Le tecnologie non sono neutre, lo sappiamo. Non sono uguali, sono tutte diverse.
Non dipende (solo) da come le usiamo: hanno anche delle caratteristiche
specifiche. Impariamo a valutarle in base alle loro caratteristiche.
Come distinguere le tante profferte tecnologiche che ci arrivano ogni giorno?
Meglio questo sistema di messaggistica o quest'altro? Questo modello IA o
quest'altro? Questa azienda o quest'altra? Cosa dicono gli esperti? Ci sono
alternative?
Ci serve un metodo di "audit", non solo tecnico, ma etico. Quali sistemi sono
appropriati per noi?
C.I.R.C.E. ha messo a punto un sistema per valutare le tecnologie, in
particolare quelle digitali. "Buona" e "cattiva", "giusta" o "sbagliata",
"bella" o "brutta" sono davvero troppo poco, oltre a essere giudizi spesso
dovuti alle nostre personali idiosincrasie. Ci sono tanti aspetti da valutare,
ogni situazione è diversa. Abbiamo ripreso l'allegoria del cibo e l'abbiamo
traslata nelle tecnologie digitali. Quali sono i "nutrienti" delle tecnologie?
In che modo ci rendono persone migliori? Più forti? Più autonome? Più
collaborative? Meno egoiste? Abbiamo individuato otto assi di valutazione,
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Il crepitio dei tasti di un programmatore che scrive codice per comporre un
programma è probabilmente uno dei suoni più caratteristici dell'informatica. Da
decenni, saper programmare significa avere pieno potere, avere la facoltà di far
fare quello che si vuole al computer o tablet o telefono che sia, poter creare
app, senza dover dipendere da nessuno.
Ma quel potere richiede studio e impegno: bisogna imparare i linguaggi di
programmazione, ciascuno con una sintassi e delle regole differenti, e per molte
persone questo non è facile o è semplicemente impossibile. Programmare resta
così un'arte praticata da pochi e ammirata a rispettosa distanza dai più.
Tutto questo, però, sta forse per cambiare improvvisamente. Se state pensando di
diventare programmatori o sviluppatori, o se siete genitori e pensate che far
studiare gli arcani incantesimi della programmazione sia la strada maestra per
una carriera informatica garantita per i vostri figli, ci sono due parole che vi
conviene conoscere: vibe coding.
[...]
1. Vibe coding: creare programmi senza saper programmare
2. Abbandonarsi alle vibrazioni e programmare senza toccare la tastiera
3. Si riducono tempi e costi, e tutto sembra funzionare
4. Se ci sono errori o vulnerabilità, sono guai seri
5. Tutti sono entusiasti. Cosa mai potrebbe andare storto?
Leggi l'articolo di Paolo Attivissimo