La nuova politica di prezzi “diversificati” di FiberCop per l’accesso alla sua
rete pesa sui concorrenti che lamentano anche gli aumenti della fibra spenta. Ma
il nuovo status di operatore wholesale only consente all'operatore controllato
da KKR di muoversi in questo modo.
Da quando ha ottenuto lo status di operatore wholesale ony da parte di Agcom,
FiberCop – controllato al 70% dal fondo americano KKR e al 16% dal MEF – ha
potuto variare la sua policy di prezzo di accesso destinato agli operatori. Una
policy di prezzo che, secondo quanto scrive il direttore dell’Istituto Bruno
Leoni, Carlo Stagnaro, sul quotidiano MilanoFinanza – MF, varia a seconda delle
zone. Secondo lo studio Leoni, FiberCop applicherebbe una politica di prezzi più
bassi nelle aree in cui si trova a competere con il suo rivale Open Fiber,
mentre al contrario alzerebbe i prezzi dell’FTTH laddove Open Fiber è assente,
per disincentivare la migrazione dall’FTTC e far risparmiare anche i costi di
switch off e attivazione di nuovi contratti.
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