
“Non si può fare a meno di Dio”. Invettiva contro i rincretiniti dal progresso
Pangea - Tuesday, March 17, 2026Nella mia vita, col passare del tempo e degli anni, ho imparato ad evitare le discussioni e di credere nel dialogo: il tempo di noi tutti è limitato, quindi prezioso. La scrittura, quando l’apatia si prende una pausa, è la mia unica arma e oggi non potevo farne a meno di usarla come spada e carezza assieme.
L’antefatto: mi ritrovo seduto su un bus cittadino, sfoglio un libro di Malaparte quando, di fronte a me, si seggono due bizzarri individui. Comincia un dialogo surreale quanto stupido, sull’inesistenza di Dio, sull’inutilità della fede, in un mondo dove è la tecnologia a farci felici. Perché pregare quando hai le risposte dell’assistente vocale?
Mi è venuto in mente Flaiano:
“La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé”.
Ma, una volta tornato a casa, ho pensato che Flaiano non era abbastanza come risposta, la risposta non data ai due buffi e ingenui viaggiatori.
A colmare l’abbastanza e andare oltre mi serviva qualcosa di più ed eccolo lì. tra i miei libri più preziosi, lo splendido tomo di Giovanni Papini, Lettere agli uomini di Papa Celestino VI. Libro che valeva allora, vale oggi e varrà sempre per le illuminanti, profonde e dolenti parole, che lo scrittore verga immedesimandosi in un immaginario Papa in un epistolario verso tutte le categorie degli uomini. Giovanni Papini, mai amato e pubblicato come merita, nella sua virata verso la fede e il cristianesimo ha regalato meraviglie come Il Diavolo, Giudizio Universale, Storia di Cristo, che andrebbero mandati a memoria per la fulgida bellezza che emanano in ogni pagina. Così come dovrebbero giacere in ogni libreria Un uomo finito, Dante vivo e tutto quel che il nostro ha scritto.

Ma ritorniamo a noi, io e i due dei peggio rappresentanti dei senza Dio e devoti al feticcio della materia e della tecnica. Lascio parlare lo scriba:
“La causa più profonda della negazione di Dio è un’altra: l’invidia e la gelosia. L’uomo, ubriacato dalle conquiste innegabili della sua conoscenza e dominazione della materia, ha sempre avuto il segreto desiderio d’inalzarsi al di sopra della sua umanità, di uguagliarsi a Dio, di sostituirsi a Dio. Nei tempi più remoti con la magia, nei tempi più recenti con la filosofia, con la scienza, con la tecnica ha sognato di poter strappare a Dio gli attributi che più lo fanno invidioso: l’onnisapienza e l’onnipotenza. L’aver decifrato qualche legge dell’universo, l’aver assoggettato qualche forza della natura gli ha fatto credere d’esser capace di spodestare Dio e di ascendere al suo trono”.
L’eco di Nietzsche s’ode in queste parole, ma Papini ci mette l’anima, ci mette la sua profondità abissale:
“L’uomo vuole fare a meno di Dio, vuol uccidere Dio, non già perché ritenga impossibile l’esistenza di un Dio, ma perché vuol succedere a Dio, vuol sostituirsi a Dio, vuol essere lui stesso un Dio. Una delle radici occulte dell’ateismo è l’ossessione della rivalità, l’astio dell’inferiore verso il superiore”.
Sorrido pensando che cosa potrebbero trarre da queste parole, i due viandanti, e tutti i viandanti del mondo che pensano di vivere in un mondo dove l’intelligenza è un manufatto e la panacea di tutti i mali si celi dietro schemi e schermi. Sicuri di saper tutto, inconsapevoli di non saper niente:
“nessuna ipotesi matematica e nessuna macchina, per quanto prodigiose, potranno redimere la radicale ignoranza e impotenza dell’uomo”.
Viandanti e i loro maestri, che cianciano di prodigi da televendita, in grado di farli vivere (non mi ci metto in mezzo) in salute, in eterno e senza alcun bisogno. Perché tutto deve essere calcolato e il resto è solo superstizione.
“Farneticare di espellere Dio e di prenderne il posto è infatuazione demoniale, risibile delirio di grandezza, arrogante demenza”.
Devo confessare, a voi e a me stesso, che son stato anche io un senza Dio e mi crogiolavo goffamente nella convinzione che l’ateismo fosse l’unica religione praticabile. Poi son cresciuto, poi ho capito che:
“Non si può fare a meno di Dio. E poiché Dio esiste, di là d’ogni umana invidia e dubbiezza, altro non è dato a noi, per attingerlo, che amarlo nell’obbedienza e obbedirlo nell’amore”.
Cosimo Mongelli
*In copertina: Gian Lorenzo Bernini, Angeli in volo, disegno, post 1663
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