Richard Stallman è intervenuto venerdì al Georgia Institute of Technology di
Atlanta con una conferenza di circa 50 minuti, seguita da oltre un'ora e mezza
di domande dal pubblico. Il fondatore del progetto GNU e figura storica del
movimento del software libero ha colto l'occasione per riaffermare i principi
che ne guidano da decenni l'attivismo, ma anche per aggiornare la sua critica
alle tecnologie più recenti, dall'IA generativa alle auto connesse. Tra i temi
toccati figurano dark pattern, censura, backdoor, abbonamenti, aggiornamenti
remoti e perfino la possibilità di "brickare" da remoto i dispositivi degli
utenti, che per Stallman sono tutte conseguenze dirette del software non libero.
Parlando di IA, Stallman ha contestato l'uso corrente del termine "intelligenza
artificiale" per descrivere sistemi che, a suo giudizio, non sono intelligenti
in alcun senso significativo. Per i grandi modelli linguistici preferisce il
termine "generatori", sottolineando che generano testo senza comprenderne
davvero il significato e che possono commettere errori senza alcun segnale di
incertezza, motivo per cui "non ci si può fidare di ciò che generano".
Secondo Stallman, chiamarli IA equivale ad avallare l'idea che siano davvero
intelligenti, contribuendo alla campagna di marketing che punta a far sì che le
persone affidino attività e scelte di vita a questi sistemi e alle grandi
aziende che li controllano. Per contrastare questa narrativa propone
l'espressione "Pretend Intelligence", o PI, che vorrebbe diffondere proprio per
smontare l'hype che circonda la tecnologia attuale. Stallman ha aggiunto che,
per quanto gli risulta, nessuno di questi sistemi è distribuito come software
libero, il che per lui è un ulteriore elemento problematico.
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