione che i giorni di pioggia
ci restituiscono parole di famiglia
e l’odore della terra.
Luis García Montero
*In copertina: un disegno di Joaquín Sorolla (1863-1923)
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