Cassandra Crossing/ Quanto manca allo scoppio della bolla? E cosa si sta facendo
per ritardarlo il più possibile, ovviamente a nostro danno?
E' opportuno, anzi necessario ricordare che viviamo in una bolla finanziaria e
che quando la bolla scoppierà ne pagheremo tutti le conseguenze,
indipendentemente dalle nostre condizioni finanziarie; come corollario,
pagheranno più i poveri e gli indifesi.
E in questa situazione giova ricordare un'altra ovvietà, e cioè che ci sono solo
due armi che chi ne ha l'interesse ha a disposizione, per mantenere intera la
bolla; nascondere i debiti e utilizzare la propaganda più sofisticata. Questo
ovviamente al fine di poter continuare a trovare nuovi capitali da bruciare e
aumentare il debito.
Cosa mai potrebbe andare storto? Vediamo un po' più nel dettaglio le due armi.
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Tag - AI
Rieducational channel L’avvocato Blengino: «Al di là delle correzioni, sull’Ai
il governo va in rotta con la Ue»
Carlo Blengino, avvocato specializzato nel diritto penale legato alle nuove
tecnologie e all’utilizzo dei dati personali. La maggioranza adesso frena, ma
sin qui quali sono le principali differenze tra il regolamento europeo
sull’intelligenza artificiale e il modo con cui l’Italia lo sta recependo?
L’Ai Act mira ad armonizzare il mercato unico europeo in relazione alla
commercializzazione e all’uso di sistemi di intelligenza artificiale. Solo per
alcuni specifici settori, dove un sistema tratta dati particolari come quelli
biometrici in ambiti sensibili come il law enforcement, l’Ai Act mira anche a
tutelare direttamente il diritto alla protezione dei dati personali. Dico questo
perché le evidenti criticità del decreto legislativo predisposto dal governo non
sono tanto i contrasti, presenti ma emendabili, con l’Ai Act, quanto
un’impostazione complessivamente incompatibile direttamente con i principi della
Carta dei diritti fondamentali Ue e in violazione della direttiva 680/2016 che
regola il trattamento dei dati nel settore della prevenzione e repressione dei
reati. Si tratta di un contrasto che potremmo definire ontologico perché pone
diverse previsioni del decreto, in particolare gli articoli 8, 10 e 13, fuori
dalla cornice normativa dell’Europa. Il diritto alla protezione dei dati
personali è presente ormai in quasi tutti i paesi del mondo, ma è stato
consacrato a diritto fondamentale e incluso nella Carta dei diritti fondamentali
solo in Europa.
Leggi l'articolo su "Il Manifesto"
"Se lasciamo da parte la versione secondo cui l'AI "si è ribellata", ecco cosa
riteniamo sia accaduto: OpenAI ha eseguito un modello all'avanguardia (con i
meccanismi di difesa informatica deliberatamente ridotti) contro un benchmark di
sicurezza offensivo, all'interno di una sandbox la cui configurazione di
sicurezza non era in grado di resistere alle capacità che venivano testate. Il
modello ha fatto ciò che fanno i sistemi di ottimizzazione: ha trattato il
limite della sandbox come un ulteriore ostacolo tra sé e l'obiettivo. Ha
individuato una vulnerabilità zero-day nell'infrastruttura stessa dell'ambiente
di test, ha scalato i livelli di accesso, si è spostato lateralmente, ha
raggiunto la rete Internet aperta e ha compromesso i sistemi di produzione di
una terza parte.
Così si è espresso Gerald Beuchelt di Acronis si è espresso in merito
all'attacco subito da Hugging Face portato da un'agente AI di OpenAI. la storia
la trovi qui
Leggi tutte le dicchiarazioni di Beuchelt su ZEUS News
Violati dati riservati della piattaforma Hugging Face da una Ia prodotta da
OpenAI
Un esperimento andato male. Anzi: malissimo. È così che OpenAI ha dovuto
giustificare quanto accaduto lo scorso 16 luglio. In quella data, Hugging Face
ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui ha denunciato di aver subito un
attacco hacker portato presumibilmente da un agente basato su intelligenza
artificiale che avrebbe scardinato i sistemi di sicurezza della piattaforma
ottenendo l’accesso a credenziali e dati riservati.
Nella notte di martedì, OpenAI si è assunta la responsabilità dell’attacco. A
compierlo, un nuovo modello in fase sperimentale di cui l’azienda di Sam Altman
stava valutando le capacità in combinata con il suo nuovissimo Gpt 5.6 Sol. Il
fattaccio si è verificato mentre gli sviluppatori di OpenAI stavano sottoponendo
i nuovi modelli a un benchmark – un test di valutazione – sulle loro capacità a
livello di cyber security.
STANDO ALLA ricostruzione pubblicata sul blog ufficiale dell’azienda, tutto
avrebbe dovuto svolgersi in una sandbox, cioè in un ambiente chiuso e
controllato in cui l’AI avrebbe potuto dare prova delle sue capacità. Il
modello, però, avrebbe deciso autonomamente di adottare una «strategia
alternativa» per superare il test. Al posto di eseguire il compito affidatogli,
avrebbe deciso di barare, cercando di recuperare le soluzioni del test. Insomma:
il nuovo modello di OpenAI si sarebbe comportato come uno studente che, di
fronte a un compito in classe, avesse deciso di scassinare la porta della sala
professori per cercare nei cassetti la soluzione del compito.
Leggi l'articolo su "Il Manifesto"
Il miglior materiale di addestramento per l'intelligenza artificiale è fermo su
uno scaffale. La frase è di ISBNdb, il più grande database di libri al mondo e
che oggi vende ai laboratori di IA un servizio di acquisizione all'ingrosso di
volumi cartacei da scansionare. C'è un sinistro contrappasso: il settore che
porta avanti la promessa di digitalizzare la conoscenza umana ora paga per
rastrellarla e triturarla, un camion di libri alla volta.
Il dettaglio fondamentale, e che rappresenta il valore dell'operazione, è la
data di stampa: un libro pubblicato prima del 2022 precede l'era dei grandi
modelli linguistici, quindi non può contenere testo generato da un'IA. Il web
aperto è ormai saturo di contenuti sintetici, prodotti dagli stessi modelli, e
addestrarsi su quel materiale espone al cosiddetto model collapse.
Quando un modello viene addestrato sull'output di modelli precedenti, le
sfumature linguistiche si appiattiscono, gli errori sistematici si sommano e
ogni generazione risulta leggermente peggiore di quella prima. Una tiratura
cartacea pre-2022 è invece un archivio umano fissato, che nessuno può riscrivere
di nascosto a posteriori.
ISBNdb non nasconde che scansionare questi volumi significa quasi sempre
distruggerli. Gli operai tagliano il dorso, così le pagine sciolte scorrono
nello scanner, più rapido ed economico dell'alternativa delicata. Per questo
ISBNdb offre riservatezza ai clienti: NDA rigoroso su ogni incarico, recita il
sito, e i nomi dei committenti non vengono mai rivelati.
Si tratta ovviamente di una squisita questione di marketing e immagine:
un'azienda di IA che distrugge due milioni di libri non è qualcosa che genera
simpatia. Meglio parlare di "preservazione digitale dei libri".
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Articolo originale a pagamento su 404media
Approfondimento sul data poisoning qui
Dopo l'aumento del prezzo dei dischi a stato solido, è arrivato anche quello
delle RAM: prezzi circa raddoppiati in un solo anno, e anche questa volta è
colpa del boom dell'IA: l'enorme domanda di hardware fatta da una manciata di
aziende ha completamente cambiato il settore. Non perdiamo l'occasione, però,
per accumulare più dettagli del necessario e capire un po' meglio come funziona
questo settore, quali sono le aziende che lo compongono, come si sono comportate
in passato e cosa ci possiamo aspettare per il futuro.
Lo svolgimento contemporaneo della finale dei mondiali di calcio ci permette di
parlare dei recenti sequestri di siti per violazione di copyright. I sequestri
sono stati effettuati dal governo statunitense e segnano un ulteriore
inasprimento del controllo su Internet, in quanto si tratta di siti che sono
stati rimossi globalmente da Internet. Un effetto, per capirci, molto più forte
di quelli fatti dal Piracy Shield. Questo provvedimento - non senza precedenti
ma comunque significativo - è un ulteriore tassello in un internet in cui le
garanzie di quello che una volta si chiamava cyberspazio vengono
sistematicamente smantellate.
Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa
I data center consumano circa l'1,5% dell'elettricità globale, ma la domanda è
molto geograficamente concentrata.
Nell'articolo di Hannah Ritchie, pubblicato online su OurWorldinData.org, fa
un'analisi, suffragata da molti dati, del consumo attuale di energia elettrica
sia da parte dei data center dedicati all'IA che quelli "normali". Nonostante la
difficoltà per quantificare questi consumi, ne viene fuori una fotografia
abbastanza chiara di quelli che sono i consumi di energia per l'addestramento e
per l'uso dell'IA generativa.
Quanta parte dell’elettricità mondiale viene utilizzata per i data center e
l’intelligenza artificiale?
Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), circa 485 terawattora
(TWh). Questo è equivalente alla generazione annuale di energia elettrica della
Germania.
Anche se l’1,5% dell’elettricità mondiale potrebbe non sembrare molto, bisogna
però tenere conto che in alcuni luoghi, la perentuale di energia usata è molto
più alta. In Europa, per esempio, il consumo dei data center è di circa l'1,6%.
Ma in Irlanda il consumo di elettricità dei data center è di circa il 20% del
totale.
Leggi l'articolo, arricchito da molti e chiari grafici, sul sito
OurWorldinData.org
Suno non ha mai voluto dire cosa c’è nei propri dataset di addestramento. Adesso
lo sappiamo, non perché lo ha rivelato lei, ma perché un hacker ha rubato il
codice sorgente dell’azienda e lo ha condiviso con 404 Media, link qui.
I file mostrano istruzioni di scraping per estrarre audio da YouTube Music,
Deezer, Genius, Pond5, Jamendo, Freesound e l’International Music Score Library
Project. Un file relativo a YouTube Music indica che Suno aveva consumato
2.013.545 clip da YouTube Music al momento dell’ultimo aggiornamento. Suno ha
anche cercato di scaricare circa un milione di ore di podcast tramite
PodcastIndex. Tutto per addestrare il suo modello AI.
"I modelli AI di Suno sono stati addestrati su file musicali disponibili
pubblicamente e metadati correlati accessibili su siti web di terze parti
nell’Internet aperto". ha detto un portavoce di Suno.
Ma disponibili pubblicamente e accessibili non significa scaricabili legalmente
per l’addestramento AI. YouTube, Deezer e Genius hanno termini di servizio che
vietano lo scraping. Suno dice che è fair use. La RIAA dice che è violazione del
copyright. I tribunali decideranno.
Notizia qui
Per quanto corrotta e stupida la corte, i cantori non mancano mai. Ho letto con
una certa fatica una breve intervista sul Sole24Ore a firma di Roberto Manzocco,
segnalatami dall'implacabile Daniele.
Inizialmente avevo desistito, non tanto perché avevo 32 gradi in casa, ma per
l'incipit:
> I dati personali sono il nuovo petrolio.
Che è sempre stata una stronzata sesquipedale, ma nella mia ingenuità pensavo
che dopo dopo dieci anni che ne parliamo e che tutti vedono con i loro occhi che
interessi serve, pensavo fosse almeno passata silenziosamente nel dimenticatoio
degli AI bro.
E invece no, perché arriva il fenomeno che si mette a fare discorsi come se
fossimo a Dicembre 2022, avessero lanciato chatGPT ieri, e non ci avessero già
strinato i cabbasisi a suon di puttanate.
Parliamo del prof. Stefan Lorenz Sorgner, filosofo transumanista che insegna
alla John Cabot University a Roma.
Come già Cesare ragazzi, anche Sorgner ha avuto un'idea meravigliosa: i problemi
dell'Europa derivano dal fatto che non fa come gli USA e la Cina.
Ascoltate il podcast
o leggete la trascrizione
Un incontro con Walter Quattrociocchi, che dirige il Center for data science and
complexity for society alla Sapienza.
La Commissione europea lo ha inserito tra i sessanta esperti che vigileranno
sull’applicazione della direttiva sull’intelligenza artificiale. Sul tema,
Quattrociocchi ha una visione poco allineata alla narrazione dominante: di
fronte ai titoli sulle «macchine che pensano» o sulla «coscienza dei robot»
invita a un sano scetticismo. Anche per questo ha coniato il neologismo
«epistemia» e ha presentato in Parlamento un appello firmato da centinaia di
accademici per invitare gli esperti a spiegare «come funzionano le intelligenze
artificiali, quali sono i loro limiti e come possono essere utilizzate in modo
responsabile». Non stupisce che tra i cantori dell’Intelligenza artificiale non
si sia fatto molti amici. Lui però è un duro col sorriso: mentre demolisce molte
certezze sulla presunta onnipotenza dell’intelligenza artificiale, firma ogni
suo intervento «con amore e gentilezza».
Leggi l'intervista di Andrea Capocci a Quattrociocchi