«Ma la morte, in un certo senso, è il culmine della vita, sia che giunga troppo
presto, sia al momento giusto, se ce n’è uno. Non intendo l’apice della fortuna,
ma il punto dal quale tutta la propria vita appare nella sua vera luce. È allora
che si deve giudicare, una volta per tutte, se è stata degna di essere vissuta.
Non siete d’accordo con me? Non trovate che la morte sia la misura della vita?»
Björn Larsson, classe 1953, filologo, scrittore, traduttore, professore di
letteratura francese presso l’Università di Lund e appassionato velista, è
pubblicato in Italia dalle case editrici Iperborea e Raffaello Cortina
editore con la traduzione affidata, fra gli altri, a Katia De Marco, Laura
Cangemi, Francesco Peri.
Larsson nella sua esperienza di scrittura resta sul confine fra la vita e la
morte, prestando l’anima della sua scrittura ad entrambe, senza mai smettere di
ricercare un’essenza di vita o di morte che possa soccorrere e lasciar annegare,
consolare e distruggere le sue persone e i suoi personaggi. Sempre disposto al
brivido delle soglie, sceglie il mare come suo punto di partenza e di arrivo. È
il mare infatti il metro attraverso il quale misurare gioia e turbamento, fatica
e liberazione. Ma la vera, immensa protagonista nei romanzi di Larsson come
nella sua saggistica è la libertà. Libertà che si conquista attraverso ogni
forma di rischio, disagio, prigionia. Libertà come scelta morale che non accetta
alcun tipo di compromesso, una scelta che si paga, a caro prezzo.
> «Se c’è qualcosa che dà un senso alla vita, è senz’altro il fatto di non
> essere soggetto ad alcuna legge, di non avere mani e piedi legati. E non
> importa chi ha stretto il nodo. È la corda stessa il male».
Dentro il contrasto fra prigionia etica e morale e il bisogno di libertà
germoglia l’attenzione alla contemplazione, al movimento e ancor più alla stasi.
Germoglia, anche, l’attenzione per come la intendeva Simone Weil, come «la forma
più rara e più pura della generosità.» L’Altro, in Larsson è sempre presente. La
vita è viaggio, avventura, coraggio, ma è anche e sempre salvare la pelle
dell’altro oltre la propria. Libertà è dolore e memoria, rispetto e gratitudine.
Nel testo Essere o non esseri umani: Ripensare l’uomo fra scienza e altri
saperi (Raffaello Cortina, 2024) a proposito della condizione umana spiega:
> «La nostra condizione umana di specie simbolica ci fa vivere in una tensione
> permanente tra la conoscenza e l’immaginazione, tra la significazione e la
> realtà, tra la coscienza e i livelli non coscienti, tra il passato, il
> presente e il futuro. […] Trovare un equilibrio armonioso fra le diverse
> possibilità che ineriscono alla nostra condizione di esseri umani non è un
> compito facile».
Dunque, in Larsson l’armonia non è né un punto di partenza né un punto di mira,
ma una presenza con la quale confrontarsi giorno dopo giorno nel viaggio della
vita. E se raggiungere un equilibrio è una pratica ostica e complessa,
passeggiare fra i venti della vita è ciò che l’uomo mai deve temere, ostentare o
osteggiare. Il viaggio richiede e restituisce presenza, richiama conoscenza e
immaginazione, e realtà, significazione e realtà, coscienza e incoscienza. Il
viaggio è il passo nel vuoto accolto dalla ricerca di armonia.
Quella dell’armonia fra gli esseri umani è una vera e propria fede per Larsson,
come spiega in La lettera di Gertrud (Iperborea, 2019), romanzo in cui affronta
il tema dell’identità e il peso e la leggerezza delle radici.
> «So che non credi in un Dio verticale, né verso l’alto né verso il basso, ed
> è tuo pieno diritto, ma spero che tu non abbia perso la fede nel dio
> orizzontale, quello tra gli esseri umani».
Quanto influiscono i segreti di chi ci ha generato sulla nostra vita? La verità
è un diritto inalienabile. Chi siamo stati, chi potremmo ancora essere quanto si
insinua e quanto dice nel nostro patrimonio genetico? Quanto il destino
dell’essere umano è predeterminato e quanto può essere rimodellato, stravolto,
ripensato, rieducato, ricreato?
Il destino stesso è il viaggio con cui si confronta costantemente. Il viaggio è
dentro il tempo e per comprendere a fondo il legame fra viaggio e tempo in
Larsson è importante immergersi nelle sue acque, nei suoi mari.
Il tempo vive e permane in un abbraccio, così cita Agata Tuszynska «Siamo una
memoria, siamo quello che ricordiamo.» Il tempo è ricordo e memoria, è il
presente che si rivolge al passato, il passato che guarda fiducioso al futuro,
il futuro non promette ma allarga le braccia e in qualche modo dà calore. Il
tempo è un abbraccio. La libertà è ciò che salva dal soffocamento. Il
turbamento, il dolore, il disagio, si affida al mare. Il mare sa, anche quando
non dice. Anche quando restituisce furia. Mantiene e trattiene il grido del
mondo.
> «È un paradosso, naturalmente. In una barca in mezzo al mare si è prigionieri
> come in nessun altro luogo. Ma al tempo stesso si è più liberi che mai».
Attraverso la libertà del mare Larsson compone e scompone, costruisce e
decostruisce un tempo che si curi delle soglie, un tempo della libertà e per la
libertà, un tempo della verità.
Un tempo per la vita e un tempo per la morte.
Milena Dobellini
*In copertina: Winslow Homer, Three Man in a Boat, 1890
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