La guerra non era ancora imminente quando Samuel Beckett visitò Amburgo,
nell’ottobre del 1936. Dopo aver assistito all’apoplessia generale che le urla
di Hitler avevano prodotto nell’animo dei tedeschi, il drammaturgo irlandese
capì che la pace non sarebbe durata. “Dovranno combattere presto (o
esploderanno)”, annotò sul suo diario il 6 ottobre di quell’anno.
I sei quaderni compilati da Beckett durante il viaggio di sei mesi attraverso la
Germania – tra la fine di settembre del 1936 e l’aprile del ’37 – e ora editi da
Suhrkamp, smentiscono l’opinione diffusa secondo cui l’autore di Aspettando
Godot fosse un poeta issato sul puro pessimismo, indifferente alla politica del
proprio tempo, proteso a sviscerare la disperazione e l’umana impasse.
Investigando lettere e frammenti di diario, i critici hanno concluso che il
Nobel per la letteratura abbia attraversato la Germania in uno stato
sonnambulico, di assoluta riflessione interiore, indifferente alla presa del
totalitarismo. I quaderni, ora pubblicati nella loro interezza, dimostrano il
contrario, cioè che Beckett studiò nel dettaglio il sorgere del risentimento
nazionalsocialista. Ad esempio, notando un mutamento nella moda, guidata dalla
predominanza del “cappotto alla Hitler”. Inoltre, sintetizzò una specie di
vocabolario per registrare le “parole sacre” del movimento nazista
– Führer (capo”), Bewegung (“movimento”), Blut und Boden (“sangue e
suolo”), Freiheit und Ehre (“libertà e onore”) – che lo ripugnavano. “La sua
conferenza alla Kraft durch Freude [Forza attraverso la Gioia], mi ha ucciso”,
annota il primo novembre del ’36.
Beckett, che si sarebbe unito alla resistenza francese nel 1940, preferì tenere
per sé il proprio disgusto, per lo più ideando brevi parodie sulle abitudini
totalitarie, come quando, invitato a compiere il saluto nazista, “alzai il
braccio sbagliato”. “Era consapevole che i suoi diari avrebbero potuto essere
sequestrati – ha dichiarato Mark Nixon, co-editore dei diari e professore di
letteratura moderna e ‘Beckett Studies’ all’Università di Reading –, doveva
stare attento se voleva portarli fuori dalla Germania. Essere più esplicito
sarebbe stato un rischio. Ma è chiaro che ciò che scrive è una ribellione al
razionalismo nazista”.
Il viaggio di Beckett in Germania toccò una trentina di città, tra cui Amburgo,
Berlino, Dresda, Monaco: voleva ammirare le opere d’arte di quei luoghi e
perfezionare le proprie competenze linguistiche.L’interesse per il tedesco – sua
terza lingua dopo inglese e francese – fu probabilmente influenzato dalle lunghe
visite fatte tra il 1928 e il 1932 alla cugina e fidanzata Peggy Sinclair e alla
sua famiglia, di stanza a Kassel.
Beckett assiste alla catabasi del paese verso il totalitarismo con uno stato
d’animo già straziato. Peggy era morta in Germania di tubercolosi, nel maggio
del ’33; il padre era deceduto il mese successivo, in seguito a un attacco di
cuore. I restanti membri della famiglia Sinclair, di origine ebraica, erano
stati costretti a fuggire dalla Germania nel 1936. Quando partì per Cuxhaven,
Beckett aveva alle spalle due anni di psicanalisi: i diari riflettono la sua
profonda angoscia, i disturbi psicosomatici, vari problemi di salute, difficoltà
economiche, l’angoscia per il blocco dello scrittore. “Manca poco: comincerò a
vomitare. Oppure, tornerò a casa”, scrive il 15 gennaio del 1937.
“Beckett scrive ciò che vede, questo è il valore dei diari – afferma Nixon –.
Allo stesso tempo, i diari sono una tappa importante che porta Beckett a
diventare Beckett. Nei diari il poeta si ostina a essere minimalista: è già il
Beckett che conosciamo, che elimina ciò che non conta”.
Il successivo trasferimento in Francia e il coinvolgimento nella resistenza
francese, suppone Nixon, possono essere visti come una reazione rispetto a ciò
che aveva visto in Germania. “È stato testimone del totalitarismo: la sua
letteratura si basa su questa esperienza”.
Redatte in grafia minuscola, di difficile decifrazione, le 545 pagine dei diari
tedeschi sono state ritrovate dopo la morte di Beckett, nel 1989, nella cantina
del suo appartamento parigino, da Edward Beckett, il nipote del drammaturgo, che
ha collaborato alla pubblicazione insieme a Nixon e a Oliver Lubrich. Si tratta
di testimonianze personali, non destinate alla pubblicazione. Non tutte le
annotazioni sono, per così dire, edificanti: il diario del venerato maestro
modernista è, anche, un repertorio di commenti misogini, un registro di visite
al bordello. L’edizione approntata da Suhrkamp è ideata con sguardo
storico-politico, quella in lingua inglese, edita il prossimo aprile da Faber,
avrà invece una prospettiva letteraria. I diritti dei diari beckettiani sono
stati acquistati da Francia (Minuit), Cina, Grecia, Corea del Sud; in Italia
sarà Einaudi a pubblicarli.
Kate Connolly
*Si riproduce qui l’articolo di Kate Connolly scritto per il “Guardian”, che
racconta “Samuel Beckett’s travels around Nazi Germany”. L’edizione dei “German
Diaries” di Beckett esce in Germania per Suhrkamp in questi giorni. Il tomo,
curato da Mark Nixon e Oliver Lubrich, conta 1352 pagine, ed è presentato così:
“I diari tedeschi rappresentano gli ultimi significativi scritti inediti di
Beckett. Offrono nuovi spunti di riflessione sull’evoluzione estetica di
Beckett… La loro importanza storica risiede nell’occhio infallibile con cui il
giovane autore irlandese osservò la Germania al sorgere del nazismo”.
L'articolo Samuel Beckett vs. Hitler. Escono i diari tedeschi del grande
drammaturgo irlandese proviene da Pangea.