Il Pentagono ha usato il modello Claude di Anthropic AI per condurre l’attacco
all’Iran. A riportarlo è il Wall Street Journal che, citando alcune fonti,
sottolinea che l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale della startup
è stato successivo all’annuncio di Donald Trump sull’interruzione dei contratti
tra l’azienda e le agenzie federali, compreso il Pentagono. Subito dopo il
Segretario alla Difesa Hegseth ha definito Anthropic un “rischio per la supply
chain della difesa” e l’ha inserita nella lista nera che vieta ai contraenti
militari di fare affari con lei.
Le fonti rivelano che Anthropic è stata usata per valutazioni di intelligence,
identificazione dei target e per simulare scenari di battaglia. Dario Amodei, ad
e fondatore della società di intelligenza artificiale, si era rifiutato di
eliminare le barriere in materia di sorveglianza di massa e realizzazione di
armi prive di sorveglianza umana. Trump aveva duramente attaccato la startup sul
social Truth, per poi virare su un nuovo accordo con OpenAI. I cui vertici hanno
però sostenuto di aver a loro volta chiesto l’esclusione dell’uso dei suoi
chatbot per sorveglianza di massa e sistemi d’arma autonomi.
Fonte qui
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La trasmissione si apre con una "interferenza" di Andrea Borgnino, che ci
racconta l'utilizzo della radio in questi giorni in Iran; allarghiamo poi la
discussione ad altri contesti di guerra e in Palestina.
A proposito di telecomunicazioni, in Iran c'è un nuovo blackout di Internet, e
negli Emirati Arabi Uniti vediamo che alcuni data center di Amazon sono stati
colpiti dagli attacchi Iraniani. Seguiamo poi la vicenda del contratto di OpenAI
con il ministero della guerra statunitense, che ha scalzato Anthropic.
Negli USA, Google collabora con ICE ben più di quanto la legge gli impone;
viceversa, migliaia di telecamere collegate alla sorveglianza interna di ICE
risultano essere state danneggiate.
Nuovo affondo della Russia su Telegram, accusato di supporto al terrorismo e
intelligenza col nemico.
Ascolta l'audio sul sito di Radio Onda Rossa
Il Dipartimento di Sicurezza Nazionale ha inviato centinaia di richieste alle
principali piattaforme online, tra le quali anche Reddit e Discord, per
conoscere i dati identificativi degli account ostili alle attività dell’ICE.
Secondo il New York Times, le società coinvolte, tra cui Google, Meta
(proprietaria di Instagram, Threads e Facebook), Reddit e Discord, avrebbero
ricevuto mandati amministrativi con cui il governo chiedeva nomi, email, numeri
di telefono e altri dati utili a scoprire i titolari degli account che nelle
scorse settimane si sono esposti nel criticare le attività di quella che molti
definiscono la milizia anti-immigrati di Trump. Fonti governative e dipendenti
delle aziende, citati dal quotidiano statunitense, riferiscono che alcune
richieste sarebbero state soddisfatte, benché le piattaforme non siano obbligate
per legge a consegnare tali informazioni.
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Le richieste assurde di Musk ad OpenAI mostrano che il business dell'IA potrebbe
essere più fragile di quanto sembra; una puntata in cui tutto sembra girare
intorno ai voleri delle grandi aziende statunitensi, dagli emendamenti europei
al GDPR a... la violazione del copyright?
Elon Musk cerca di destabilizzare OpenAI - rivale della sua xAI - tramite una
richiesta di fondi smisurata. Non è detto che ci riuscirà, ma è un altro dato
che ci conferma che le dinamiche azionarie prevalgono sulla reale capacità di
queste aziende di fare profitti tramite la cosiddetta Intelligenza Artificiale.
Anna's Archive incassa alcuni provvedimenti contrari: viene tolto il suo dominio
dal DNS, e viene ordinata la cancellazione dei dati provenienti da WorldCat.
Cogliamo l'occasione per fare qualche riflessione sull'uso di Anna's Archive da
parte delle Big Tech nel contesto della configurazione degli LLM.
Nell'Unione Europea, il Digital Omnibus si dimostra sempre più un provvedimento
a misura di grandi aziende, con molti provvedimenti frutto del lavoro di
lobbying. In contemporanea, la Francia spinge la commissione europea a ricercare
soluzioni open source per sviluppare soluzioni tecnologiche che non dipendano
dagli Stati Uniti.
Notiziole:
* In California una nuova legge sulla privacy rende più facile cancellare i
dati presenti e futuri.
* I tagli di Trump portano la CBS (corporation finanziata dal pubblico che
raccoglieva le emittenti radio e tv pubbliche) all'autoscioglimento.
* Il Vietnam vieta gli spot non-skippabili più lunghi di 5 secondi
* Nell'Idaho, USA, una legge per cercare nuove materie prime nel sottosuolo
include una lunga lista di minerali, tra cui alcuni inesistenti
* Nel North Dakota, USA, il servizio meteorologico sperimenta l'uso di
Intelligenza Artificiale, e si ritrova con le previsioni per città che non
esistono
* Roblox prova ad usare un sistema automatico per verificare l'età dell*
utenti, ma il sistema fallisce in un gran numero di modi
Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa
La costruzione di data-center è in aumento in tutto il mondo per far fronte alle
esigenze di calcolo e di storage della cosidetta Intelligenza Artificiale Di
pari passo crescono le proteste contro la costruzione di questi eco-mostri
particolarmente energivori ed ecologicamente impattanti.
A quanto pare le proteste hanno spesso successo.
negli Stati Uniti, secondo la rete di ricerca e attivismo Data center watch, nel
secondo trimestre del 2025 venti progetti sono stati sospesi o bloccati, per un
valore di 98 miliardi di dollari. Lo scorso 8 dicembre una coalizione di più di
230 gruppi ambientalisti ha richiesto una moratoria nazionale sui nuovi data
center negli Stati Uniti, sollecitando il congresso a fermare la diffusione di
strutture ad alto consumo energetico.
Nelle città dell’Europa del nord la rete non può reggere ulteriori
infrastrutture che richiedono un alto consumo di energia, a meno di investimenti
troppo costosi. E così, quando Amsterdam, Francoforte, Londra e Dublino hanno
messo in pausa nuove autorizzazioni, l’attenzione si è spostata su Milano,
destinata a diventare un nuovo hub a livello europeo. Così anche in Italia sono
nati comitati di cittadini che protestano contro la costruzione di nuovi
data-center, supportati anche da associazioni ecologiste.
Fonti:
* Internazionale, L’intelligenza artificiale fa nascere data center e proteste
* [Irpi Media, I data center si mangiano la terra (ancora) verde. Due casi in
Lombardia](I data center si mangiano la terra (ancora) verde. Due casi in
Lombardia)
* Mappa dei Data Center
* PuntoInformatico, Microsoft, cinque promesse per placare la rivolta anti-Data
Center
* ANSA, Crescono i movimenti 'anti IA', preoccupano lavoro e data center
Il 2026 inizia con l'attacco al Venezuela, chiaramente motivato dal petrolio.
Cosa si può dire di Taiwan? Quanto incide la produzione di chip sull'isola sugli
equilibri geopolitici? Partiamo da lì, passiamo dai costi della RAM, e proviamo
a fare qualche ragionamento sul tanto temuto (o auspicato?) scoppio della bolla
dell'intelligenza artificiale.
Notiziole:
* In Uzbekistan, un leak nel sistema di sorveglianza delle automobili ne mostra
il funzionamento e la pervasività
* TikTok diventerà a guida Oracle, e le personalità più in vista sono
decisamente schierate con il sionismo
* L'Europa si accorge di essere alla mercé delle norme statunitensi (in
particolare il Cloud Act) sull'accesso ai dati. Sarà la volta buona per
sviluppare soluzioni alternative a quelle fornite dalle Big Tech
statunitensi?
* L'antitrust italiana sanziona Apple per delle regole sull'App Store
riguardanti la privacy; e ordina a Meta di ammettere anche chatbot
concorrenti su WhatsApp
Il colosso aeronautico prepara una gara da oltre 50 milioni per portare sistemi
e dati mission critical su un cloud europeo «digitalmente sovrano» e ridurre i
rischi legati al CLOUD Act Usa
Airbus vuole mettere in discussione una delle dipendenze più profonde
dell’industria europea: quella da Amazon, Google e Microsoft. Lo ha detto la
vicepresidente per gli Affari digitali del colosso europeo dell’aeronautica,
Catherine Jestin, citata dall’emittente francese Bfm, secondo cui il gruppo
starebbe preparando una gara per portare applicazioni e dati «mission critical»
su un cloud europeo «digitalmente sovrano», con l’obiettivo esplicito di ridurre
l’esposizione a norme Usa come il CLOUD Act (la legge del 2018 che può obbligare
i provider cloud sotto giurisdizione americana a consegnare dati che
controllano, anche se quei dati sono conservati in Europa). La partita si aprirà
all’inizio di gennaio 2026 e vale oltre 50 milioni di euro su un orizzonte fino
a dieci anni.
* Che cosa vuole spostare Airbus
* La gara
* Concorrenza e lock-in: la partita europea sul cloud
* L’«80/20» di Jestin
* Il convitato di pietra (Cloud ACT)
* Perché Airbus accelera adesso
Leggi l'articolo completo
“Negli ultimi 30 anni i governanti europei hanno rinunciato a controllare le
reti chiave per la gestione delle informazioni. Le hanno lasciate in mano ai
giganti digitali Usa. Così l’Europa ha perso la sua indipendenza”
Intervista a tutto campo di TPI a Juan Carlo De Martin, professore di ingegneria
informatica al Politecnico di Torino, autore di "Contro lo Smartphone".
Nella conversazione De Martin si esprime non solo sulla computerizzazione del
mondo e sul pericolo proveniente dalle Big Tech USA, ma anche sul ruolo che
potrebbe avere l'Europa se solo abbandonasse la corsa al riarmo e investisse in
ricerca, sviluppo e istruzione.
In sostanza: sta agli europei riconoscere che la fase della colonizzazione è
finita ed è giunto il momento di riconoscere apertamente che si è chiusa una
fase storica e puntare su rapporti il più possibile pacifici e collaborativi con
il resto del mondo
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Venerdì 21 novembre a Roma, in Via della Dogana Vecchia 5, alle ore 17:30, un
incontro organizzato da Scuola critica del digitale del CRS e Forum
Disuguaglianze e Diversità.
* ne parlerà Franco Padella
* ne discutono Stefano Bocconetti, Davide Lamanna, NINA, Michele Mezza, Giacomo
Tesio
* coordina Giulio De Petra
I conflitti contemporanei, dall’Ucraina al Medio Oriente, sono sempre più guerre
digitali, dove le capacità di elaborazione dei dati e l’uso della AI diventano
elementi decisivi sul campo di battaglia. Non si combatte più solo con armi
fisiche: reti, dati e algoritmi sono ormai il sistema operativo della guerra
moderna.
In questo scenario, le Big Tech hanno rafforzato il loro ruolo di fornitori
primari dell’apparato industriale-militare degli USA. Ma mentre i riflettori
restano accesi sul ristretto gruppo FAMAG (Meta, Apple, Microsoft, Amazon,
Google), è un’altra azienda, mediaticamente “minore”, a rappresentare l’esempio
più completo e preoccupante della integrazione tra tecnologie digitali e regimi
di guerra. Una azienda tanto silenziosa quanto potente: Palantir Technologies.
Poco visibile rispetto alle altre, si è già profondamente integrata con gli
apparati di sicurezza e di guerra americani, e si muove nella stessa direzione
in tutti i paesi dell’Occidente. A differenza delle altre aziende, Palantir
preferisce rimanere in penombra: non vende se stessa al pubblico, non fa
pubblicità. Vende potere agli apparati dello Stato. Potere di prevedere, di
controllare, di dominare. E facendo questo, in qualche modo, diventa essa stessa
Stato.
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L’azienda Usa è privata ma lavora per i governi.
Il potere, militare e non, oggi parla in codice. Palantir, la società fondata
vent’anni fa a Palo Alto, è diventata la piattaforma che governi e eserciti
usano per mettere ordine nel caos dei dati. Non produce armamenti, ma costruisce
il software che li guida, nelle missioni e nelle decisioni. Ma soprattutto è lo
strumento attraverso cui Peter Thiel, imprenditore e investitore, allarga la sua
influenza sulla politica di Washington e sulla nuova amministrazione Trump.
Un unicum diventato imprescindibile per ogni esercito. I prodotti principali di
Palantir hanno nomi evocativi, funzionali per far comprendere in fretta la loro
utilità marginale. Gotham, usato da intelligence e forze armate, integra basi
dati classificate e scenari operativi. Foundry, pensato per imprese e
amministrazioni civili, costruisce copie digitali dei processi per ottimizzare
logistica, forniture, ospedali. Apollo gestisce la distribuzione del software
anche su reti isolate e ambienti critici. L’ultima evoluzione è AIP, la
piattaforma che incapsula modelli di intelligenza artificiale nei contesti più
sensibili, evitando fughe di dati e garantendo tracciabilità. L’obiettivo è
ridurre la distanza tra analisi e decisione, riducendo i rischi collaterali.
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