“La chiamata esclusiva per la realizzazione interiore”. Rilke, un padre speciale

Pangea - Monday, June 8, 2026

Nella recentissima biografia di Rainer Maria Rilke, Sandra Richter – Direttrice dell’Archivio letterario di Marbach che ha acquisito il monumentale archivio familiare Rilke di Gernsbach – dedica pagine intense e commoventi al suo rapporto con la figlia, uno dei nodi più complessi e problematici della vita del poeta. Richter affronta questo importante capitolo attraverso una rigorosa e puntuale tessitura di fonti epistolari finora inedite, custodite a Gernbach per un secolo: le lettere di Rilke alla figlia Ruth e alla moglie Clara.

Ruth, che prende il nome dalla figura biblica della donna coraggiosa che ha lottato contro la società patriarcale del suo tempo, entra nella vita di Rilke come una promessa luminosa, una patria improvvisa, una coscienza incarnata delle cose, degli alberi e degli animali. Lo apre alle più alte forme d’arte. Con parole solenni, riprese dal Siracide, Rilke profetizzava a Clara che Ruth doveva crescere “come una palma vicino all’acqua, e come i cespugli di rose che si coltivano a Gerico: come un bell’ulivo nel campo aperto […] come sicomori”, che emanano un “profumo dolce” di cannella e mirra. Ruth aveva molto da vivere e da fare – doveva essere una bambina libera, nel “suo tempo preistorico”, il tempo “in cui tutto è ancora forza naturale, corrente che ancora non muove mulini e fabbriche, vento senza obblighi, cielo pieno di tempesta che si sta formando”.

Rilke considerava la sua famiglia come una comunità di eletti. Lui, la figlia, la moglie avevano qualcosa che “le persone stupide non vedono e non capiscono, anche se glielo ripeteremo, ciascuno a suo modo, ancora e ancora, sempre più realmente e sonoramente”. Questa auto-glorificazione non significava che Ruth dovesse isolarsi dagli altri bambini, come i genitori di Rilke avevano chiesto a lui: al contrario, Rilke le consigliava di fare amicizia con altri bambini. Le regalava cose normali per una bambina: dalle fonti selezionate da Richter vediamo sfilare bambole, un calamaio, un righello e carta assorbente, un cuscino, un libro illustrato e gioielli, un cappotto e altri vestiti. 

Quando Ruth compì tredici anni, Rilke le fece stampare dei biglietti da visita per celebrare il suo ingresso in società.

Rilke fu un padre intensamente affettuoso, capace di una tenerezza giocosa, immaginativa, empatica e infantile – ma “da lontano”. Guarda la figlia come un’immagine necessaria, che gli appartiene più di ogni altra cosa; la osserva con tenerezza e devozione; le affida tutto – la libertà, l’indipendenza, la forza naturale – e proprio in questo affidamento si sottrae. Si ritira in una paternità epistolarespazio intermedio della presenza nell’assenza.

Rainer e Clara a Roma, 1903

Le lettere a Ruth sono “tra le più belle e spontanee che abbia mai scritto” – scrive Richter –: leggere, luminose, ironiche. Il più delle volte Rilke le componeva attorno a una scena o a un’immagine; alcune contenevano piccole vignette disegnate da lui stesso: ad esempio, un uomo che solleva il cappello per porgere gli auguri di compleanno. Ciò che in altre lettere e nell’opera appare serio e sublime, Rilke lo dipinge per Ruth con colori ingenui e vivaci, dal tono umoristico. Ad esempio, si prende in giro per il “bagno d’aria” che celebrava ogni mattina, nel 1912, a Venezia, sulla striscia di sabbia vicino all’acqua: 

“comunque, i piccoli granchi che si distendono nella sabbia si irritano un po’ e mi pizzicano i talloni con le loro chele”.

La calura nella città lagunare lo indeboliva, per questo inventò l’immagine della luna, che nel cuore della notte ha delle gocce di sudore sulla fronte: 

“chiede al suo riflesso nell’acqua di gocciolare un po’ con lui”. 

Un’occasione di particolare allegria sono i compleanni di padre e figlia, vicini nel tempo, il 4 e il 12 dicembre, e che danno inizio ad una sorta di “gioco a palla” di auguri.

La scrittura diventa così il luogo in cui il padre supplisce all’assenza fisica: nelle lettere Rilke riesce laddove la vita fallisce. Nelle festività non è presente, ma si fa sostituire dalla letteratura. Invia poesie con il tono allegro delle lettere, solo più canore, canti festivi: Il Natale è il giorno più silenzioso dell’anno descrive con sentimenti infantili la vigilia di Natale del 1910, sotto forma di cinque versi in rime baciate, con un ritornello che sembra mutuato dal famoso carosello del 1906; Rilke lo descrive con il suo “elefante bianco”, che appare quando il carosello gira. Il Natale diventa un periodo magico che fa diventare gli occhi dei bambini più grandi e le donne più materne. Si fa sera sulla vasta terra, “e nei grandi cieli c’è una stella”.

La leggerezza e l’umorismo trovano il loro contrappunto nell’impegno a educare Ruth, in modo semplice e giocoso, sui grandi temi culturali ed artistici. Con l’aiuto di cartoline, il poeta spiegava alla figlia il significato dell’arte e dell’architettura: il ritratto dei figli di Carlo I di van Dyck, il Ponte Carlo e la nuova scalinata del Castello di Praga, il Canale dei Carmini a Venezia, la cattedrale di Rouen, e così via.

Per i suoi genitori Ruth divenne un’opera d’arte: non solo nei versi del padre, ma anche nella scultura della madre.Alla fine di settembre del 1909, Rilke vide per la prima volta il busto di Ruth nell’atelier Druet, dove lavorava sua moglie. Per l’intero pomeriggio ammirò con quanto scrupolo e precisione Clara ne avesse modellato gli occhi, le sopracciglia, la fronte, le tempie. Nell’ottobre dello stesso anno tornò diverse volte nell’atelier per studiare i busti della moglie e soprattutto quello di Ruth; li fotografò e ne fece stampare delle copie (la famiglia fotografava molto, ma la maggior parte delle foto sembrano al momento scomparse).

Sulla sua scrivania c’erano sempre le foto di Ruth.

La bambina viene amata, osservata, celebrata, ma raramente accompagnata “per mano” dal padre nella vita reale. La “vita aperta” di Rilke si apre sull’arte, ma demanda a Clara la vita quotidiana e la cura di Ruth – che diventa progressivamente il ‘tramite relazionale’ tra i genitori. Richter mostra con chiarezza come Rilke proietti sulla figlia un’idea riformista dell’infanzia – influenzata dall’amica Ellen Key – che si traduce però in una sostanziale deresponsabilizzazione. Gli ideali riformisti, come l’educazione senza costrizione, la fiducia assoluta nel bambino, benché progressisti, diventano una giustificazione teorica dell’assenza, in una sorta di inversione dei ruoli – la figlia come elemento d’equilibrio, come garante della stabilità familiare.

Per alcuni anni, a Monaco, Rilke segue il suo percorso di studi; si occupa di raccogliere il denaro necessario per l’istruzione di Ruth presso i suoi mecenati (da cui attinge a sua volta). Dal 1912 al 1918 si trasferisce anche lui a Monaco, dove la famiglia può trascorrere dei momenti insieme (anche se vivono in case separate). 

Ruth cresce come una ragazza pronta, felice, testarda, riservata, una “brava ragazza coraggiosa”, animata da forza, determinazione e desiderio di realtà. Attratta dalla vera vita, alla fine del 1918, Ruth decise di lasciare la scuola prematuramente. Nel marzo 1919 venne assunta come cameriera in una fattoria nella Germania del nord, abitò in una camera “senza stufa”, alle sei iniziava “il suo lavoro da inserviente”, sprofondava “stanca” alle nove e mezza nel grezzo letto a scacchi. Stanca morta e felicissima. Altre strade non voleva percorrere, si lamentava Rilke con Elisabeth von der Heydt, sperando che l’esperienza rurale di Ruth passasse presto. Alla figlia scriveva amorevolmente e ironicamente, come se fosse una serva, che improvvisamente prende la penna. Solo nel maggio 1919, durante i disordini post-rivoluzionari, Rilke fu contento dell’esistenza rurale di Ruth.

Presto Ruth conobbe il futuro marito, il praticante legale Carl Sieber, figlio della sorella della madre di Clara, quindi cugino di secondo grado di Ruth, e di casa in famiglia. Rilke acconsentì al matrimonio precoce. Carl avrebbe dovuto chiamarlo semplicemente “Väterchen” (papino), come Ruth aveva fatto fino a quel momento; Rilke ammise col genero la sua “negligenza” nei confronti di Ruth, ma si difese nello stesso tempo mettendosi nei panni di sua figlia: 

“Fin da piccola, sentiva che ciò non avveniva per mancanza di affetto, per arbitrio o leggerezza, ma perché la chiamata esclusiva per la realizzazione interiore della mia vita era così grande che il lavoro su quella esteriore, dopo un breve tentativo, dovette essere abbandonato”.

Con l’aiuto del suo editore, Anton Kippenberg, Rilke pensò a un regalo di nozze speciale: nel dicembre del 1920, oltre ai 3.000 marchi, Rilke inviò alla figlia anche un libretto delle entrate e delle uscite per permetterle di gestire i conti. Ma non partecipò alle nozze di maggio perché voleva terminare le Elegie duinesi e i Sonetti a Orfeo. Chiese un invito alla fine del grande trambusto. Ma subito dopo iniziò la lunga serie di ricoveri che comportò la rinuncia a quel viaggio. Carl Sieber e la nipote Christine conobbero Rilke solo per lettera, ma Rilke continuò a sostenere Ruth fino alla fine della sua vita, anche dopo il matrimonio e la nascita della sua prima figlia. Ruth riceveva un piccolo emolumento mensile dall’editore dell’Insel, oltreché diversi regali. Anche il tono allegro delle lettere d’infanzia rimase invariato. Poco prima di morire le scrisse che lui era come la terra che ha “le sue condizioni e gli anni dei maggiolini”; 

“io ho quindi una specie di anno dei maggiolini, – la piaga passerà e la mia vecchia buona terra troverà sicuramente un modo per rinnovarmi e rimettermi in sesto”.

Nel giugno del 1925, Rilke disegnò per sua figlia una delle sue ultime grandi immagini epistolari. Per fare ciò, reinterpretò la famosa parabola del figliol prodigo, che aveva già ribaltato nel Malte Laurids Brigge:

“Il ‘Figliol Prodigo’: si giustifica con la sua giovinezza e inesperienza; ma cosa dovrebbe dire il ‘Padre perduto’ a sua discolpa? Il pesce-balena, vedi, ha semplicemente ingoiato il piccolo profeta (anche molto timoroso), e nel ventre del grande pesce è ormai, dai tempi di Jonas, stata introdotta sia acqua fredda che calda e una certa comodità da poltrona da club, ma lì non c’è l’ufficio postale”.

Rilke si piega all’evidenza: è consapevole di essere il Padre prodigo, perduto, e ai confini della sua vita terrena…oltre ai quali non potrà più scrivere a sua figlia. 

L’autoironia maschera appena quanto Rilke aveva scritto a suo genero nel 1921, per giustificare la sua assenza nella quotidianità della famiglia: non era riuscito a conciliare vita e poesia: 

“Mi si può rimproverare che la mia forza e la mia intenzione non bastassero a fare entrambe le cose; a tale rimprovero non ho nulla da opporre, se non il silenzioso richiamo a quei territori in cui ho riversato tutte le mie capacità, per aspettare se alla fine sarò accusato o assolto”. 

Il giudizio di Ruth non è noto, conclude Richter. Permane dunque una zona muta, un silenzio delicato, ma denso di significato. E in questo silenzio finale – non accusatorio, non assolutorio – resta l’immagine del poeta che si piega quanto basta perché si veda ciò che lo sostiene: un amore vero, pur se contraddittorio e incompleto, ma continuamente trascritto, continuamente trasfigurato in “spazio interiore”: il suo modo di amare.

Marilena Garis

*In copertina: Rainer, Clara, Ruth; ogni tanto la famiglia fu felice

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