Poco o nulla conosciuto in Italia, Yang Wanli (楊 萬里)è uno dei “quattro maestri”
della poesia cinese nella dinastia dei Song Meridionali (1127-1279).
Nato nel 1127 a Ji Shui nello Jiangxi (regione meridionale sulle rive del fiume
Azzurro), per tutta la vita affronta gli incarichi pubblici più diversi,
intervallandoli a contrasti con le autorità e ritorni nel suo paese natale.
Negli incarichi dà prova riconosciuta di integrità sviluppando nella vita
pratica lo studio della filosofia attiva del Dao. Scegliendo in seguito il nome
d’arte di Cheng Zhai, Studio della Sincerità (nel senso di laboratorio), assume
sempre maggiore rilevanza come poeta diminuendo la partecipazione alla vita
pubblica, spesso in disaccordo coi potenti e con l’imperatore che lo invia
all’esilio nel 1188, per poi richiamarlo come direttore della Biblioteca
Imperiale, l’incarico più importante mai ricoperto. Nel 1192, a 65 anni si
ritira nel paese natale accontentandosi di una piccola pensione e conducendo
vita semplice e austera assieme alla moglie e ai sette figli.
Muore nel 1206, ormai alle soglia degli 80 anni.
Dirà di lui un contemporaneo:
> “Quali che fossero le circostanze s’esprimeva sempre in maniera franca, senza
> il minimo timore”.
Yang Wanli è autore di un corpus poetico che annovera circa 20000 componimenti
(nove sillogi ebbero edizione dopo la morte, a cura di uno dei figli), il cui
stile costituisce l’esito più alto dell’estetica d’ispirazione taoista
dell’epoca Song, improntata sul metodo del huo fa come lo chiama il poeta
stesso, vale a dire il ‘metodo spontaneo’ (ma anche traducibile come attivo,
vivo) di cui nel verso si ritrova il ‘sapore’. Secondo tale metodo la stesura è
sì istantanea, ma raggiunta dopo un lungo e rigoroso addestramento di carattere
meditativo e al contempo morale, in accordo con la propria natura profonda e con
l’universale, inteso anche come parte universale della nostra mente. Uno stile
capace insomma di usare la spontaneità per ottenere l’eleganza, concepito come
l’esito pratico di un pensiero filosofico.
Secondo l’insegnamento, la stesura dovrà avvenire in uno stato di wu
wei (letteralmente non-fare, ma qualsiasi traduzione sarebbe comunque fuorviante
giacché si tratta comunque di un’attività senza ombre di quietismo, optiamo
quindi per qualcosa che ne descrive più che altro gli effetti, come potrebbe
essere ‘autenticità’, ‘spontaneità’ o, ancora, ‘sincerità’), cioè comportare
un’azione non finalizzata, un’intenzione priva di interferenze mentali. Se, al
momento della composizione, questo stato di autenticità non viene percepito,
qualsiasi esordio risulterà inappropriato. In realtà il non-fare è risultato di
un apprendimento, descrivibile come lo sviluppo della facoltà della mente umana
di non aderire passivamente e inconsapevolmente agli oggetti del pensiero, e
quindi di non rispondere in modo obbligato o compulsivo agli impulsi esterni o
interni che siano.
Un simile procedimento che potremmo definire di economia cognitiva si dispiega e
raffina in tutto l’excursus poetico di Yang Wanli, i cui temi retorici sono
comuni a molta della poesia cinese in ogni epoca, e comunque collegati alla
tradizione di tale esperienza filosofica: il viaggio (i luoghi sono le vaste
zone della Cina centro-meridionale attorno al Chang Jiang, il fiume Azzurro), un
certo tipo di lassitudine o di abbandono (vale a dire il cedere come mossa
strategica, come punto di forza), e poi l’attesa, il vino che da sempre fa parte
dell’armamentario di quelle congreghe poetiche. Lo stesso studio del wu wei vi è
talvolta indicato, quando ad esempio parla di ‘sedersi’ allude spesso a quel
particolare addestramento in posizione seduta. Fa pure parte della tradizione il
richiamo a una visione anti-intellettualistica della conoscenza (Non leggete i
libri), in cui la lettura dei libri viene intesa come possibile impaccio alla
perfezione morale dello spirito.
Ma è certo nell’osservazione della natura che la poesia di Yang palesa di più i
suoi intenti, contemplazione che non ha però e necessariamente nulla di
estetizzante, anzi proverà l’esatto contrario in una forma di materialismo
rispettoso, di ricerca della giusta distanza, né tantomeno il canto potrà
corteggiare i lirismi, e il discorso filosofico che le sottende trova ragioni
nella quotidianità, nella quale il poeta affronta in modo arguto sia i fastidi
sia i piaceri della vita di ogni giorno.
È un rispetto per la natura nei suoi diversi aspetti, callido, partecipe,
navigato, con una fiducia generata dalla consapevolezza che la natura può essere
capita solo ubbidendole o, in un senso ancora più vasto, che un modo
esistenziale dignitoso si trova se si riesce a rinunciare alla pretesta di
controllo su quello che può essere invece vissuto a pieno solo se a tale
controllo si impara a rinunciare.
È il tema del potere, inesorabile e vincente che ha la capacità di adattamento
di cui troviamo esempio nel comportamento dell’acqua, con quel suo tipo di
forza che sotto l’aspetto arrendevole aggira e rompe anche le rocce
più dure. Allo stesso modo l’idea poetica è incentrata sull’utilità
dell’inutile, sulla forza che sta nella debolezza, sulla carenza come fonte
perenne di energia. E al contempo sull’attività e il movimento, giacché “solo in
cammino i versi vengono da sé”.
A distanza di quasi un millennio la poesia di Yang Wanli ci restituisce intatta
l’immagine di una natura tutta vivente, quando una fantasia smisurata le dava
vita, personificava le forze e ne intuiva le volontà, in un mondo sistematico
pure se proporzionale e fantastico, esatto anche se appare magico e quasi
rituale.
Uno studio della sincerità che potrebbe tradursi a tutt’oggi come una
schiettezza di visione in grado di riaprire il noto, dimostrando ancora e di
nuovo come la poesia esista da sempre nell’esigenza della mente di ricrearsi
condizioni originarie al fine di non perdere i propri strumenti cognitivi. Vorrà
dire, anche per il lettore odierno e occidentale, una rinata possibilità di
guardare il mondo, toccando il nodo di una realtà sempre e comunque cangiante,
fluttuante. Nella pienezza del momento presente, una percezione capace di
avvicinare una visione, e quindi di riacquistare una sensibilità per il reale
che, sola forse, potrebbe salvarci.
*
Il metodo usato per la traduzione si rifà alla stessa tradizione di pensiero cui
ha attinto il poeta: si è provato a indovinare, captare la voce nel verso in una
sorta di fragile e impunito atto di evocazione, in questo abilitati dall’esser
considerato Yang Wanli un ‘poeta colloquiale’. Metodo che consiste quindi in
prima istanza nell’individuazione della ‘voce’, quel congegno infallibile che in
letteratura ogni volta ci riconduce al remoto, al condiviso, rifuggendo nella
traduzione dalla ricerca di effetti retorici, costruzioni enfatiche, cadenze o
versi rimati per provare a sovrapporre un tono lirico alla lettura della
traduzione italiana.
Un cauto appressamento comunque che, tra il metodo di una traduzione libera
all’unico scopo di rendere perfettamente scorrevole e attuale un linguaggio che
non è tale, e quello della fedeltà assoluta alla forma originale, così remota,
ha cercato accuratamente e seguito il più possibile una via mediana, magari
appena più vicina alla prima istanza quando non solo non rischiava di tradire in
alcun modo il pensiero e la sensibilità dell’autore, ma contribuiva forse a
chiarirlo.
A fine estate del 2014, la traduttrice Marianne Schneider era in cerca di libri
sul tema dell’acqua, dovendo scrivere un testo su tale argomento. Il nostro
comune amico Gianni Celati le fece avere alcune trascrizioni prese dall’edizione
francese di Yang Wanli che in seguito, incuriosita, si è procurata. A sua volta
poi mi aveva mandato il libro, perché le sembrava “una continuazione naturale
delle cose”. Mi è bastato aprire il libro per convincermi che, pur con le mie
assai limitate capacità, avrei dovuto tentare la traduzione che poi man mano le
facevo leggere.
Ecco quindi indicati i due maggiori responsabili della fascinazione e del lungo
lavoro che ne è seguito (di Celati esiste una traduzione dal francese della
poesia Non leggete i libri, in Riga n. 40).
Il libro è un’antologia di oltre un centinaio di poesie, è uscito nella
primavera del 2020 edito da Quodlibet, col titolo de La contrada natale dei
sogni.
Paolo Morelli
*
過 百 家 渡 二 首
出 得 城 來 事 事 幽
涉 湘 半 濟 值 漁 舟
也 知 漁 父 趁 魚 急
翻 著 春 衫 不 裹 頭
園 花 落 盡 路 花 開
白 白 紅 紅 各 自 媒
莫 問 早 行 奇 絕 處
四 方 八 面 野 香 來
Al traghetto delle Cento Famiglie
(due poesie)
basta uscire di città e le cose via via si calmano,
guadando lo Xiang, a metà incrocio la barca di un pescatore,
talmente è preso ad acchiappare i pesci
che ha il giacchetto a rovescio e il capo scoperto.
nei campi i fiori appassiscono, sul sentiero sbocciano ancora,
bianco bianco rosso rosso, ognuno sfacciato a modo suo,
cosa c’è di speciale in una passeggiata all’alba?
dalle quattro direzioni, dalle otto prospettive c’è aroma di selvatico.
*
讀 書
讀 書 不 厭 勤
勤 甚 倦 且 昏
不 如 卷 書 坐
人 書 兩 忘 言
興 來 忽 開 卷
徑 到 百 聖 源
說 悟 本 無 悟
談 玄 初 未 玄
當 其 會 心 處
只 有 一 欣 然
此 樂 誰 為 者
非 我 亦 非 天
自 笑 終 未 是
撥 書 枕 頭 眠
Una lettura
di leggere libri non mi basta mai,
se mi ci dedico troppo però mi sfinisco fino a rimbambire
meglio chiudere e starsene seduti,
sia l’uomo allora che il libro si scordano le parole.
se poi torna la voglia di aprirlo
ne seguo le tracce fino alla fonte dei Cento Saggi,
parlano di rivelazione ma che a guardar bene non c’è nessuna rivelazione,
di mistero originario dicono, ma che misteri in realtà non ce ne sono
e quando la mente ci si ritrova
c’è solo una contentezza tale
che poi, da dove verrà mai?
non certo da me e dal cielo men che meno,
mi viene da ridere, niente di speciale dopotutto,
il libro lo sposto dal cuscino e cedo al sonno.
*
書 莫 讀
書 莫 讀 詩 莫 吟
讀 莫 兩 眼 枯 見 骨
吟 詩 個 字 嘔 出 心
人 言 讀 書 樂 人 言 吟 詩 好
口 吻 長 作 秋 虫 聲
只 令 君 瘦 令 君 老
君 瘦 君 老 且 勿 論
旁 人 聽 之 亦 煩 惱
何 如 閉 目 坐 齋 房
下 簾 掃 地 自 焚 香
聽 風 聽 雨 都 有 味
健 來 即 行 倦 來 睡
Non leggete i libri
non leggete i libri. non recitate poesie.
leggere i libri prosciuga gli occhi fino all’osso,
leggi le poesie e ogni singola parola ti sputa fuori l’anima.
si sente dire che i libri sono una gioia,
leggere poesie a voce alta fa sentir bene,
ma a lungo andare dalle labbra v’escono stridii, tipo insetti autunnali
è sicuro allora che finite smagriti e invecchiati.
ora, se dimagrite e invecchiate poco importa
ma se vi sentono i vicini facile che si allarmino.
non è meglio star seduti nello studio a occhi chiusi?
abbasso così le tende e do una spazzata in giro, accendo l’incenso,
sto in ascolto del vento, la pioggia e ognuno ha il suo sapore,
se poi me la sento prendo a vagare, se stanco mi sdraio a dormire.
*
將 至 地 黃 灘
未 到 地 黃 灘
十 里 先 聞 聲
檣 竿 已 震 掉
未 敢 與 渠 爭
舟 人 各 整 篙
有 如 大 敵 臨
搴 篷 試 一 望
濺 雪 紛 淙 琤
乃 是 水 磑 港
為 灘 作 先 嗚
眞 灘 定 若 何
老 夫 虛 作 驚
Avvicinando la rapida della Digitale
non ancora alla rapida
già da dieci li* s’è sentito il fracasso
l’albero già vibrava fin quasi a cadere
per paura di dover lottare con lei
i battellieri preparavano le pertiche
come dovessero affrontare un gran nemico.
scoperchiato il telone ho provato a dare un’occhiata
una sarabanda di urti bianchi e schiaffi
ma è solo la barriera di un mulino
a fare un baccano tipo rapida.
e come sarà allora quella vera?
i vecchi si mettono in allarme per niente…
*Unità di misura: all’incirca mezzo chilometro.
*
宿 新 市 徐 公 店
籬 落 疏 疏 小 徑 深
樹 頭 新 綠 未 成 陰
兒 童 急 走 追 黃 蝶
飛 入 菜 花 無 處 尋
Nel borgo di Xin, pernotto alla locanda del signor Xu
al fondo di un sentierino in parte costeggiato da una siepe
dove le foglie nuove non ce la fanno ancora a far ombra,
ecco parte un bimbo dietro a una farfalla gialla
vola in mezzo ai cavolfiori e non si trova più.
*
病 中 復 腳 痛 終 日 倦 坐 遣 悶
滿 眼 生 花 雪 滿 顱
依 稀 又 四 三 過 年
誰 知 病 腳 妨 行 步
只 見 端 居 道 坐 禪
墮 扇 几 旁 猶 嬾 拾
撿 書 窗 下 更 能 前
世 人 總 羡 飛 仙 侶
我 羡 行 人 便 是 仙
Tuttora malato ho male ai piedi oltretutto, spossato sto tutto il giorno seduto
e comunque scrivo per allontanare l’avvilimento.
occhi appannati, cranio color neve
ormai sono tre, quattro anni in abbandono,
tutti pensano che me stia in casa a meditare
chi può sapere che è il male ai piedi a impedirmi di fare un passo?
se mi cade il ventaglio sono fiacco al punto da non poterlo raccattare
peggio che peggio raggiungere un libro fin sotto la finestra.
nel mondo degli uomini s’invidiano gli immortali perché volano,
ormai per me sono immortali quelli che camminano.
*
過 石 塘
萬 石 中 通 一 線 流
千 盤 百 折 過 孤 舟
灘 頭 未 不 人 猶 笑
下 了 灘 頭 始 覺 愁
Tra le rocce del torrente
a mezzo di diecimila sassi come su un filo
sola tra mille curve, cento gomiti la barca se ne va,
non siamo fuori dalla rapida e gli uomini già ridono,
appena ne siamo a capo ci sale la malinconia.
*
下 橫 山 灘 頭 望 金 華 山
山 息 江 情 不 复 伊
雨 姿 晴 態 總 成 奇
閉 門 覓 句 非 詩 法
只 是 征 行 自 有 詩
Scendendo la rapida della Montagna Piatta, a distanza il monte del Fiore d’Oro
pensieri di montagna, sentimenti del fiume s’accavallano,
il tipo di pioggia, le parvenze del sereno insoliti ogni volta:
chiudersi dietro una porta è il metodo sbagliato di poetare
solo in cammino i versi vengono da sé.
*
憶 秦 娥
新 春 早
春 前 十 日 春 歸 了
春 歸 了
落 梅 如 雪
野 桃 紅 小
老 夫 不 管 催 春 老
只 圖 爛 醉 花 前 倒
花 前 倒
兒 扶 歸 去
醒 來 窗 曉
Aria di primavera
primavera è in anticipo
già dieci giorni prima è tornata
primavera è tornata
fiori di susino cadono come neve
quelli del pesco selvatico, così minimi e rossi di già.
al vecchio signore non importa se ogni primavera affretta la vecchiaia,
sbronzo fradicio intanto crolla davanti ai fiori
crolla davanti ai fiori
mio figlio mi sorregge per rientrare
mi scuoto allora ed ecco, c’è l’alba alla finestra.
*
夏 夜 月 下 獨 酌
誰 道 今 年 熱
今 宵 分 外 清
竹 風 九 月 夏
溪 月 晝 三 更
此 景 天 慳 與
無 人 酒 自 傾
明 朝 火 傘 上
別 作 一 經 營
Bevendo da solo sotto la luna, in una notte d’estate
c’è chi dice che questo è un anno caldo
stanotte però è mite da non credersi,
il vento tra i bambù pare quello di settembre,
la luna sul torrente scambia la notte per il giorno.
il cielo, di momenti così, non ne regala mica tanti.
non c’è nessuno, mi scolo il vino da solo
ma all’alba quando s’aprirà l’ombrello di fuoco
bisognerà senz’altro escogitare qualcosa.
*
秋 暑 午 睡 起 汲 泉 洗 面
大 桶 雙 擔 新 井 花
松 盆 滿 瀉 莫 留 些
剌 頭 蘸 入 松 盆 底
不 是 清 涼 第 二 家
Nella calura autunnale, dopo la dormita pomeridiana vado a prendere l’acqua per
sciacquarmi il viso
con due gran secchi di pino al nuovo pozzo potente,
l’acqua fino all’orlo e oltre, non lesiniamo,
mi decido e ficco la testa fino in fondo al secchio,
questo è refrigerio, niente di meglio al mondo.
*
新 霜
宿 酒 朝 來 醉 尚 殘
胸 懷 眊 矂 腹 仍 煩
牡 丹 壇 上 欄 干 腳
自 刮 霜 球 袞 舌 端
La brina fresca
dopo una nottata all’osteria, all’alba postumi niente male
testa per conto suo, ventre in subbuglio,
m’appoggio alla ringhiera, le peonie sono là sopra,
gratto via una palla di brina e me l’arrotolo sulla lingua.
*
又 自 贊
清 風 索 我 吟
明 月 勸 我 飲
醉 倒 落 花 前
天 地 即 衾 枕
Sul mio ritratto
questa brezza esige da me un canto
una luna splendida m’invita a bere.
stramazzo ubriaco dinanzi ai fiori,
per coperta il cielo, la terra per guanciale.
Traduzione di Paolo Morelli
*In copertina: Ma Yuan, “Ammirare i fiori di pruno al chiaro di luna”, XIII
secolo
L'articolo “Solo in cammino i versi vengono da sé”. Il canzoniere di Yang Wanli
o dello Studio della Sincerità proviene da Pangea.