Le aziende stanno ottenendo vaste quantità di dati online attraverso forme
illegali di estrazione di informazioni dalla rete per realizzare i loro prodotti
di intelligenza artificiale generativa. In questo modo, consentono un’invasione
di massa della privacy. I loro prodotti sono illegali proprio per il modo in cui
sono progettati.
È quanto ha dichiarato oggi in un nuovo rapporto Amnesty International, mettendo
in guardia sull’impatto negativo per l’ambiente e per le comunità storicamente
marginalizzate.
“Aziende di ogni parte del mondo stanno rifornendo i loro prodotti di
intelligenza artificiale generativa vantandone l’efficienza e la sofisticatezza.
In realtà, stanno perpetuando un’invasione di massa della privacy attraverso
l’estrazione illegale di dati dalla rete: usano procedimenti automatizzati per
estrarre dati dai siti, compresi quelli personali come le immagini e le attività
sulle piattaforme social al fine di addestrare i loro modelli di intelligenza
artificiale”, ha dichiarato Likhita Banerji, direttrice dell’Algorithmic
Accountability Lab di Amnesty International.
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Tag - Intelligenza Artificiale
Dietro i consumi dell'IA c'è una corsa da 2.500 miliardi di dollari. Un rapporto
Onu ne calcola per la prima volta il prezzo ambientale
Se i data center del mondo fossero considerati uno Stato, già oggi
consumerebbero la stessa energia della Francia. Entro il 2030, inquinerebbero
quanto il Regno Unito. Due dati che esprimono le dimensioni degli impatti
ambientali dell’intelligenza Artificiale sul pianeta.
Il quadro generale lo descrive il rapporto pubblicato il 3 giugno 2026
dall’Unu-Inweh (United Nations University Institute for Water, Environment and
Health), il braccio accademico dell’Onu che lavora da trent’anni su sfide
globali all’incrocio tra acqua, ambiente e salute. Il documento si intitola
Environmental cost of AI’s energy use: carbon, water and land footprints ed è,
ad oggi, la valutazione più completa degli impatti ecologici dell’intelligenza
artificiale mai condotta a livello internazionale.
Per capire perché i consumi crescano a questo ritmo occorre partire
dall’economia. Il rapporto stima che la spesa globale per l’IA nel 2026 supererà
i 2.500 miliardi di dollari, per arrivare a 5mila miliardi entro il 2033. Questa
crescita si traduce direttamente in consumo di risorse energetiche. I data
center hanno consumato circa 448 Terawattora (TWh) di elettricità nel 2025.
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"Il testo approvato in Regione presenta maglie larghe e vincoli insufficienti
per prevenire gli impatti ambientali. I costi dell’intelligenza artificiale
potrebbero superare i benefici.
La Lombardia è la principale area italiana per presenza di data center e,
finalmente, ha predisposto un (brutto) progetto di legge per regolarne la
crescita, che si sta rivelando caotica e fortemente impattante, come già
accaduto per i centri logistici sorti come funghi negli ultimi anni. Il testo
approvato il 26 maggio in Regione presenta però ancora maglie troppo larghe e
vincoli insufficienti per prevenire gli impatti ambientali. Norme di questo tipo
dovrebbero essere nazionali, non regionali. La disciplina nazionale, approvata
il 24 febbraio 2026, prevede infatti decreti attuativi entro sei mesi, ma
rischia comunque di arrivare a valle di un fenomeno già esploso."
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Se ne era parlato anche su Valori.it
Chi c'è dietro Danny Bones, il rapper skinhead da milioni di visualizzazioni che
in realtà non esiste? Chi c'è dietro questo cantante dal look proletario e dai
testi nazionalisti e razzisti? Benvenuti nell'era della Slopaganda: la nuova e
inquietante frontiera della propaganda digitale alimentata dall'Intelligenza
Artificiale. Cos'è il Node Project, questo collettivo anonimo di creativi? Dal
caso Amelia al rap razzista, la propaganda nazionalista e suprematista prende
una forma diversa e contemporanea.
Il racconto in due puntate di questo nuovo fenomeno inglese, della pericolosità
della slopaganda e del partito di estrema destra Advance UK che ha affidato la
propria campagna elettorale al Node Project.
A metà maggio a Londra si è tenuta la seconda manifestazione della sigla "Unite
the kingdom" che raggruppa un arcipelago di sigle della destra radicale dove
proprio Danny Bones è stata la colonna sonora della marcia.
Ospite Guido Caldiron, giornalista del Manifesto.
Ascolta la prima parte
Ascolta la seconda parte
Da chi chiede una “pausa globale” a chi fa lobby tra i politici fino alle
proteste fuori dagli uffici delle big tech: ecco chi sono le voci che
manifestano contro l'Intelligenza Artificiale
Contro l’intelligenza artificiale. Se per anni il dibattito sull’AI è stato
dominato quasi soltanto da entusiasmo, investimenti e promesse sul futuro, oggi
il movimento di gruppi contrari sta crescendo e diventando sempre più visibile.
Il loro obiettivo è cercare di rallentare, limitare o addirittura fermare lo
sviluppo di tale tecnologia. Non si tratta di un fronte unico. Alcuni gruppi
puntano a influenzare governi e istituzioni attraverso lobbying, ricerca e
campagne mediatiche. Altri funzionano come movimenti di protesta dal basso, con
manifestazioni, azioni simboliche e attivismo continuo. Anche le motivazioni
cambiano molto.
C’è chi teme soprattutto la concentrazione di potere nelle mani delle big tech,
chi parla di perdita di posti di lavoro e sostituzione delle competenze umane e
chi, invece, considera possibile uno scenario estremo in cui sistemi AI molto
avanzati possano diventare impossibili da controllare. Il risultato è una
galassia frammentata ma in rapida crescita, dove convivono ricercatori
universitari, attivisti politici, ex insider della tecnologia e gruppi di
protesta più radicali. Wired Italia ha provato ad esplorarla.
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Tra gli esperti di AI circola una voce: l’enciclica papale sull’intelligenza
artificiale potrebbe essere stata scritta proprio da un’intelligenza artificiale
Se davvero il Papa si fosse fatto aiutare dall’intelligenza artificiale come un
laureando qualunque per scrivere l’enciclica Magnifica Humanitas sarebbe uno
scandalo, o una beffa situazionista. Tanto più se l’enciclica è dedicata in
buona parte alla denuncia dei rischi derivanti dall’intelligenza artificiale.
Impossibile, dunque? Il dubbio che sia andata proprio così circola da ieri,
quando alcuni utenti hanno setacciato l’enciclica di Leone XIV per mezzo dei
software anti-plagio, addestrati a riconoscere l’origine algoritmica di un testo
e, va detto, non sempre affidabili.
Leggi l'articolo sul sito de "Il Manifesto"
Un moderatore di Meta in Spagna rompe per la prima volta l'anonimato per
raccontare la propria storia. Horacio Espinosa è un antropologo di 46 anni che è
stato assunto nel 2019 per moderare i contenuti su Facebook. Sette anni dopo,
non ha paura di violare il suo accordo di riservatezza.
Distribuito su dieci piani dell'iconica Torre Glòries di Barcellona, Facebook ha
inaugurato nel 2018 un centro di moderazione dei contenuti per combattere le
fake news. Più di 2.000 persone di diverse nazionalità sono state assunte
tramite la società di subappalto CCC Barcelona Digital Services, diventata anni
dopo Telus Digital. Ma quello che sembrava un successo per il posizionamento
globale della città ha finito per trasformarsi in un problema di salute pubblica
In una fanzine gratuita pubblicata da un collettivo di ricerca di precari
digitali – qui anche in italiano , traduzione di Stefano Portelli –, l’ex
moderatore di contenuti Horacio Espinosa racconta i suoi cinque anni a Mordor.
Il racconto di Horacio – che è anche antropologo urbano del collettivo OACU – si
chiama Lavorare per la macchina, ed è costruito in modo frammentario, come “un
cadavere fatto a pezzi”. Dopo la pubblicazione è stato ripreso da televisioni e
giornali, più che altro interessati ai particolari scabrosi delle migliaia di
video visionati dai lavoratori. La fanzine fa solo accenni a questo orrore – il
flusso continuo di stupri, sfruttamento infantile, pornografia, suicidi in
diretta, terrorismo, abuso animale, a cui sono stati esposti per cinque anni
“gli operai che nell’ombra puliscono il letamaio digitale”. Ma al centro c’è lo
sfruttamento e la devastazione dei corpi e delle vite di chi si è trovato
incatenato a questa oscurità – affidando la sua sopravvivenza a un’impresa che
si pretende trans-umana, nel metaverso chetaminico di potere e tecnologia che ha
invaso la città post-industriale.
Leggi l'articolo di Stefano Portelli, Dove l’ombra cupa scende. Lavorare per la
macchina nel distretto tecnologico di Barcellona
Leggi la fanzine originale in spagnolo. Trabajando para la maquina
Leggi la traduzione in italiano. Lavorare per la macchina
Alert: Il testo e le immagini della fanzine possono risultare violente o
disturbare alcune persone.
Puntata 26 di EM, sesta del ciclo Estrattivismo dei Dati, parliamo di
intelligenza artificiale, università, conoscenza e infrastrutture.
Nella prima parte ospitiamo un rappresentante dell’Osservatorio collaborativo
Artificial Intelligence e Digital Humanities, Andrea Bolioli, per presentare
l'osservatorio appena nato e discutere di ricerca, open source, alfabetizzazione
critica e del ruolo delle Digital Humanities in un ecosistema sempre più
dominato dall’hype tecnologico.
Nella seconda parte parliamo della lettera aperta contro l’adozione acritica
dell’IA nella scuola e nell’università: formazione o addestramento? Pensiero o
dipendenza? Conoscenza o automazione del sapere? Con noi Maria Chiara Pievatolo,
Ordinaria di Filosofia Politica a Scienze Politiche, Università di Pisa.
Una puntata su ciò che l’IA sta trasformando davvero: non solo tecnologia, ma il
rapporto tra esseri umani, conoscenza e potere.
Ascolta l'audio su Radio Ondarossa
Il vero problema è la marea di bug report inutili generati dai sistemi
automatici.
Linus Torvalds è seccato con la IA: non perché questa non sappia davvero fare il
proprio lavoro, ossia nel caso specifico generare bug report per il kernel di
Linux, ma soprattutto perché è usata in maniera estremamente ampia e così le
segnalazioni dei medesimi bug si moltiplicano. Davanti a questa situazione e
all'aumentare dei "falsi positivi", di recente è intervenuto sulla mailing list
ufficiale dello sviluppo del kernel, criticando duramente l'uso crescente di
strumenti di intelligenza artificiale per generare i bug report, affermando che
tali segnalazioni automatiche stanno rallentando lo sviluppo invece di
accelerarlo. Il problema riguarda in particolare report prodotti da sistemi IA
che analizzano automaticamente il codice e inviano segnalazioni prive di
contesto, inaccurate o basate su interpretazioni errate delle patch.
Leggi l'articolo originale su ZEUS News
Quando qualcosa crolla, prima scricchiola.
La prima cosa è che le assicurazioni stanno come un sol uomo smettendo di
stipulare polizze per danni causati dall'intelligenza artificiale.
Questa è gente che ai soldi sta attenta, e il fatto che non vogliano pagare
certe cose ha una spiegazione molto semplice: il rischio di dover pagare è
troppo alto.
Abbiamo un primo segnale: dopo quattro anni di propaganda incessante, quelli che
dovrebbero aiutare a contenere i rischi, vedono rischi troppo grandi.
Interessante, andiamo avanti.
Seconda cosa: i grandi istituti bancari stanno reincartando i rischi dei
prestiti ai mega datacenter in strumenti finanziari per il mercato al consumo
che si chiamano… Obbligazioni di debito collateralizzato.
Se non vi dice niente, stiamo parlando dei CDO di cui abbiamo visto i risultati
nel crack del 2008. In quel caso le obbligazioni rivendevano il rischio di mutui
subprime, in questo caso rivendono il rischio di prestiti ai costruttori di
megadatacenter. Il rischio essendo, ovviamente, che mutui e prestiti non vengano
ripagati.
Nel 2008, il crac fu dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei CDO era
relativo a mutui che erano stati concessi a chiunque e al suo cane, gente che
non avrebbe mai ripagato il prestito. Oggi, invece, i CDO sono relativi ai
prestiti rilasciati a serissimi imprenditori dell'Intelligenza Artificiale per
la costruzione di datacenter di dimensioni comparabili alle visioni mistiche che
Sam Altman illustra ai propri investitori: mostri da 160Km^2, praticamente un
quadrato di dodici kilometri e mezzo di lato, praticamente l'intera città di
Milano, dalla Bicocca a San Donato e dal Parco delle Cave a Lambrate.
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