Chi c'è dietro Danny Bones, il rapper skinhead da milioni di visualizzazioni che
in realtà non esiste? Chi c'è dietro questo cantante dal look proletario e dai
testi nazionalisti e razzisti? Benvenuti nell'era della Slopaganda: la nuova e
inquietante frontiera della propaganda digitale alimentata dall'Intelligenza
Artificiale. Cos'è il Node Project, questo collettivo anonimo di creativi? Dal
caso Amelia al rap razzista, la propaganda nazionalista e suprematista prende
una forma diversa e contemporanea.
Il racconto in due puntate di questo nuovo fenomeno inglese, della pericolosità
della slopaganda e del partito di estrema destra Advance UK che ha affidato la
propria campagna elettorale al Node Project.
A metà maggio a Londra si è tenuta la seconda manifestazione della sigla "Unite
the kingdom" che raggruppa un arcipelago di sigle della destra radicale dove
proprio Danny Bones è stata la colonna sonora della marcia.
Ospite Guido Caldiron, giornalista del Manifesto.
Ascolta la prima parte
Ascolta la seconda parte
Tag - Intelligenza Artificiale
Da chi chiede una “pausa globale” a chi fa lobby tra i politici fino alle
proteste fuori dagli uffici delle big tech: ecco chi sono le voci che
manifestano contro l'Intelligenza Artificiale
Contro l’intelligenza artificiale. Se per anni il dibattito sull’AI è stato
dominato quasi soltanto da entusiasmo, investimenti e promesse sul futuro, oggi
il movimento di gruppi contrari sta crescendo e diventando sempre più visibile.
Il loro obiettivo è cercare di rallentare, limitare o addirittura fermare lo
sviluppo di tale tecnologia. Non si tratta di un fronte unico. Alcuni gruppi
puntano a influenzare governi e istituzioni attraverso lobbying, ricerca e
campagne mediatiche. Altri funzionano come movimenti di protesta dal basso, con
manifestazioni, azioni simboliche e attivismo continuo. Anche le motivazioni
cambiano molto.
C’è chi teme soprattutto la concentrazione di potere nelle mani delle big tech,
chi parla di perdita di posti di lavoro e sostituzione delle competenze umane e
chi, invece, considera possibile uno scenario estremo in cui sistemi AI molto
avanzati possano diventare impossibili da controllare. Il risultato è una
galassia frammentata ma in rapida crescita, dove convivono ricercatori
universitari, attivisti politici, ex insider della tecnologia e gruppi di
protesta più radicali. Wired Italia ha provato ad esplorarla.
Leggi l'articolo
Tra gli esperti di AI circola una voce: l’enciclica papale sull’intelligenza
artificiale potrebbe essere stata scritta proprio da un’intelligenza artificiale
Se davvero il Papa si fosse fatto aiutare dall’intelligenza artificiale come un
laureando qualunque per scrivere l’enciclica Magnifica Humanitas sarebbe uno
scandalo, o una beffa situazionista. Tanto più se l’enciclica è dedicata in
buona parte alla denuncia dei rischi derivanti dall’intelligenza artificiale.
Impossibile, dunque? Il dubbio che sia andata proprio così circola da ieri,
quando alcuni utenti hanno setacciato l’enciclica di Leone XIV per mezzo dei
software anti-plagio, addestrati a riconoscere l’origine algoritmica di un testo
e, va detto, non sempre affidabili.
Leggi l'articolo sul sito de "Il Manifesto"
Un moderatore di Meta in Spagna rompe per la prima volta l'anonimato per
raccontare la propria storia. Horacio Espinosa è un antropologo di 46 anni che è
stato assunto nel 2019 per moderare i contenuti su Facebook. Sette anni dopo,
non ha paura di violare il suo accordo di riservatezza.
Distribuito su dieci piani dell'iconica Torre Glòries di Barcellona, Facebook ha
inaugurato nel 2018 un centro di moderazione dei contenuti per combattere le
fake news. Più di 2.000 persone di diverse nazionalità sono state assunte
tramite la società di subappalto CCC Barcelona Digital Services, diventata anni
dopo Telus Digital. Ma quello che sembrava un successo per il posizionamento
globale della città ha finito per trasformarsi in un problema di salute pubblica
In una fanzine gratuita pubblicata da un collettivo di ricerca di precari
digitali – qui anche in italiano , traduzione di Stefano Portelli –, l’ex
moderatore di contenuti Horacio Espinosa racconta i suoi cinque anni a Mordor.
Il racconto di Horacio – che è anche antropologo urbano del collettivo OACU – si
chiama Lavorare per la macchina, ed è costruito in modo frammentario, come “un
cadavere fatto a pezzi”. Dopo la pubblicazione è stato ripreso da televisioni e
giornali, più che altro interessati ai particolari scabrosi delle migliaia di
video visionati dai lavoratori. La fanzine fa solo accenni a questo orrore – il
flusso continuo di stupri, sfruttamento infantile, pornografia, suicidi in
diretta, terrorismo, abuso animale, a cui sono stati esposti per cinque anni
“gli operai che nell’ombra puliscono il letamaio digitale”. Ma al centro c’è lo
sfruttamento e la devastazione dei corpi e delle vite di chi si è trovato
incatenato a questa oscurità – affidando la sua sopravvivenza a un’impresa che
si pretende trans-umana, nel metaverso chetaminico di potere e tecnologia che ha
invaso la città post-industriale.
Leggi l'articolo di Stefano Portelli, Dove l’ombra cupa scende. Lavorare per la
macchina nel distretto tecnologico di Barcellona
Leggi la fanzine originale in spagnolo. Trabajando para la maquina
Leggi la traduzione in italiano. Lavorare per la macchina
Alert: Il testo e le immagini della fanzine possono risultare violente o
disturbare alcune persone.
Puntata 26 di EM, sesta del ciclo Estrattivismo dei Dati, parliamo di
intelligenza artificiale, università, conoscenza e infrastrutture.
Nella prima parte ospitiamo un rappresentante dell’Osservatorio collaborativo
Artificial Intelligence e Digital Humanities, Andrea Bolioli, per presentare
l'osservatorio appena nato e discutere di ricerca, open source, alfabetizzazione
critica e del ruolo delle Digital Humanities in un ecosistema sempre più
dominato dall’hype tecnologico.
Nella seconda parte parliamo della lettera aperta contro l’adozione acritica
dell’IA nella scuola e nell’università: formazione o addestramento? Pensiero o
dipendenza? Conoscenza o automazione del sapere? Con noi Maria Chiara Pievatolo,
Ordinaria di Filosofia Politica a Scienze Politiche, Università di Pisa.
Una puntata su ciò che l’IA sta trasformando davvero: non solo tecnologia, ma il
rapporto tra esseri umani, conoscenza e potere.
Ascolta l'audio su Radio Ondarossa
Il vero problema è la marea di bug report inutili generati dai sistemi
automatici.
Linus Torvalds è seccato con la IA: non perché questa non sappia davvero fare il
proprio lavoro, ossia nel caso specifico generare bug report per il kernel di
Linux, ma soprattutto perché è usata in maniera estremamente ampia e così le
segnalazioni dei medesimi bug si moltiplicano. Davanti a questa situazione e
all'aumentare dei "falsi positivi", di recente è intervenuto sulla mailing list
ufficiale dello sviluppo del kernel, criticando duramente l'uso crescente di
strumenti di intelligenza artificiale per generare i bug report, affermando che
tali segnalazioni automatiche stanno rallentando lo sviluppo invece di
accelerarlo. Il problema riguarda in particolare report prodotti da sistemi IA
che analizzano automaticamente il codice e inviano segnalazioni prive di
contesto, inaccurate o basate su interpretazioni errate delle patch.
Leggi l'articolo originale su ZEUS News
Quando qualcosa crolla, prima scricchiola.
La prima cosa è che le assicurazioni stanno come un sol uomo smettendo di
stipulare polizze per danni causati dall'intelligenza artificiale.
Questa è gente che ai soldi sta attenta, e il fatto che non vogliano pagare
certe cose ha una spiegazione molto semplice: il rischio di dover pagare è
troppo alto.
Abbiamo un primo segnale: dopo quattro anni di propaganda incessante, quelli che
dovrebbero aiutare a contenere i rischi, vedono rischi troppo grandi.
Interessante, andiamo avanti.
Seconda cosa: i grandi istituti bancari stanno reincartando i rischi dei
prestiti ai mega datacenter in strumenti finanziari per il mercato al consumo
che si chiamano… Obbligazioni di debito collateralizzato.
Se non vi dice niente, stiamo parlando dei CDO di cui abbiamo visto i risultati
nel crack del 2008. In quel caso le obbligazioni rivendevano il rischio di mutui
subprime, in questo caso rivendono il rischio di prestiti ai costruttori di
megadatacenter. Il rischio essendo, ovviamente, che mutui e prestiti non vengano
ripagati.
Nel 2008, il crac fu dovuto al fatto che la stragrande maggioranza dei CDO era
relativo a mutui che erano stati concessi a chiunque e al suo cane, gente che
non avrebbe mai ripagato il prestito. Oggi, invece, i CDO sono relativi ai
prestiti rilasciati a serissimi imprenditori dell'Intelligenza Artificiale per
la costruzione di datacenter di dimensioni comparabili alle visioni mistiche che
Sam Altman illustra ai propri investitori: mostri da 160Km^2, praticamente un
quadrato di dodici kilometri e mezzo di lato, praticamente l'intera città di
Milano, dalla Bicocca a San Donato e dal Parco delle Cave a Lambrate.
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o leggete la trascrizione
Le comunità che vivono vicino al Lago Tahoe, in Califonia, dovranno trovare un
nuovo fornitore di energia entro maggio 2027: il loro attuale fornitore, NV
Energy, ha comunicato che interromperà la fornitura elettrica alla regione per
destinare capacità alla crescente domanda dei datacenter del vicino Nevada. La
decisione coinvolge circa 49.000 residenti californiani serviti da Liberty
Utilities, che dipende per il 75% dell'energia proprio da NV Energy.
Liberty Utilities, con sede in California, acquista da anni la maggior parte
della propria energia dalla utility del Nevada attraverso accordi temporanei. NV
Energy ha però notificato che tali contratti non verranno più rinnovati: la
motivazione principale indicata è la necessità di liberare capacità per
sostenere l'espansione dei datacenter nel Nevada settentrionale, un settore che
secondo i piani energetici della stessa NV Energy potrebbe generare fino a 5.900
MW di nuova domanda entro il 2033. La crescita dei data center ha già portato NV
Energy a stipulare nuovi accordi con grandi aziende tecnologiche. Amazon, ad
esempio, ha concordato il supporto allo sviluppo di 700 MW di energia «a basse
emissioni» destinata alle operazioni dei data center di Reno, inclusi 100 MW di
energia geotermica.
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Quasi 40 GW richiesti a Terna nella sola Lombardia per nuovi data center. La
Regione prepara una legge, ma cresce la protesta sui territori
Il 12 maggio la Regione Lombardia avrebbe dovuto approvare i progetti di legge
Pdl 150 e Pdl 123 sui data center. Le norme serviranno a regolare quella che,
secondo associazioni, sindacati e consiglieri d’opposizione, è la nuova corsa
all’oro del territorio: l’installazione di strutture, sempre più grandi, per
ospitare i server che servono a far funzionare l’intelligenza artificiale. La
decisione però è slittata al prossimo 26 maggio, su richiesta di numerosi
sindaci.
Mentre in Consiglio era in atto la discussione, all’ombra del Pirellone una rete
eterogenea manifestava le sue preoccupazioni. C’erano Legambiente, la Cgil e
diversi rappresentanti istituzionali o della società civile di comuni della
città metropolitana. Tra i timori dei dimostranti c’è soprattutto il fatto che,
in assenza di un quadro chiaro definito a livello nazionale, la norma regionale
serva solo ad accelerare i tempi di approvazione di progetti dei giganti del
tech e dell’immobiliare, senza tutelare abbastanza la cittadinanza. Tema ripreso
dai consiglieri d’opposizione. «Siamo di fronte a una brutta legge, scritta
dalle lobby», ha denunciato Onorio Rosati di Alleanza Verdi Sinistra.
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Il "manifesto di Palantir" si aggiunge alla lunga tradizione di fanfaronate di
arricchiti che si credono pensatori. E la cosiddetta "intervista" a Claude di
Walter Veltroni a quella dei cantori...
"Avrete letto e straletto del cosiddetto "manifesto di Palantir", quella ventina
di punti su Twitter che riassumono il libro di Alex Karp, CEO di Palantir. E
avrete letto e straletto della cosiddetta "intervista a Claude" fatta nientemeno
che da Walter Veltroni sul Corriere.
Voglio parlare non dell'una o dell'altra cosa, perché sono chiaramente due
stupidate, ma di quello che rappresentano, che invece secondo me è
interessante."
Ascolta il podcast di Walter Vannini
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