La letteratura è l’arte di dare forma di parole a ciò che forma non ha, realtà compresa

Pangea - Tuesday, March 31, 2026

Mi sento rappresentato assai dalla striscia di Buni sul numero 1655 di “Internazionale”, quello con in copertina una foto di Hamid Vakili – la donna che m’ha sposato, quando l’è capitato l’occhio, m’ha chiesto perché avessi comprato una rivista sugli zombie. Erano due bombardati in Iran. I numeri d’“Internazionale” non posso tenerli per casa con la copertina a vista, ho una bambina di sei anni che va in agitazione anche solo guardando le prime scene di Jumpers, con la tartarughina rovesciata sulla schiena che non riesce a rimettersi sulle zampe. Il numero 1655 lo lascio aperto sulla pagina successiva, con la pubblicità del Rolex, da bravo comunista-vota-no troppo spocchioso per andare al Pulp Podcast.

Nella striscia di Buni che intendo c’è questa sorta di coniglio bianco e nero che tazza rossa in mano raccoglie il giornale consegnato sul vialetto, se lo porta al tavolo della colazione, lo apre e gli esplodono in faccia le ultimissime, viene ustionato all’ennesimo grado dal mondo nella malora della guerra a-fin-di-bene, il bene s’è capito di chi, di certo non dei cittadini che grazie alla guerra non s’ingrossano i conti in banca, anzi, s’accostano alle pompe di rifornimento con lo spirito contrito di chi entra nella Rothko Chapel di Houston. 

Cercando nella rubrica dei contatti whatsapp mi chiedo a chi potrebbe far piacere se gli mandassi uno stralcio dal pezzo di Sasha Mudd La magia di leggere ai figli ad alta voce dello stesso numero di “Internazionale”, questo: 

“Parte del brivido che proviamo entrando in una storia assieme a chi ci ascolta nasce dall’improvvisa immersione – simultanea, intensa, naturale – in una coscienza, quella del personaggio. I suoi pensieri e le sue emozioni diventano i nostri. Il suo viaggio, il nostro. Il lato solitario della coscienza svanisce mentre noi siamo risucchiati in un altro sé, entrando in una sorta di trance collettiva. Da tanti, diventiamo uno.” 

Roba da brivido, sul serio, sembra Pluribus. 

La Mudd, voglio precisare, ai suoi figli legge Peter Pan e Harry Potter ma c’è pure chi è riuscito a farsi rifarsi la coscienza leggendo in comitiva Il Signore degli Anelli. La realtà è la conseguenza delle fantasie che uno si fa. 

Da Fiori di un solo giorno, di Anna Kazumi Stahl: 

“Di che vita reale parli? Certo che capita questo genere di cose. Cosa pensi che sia? Ti svegli un bel giorno e hai il cancro. Ieri no, ma oggi sì, e non lo credevi possibile. Oppure ti svegli un bel giorno e ci troviamo in uno stadio d’assedio, oppure ti bloccano i risparmi, vinci al lotto, ti investe un autobus… Oppure, Aimée, erediti una casa che vale un mucchio di soldi. La vita è così, Aimée. Ormai sei grande, non dovresti meravigliarti.” 

Sembra la morale di quella puntata de La ruota della fortuna col concorrente di ventidue anni che ha vinto duecentomila euro e con l’assistente al tabellone Samira attonita in volto, come resto attonito io quando sento i giocatori dire “Esse come Samira”. 

I grandi non si meravigliano, non dovrebbero. I romanzi di finzione che spiegano cos’è la vita reale sono un’ottima dimostrazione di come non esista nessuna vita reale prescrivibile. Scrive la Mudd nell’articolo di cui prima: 

“Di solito la coscienza è frammentata. Saettiamo da un pensiero all’altro, da un’emozione alla seguente. La coscienza di un personaggio, invece, ha una forma, un’unità, una coerenza che di rado raggiungiamo nel corso della nostra vita.” 

La letteratura è l’arte di dare forma di parole a ciò che forma non ha, realtà compresa. I bambini è giusto lo sappiano per tempo.

antonio coda

In copertina: La bella addormentata secondo Roland Topor

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