Da anni un popolo di poveri cristi, di poveri mussulmani, e persino di poveri
atei è sottoposto al martirio. Non c’è crudeltà che sia stata loro risparmiata.
La più atroce di tutte: quella sui bambini. Qualcosa che nemmeno Iddio avrebbe
il diritto di perdonare, se la pensassi come Ivan Karamazov. È stata scritta e
ancora si sta scrivendo una delle più vergognose pagine della “storia universale
dell’infamia”. Comunque la si pensi, qualunque sia la fede: un’infamia! Silenzio
delle nostre autorità governative, se non qualche balbettio, o peggio
complicità, se c’è del vero nel “qui tacet, consentire videtur”. La più vile
forma di complicità, quella del silenzio, dell’acconsentire tacendo, lo stesso
vigliacco silenzio che acconsentì al martirio degli Ebrei d’Europa, in altri
tempi. Poi succede che il Patriarca latino di Gerusalemme e il Custode di
Terrasanta vengano fermati dalla polizia israeliana lungo la Via Crucis. Succede
che venga loro impedito l’ingresso alla Basilica del Santo Sepolcro per la
celebrazione della Messa della Domenica delle Palme. Non accadeva da secoli.
Allora si assiste a un miracolo: la resurrezione del nostro Ministro degli
esteri, ché altrimenti avrebbe rischiato di non passare alla storia come uno
“nato con un cuor di leone”. Facendosi forte dell’indignazione della
Cristianità, guardandosi alle spalle, poi a destra, quindi al centro e poi a
sinistra, di sotto e soprattutto di sopra, e persino sotto il letto, infine pare
essersi deciso a convocare alla Farnesina l’ambasciatore di Israele.
A onor del vero o perlomeno ad essere sinceri, sino ad oggi non mi è sembrato
molto leonino nemmeno il Pontefice che porta il nome di Leone, semmai piuttosto
vago: è il minimo sindacale che un papa predichi la pacem in terris. Giusto
qualche giorno fa la predicava nel suo viaggio apostolico in Costa Azzurra, a
convertire i ricchi monegaschi. Parole al vento che il Mistral avrà disperso. A
convincerli non ci riuscì neanche Tolstoj col racconto Costa caro. Cristo,
invece, credo fosse con quelle ragazze e quei ragazzi che partirono alla volta
Costa del Sangue e furono fermati e sequestrati in acque internazionali. Ma nel
caso del Papa, almeno, si ha a che fare con la più antica diplomazia del mondo,
più che altro sotterranea, forse un retaggio dei tempi eroici in cui i papi si
nascondevano nelle catacombe. Però ci sono momenti, nella vita del più comune
essere umano come nella storia del papato, dove non può esserci diplomazia che
ci trattenga.
Però non è di questo che avrei voluto fare materia del presente articolo.
Dopo essermi tolto un piccolo peso dal cuore, volevo e ora voglio cominciare col
descrivere, in poche e povere parole, la morte e la resurrezione secondo il
“libero mercato”, quel credo nella “manina invisibile” e simili superstizioni
nella plutonica provvidenza. Vorrei farlo dalla parola catacresi, figura
retorica che in greco significa abuso. Tradotta nella neolingua dei giornali
finanziari, ma non solo, tradotta e usata nel classico gergo borsistico essa va
oltre l’abuso etimologicamente certificato per mistificare ancora di più la
verità. Verità che consiste nella ciclica macellazione soprattutto di quella
parte del suddetto “libero mercato” chiamata “parco buoi” “, ossia la massa
planetaria dei piccoli risparmiatori e magari aspiranti quanto improbabili
speculatori. Ma c’è di peggio e di più. Parlare o scrivere di “Sofferenza dei
mercati”, “Panico dei mercati”, “Calvario dei mercati” e simili bestemmie, come
d’uso nella più fetente letteratura giornalistica, significa offendere Dio e
l’umanità. Par che a soffrire e morire non sia la gente a causa della guerra,
delle bombe, della fame, dei contractors dell’Apocalisse, ma i banchieri, gli
speculatori finanziari e simili adoratori del “vitello d’oro” che dei mercenari
e della manipolazione, come di qualunque altro strumento, si servono per
riempirsi la pancia e arricchire sino a vomitare. Basta un tweet postato
“dall’uomo più potente del mondo” e si assiste al miracolo della “Resurrezione
del mercato”. Ma è un trucco, una frode peggiore di quella tecnicamente
conosciuta come “inside trading”. E di certo, con la guerra e la rapina delle
risorse, non soffrono ma anzi ingrassano non solo i finanzieri, i petrolieri e
“simile lordura”, ma i soliti avvoltoi come i produttori di armi e “i mercanti
di morte”. Questa è cosa arcinota, ma giova ripeterla sempre, poiché sembra
diventato normale e moralmente accettabile che un tale possa privatamente
trafficare armi su scala industriale e insieme ricoprire apicali incarichi
pubblici. Però si invocano e fanno leggi per disarmare (giustamente) dei
ragazzini che in fondo non fanno che emulare gli adulti. Ma non si educa
soprattutto con l’esempio? Non sono gli adulti, perlomeno certi adulti, a
invocare il riarmo universale? A strombazzare “si vis pacem, para bellum”? Che
poi, liberamente attualizzata e tradotta dal “latinorum” in italiano, la
locuzione suonerebbe così: “Colonnello non voglio pane, voglio piombo per il mio
moschetto!” Quante storie per dei ragazzi che si addestrano al combattimento
all’arma bianca, in attesa di essere arruolati e mandati al fronte! Insomma, i
ragazzi potrebbero rispondere: “O la borsa o la vita! Dateci i vostri missili e
noi vi daremo i nostri temperini. Lasciateci rimbambire con gli smart… (sic!),
con gli smartphone che ci avete donato per riempire il vostro vuoto sin dalla
nostra più tenera infanzia. Lasciateci gli smartphone, perché il giorno che ce
ne priverete e cominceremo a pensare faremo tremare il mondo!”
Bel mondo davvero… Insomma, che dire a fronte di tante bugie, di tanta infamia e
tanta desolazione? Forse non resta che sperare e aspettare ’A livella del grande
tragicomico napoletano. O immaginare, col grande poeta fiorentino, quel fiume
gonfio di lacrime e sangue dell’umanità, quel fiume che scorre all’Inferno e che
ha le sue sorgenti nel tempo per finire nell’eterno mare o gran lago di
ghiaccio. Quel fiume che ad un certo punto del suo corso strafoga in eterno i
violenti e i prepotenti del mondo. Questo fiume che da giorni è alimentato anche
dal petrolio di una nuova guerra di aggressione. L’ha scatenata il Caligola del
nazionalcapitalismo americano che però, ai tempi del Vietnam, da giovane
miliardario viziato fece carte false per non infangarsi gli stivaletti stile
cafonal nel delta del Mekong. E certo non perché fosse contrario alla guerra. Si
dice che nella guerra contro l’Iran lo abbia trascinato il suo camerata di
stragi israeliano e che non abbia un vero piano. Si dice che sia pazzo, per
quanto ciò non lo darei per scontato nemmeno se nominasse giudice della Corte
suprema il suo cavallo. A dirlo sono soprattutto i suoi concorrenti dell’altro
capitalismo, quelli del credo neoliberista, dell’internazionale neoliberista,
coi suoi propagandisti, politici e giornalisti, quelli che di sofferenze al
genere umano ne hanno inflitte forse più dei nazionalisti. Basti considerare la
guerra che hanno provocato, voluto e alimentato ai confini orientali
dell’Europa, e ancor prima, con la guerra balcanica per lo smembramento della
Jugoslavia, al tempo dei bombardamenti di Belgrado anche con la partecipazione
dell’Italia, regnanti a Roma il grande D’Alema e il suo vice Mattarella. A meno
che non si scopra che a bombardare e a versare il sangue dei romani furono i
serbi.
“Se c’è una speranza, è nei prolet” scrive George Orwell in 1984. Ma sarà poi
vero? È mai esistito, ma per davvero, l’internazionalismo proletario? Cosa resta
del motto “Proletari di tutto il mondo, unitevi!”? Questo mito in Europa morì e
fu sepolto nelle trincee della Grande guerra, oltre cent’anni fa, il tempo di un
battito di ciglia paragonato ai cicli storici. Per cui mi conforta un poco, lo
ripeto, la poesia del grande tragicomico napoletano.
Enzo Fontana
*In copertina: Otto Dix, Teschio, 1924
L'articolo O la borsa o la vita! Considerazioni intorno al massacro quotidiano
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