“Bisogna diventare diamante”. L’amicizia tra María Zambrano e José Lezama Lima

Pangea - Monday, May 25, 2026

Più che i poeti, immortali sono le lettere che essi scrivono; quelle che ci raggiungono, facendo lo scalpo a qualsiasi imprevisto avverso. Così oggi noi godiamo di parole che intrecciavano destini, attese, aspettative. Così, se vi pare, qualche messaggio in bottiglia, dal passato, è arrivato a destinazione: destinazione sconosciuta, ma riuscita. I lettori del futuro (che siamo noi), hanno la fortuna di poter godere di un lascito del paradiso.

Lettere insomma come un qualcosa da custodire con cura. Un tesoro immenso che riguarda (in poche parole, in poche pagine) il mondo intero. Di tale importanza è anche la Corrispondenza (edita dalle Edizioni degli Animali) che ci giunge tra María Zambrano (tra le maggiori filosofe e intellettuali del Novecento non solo spagnolo, allieva di José Ortega y Gasset) e il poeta scrittore saggista immenso, José Lezama Lima.

Eccone un frammento:

“La Pièce, 24 aprile 1968

Carissimo José Lezama Lima,

la tua lettera mi ha portato la gioia di poter corroborare la tua presenza, in fin dei conti la grafia è corpo, presenza, quella di cui abbiamo bisogno noi angosciati che abbiamo gli amici lontani. […]

Non ti ho scritto durante questi anni, e credo neanche a Orbón più di qualche rara lettera, proprio per non darti notizie. Aspettavo sempre una pausa, un respiro. Venirne fuori o che «questo» passasse. Ma come una processione interminabile i passi di dolore, tristezza, avversità si susseguivano e continuano a susseguirsi gli uni agli altri. Naturalmente anche molto bene, molto godimento profondo, molta certezza e perché non dirlo molta speranza e perfino fede ‒ specialmente in Ara ‒ sono piovuti. Il Regno benedetto dell’amicizia che dà sempre frutti, sempre anche stando lontani, voglio dire che l’amicizia è il regno di Dio, come dici tu portandoci la verità di questa «grazia fraterna» che scioglie il male, è certo, e che ci salva da lui.”

Ci si scriveva (ci si scrive) insomma, non per annientarsi e scomparire nel vento. Piuttosto, per brillare in un firmamento umano, che nulla ha a che vedere e spartire con l’immortalità dell’anima. A rischio di scomparire per davvero, o forse nell’opera.

“Quanti falò accesi con la nostra anima, in cui ci si è dovuti lanciare a rischio di essere ridotti in cenere e che nessuno, dico nessuno, raccolga quella cenere. Ma siccome non ci siamo ridotti in cenere, bisogna diventare cristallo, diamante.ˮ

Giorgio Anelli

*In copertina: José Lezama Lima (1910-1976)

L'articolo “Bisogna diventare diamante”. L’amicizia tra María Zambrano e José Lezama Lima proviene da Pangea.