O la borsa o la vita! Considerazioni intorno al massacro quotidiano

Pangea - Tuesday, April 7, 2026

Da anni un popolo di poveri cristi, di poveri mussulmani, e persino di poveri atei è sottoposto al martirio. Non c’è crudeltà che sia stata loro risparmiata. La più atroce di tutte: quella sui bambini. Qualcosa che nemmeno Iddio avrebbe il diritto di perdonare, se la pensassi come Ivan Karamazov. È stata scritta e ancora si sta scrivendo una delle più vergognose pagine della “storia universale dell’infamia”. Comunque la si pensi, qualunque sia la fede: un’infamia! Silenzio delle nostre autorità governative, se non qualche balbettio, o peggio complicità, se c’è del vero nel “qui tacet, consentire videtur”. La più vile forma di complicità, quella del silenzio, dell’acconsentire tacendo, lo stesso vigliacco silenzio che acconsentì al martirio degli Ebrei d’Europa, in altri tempi. Poi succede che il Patriarca latino di Gerusalemme e il Custode di Terrasanta vengano fermati dalla polizia israeliana lungo la Via Crucis. Succede che venga loro impedito l’ingresso alla Basilica del Santo Sepolcro per la celebrazione della Messa della Domenica delle Palme. Non accadeva da secoli. Allora si assiste a un miracolo: la resurrezione del nostro Ministro degli esteri, ché altrimenti avrebbe rischiato di non passare alla storia come uno “nato con un cuor di leone”. Facendosi forte dell’indignazione della Cristianità, guardandosi alle spalle, poi a destra, quindi al  centro e poi a sinistra, di sotto e soprattutto di sopra, e persino sotto il letto, infine pare essersi deciso a convocare alla Farnesina l’ambasciatore di Israele. 

A onor del vero o perlomeno ad essere sinceri, sino ad oggi non mi è sembrato molto leonino nemmeno il Pontefice che porta il nome di Leone, semmai piuttosto vago: è il minimo sindacale che un papa predichi la pacem in terris. Giusto qualche giorno fa la predicava nel suo viaggio apostolico in Costa Azzurra, a convertire i ricchi monegaschi. Parole al vento che il Mistral avrà disperso. A convincerli non ci riuscì neanche Tolstoj col racconto Costa caro. Cristo, invece, credo fosse con quelle ragazze e quei ragazzi che partirono alla volta Costa del Sangue e furono fermati e sequestrati in acque internazionali. Ma nel caso del Papa, almeno, si ha a che fare con la più antica diplomazia del mondo, più che altro sotterranea, forse un retaggio dei tempi eroici in cui i papi si nascondevano nelle catacombe. Però ci sono momenti, nella vita del più comune essere umano come nella storia del papato, dove non può esserci diplomazia che ci trattenga. 

Però non è di questo che avrei voluto fare materia del presente articolo. 

Dopo essermi tolto un piccolo peso dal cuore, volevo e ora voglio cominciare col descrivere, in poche e povere parole, la morte e la resurrezione secondo il “libero mercato”, quel credo nella “manina invisibile” e simili superstizioni nella plutonica provvidenza. Vorrei farlo dalla parola catacresi, figura retorica che in greco significa abuso. Tradotta nella neolingua dei giornali finanziari, ma non solo, tradotta e usata nel classico gergo borsistico essa va oltre l’abuso etimologicamente certificato per mistificare ancora di più la verità. Verità che consiste nella ciclica macellazione soprattutto di quella parte del suddetto “libero mercato” chiamata “parco buoi” “, ossia la massa planetaria dei piccoli risparmiatori e magari aspiranti quanto improbabili speculatori. Ma c’è di peggio e di più. Parlare o scrivere di “Sofferenza dei mercati”, “Panico dei mercati”, “Calvario dei mercati” e simili bestemmie, come d’uso nella più fetente letteratura giornalistica, significa offendere Dio e l’umanità. Par che a soffrire e morire non sia la gente a causa della guerra, delle bombe, della fame, dei contractors dell’Apocalisse, ma i banchieri, gli speculatori finanziari e simili adoratori del “vitello d’oro” che dei mercenari e della manipolazione, come di qualunque altro strumento, si servono per riempirsi la pancia e arricchire sino a vomitare. Basta un tweet postato “dall’uomo più potente del mondo” e si assiste al miracolo della “Resurrezione del mercato”. Ma è un trucco, una frode peggiore di quella tecnicamente conosciuta come “inside trading”. E di certo, con la guerra e la rapina delle risorse, non soffrono ma anzi ingrassano non solo i finanzieri, i petrolieri e “simile lordura”, ma i soliti avvoltoi come i produttori di armi e “i mercanti di morte”. Questa è cosa arcinota, ma giova ripeterla sempre, poiché sembra diventato normale e moralmente accettabile che un tale possa privatamente trafficare armi su scala industriale e insieme ricoprire apicali incarichi pubblici. Però si invocano e fanno leggi per disarmare (giustamente) dei ragazzini che in fondo non fanno che emulare gli adulti. Ma non si educa soprattutto con l’esempio? Non sono gli adulti, perlomeno certi adulti, a invocare il riarmo universale? A strombazzare “si vis pacem, para bellum”? Che poi, liberamente attualizzata e tradotta dal “latinorum” in italiano, la locuzione suonerebbe così: “Colonnello non voglio pane, voglio piombo per il mio moschetto!” Quante storie per dei ragazzi che si addestrano al combattimento all’arma bianca, in attesa di essere arruolati e mandati al fronte! Insomma, i ragazzi potrebbero rispondere: “O la borsa o la vita! Dateci i vostri missili e noi vi daremo i nostri temperini. Lasciateci rimbambire con gli smart… (sic!), con gli smartphone che ci avete donato per riempire il vostro vuoto sin dalla nostra più tenera infanzia. Lasciateci gli smartphone, perché il giorno che ce ne priverete e cominceremo a pensare faremo tremare il mondo!”

Bel mondo davvero… Insomma, che dire a fronte di tante bugie, di tanta infamia e tanta desolazione? Forse non resta che sperare e aspettare ’A livella del grande tragicomico napoletano. O immaginare, col grande poeta fiorentino, quel fiume gonfio di lacrime e sangue dell’umanità, quel fiume che scorre all’Inferno e che ha le sue sorgenti nel tempo per finire nell’eterno mare o gran lago di ghiaccio. Quel fiume che ad un certo punto del suo corso strafoga in eterno i violenti e i prepotenti del mondo. Questo fiume che da giorni è alimentato anche dal petrolio di una nuova guerra di aggressione. L’ha scatenata il Caligola del nazionalcapitalismo americano che però, ai tempi del Vietnam, da giovane miliardario viziato fece carte false per non infangarsi gli stivaletti stile cafonal nel delta del Mekong. E certo non perché fosse contrario alla guerra. Si dice che nella guerra contro l’Iran lo abbia trascinato il suo camerata di stragi israeliano e che non abbia un vero piano. Si dice che sia pazzo, per quanto ciò non lo darei per scontato nemmeno se nominasse giudice della Corte suprema il suo cavallo. A dirlo sono soprattutto i suoi concorrenti dell’altro capitalismo, quelli del credo neoliberista, dell’internazionale neoliberista, coi suoi propagandisti, politici e giornalisti, quelli che di sofferenze al genere umano ne hanno inflitte forse più dei nazionalisti. Basti considerare la guerra che hanno provocato, voluto e alimentato ai confini orientali dell’Europa, e ancor prima, con la guerra balcanica per lo smembramento della Jugoslavia, al tempo dei bombardamenti di Belgrado anche con la partecipazione dell’Italia, regnanti a Roma il grande D’Alema e il suo vice Mattarella. A meno che non si scopra che a bombardare e a versare il sangue dei romani furono i serbi. 

“Se c’è una speranza, è nei prolet” scrive George Orwell in 1984. Ma sarà poi vero? È mai esistito, ma per davvero, l’internazionalismo proletario? Cosa resta del motto “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”? Questo mito in Europa morì e fu sepolto nelle trincee della Grande guerra, oltre cent’anni fa, il tempo di un battito di ciglia paragonato ai cicli storici. Per cui mi conforta un poco, lo ripeto, la poesia del grande tragicomico napoletano.

Enzo Fontana

*In copertina: Otto Dix, Teschio, 1924

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