A quanto pare, Google Chrome sta operando all'insaputa degli utenti: come ha
scoperto l'esperto Alexander Hanff, il browser scarica automaticamente un
modello di intelligenza artificiale da circa 4 GByte sui dispositivi degli
utenti, senza richiedere un consenso esplicito. Hanffha individuato nel browser
il file denominato weights.bin e associato al modello Gemini Nano, che viene
installato nella cartella OptGuideOnDeviceModel e si reinstalla anche dopo la
rimozione manuale. Secondo l'analisi tecnica, Chrome «non chiede, non mostra
nulla, non lo rende visibile» e la reinstallazione automatica avviene «ogni
volta che Chrome viene riavviato».
Il modello Gemini Nano è utilizzato da Chrome per funzioni AI locali come
scrittura assistita, rilevamento di truffe e strumenti linguistici.
L'elaborazione sul dispositivo riduce la dipendenza dal cloud, ma richiede una
quantità significativa di spazio su disco e banda. Hanff osserva che un file di
queste dimensioni può creare problemi concreti per chi utilizza SSD di capacità
ridotta o connessioni con limiti di traffico. La ricostruzione evidenzia anche
un possibile impatto legale. Hanff sostiene che l'installazione automatica
potrebbe violare norme europee come l'articolo 5(3) della direttiva ePrivacy,
che richiede un consenso «previo, libero, specifico, informato e inequivocabile»
per la memorizzazione di dati sui dispositivi degli utenti. Il ricercatore
afferma che Chrome «non soddisfa nessuno di questi criteri».
Oltre agli aspetti di privacy, l'analisi include una stima dell'impatto
ambientale. Hanff calcola che la distribuzione del modello su larga scala possa
generare tra 6.000 e 60.000 tonnellate di CO2 equivalente, considerando solo il
trasferimento dei dati. La stima non include eventuali aggiornamenti futuri o
reinstallazioni ripetute. Ulteriori verifiche mostrano che la presenza del
modello può essere rilevata solo esplorando manualmente le cartelle del profilo
utente o monitorando l'occupazione del disco. In alcuni casi, utenti hanno
segnalato la presenza di più versioni del modello, con un consumo complessivo di
oltre 12 GB.
Fonte qui e qui
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Lo ha deciso un giudice al termine di una lunga battaglia legale in cui
l'azienda era accusata di aver violato le leggi sulla concorrenza
Un giudice statunitense ha deciso che Google non dovrà vendere il suo browser
Chrome, come aveva invece richiesto il dipartimento della Giustizia
statunitense, che accusava l’azienda di aver violato le norme su monopoli e
concorrenza. Il processo era iniziato nel 2019 e ad agosto del 2024 Google era
stata dichiarata colpevole, ma la pena è stata stabilita solo martedì.
Chrome rappresenta il 60 per cento del mercato globale dei browser, con circa
3,5 miliardi di utenti: quasi tutti usano il motore di ricerca Google, tramite
cui l’azienda guadagna con la vendita di inserzioni pubblicitarie.
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