Pensata come misura di tutela, la verifica dell’età rischia di creare più
problemi di quanti ne risolva, tra inefficacia, perdita di privacy e maggiore
centralizzazione del controllo online
I governi di mezzo mondo stanno imponendo la verifica dell’età per un crescente
numero di servizi su Internet, come una misura di tutela per i minori. In realtà
stanno aggravando la raccolta di dati su tutto quel che facciamo in rete, usando
argomenti che confondono la moderazione dei contenuti con il ruolo educativo di
genitori e scuole.
Di verifica dell’età obbligatoria per l'accesso a certi servizi di rete se ne
parla da tanto. Dovrebbe servire, si dice spesso, a limitare l'accesso dei
minori alla pornografia, al gioco d'azzardo o a contenuti particolarmente
espliciti. Ma in un numero crescente di casi i controlli si stanno estendendo a
social network, piattaforme video, servizi di messaggistica, giochi e motori di
ricerca e perfino agli stessi sistemi operativi che girano su computer e
telefonini.
È indubbio che vi siano al mondo contenuti inadatti ai minori, ma anche che le
piattaforme online usino tecniche sempre più aggressive per manipolare menti
poco allenate al pensiero critico.
Ma che forma assumerà Internet quando l'accesso sarà subordinato
all'identificazione tramite dati personali? Oggi chi propone la verifica
dell’età la presenta come uno strumento di protezione, ma la implementa come un
dispositivo di blocco. Non interviene solo sui contenuti: ridefinisce il
rapporto tra utenti, piattaforme, browser, sistemi operativi, fornitori di
identità e autorità pubbliche. Per sostenere i minori nel loro rapporto con
l'ambiente digitale si chiede a tutti di dimostrare la propria identità a
partire da documenti ufficiali. Questo non è un semplice dettaglio tecnico, ma
un cambiamento estremamente pericoloso dell'architettura dell'informazione in
rete.
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Source - Pillole di Graffio
Segnalazioni su diritti digitali, software libero, open data, didattica, tecno-controllo, privacy, big data, AI, Machine learning...
Siamo partite da un recap delle recenti/prossime iniziative a cura di AvANa,
hacklab locale:
* giovedì 9 aprile scorso al Che Guevara di Roma
* domenica 19 aprile al CSOA Ipo' di Marino, dove verranno presentati i libri
Internet Mon Amour e Assalto alle piattaforme, tra vari laboratori e momenti
di convivialità :)
e sempre a proposito di iniziative passate, abbiamo raccontato qualcosa di
HackInSOCS, occasione di ritrovo della comunità Hackmeeting a Milano, dal 27 al
29 marzo scorso.
In un crescente clima di oppressione e repressione digitale, invitiamo a
consultare un paio di risorse utili per la tutela dei dispositivi personali e di
tutte le preziose relazioni e informazioni che contengono:
* https://arachidi.noblogs.org/ (nuova sezione: Hai detto spyware?! ;)
* https://lattuga.net/pubblica/ctp.pdf
infine, un compagno del Quarticciolo presenta un'iniziativa sul tema dei dati
"aperti", a partire da esperienze locali: come organizzarsi dal basso per
smontare le retoriche "data-driven" che calano dall'alto per giustificare, ad
esempio, il decreto Caivano? Appuntamento sabato 18 aprile alle 16 PUNTUALI!
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La Francia abbandona Windows in favore di Linux per le postazioni governative:
non un esperimento pilota, ma un impegno formale guidato dalla DINUM con il
supporto di ANSSI, DGE e DAE, con piano definitivo atteso per l'autunno.
Il motore è la sovranità digitale: i ministri francesi dichiarano apertamente la
necessità di ridurre la dipendenza da strumenti americani, riprendendo il
controllo su dati, infrastrutture e decisioni strategiche nazionali.
L'iniziativa potrebbe innescare un effetto a cascata in tutta l'UE, con
implicazioni significative per le aziende software statunitensi e un orizzonte
temporale che si estende almeno fino al 2026.
Le motivazioni politiche sono esplicitate senza ambiguità dai ministri francesi.
"Dobbiamo diventare meno dipendenti dagli strumenti americani e riprendere il
controllo del nostro destino digitale", ha scritto David Amiel, Ministro per
l'Azione Pubblica e i Conti, nel comunicato ufficiale. Il ministro ha aggiunto
che la Francia "non può più accettare che i propri dati, la propria
infrastruttura e le proprie decisioni strategiche dipendano da soluzioni di cui
non controlliamo le regole, i prezzi, l'evoluzione e i rischi."
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il tema della puntata di giovedì 2 aprile è l'impatto dell'intelligenza
artificiale e il potere delle big tech. Ospiti della puntata:
* Irene Doda autrice de "Onnipotenti"
Nel suo libro, Irene Doda ricostruisce la traiettoria ideologica e politica
che ha trasformato il cuore dell’innovazione tecnologica occidentale nel
laboratorio politico della nuova destra globale. E mostra come la retorica
della libertà individuale e dell’emancipazione digitale abbia mascherato
vecchie e nuove forme di dominio: disuguaglianze crescenti, colonizzazione
dell’immaginario collettivo, erosione dei principi democratici.
* Dario Guarascio autore di "Imperialismo digitale"
Le Big Tech supportano strategie belliciste e partecipano direttamente alle
attività militari e di intelligence. Lo Stato non può fare a meno delle loro
capacità finanziarie, infrastrutturali e tecnologiche. Quanto sta avvenendo
negli USA trova conferma in Cina, dove troviamo la stessa relazione tra le
Big Tech locali e il Partito comunista.
* Luca Ciarrocca "L'anima nera della Silicon Valley, la vera storia di Peter
Thiel"
Thiel cofonda PayPal ed è tra i primi a scommettere sul dominio tentacolare
di Facebook e Airbnb. Con Palantir trasforma i dati nell’infrastruttura
strategica del nostro tempo: dall’analisi dei sistemi sanitari alla sicurezza
e sorveglianza basate sulla predizione dei crimini (stile Minority Report),
fino ai teatri di guerra come Gaza
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Ascolta le altre puntate di Tabula Rasa
Gli ultimi fatti di cronaca rilanciano anche in Italia l’idea di vietare i
social ai minori, altri paesi si sono già mossi in questo senso. La tossicità
dei social è certificata dagli studi e recentemente anche dai tribunali. Ma il
proibizionismo è la soluzione? Non possono esistere relazioni virtuose con i
mezzi digitali in una società che esalta la violenza e l’oppressione sistemica.
Un tempo, i social venivano incensati per l’impatto positivo sulla cultura e le
società nel loro complesso. Oggi invece “vietare (i social) ai minori” è
diventato un ritornello da recitare a ogni episodio di cronaca.
L’ultima occasione: mercoledì 25 marzo 2026. Ore 7.45, scuola media Da Vinci,
Trescore Balneario, pochi chilometri da Bergamo. L’insegnante Chiara Mocchi
viene gravemente accoltellata da un alunno 13enne, che diffonde su un canale
Telegram il video dell’aggressione, ripresa con il cellulare. è stata salvata
con un intervento chirurgico. Le sue dichiarazioni richiamano alla centralità
dell’educazione rispetto alla punizione e alla proibizione. Il mondo va però in
tutt’altra direzione.
Forse i social media tossici potranno essere smantellati a suon di cause penali.
Certo non sono “strumenti neutri” che si possono “usare bene”: sono prodotti di
design, di marketing, di gamificazione (introduzione di elementi di pseudo-gioco
competitivo in sistemi che non si presentano come giochi); il tutto orchestrato
da algoritmi che spingono l’utente a rimanere incollato al proprio schermo.
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Due settimane, sei sistemi AI, 38 ricercatori. Quello che è successo è
documentato nella ricerca Agents of Chaos, e non è tranquillizzante.
Se pensate che gli agenti AI siano ad un passo dal prendere in mano molti
lavori, una ricerca da poco pubblicata potrebbe farvi pensare che questa, per
ora, non sia una buona idea. Lo scorso mese Natalie, una ricercatrice ha chiesto
a un sistema AI di “tenere un segreto”. Si trattava di una password fittizia,
era solo un test. Il sistema ha accettato. Poi, per una serie di passaggi
documentati nei log delle conversazioni, il sistema ha eseguito quella che ha
definito internamente la "soluzione nucleare": ha cancellato il client di posta
elettronica. Non l’email che conteneva il segreto, quella è rimasta intatta. Ha
cancellato proprio lo strumento con cui leggere l’email.
Questo è il primo caso di studio di Agents of Chaos, un paper in pre-print
firmato da 38 ricercatori di Northeastern University, Harvard, MIT, Stanford,
Carnegie Mellon e altre note università, pubblicato il febbraio scorso. È uno
studio su quello che succede quando si dà autonomia operativa ai sistemi AI
attuali con persone malintenzionate che cercano di indurli in errore. Gli undici
casi di studio che ne emergono sono un documento empirico su una delle questioni
più urgenti del momento: cosa significa, davvero, dare agency a un agente AI.
Questo beta testing mondiale, e in tempo reale, può avere conseguenze pesanti.
Si parla molto di AI come punto centrale della sicurezza nazionale, ma non ci si
concentra abbastanza sui problemi di sicurezza che la sua adozione frettolosa
può creare. Dopo la famosa lite con il Dipartimento della Guerra americano,
Dario Amodei ha affermato che i modelli correnti non sono pronti per venire
utilizzati in contesti di guerra. Come sappiamo però, questo non ha impedito al
governo americano di utilizzarli.
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Il mondo digitale centralizzato in mano alle Big Tech solleva sfide sociali,
etiche e ambientali: è tecnologia del dominio e strumento della guerra del XXI
secolo.
Ma esiste un’alternativa conviviale? Esistono tecnologie digitali aperte,
comunitarie, decentrate e interoperabili? Esiste una “bicicletta digitale”?
Venerdi 10 Aprile ore 17.00-19.30 a Torino laboratorio di pedagogia hacker
presso il Centro Sereno Regis di via Garibaldi 13, Torino
Per info e iscrizioni qui
Con una nota, i Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato esplicitamente 18
aziende americane come bersagli di ritorsioni per omicidi mirati tra i suoi
vertici
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha reso nota, martedì
31 marzo, l'intenzione di avviare attacchi contro numerose aziende statunitensi
in Medio Oriente a partire dal 1 aprile, come forma di ritorsione per
l’uccisione di cittadini iraniani nella guerra in corso con Stati Uniti e
Israele. Nella lista figurano grandi aziende tecnologiche e industriali
statunitensi come Apple, Google, IBM, Intel, Microsoft, Tesla e Boeing, accusate
dal corpo militare iraniano di aver agevolato il Pentagono nell'individuazione
di target militari. L'Irgc ha inoltre invitato i dipendenti delle società
americane all'evacuazione del personale civile presente nella regione.
La minaccia, pubblicata il 31 marzo sul canale Telegram, fa parte di una più
ampia campagna di minacce contro le infrastrutture commerciali statunitensi,
iniziata dopo il primo attacco israelo-statunitense contro Teheran il 28
febbraio. Il 1 marzo droni iraniani hanno colpito due data center di Amazon Web
Services e ne hanno danneggiato un terzo che si trova negli Emirati Arabi Uniti:
si tratta del primo attacco confermato pubblicamente contro infrastrutture cloud
hyperscale di proprietà statunitense. Come conseguenza, siti di banche,
piattaforme di pagamento e servizi per i consumatori in tutta la regione sono
andati offline. Anche a causa della disattivazione di sistemi di ridondanza,
usati proprio per evitare interruzioni.
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L’intelligenza artificiale è uno dei pochi ambiti della tecnologia in cui la
retorica commerciale è incentrata sulle prestazioni, e poco o niente sui costi e
sui consumi. Forse perché sono il suo punto più debole: tutto il settore si basa
su una filiera produttiva lunghissima, sul presupposto di una disponibilità di
risorse eccezionalmente ampia, e su investimenti enormi e difficili da ripagare.
Per questo se ne parla da tempo come di una possibile bolla finanziaria. Se
davvero lo è, secondo alcuni analisti, allora quella bolla potrebbe presto
scoppiare a causa della crisi energetica mondiale dovuta alla guerra in Medio
Oriente, con conseguenze per tutta l’economia globale.
È un’ipotesi discussa da settimane da diversi esperti, basata su analisi e
previsioni di dati economici, ma anche su considerazioni piuttosto intuitive. La
guerra sta stravolgendo politiche e priorità di molti paesi in materia di
ricerca e approvvigionamento dell’energia, e non avrebbe senso aspettarsi che
non avrà un impatto profondo su «una delle invenzioni più energivore di sempre»
e su una filiera «in grado di attraversare oltre 70 confini prima di raggiungere
il consumatore finale», come l’ha descritta l’economista britannico Tej Parikh
in un recente articolo sul Financial Times.
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Avete presente quella sensazione frustante che provate quando su Google appaiono
solo pubblicità e su TikTok solo video fatti dall’IA? Ora ha un nome:
enshittification. Secondo Cory Doctorow, è anche una geniale (e pericolosa)
strategia aziendale.
Il post sul quale era citata la parola venne poi ripubblicato nell'edizione del
gennaio 2023 su Wired:
«Ecco come muoiono le piattaforme: prima sono buone con i loro utenti, poi
abusano di loro per migliorare il loro rapporto con i clienti aziendali e
infine, abusano di questi ultimi per riprendersi da loro tutto il valore. E
infine muoiono. Io chiamo questo fenomeno enshittification, ed è una conseguenza
apparentemente inevitabile che deriva dalla combinazione della facilità di
cambiare il modo in cui una piattaforma alloca il valore, unita alla natura di
un "mercato a due facce", in cui una piattaforma si trova tra acquirenti e
venditori, tenendo ciascuno in ostaggio dell'altro, rastrellando una quota
sempre maggiore del valore che passa tra di loro.»
Ascolta il podcast sul sito di valori.it