La trasmissione si apre con una "interferenza" di Andrea Borgnino, che ci
racconta l'utilizzo della radio in questi giorni in Iran; allarghiamo poi la
discussione ad altri contesti di guerra e in Palestina.
A proposito di telecomunicazioni, in Iran c'è un nuovo blackout di Internet, e
negli Emirati Arabi Uniti vediamo che alcuni data center di Amazon sono stati
colpiti dagli attacchi Iraniani. Seguiamo poi la vicenda del contratto di OpenAI
con il ministero della guerra statunitense, che ha scalzato Anthropic.
Negli USA, Google collabora con ICE ben più di quanto la legge gli impone;
viceversa, migliaia di telecamere collegate alla sorveglianza interna di ICE
risultano essere state danneggiate.
Nuovo affondo della Russia su Telegram, accusato di supporto al terrorismo e
intelligenza col nemico.
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Tag - Google
Chiamato a testimoniare nell'ambito di una causa sui danni delle piattaforme a
una giovane utente, l'ad di Meta ha fatto di tutto per schivare le sue
responsabilità.
Nello specifico, la presenza di Zuckerberg doveva chiarire se le piattaforme del
colosso, come Facebook e Instagram, fossero state intenzionalmente progettate
per creare dipendenza, e per rispondere alle accuse secondo cui l'azienda
avrebbe deliberatamente adottato strategie per aumentare l'engagement di
adolescenti e pre-adolescenti, innescando negli utenti gravi problemi di salute
mentale.
L'udienza rappresenta uno dei passaggi chiave della causa intentata contro Meta,
YouTube, Snap e TikTok da una ventenne californiana, identificata in aula come
K.G.M. (anche se il suo avvocato si è spesso riferito a lei con il suo nome di
battesimo, Kaley), e da sua madre nel 2023. La tesi è che l'uso compulsivo delle
piattaforme social da parte della ragazza in età estremamente precoce le abbia
causato seri danni psicologici.
Mentre a novembre Meta e Google avevano provato senza successo a far archiviare
il caso, Snap e TikTok hanno poi raggiunto un accordo in via extragiudiziale,
lasciando alle altre società il compito di affrontare il primo di una nutrita
serie di processi sulla dipendenza da social media attualmente in corso a Los
Angeles. Queste cause – che nel gergo giuridico statunitense vengono definite
bellwether – sono state selezionate in quanto rappresentative di un gruppo molto
più ampio di azioni legali simili contro le stesse aziende. I querelanti, che in
totale sono circa 1.600, sostengono che i loro figli siano stati vittime di casi
di depressione, dismorfismo e suicidio.
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Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha inviato centinaia di richieste alle
principali piattaforme online, tra le quali anche Reddit e Discord, per
conoscere i dati identificativi degli account ostili alle attività dell’ICE.
Secondo il New York Times, le società coinvolte, tra cui Google, Meta
(proprietaria di Instagram, Threads e Facebook), Reddit e Discord, avrebbero
ricevuto mandati amministrativi con cui il governo chiedeva nomi, email, numeri
di telefono e altri dati utili a scoprire i titolari degli account che nelle
scorse settimane si sono esposti nel criticare le attività di quella che molti
definiscono la milizia anti-immigrati di Trump. Fonti governative e dipendenti
delle aziende, citati dal quotidiano statunitense, riferiscono che alcune
richieste sarebbero state soddisfatte, benché le piattaforme non siano obbligate
per legge a consegnare tali informazioni.
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Puntata con aggiornamenti vari su disinformazione, censure, alleanze tra BigTech
e Usa che mettono in crisi le nostre posizioni. A rallegrarci ci pensa Martha
Root e la sua azione contro i siti di dating dei suprematisti bianchi.
La disinformazione israeliana continua a trovare un alleato in Google: questa
volta la campagna riguarda le ONG sotto attacco.
Prosegue il braccio di ferro tra l'Agcom e Cloudflare riguardo al Piracy Shield
e alla censura sul DNS: alla multa di Agcom, la risposta potrebbe arrivare dal
governo Usa, di cui Cloudflare invoca la protezione.
All'ultima edizione del CCC - Chaos Communication Congress - una delle
presentazioni mostrava come ci si è potute infiltrare dentro ad un sito di
dating di stampo suprematista, riservato a persone bianche, con l'uso di un
chatbot. Come ciliegina sulla torta, i dati sono stati pubblicati e il sito
cancellato.
Conclusione con un approfondimento sul blocco di Internet in Iran. Mentre le
proteste vanno avanti, la sera dell'8 Gennaio il blocco è diventato pressoché
totale: dall'Iran non c'è più connettività con altri paesi.
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Attraverso Google Ads, Israele sta promuovendo contenuti contro MSF, cercando di
imporre la propria narrazione sulla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.
Dal 1° gennaio 2026 oltre trenta organizzazioni umanitarie internazionali non
possono più operare nella Striscia di Gaza. Tra queste, Medici Senza Frontiere
(MSF). Secondo Israele non hanno rispettato i requisiti di registrazione
introdotti nel marzo 2025 e fornito garanzie sufficienti per escludere legami
con gruppi terroristici, in particolare Hamas e Jihad Islamica. Una posizione
che Israele sta portando avanti attraverso una campagna strutturata di
sponsorizzazioni su Google Italia. Chi cerca infatti sul motore di ricerca
"Israele e Medici senza Frontiere" trova come primo risultato un documento
diffamatorio contro MSF. Per farlo comparire in cima è bastato pagare.
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Nel 2021, Google e Amazon hanno stipulato un contratto da 1,2 miliardi di
dollari con il governo israeliano per fornire servizi avanzati di cloud
computing e intelligenza artificiale, strumenti che sono stati impiegati durante
i due anni di attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. I dettagli del
contratto, noto come Progetto Nimbus, sono stati mantenuti riservati.
Documenti riservati del Ministero delle Finanze israeliano ottenuti dal
Guardian, tra cui una versione definitiva del contratto, e fonti vicine alle
trattative rivelano due richieste vincolanti che Israele ha imposto ai giganti
della tecnologia come parte dell'accordo. La prima vieta a Google e Amazon di
limitare l'utilizzo dei loro prodotti da parte di Israele, anche se tale
utilizzo viola i loro termini di servizio. La seconda obbliga le aziende a
informare segretamente Israele se un tribunale straniero ordina loro di
consegnare i dati del paese memorizzati sulle loro piattaforme cloud, aggirando
di fatto i loro obblighi legali.
I funzionari israeliani incaricati di redigere il contratto avevano previsto la
possibilità che Google e Amazon fossero oggetto di azioni legali relative
all'uso della loro tecnologia nei territori occupati.
Uno scenario che preoccupava particolarmente i funzionari vedeva le due società
ricevere da un tribunale di uno dei paesi in cui operano l'ordine di consegnare
i dati di Israele alla polizia, ai pubblici ministeri o alle agenzie di
sicurezza come parte di un'indagine. Ad esempio, per valutare se l'uso dei loro
prodotti da parte di Israele fosse collegabile a violazioni dei diritti umani
nei confronti dei palestinesi.
Articolo originale in inglese qui
Italiano qui
L'industria nucleare sta vivendo una rinascita, spinta da un'enorme crescita
della domanda di energia, mentre le grandi aziende tecnologiche cercano fonti di
energia pulita per alimentare i loro data center.
Google ha annunciato di aver raggiunto accordo con il gruppo americano NextEra
Energy che prevede la rimessa in funzione all'inizio del 2029 della centrale
nucleare Duane Arnold, nell'Iowa, per lo sviluppo delle infrastrutture di
intelligenza artificiale (IA) del gigante californiano.
Si tratta del terzo progetto di riapertura di una centrale nucleare annunciato
di recente, dopo quelli relativi ai siti di Palisades (Michigan) nel 2023 e
Three Mile Island (Pennsylvania) nel 2024, segno della ripresa dell'industria
nucleare dopo decenni senza investimenti significativi negli Stati Uniti.
Link articolo qui
Apriamo con una lunga analisi delle Linee guida per l'Introduzione
dell'Intelligenza Artificiale nella scuola. Proseguiamo con un commento sulle
dichiarazioni di Durov; le nuove regole per pubblicare applicazioni su Android.
Infine la rubrica notiziole.
Di Linee guida per l'Introduzione dell'Intelligenza Artificiale nella scuola se
ne è già parlato all'ora di buco, ma ci torniamo sopra per parlare anche degli
aspetti più prettamente tecnologici.
Per la rubrica notiziole
* Israele cede le aziende di malware agli Usa;
* l'ICE, Agenzia che si occupa della deportazione di migranti irregolari negli
Usa fa shopping di prodotti di sorveglianza;
* infine, oggi le comiche, ma al massimo per 2 ore.
Le dita nella presa salterà le prossime due puntate, torniamo Domenica 2
Novembre con una puntata speciale!
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Una settimana di sentenze per il mondo della silicon valley, tanto in Europa
quanto negli Usa. Nonostante Google prenda una multa da quasi 3 miliardi di
dollari per abuso di posizione dominante, non si può lamentare: il "rischio"
antitrust è scongiurato, e l'Unione Europea si mostra più tenera del solito.
Infatti nonostante negli Usa Google sia riconosciuto come monopolista nel
settore delle ricerche sul Web, il giudice ha valutato di dare dei rimedi
estremamente blandi, molto lontani da quelli paventati. Ricordiamo che si era
parlato addirittura di obbligare Google a vendere Chrome.
Anche nell'Ue i giudici sono clementi. Il caso Latombe, che poteva diventare una
sorta di Schrems III, non c'è stato: la corte ha dichiarato che il Data
Protection Framework è valido, e che quindi la cessione di dati di cittadini Ue
ad aziende Usa è legale. È un grosso passo indietro nel braccio di ferro interno
all'unione europea tra organismi che spingevano per questa soluzione (la
Commissione) e altri che andavano in senso opposto (la Corte di Giustizia).
Difficile pensare che i recenti accordi sui dazi non c'entrino nulla.
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Lo ha deciso un giudice al termine di una lunga battaglia legale in cui
l'azienda era accusata di aver violato le leggi sulla concorrenza
Un giudice statunitense ha deciso che Google non dovrà vendere il suo browser
Chrome, come aveva invece richiesto il dipartimento della Giustizia
statunitense, che accusava l’azienda di aver violato le norme su monopoli e
concorrenza. Il processo era iniziato nel 2019 e ad agosto del 2024 Google era
stata dichiarata colpevole, ma la pena è stata stabilita solo martedì.
Chrome rappresenta il 60 per cento del mercato globale dei browser, con circa
3,5 miliardi di utenti: quasi tutti usano il motore di ricerca Google, tramite
cui l’azienda guadagna con la vendita di inserzioni pubblicitarie.
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