Su Arno Schmidt c’è una buona voce di Wikipedia che mi esime dal ripercorrerne
vita e opere. Quanto al romanzo breve di cui si dà qui un’anteprima, scritto nel
1953 e pubblicato due anni dopo, due parole su trama e stile.
Agli albori del boom economico con relativi prodromi del turismo di massa, due
reduci della Wehrmacht che si erano persi di vista decidono di passare una
settimana di vacanza ai bordi di un laghetto della Bassa Sassonia. Uno, il
protagonista, è come l’autore un traduttore seriale e squattrinato, l’altro si è
specializzato in pittura di esterni con tanto di squadra agli ordini, e
ovviamente paga tutto per due. Nella pensione Joachim ed Erich incontrano due
giovani dattilografe pur esse in ferie, Selma e Annemie. Fatale l’accoppiamento
direi quasi da affinità elettive, nonostante le apparenze. Eros e natura la
fanno da padroni, con a rinforzo una buona dose di politica, cultura, ateismo e
ironia.
Quanto allo stile Schmidt, riprendendo un frammento di Novalis, aveva già
affermato altrove che, come la memoria al pari della vita stessa non è nessun
continuum ma una serie di momenti disgiunti e in sé conclusi, così il romanzo
non dev’essere nessun continuum, ma una serie di periodi staccati e perfetti in
sé.
Da qui la struttura formale di Paesaggio lacustre con Pocahontas (ora: Del
Vecchio Editore, 2026): 18 capitoletti sormontati in posizione di esergo (a dx
quindi, in formato simile a una foto che qui per motivi tecnici non è possibile
riprodurre) e da un breve testo ciascuno denominato “foto” che ritrae un momento
particolarmente significativo della trama, mentre ciascun capitoletto riporta in
sequenza cronologica una serie di periodi separati ciascuno da una barra.
Il romanzo all’uscita colpì molto il magistrato che lo accusò per blasfemia e
pornografia, ma un lustro dopo in altro senso Günther Grass, che pronunciò il
discorso di conferimento del prestigioso Premio Theodor Fontane affermando a
proposito di Paesaggio lacustre con Pocahontas che “nessuno come Arno Schmidt ha
saputo descrivere la pioggia”, e mezzo secolo dopo Walter Kempowski, che definì
il romanzo “la più bella storia d’amore del secondo Novecento”.
Tale e tanta è la ricchezza scoppiettante del tutto, che mi son visto costretto
ad apporre in appendice un commentario di dimensione uguale al testo: qui in
compenso mi limito a riportare un paio di “foto” inquadrandole
stenograficamente.
***
La foto 3 ritrae il primo incontro dei quattro nella sala-pranzo della pensione:
L’una : alta 6 piedi; inanellata di giallobianco nel vestitino da vespa
stecchita, “come gli antichi rappresentavano la morte”; interminabili
braccia-stanghe, marron scuro, stavano genuflesse davanti a lei sul tavolo;
presumibile anello di fidanzamento; seno almeno per ora non identificabile.
Poianesco uncinava il naso dal profilo irochese; la bocca informe, quasi priva
di labbra; lenti senza bordo cavalcavano innanzi a tanto d’occhi sbarrati :
“Hetcì !” (e ciò apparì comunque desolante e incriccato, come se sternutisse un
edificio gotico in mattoni o un traliccio dell’alta tensione). / L’altra :
piccola e campagnolmente tonda; bocca ricamata di rosso su viso giallo sego da
slava; dita stavano sparpagliate attorno alla tazza, bianche e storte come
trucioli; e dalla grassa miscela di vocali sprizzavano arzille le “r” dure :
«Ah, Gleiwitz o giù di lì» riconobbe eccitato Erich la nazionalità. La ragazza
color inferno piegò verso noi l’esile stelo, occhi aprirono per poco il
diaframma, la piccola scilinguò nel merito; e anche a Erich dalla rubrica
“Bisbiglii amorosi dell’Alta Slesia” tornò in mente senza necessità veruna :
»Perrché usi dito ? Ma usa LUI !»
Nella foto 4 il primo tête à tête in acqua bassa, alla fine del quale Joachim
battezzerà Selma col nome della principessa indiana:
«Si chiama Selma : ci ho fatto caso subito !» confessai. L’acqua, spessa come
una stoffa blu, ci faceva aderente da pareo. «Sul libro, al momento di
registrarci»; anche le spalle erano magrissime. Aprì goffamente la gran bocca,
poi rise stridula, divenne ancora più color mattone, e confidò al lago : «Pure
noi. Ma lei è Joachim, no ? !» e fece un respiro di sollievo. Billeri delle
nuvole. Inspirai così forte, che guardò affascinata il mio torace, lungo cui
poté andare come lungo una muraglia gialla : «Torniamo insieme !» asserii, e lei
annuì tra timidezza e zelo (ma si dette pro forma anche un moto di ripulsa).
Anatre decollarono come clipper. Entrambi senza cuffia. Ridemmo stoltamente, e
giocammo per imbarazzo con l’acqua. Anche mi rimase impresso : forcine di canna
nei capelli; la figura trista e rigida; pinne nerastre falciformi; nella
sinistra una pianta lacustre; tenere antenne rosso salmone a mo’ di fiori dietro
ciascun orecchio : ciò sortiva assai carino e ukulele. «Volevamo riposarci», mi
confidò ancora innocente.
Nella foto 7 il primo bacio, di ritorno da una passeggiata notturna di gruppo:
Mondo dei segni : quello arenario della luna; i triangoli simili dei frontoni;
millepodalico avanzava il viale; lampioni offuscavano il puro nerume, arrotavano
grilli, di nuovo inveì un cane alle nostre spalle. Tanto per cantare Annemie
intonò, su molli labbra lussuriose a foglia larga, un’aritmetica perversa : 1
notte di maggio, 2 chitarre in riva al mare, 3 moschettieri; e così sparì in
sordina la jazzosa creatura nell’inconsistente crepuscolo, davanti a noi,
abraccioderich. Mondo dei segni : i nostri dischi occhialuti si sovrapposero
l’uno all’altro, il suo rostro punse forte, le mani mi si annodarono
tutt’intorno (luna andò allora alla deriva qual brulotto tra fregate di nubi), i
suoi denti stringevano assai : – – e poi brancicammo oltre, sopra le bianche
sezioni coniche. Al ritorno. Case nerocutanee; un’auto passò borbottando; «hai
visto prima il serpente di nuvole rosse ?»
Saltando (io) il primo coito, nella foto 10 ecco il post:
Ancora lampeggiarono le ombre dalla nostra camera di piombo : sopra lo schienale
della sedia sottili tubi nudi, il triangolo e una doppia ciotolina rosa. Non
ebbi pace finché non si accomodarono i due minuscoli calzini, poi sotto, i
sandali marrone. «Che numero porti ?». Gemé disperata : «Non chiedere …»; poi
così affranta : «Quarantatré !», che accorsi subito e la consolai di carezze :
«Pocahontas ! – !». (Sbucare da foreste verdescuro con solo un rosso straccio
iliaco. Dovrebbe. Cercò un pochino nella sua valigia : – –, tirò fuori un
foulard e lo provò pudica : – –, fece il nodo finale sul lato : – – ?. Stava lì
zitta, braccia penzoloni : seria spuntava e scarna l’interminabile anca a destra
dalle lingue di stoffa arlecchinesche, era dunque il suo lato sinistro, e attese
devota e anelante finché la nominai e liberai : «Pocahontas !» – Una chiazza di
velluto rosso venne dalle sue labbra, si fece a punta, spinse impacciata, e mi
sgusciò poi giù fondo in bocca …).
Copertina ideata dall’autore e cassata dall’editore
Con un salto sestuplo di giorni dedicati, oltreché all’eros, a natura, politica
e cultura (dove la coppia via via si affiata svelando insospettate dosi di acume
nella partner), la penultima foto 17 fissa in una squallida torbiera il momento
del distacco per fine ferie:
Vagliare in parole il sondabile; burlarsi tranquillamente dell’insondabile : Un
albero si piegò nel luogo deserto; gli si rivoltarono tutte le foglie; uccelli
neri uscirono dai rami e urlarono; al cielo, che zampillava uniforme. Stava
sempre al mio fianco, muta ed eumenide abbastanza : passi da uomo, dalle tasche
della cerata sporgevano braccia oblique, nel viso di cuoio rosso una fessura
schiaccianoci ghermiva ogni tanto il suo intruglio di pioggia & lacrime :
«Pocahontas –»; si volse lentamente, e pianse impassibile più forte : – – finché
di botto le crollò l’intero viso, in gonfiori, in angoli rossi, ellissi
auricolari, l’asse per lavare della fronte – poi si strappò di traverso, con un
suono corvino, che scosso poggiai la tragica maschera alla guancia, premei,
cullai, ancora il suo lamento faceva voltigare rebbi neri attorno alle nostre
teste : «Cara Pocahontas !». Un segnavia ci barcollò legnoso incontro, allargò
ruffiano tre braccia imbellettate : Damme, Osterfeine, Hunteburg : per ciascuno
di essi la pioggia passò a noi cortesemente il filo di seta grigia. Ah, la greve
risacca dell’aria ! Un battello di nebbia scialuppò a lungo nel porto erboso, e
naufragò poi esitante sotto gli alberi. Lasciò cadere mani assieme a dure
lacrime nelle acque nere, la sua voce strisciò al suolo; le spalle uno poteva
già tirarle a sé, il viso non ancora.
*
Già da qui il lettore avrà visto, o subodora, come il comico nel romanzo viri
verso la fine, con serietà, nel tragico: sarà anche questo il motivo della sua
eccezionale bellezza?
*In copertina: Arno Schmidt (1914-1979) fa Pocahontas
L'articolo “Paesaggio lacustre con Pocahontas”. Il romanzo maledetto di Arno
Schmidt proviene da Pangea.