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Nessun uomo è un’isola. 25 anni dopo l’11 settembre, “Come from Away”, il musical
«Dicono che nessun uomo è un’isola, ma è l’isola a fare l’uomo». Specialmente quando l’isola in questione è Terranova, la “nuova terra” contro cui si scontrarono i pionieri, che in essa videro emergere dall’oceano un nuovo mondo. Una Atlantide che risorge. Una Atlantide passata però alla storia anche sotto un altro nome e diversi auspici: The Rock, una terra dura come roccia nata all’alba dei tempi da un titanico scontro e dalla separazione di continenti, che milioni di anni dopo si lasciò qualcosa alle spalle. Un’isola madre di un popolo forgiato dal rifiuto di piegarsi agli inverni, alle correnti e ai venti, e dalla necessità di contrastare quella natura inospitale coltivando uno spirito accogliente e caloroso. Un’isola di «Fish and chips e naufragi», terra di mezzo ai confini del mondo. Ed è qui che una mattina di settembre di molti anni dopo, dopo che una nuova catastrofe, questa volta di natura umana, aveva sconvolto il pianeta, approdarono nuovi esploratori, per risalpare qualche giorno dopo, lasciando dietro di sé un nuovo mondo, o almeno un nuovo modo per viverlo. È la fine dell’estate del 2001. Sono le 9.26, ora orientale. La Federal Aviation Administration degli Usa chiude lo spazio aereo, forzando l’atterraggio di 4.000 voli. Ore 16.30. Nelle ore precedenti, 38 aerei hanno toccato terra a Gander, Canada, in quello che un tempo era stato uno dei più grandi aeroporti del mondo, quando i voli intercontinentali erano ancora costretti a fare scalo lì per il rifornimento. Negli ultimi anni, invece, quel luogo di passaggio, conosciuto come “il crocevia del mondo”, aveva visto transitare a malapena una dozzina di voli al giorno. Ma ora l’aria sa di carburante. Quasi 7.000 passeggeri sono rimasti a bordo per ore, alcuni più di un’intera giornata, ignari di tutto, pronti a sentirsi raccontare qualsiasi storia sul perché si trovino lì. Una popolazione locale, che all’epoca dei fatti contava circa 10.000 abitanti, custodisce l’unica storia che forse quella gente venuta da lontano, come from away, non è pronta ad ascoltare. È l’11 settembre. Per i cinque giorni a seguire, Gander è più di un crocevia, diventa il “ground zero” dell’umanità. L’11 settembre del 2001, 38 aerei per un totale di quasi 7mila passeggeri vengono dirottati nel piccolo aeroporto di Gander, Canada * 10 anni dopo Nel decimo anniversario del crollo delle Torri gemelle del World Trade Center avvenne un nuovo incontro. I naufraghi che quel giorno trovarono a Gander un porto sicuro vi tornarono per «onorare quello che abbiamo perso e commemorare quello che abbiamo trovato». Questa volta, qualcuno era pronto a raccontare la loro storia, nata tra le righe di una tragedia di cui loro erano stati personaggi secondari e dimenticati. I giornalisti delle principali testate ed emittenti televisive, ma non solo. Irene Sankoff and David Hein, una coppia canadese di librettisti e compositori, erano stati inviati sul posto dal produttore teatrale Michael Rubinoff, anch’egli canadese, per sviluppare un musical che raccontasse quelle storie di umanità perduta rimaste nascoste tra le pieghe di un dramma più grande. E così tradussero in un altro linguaggio, in musica, le storie di persone di lingue e culture diverse che si erano ritrovate, insieme, a fronteggiare l’inimmaginabile. Anche per chi era di madrelingua inglese il duro accento locale era poco comprensibile; e la paura, l’isolamento e l’ignoranza di quanto stesse accadendo là fuori facevano il resto: l’unica lingua comune era l’umanità. Un autista di scuolabus strappato al suo sciopero dall’emergenza, vedendo il terrore e lo spaesamento dipinti sui volti di una famiglia africana, prende la Bibbia che la donna stringe e, senza saper leggere una parola nella loro lingua, affidandosi all’unico riferimento comune, la numerazione, indica un versetto, Filippesi 4,6: «Non angustiatevi per nulla». E la paura dell’ignoto si fa d’un tratto più sopportabile. Questa è solo una delle storie che si incastrano in un meccanismo perfetto nel musical Come from Away. Su un palco di shakespeariana essenzialità, animato da una piattaforma girevole sulla quale pochi elementi come sedie e tavoli diventano di volta in volta il ventre di un aereo o di uno scuolabus, l’interno di un pub o della scuola, dodici artisti danno vita a decine di personaggi: il primo capitano donna statunitense, che d’un tratto vede stagliarsi tra lei e quel cielo che, controcorrente, sognava fin da bambina un aereo usato come arma; uno chef egiziano il cui desiderio di aiutare si scontra con una paura e un sospetto che gli infliggeranno una perquisizione immonda per la sua religione; una coppia che si perde e una che si trova, impensabilmente, ai confini del mondo; la madre di un pompiere disperso nell’inferno di Ground Zero, dilaniata dall’assenza di notizie e dall’impossibilità di recarsi a scavare lei stessa tra le macerie per trovarne; un uomo arrivato a Gander dalla Polonia tanti anni prima che per la prima volta rivela le sue origini ebraiche, per non far scomparire la sua storia tra le tante andate perdute in quel giorno fatale; il sindaco e la sua eterna faida con gli autisti degli scuolabus perennemente in sciopero; una reporter alle prime armi che si trova a fare la cronaca del dietro le quinte di una tragedia; e tanti altri ancora, ora uniti in questa grande storia. E così, quando l’America si raccoglie in un minuto di silenzio nazionale, la canadese e ora cosmopolita Gander si ferma. E nasce una preghiera, comune a tutte le religioni, quella per la pace. Il brano forse più toccante dell’opera è proprio la corale “The Prayer”, che intreccia la Preghiera semplice attribuita a San Francesco con le invocazioni dei fedeli musulmani, ebrei e buddisti, in un’armonia quasi ultraterrena: > O Signore, fa’ di me uno strumento della tua Pace  > […] Dove c’è disperazione, ch’io porti la Speranza.  > Dove c’è tristezza, ch’io porti la Gioia.  > Dove ci sono le tenebre, ch’io porti la Luce. * Dalla pandemia al 25° anniversario Alle 18.20 del 16 settembre tutto sembrava compiuto. L’ultimo dei 38 aerei dirottati su Gander aveva preso quota, prima che l’uragano Erin si abbattesse su Terranova. Eppure, la memoria di quei giorni non andò perduta. Le storie raccolte durante le celebrazioni per il decimo anniversario, grazie a Come from Away arrivarono a Broadway nel 2017, e da lì spiccarono il volo e viaggiarono per il mondo, ottenendo lungo la strada numerose candidature e vittorie ai più prestigiosi premi dedicati al teatro musicale. All’inizio del 2025, il tour mondiale ha raggiunto anche l’Italia, con alcune date al Politeama Rossetti di Trieste. Per chi non avesse avuto l’occasione di assistere dal vivo a questa toccata e fuga italiana, è ora disponibile sulla piattaforma Apple TV la ripresa cinematografica dello spettacolo. Fu realizzata durante la replica che commemorò il ventesimo anniversario dell’11 settembre, all’indomani di un’altra catastrofe in cui fu necessario ritrovare l’umano, la pandemia, i primi spettatori che tornavano a teatro con gli occhi accesi di gratitudine al di sopra le mascherine. Attraverso le sue storie, il microcosmo di Gander si è irradiato dalla sua isola in ogni angolo del mondo. Un’istantanea della potenza di questa narrazione è stata scattata da una splendida iniziativa: visitando il sito ufficiale del musical è possibile fissare su un mappamondo virtuale una puntina in corrispondenza della propria città, per rendere visibile la rete umana che questa storia continua a tessere[1]. Quella Pangea che a Terranova si è infranta e che tuttavia nell’umanità dovrebbe trovare il proprio riflesso. Un riflesso che non sia un arcipelago di solitudini, perché anche di fronte ai drammi della storia «nessun uomo è un’isola». «Nessun uomo è un’isola, completo in sè stesso; Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, la Terra ne sarebbe diminuita, come se un Promontorio fosse stato al suo posto, o una magione amica o la tua stessa casa. Ogni morte d’uomo mi diminuisce, perché io partecipo all’Umanità. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: Essa suona per te[2]» Chiara Bianchi *In copertina: l’ultimo volo tra quelli dirottati in partenza da Gander, 15 settembre 2001 -------------------------------------------------------------------------------- [1] https://comefromaway.com/map.php [2] John Donne, Nessun uomo è un’isola (Devotions upon Emergent Occasions, 1624) L'articolo Nessun uomo è un’isola. 25 anni dopo l’11 settembre, “Come from Away”, il musical proviene da Pangea.
July 27, 2026 / Pangea