“Bene! Ora ci facciamo un pompino”. È la proposta audace di Ferdinand Pouzac, un
ragazzino quindicenne, rivolta ad André Gide, che nell’estate del 1907 scrisse
di questa avventura erotica – durata lo spazio di mezza giornata – un brevissimo
racconto autobiografico, meno di dieci pagine, intitolato Le Ramier. Racconto
poco conosciuto, scritto di getto, scovato tra le carte inedite dalla figlia
Catherine (1923-2013) agli inizi degli anni Duemila.
Gide, che sposò l’amata cugina Madeleine Rondeaux nel 1895, senza aver mai
consumato il matrimonio, ebbe una figlia con Elisabeth van Rysselberghe. Una
figlia tenuta segreta e riconosciuta solo nel 1938 dopo la morte della moglie
Madeleine.
Pubblicato dall’editore Gallimard nel 2002, il racconto uscì in Italia nel 2003
con il titolo Il Colombo selvatico nella preziosa collana ‘Le Vele’
dell’editrice Archinto, con una prefazione dello scrittore e critico letterario
Jean-Claude Perrier e una postfazione dell’inglese David H. Walker, docente di
letteratura francese all’Università di Sheffield. Scrive Catherine Gide nella
Premessa dell’edizione italiana:
> “Trovo questo testo pieno di gioia di vivere. Vi manca assolutamente ogni
> genere di perversità”.
Pure per Perrier non ci sono perversità e volgarità: Le Ramier è un racconto
fresco, poetico e autentico. Il critico difende Gide pure dagli attacchi di
“dozzine di tartufi e benpensanti di ogni genere, che prendevano a pretesto i
suoi costumi e le sue confessioni per mettere all’indice l’opera e il suo autore
al pubblico ludibrio”.
Il titolo, così curioso, richiama una caratteristica del giovanissimo Ferdinand,
soprannominato ‘Ramier’ – così scrive Gide – perchè “l’atto dell’amore lo faceva
tubare così dolcemente nella notte”. E così Gide confida all’amico Eugène Rouart
(1872-1936), ingegnere agronomo, scrittore e politico, di cui era ospite quel 28
luglio 1907 nella sua tenuta agricola dalle parti di Toulouse, nel Sud Ovest
della Francia.
Rouart e Gide, amici di lunga data, condivisero alcuni amanti, tra cui Mohammed
– citato in Se il grano non muore – e appunto il giovanissimo Ferdinand Pouzac.
Nel racconto Le Ramier l’amico Rouart è una sorta di ruffiano che vuole rendere
lieto il soggiorno di Gide:
> “Gli ultimi giorni Rouart aveva fatto del suo meglio per procurarmi degli
> incontri; una sera aveva fatto venire l’Albicocca, un mattino m’aveva condotto
> il grande Jacques. Non dipendeva da lui se questi piaceri troppo organizzati e
> al contempo troppo frettolosi mi avrebbero lasciato tutt’altro che sazio”.
Le avventure erotiche di Gide e il suo orientamento sessuale sono noti. Gide
scrive in difesa dell’omosessualità – della pederastia e della pedofilia,
secondo i valori e i costumi dell’antica Grecia – il saggio Corydon, quattro
dialoghi socratici, pubblicato per pochi intimi nel 1911 e dato alle stampe per
il pubblico in edizione definitiva nel 1924.
Sempre nel 1924 Gide descrive i suoi primi turbamenti, desideri, conflitti
morali e religiosi e la sua predilezione verso gli adolescenti nel romanzo
autobiografico Se il grano non muore, con alcune pagine dedicate al suo secondo
incontro con Oscar Wilde e il suo amante Lord Alfred Douglas in alcuni bordelli
di Algeri.
Gli amori di Gide, che ebbe anche fugaci incontri con alcune prostitute –
falliti tentativi di una “normalizzazione” così lui scrive-, sono teneri e
gentili, rispetto al modo “violento” degli altri di praticare l’amore per
ottenere voluttà:
> “Quanto a me, che capisco il piacere solo faccia a faccia, reciproco e senza
> violenza, e che spesso, come Whitman, sono soddisfatto dal più furtivo
> contatto”.
Gide declinò sia le proposte di Rouart, sia l’invito della fellatio di
Ferdinand.
Il 28 luglio del 1907 Gide e altri ospiti festeggiano, con un pranzo a base di
trippa, pollo rachitico, vino eccellente, musica e fuochi d’artificio l’elezione
di Rouart. Tra i commensali ci sono alcuni giovani ciclisti che avevano avuto il
compito di staffette per prendere informazioni sull’andamento delle votazioni
nei comuni vicini. Il caso – scrive Gide – lo aveva messo accanto a Ferdinand,
uno dei ciclisti.
> “Quando, con la musica, partirono dei razzi, potei […]chinarmi verso di lui e
> appoggiarmi, posandogli una mano sul ginocchio. Probabilmente avvertì che io
> ci mettevo una certa intenzione, poichè credo che mi sorridesse”.
Così inizia, durante il pranzo, con un approcio eroticamente malizioso, la
relazione di Gide, uomo quasi quarantenne con il giovanissimo Ferdinand che si
protrae nel pomeriggio, dapprima in compagnia di altri giovani, tra balli e
bevute, e poi da soli tra i covoni della campagna.
Scrive Gide:
> “Dal momento che mi trovai solo con lui, sulla strada, ogni pensiero fuggì
> dalla mia testa e non sentii altro che poesia. […] Lui si teneva stretto a me,
> lasciando che la mia mano si posasse sulla spalla o sui fianchi. […] ‘Che
> bello, che bello’, ripeteva, e lo sentivo, corpo e anima, assai più fremente
> di me, mentre in me, una grande tenerezza subentrava all’aspra febbre del
> giorno.[…]Come ubriaco si lasciò cadere su di me, che in piedi lo stringevo
> tra le braccia. Appoggiò teneramente la fronte alla mia guancia; la baciai”.
La serata si conclude nella camera di Gide:
> “‘E così! Ci si spoglia tutti e due!’ esclama con un tono allegro da monello
> che contrasta stranamente con il suo aspetto di fanciulla, quando comincio a
> svestirlo.[…] senza alcun imbarazzo e senza eccessiva spudoratezza si
> abbandonava all’amore con una tenerezza e una grazia che non avevo ancora mai
> conosciute.[…] Un istante dopo, fraintendendo tutto divertito disse ‘Bene! Ora
> ci facciamo un pompino’. Ma dal suo tono insicuro, mi persuasi che diceva così
> per fare lo spaccone, non per vizio, ma per vergogna della sua innocenza. […]
> Lo fermai al primo tentativo, poco vizioso io stesso, provando ripugnanza a
> guastare con qualche eccesso volgare il ricordo che avrebbe lasciato in
> entrambi una notte come questa, senza dubbio la più bella della mia vita”.
Anche Rouart fu preso dalla bellezza e dai modi di Ferdinand e ne scrisse il 31
luglio del 1907 in una lettera indirizzata Gide:
> “Ho in mente di addomesticare questo colombo selvatico, il cui impressionante
> tubare ti ha commosso l’altro giorno”.
Che fine fece Ferdinand Pouzac, il colombo?
Dalla corrispondenza tra Gide, Rouart e l’amico drammaturgo Henri Ghéon veniamo
a sapere che il giovane, dopo una lunga malattia, morirà di tubercolosi il 9
aprile 1910. Non muore, però, nell’anima di Gide che in alcuni suoi scritti
evoca la notte con il Colombo selvatico, simile all’amore che aveva provato con
un altro giovanissimo, l’arabo Mohammed.
Per un giovane lettore o un lettore inesperto, leggere oggigiorno Gide, autore a
cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, è impresa meritoria. Il Nobel per la
letteratura del 1947 è uno scrittore raffinato e colto per un pubblico oramai
abituato a ‘storie leggere’ da consumare in fretta.
Nelle poche pagine di Le Ramier ci sono Corydon, Se il grano non muore,
L’Immoralista, I nutrimenti terrestri. La vicenda di Ferdinand Pouzac vede
coinvolti alcuni dei protagonisti della “Nouvelle Revue Française” (NRF).
Rouart, futuro senatore dell’Haute Garonne, desidera scrivere un romanzo
dedicato al Colombo selvatico, così confida in una lettera a Gide, tanto da
farlo inquietare.
Concludendo: il libricino – 56 pagine – edito da Archinto nel 2023 andrebbe
ristampato, è quasi introvabile.
Francesco Bova
L'articolo “La notte più bella della mia vita”. Le relazioni pericolose di André
Gide proviene da Pangea.