Nella mia vita, col passare del tempo e degli anni, ho imparato ad evitare le
discussioni e di credere nel dialogo: il tempo di noi tutti è limitato, quindi
prezioso. La scrittura, quando l’apatia si prende una pausa, è la mia unica arma
e oggi non potevo farne a meno di usarla come spada e carezza assieme.
L’antefatto: mi ritrovo seduto su un bus cittadino, sfoglio un libro di
Malaparte quando, di fronte a me, si seggono due bizzarri individui. Comincia un
dialogo surreale quanto stupido, sull’inesistenza di Dio, sull’inutilità della
fede, in un mondo dove è la tecnologia a farci felici. Perché pregare quando hai
le risposte dell’assistente vocale?
Mi è venuto in mente Flaiano:
> “La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare
> fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si
> nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso,
> spande il terrore intorno a sé”.
Ma, una volta tornato a casa, ho pensato che Flaiano non era abbastanza come
risposta, la risposta non data ai due buffi e ingenui viaggiatori.
A colmare l’abbastanza e andare oltre mi serviva qualcosa di più ed eccolo lì.
tra i miei libri più preziosi, lo splendido tomo di Giovanni Papini, Lettere
agli uomini di Papa Celestino VI. Libro che valeva allora, vale oggi e varrà
sempre per le illuminanti, profonde e dolenti parole, che lo scrittore verga
immedesimandosi in un immaginario Papa in un epistolario verso tutte le
categorie degli uomini. Giovanni Papini, mai amato e pubblicato come merita,
nella sua virata verso la fede e il cristianesimo ha regalato meraviglie come Il
Diavolo, Giudizio Universale, Storia di Cristo, che andrebbero mandati a memoria
per la fulgida bellezza che emanano in ogni pagina. Così come dovrebbero giacere
in ogni libreria Un uomo finito, Dante vivo e tutto quel che il nostro ha
scritto.
Ma ritorniamo a noi, io e i due dei peggio rappresentanti dei senza Dio e devoti
al feticcio della materia e della tecnica. Lascio parlare lo scriba:
> “La causa più profonda della negazione di Dio è un’altra: l’invidia e la
> gelosia. L’uomo, ubriacato dalle conquiste innegabili della sua conoscenza e
> dominazione della materia, ha sempre avuto il segreto desiderio d’inalzarsi al
> di sopra della sua umanità, di uguagliarsi a Dio, di sostituirsi a Dio. Nei
> tempi più remoti con la magia, nei tempi più recenti con la filosofia, con la
> scienza, con la tecnica ha sognato di poter strappare a Dio gli attributi che
> più lo fanno invidioso: l’onnisapienza e l’onnipotenza. L’aver decifrato
> qualche legge dell’universo, l’aver assoggettato qualche forza della natura
> gli ha fatto credere d’esser capace di spodestare Dio e di ascendere al suo
> trono”.
L’eco di Nietzsche s’ode in queste parole, ma Papini ci mette l’anima, ci mette
la sua profondità abissale:
> “L’uomo vuole fare a meno di Dio, vuol uccidere Dio, non già perché ritenga
> impossibile l’esistenza di un Dio, ma perché vuol succedere a Dio, vuol
> sostituirsi a Dio, vuol essere lui stesso un Dio. Una delle radici occulte
> dell’ateismo è l’ossessione della rivalità, l’astio dell’inferiore verso il
> superiore”.
Sorrido pensando che cosa potrebbero trarre da queste parole, i due viandanti, e
tutti i viandanti del mondo che pensano di vivere in un mondo dove
l’intelligenza è un manufatto e la panacea di tutti i mali si celi dietro schemi
e schermi. Sicuri di saper tutto, inconsapevoli di non saper niente:
> “nessuna ipotesi matematica e nessuna macchina, per quanto prodigiose,
> potranno redimere la radicale ignoranza e impotenza dell’uomo”.
Viandanti e i loro maestri, che cianciano di prodigi da televendita, in grado di
farli vivere (non mi ci metto in mezzo) in salute, in eterno e senza alcun
bisogno. Perché tutto deve essere calcolato e il resto è solo superstizione.
> “Farneticare di espellere Dio e di prenderne il posto è infatuazione
> demoniale, risibile delirio di grandezza, arrogante demenza”.
Devo confessare, a voi e a me stesso, che son stato anche io un senza Dio e mi
crogiolavo goffamente nella convinzione che l’ateismo fosse l’unica religione
praticabile. Poi son cresciuto, poi ho capito che:
> “Non si può fare a meno di Dio. E poiché Dio esiste, di là d’ogni umana
> invidia e dubbiezza, altro non è dato a noi, per attingerlo, che amarlo
> nell’obbedienza e obbedirlo nell’amore”.
Cosimo Mongelli
*In copertina: Gian Lorenzo Bernini, Angeli in volo, disegno, post 1663
L'articolo “Non si può fare a meno di Dio”. Invettiva contro i rincretiniti dal
progresso proviene da Pangea.