
“Non ho fretta a stampare (non bisogna averne), ho a scrivere, questo sì”. Franco Costabile, il poeta inesplorato
Pangea - Friday, January 16, 2026C’era un Franco Costabile inesplorato, che, dormiente tra gli archivi del Gabinetto Vieusseux, nel Fondo Caproni e tra le lettere di Sereni, attendeva di essere scoperto per tornare a brillare di nuova (italiana) luce. Arriva nell’anno del “centenario-più-uno” un volume di oltre seicento pagine incentrato sulla figura del poeta: Dal Simbolismo all’annullamento del soggetto lirico: analisi dell’opera del poeta Franco Costabile (Lebeg, 2025) di Pasqualino Bongiovanni. Esito del dottorato di ricerca dello studioso presso l’Università Complutense di Madrid, il volume rappresenta, ad oggi, l’opera scientificamente più esaustiva dedicata all’autore, di cui ripercorre la biografia, rintraccia alcuni carteggi, rilegge sotto nuova luce la poetica e restituisce la veste, fino ad oggi quasi del tutto sconosciuta, di giornalista e autore di prose.
Le vicende che hanno portato alla pubblicazione di Via degli ulivi, prima raccolta di Costabile, e l’agitazione del mondo intellettuale intorno all’opera, erano materia non ancora indagata. L’immersione nella rivista Ausonia di Luigi Fiorentino e nelle pagine del relativo Premio di Poesia “Ausonia” consente di intercettare il nucleo originario di questa raccolta. Poesie, di Franco Costabile – al tempo non ancora diventata Via degli ulivi – riceve una segnalazione nel numero di dicembre 1949 della rivista, che dedica ampio spazio al concorso letterario – in giuria, tra gli altri, Corrado Govoni. Nello stesso numero appare per la prima volta una versione di Per altri sentieri, componimento che aprirà la futura silloge pubblicata nel 1950. Dalle pagine del volume di Bongiovanni emerge come una prima testimonianza diretta dell’amicizia tra Giorgio Caproni a Costabile sia legata proprio a Via degli ulivi. Sul numero del quotidiano socialista “Il lavoro nuovo” di giovedì 30 novembre 1950, l’autore livornese scrive per l’amico calabrese:
“Franco Costabile lo conobbi per la prima volta, se non mi sbaglio, nella redazione dell’Italia Libera, o, ancor meglio, in casa di Libero Bigiaretti, in una Roma sangiovannina piena di fumo e di tram […] Quante volte il Costabile ha fatto, con poche sillabe come già feci io, quelle un poco cariate, ma apertissime scale? Difficile contabilità, ne sono certo, e domanda non utile se non a questo: a far capire com’io non potevo non diventare amico anche del Costabile […]”.
Dell’anno successivo, l’unico pezzo di narrativa ad oggi rinvenuto di Costabile, e finora di fatto sconosciuto ai più, che Bongiovanni ripropone integralmente. Le notti ritrovate è un racconto costellato di frammenti autobiografici, pubblicato sul numero del primo dicembre 1951 del settimanale “Voce del Popolo”, organo ufficiale di stampa del Premio Taranto, definito da Ungaretti come “il più bel premio d’Italia”. La stima per l’autore, ancora agli esordi, è rimarcata da Aldo Perrone nel 1993, in un volume che antologizza le poesie del settimanale. “Attraverso il Premio Taranto, che si segnalerà tra le maggiori manifestazioni culturali italiane dei primi Anni Cinquanta, si riversano nella Voce del Popolo le firme, anzi le voci, di un’Italia che resterà immortale: Giuseppe Ungaretti, Alberto Savinio, Aldo Palazzeschi, Carlo Emilio Gadda, Raffaello Brignetti, Carlo Bo, Pierpaolo Pasolini, Enrico Falqui, Raffaele Carrieri, Gianna Manzini, Franco Costabile, Fausto Pirandello, Sibilla Aleramo, Francesco Flora, Carlo Scarfoglio, Giacinto Spagnoletti, Marco Valsecchi, Umbro Apollonio, Virgilio Guzzi, Marise Ferro, Michele Pierri, Giuseppe Tucci, Silvio Branzi […] In quegli anni la terza pagina del giornale tarantino non è una antologia: è un miracolo. Per ricchezza e qualità andrebbe mandata a memoria. E non per un’ottica «geografica» (il Sud): alcune illuminazioni, alcune presenze, sono di un’Italia che ancora oggi si conosce troppo poco”.
Di nuovo scavo, inoltre, la ricerca di un editore per La rosa nel bicchiere, pubblicata infine da Canesi, a Roma, nel 1961, di cui alcune poesie, come emerge dalle lettere tra Costabile ed Elio Vittorini, erano già apparse su riviste dell’epoca, quali “Botteghe Oscure”, “Inventario”, “Tempo Presente”, “Letteratura” ed “Europa Letteraria”. Tra le corrispondenze inedite, rintracciate e riportate per intero da Bongiovanni, assumono particolare significato storico-letterario le conversazioni con Aldo Camerino e Vittorio Sereni. Costabile, emozionato e commosso dalla stima di Camerino, racconta dei contatti presi con l’editore Neri Pozza, come primo tentativo di pubblicazione de La rosa nel bicchiere, evidentemente poi non andato a buon fine. Del carteggio con Sereni, arrivano importanti retroscena sulla presentazione del volume, la cui prefazione sarà poi affidata a Libero Bigiaretti.
“Carissimo Sereni,
col solito ritardo per il quale meriterei di non esser più considerato, ma con l’affetto di sempre, La ringrazio per la presentazione che mi vorrà fare. Le assicuro, ne sono contentissimo. Uscire con la sua firma non è per me una ragione in più, ma la ragione per tentare di continuare con impegno e con serietà. Non si preoccupi affatto per il tempo: sarà tra un mese, sarà tra un anno, so attendere. Per Lei, mi creda, mi è caro attendere e attendo volentieri, di cuore. So di aver trovato in Lei l’amico che, seppur di rado […] sa dire la parola giusta, quella e non altre, in un mondo tutto di parole ingiuste. E anche per questo devo ringraziarLa, per avermi dato, sin dal primo lontano momento, un po’ di attenzione, di amicizia. Questo fatto, Le confesso, è un altro motivo che mi spinge a scrivere qualche verso. Ogni tanto si ha bisogno di una parola, di un consiglio, di un accorgimento. Non ho fretta a stampare (non bisogna averne), ho a scrivere, questo sì […]”.
Con “sin dal primo lontano momento”, si fa, probabilmente, riferimento alle parole che Sereni spese per Via degli ulivi nei primi anni Cinquanta, giunta tra le sue mani grazie all’amicizia comune con Giorgio Caproni. L’ambiente romano fu, ancora una volta, suolo fertile per il seme poetico di Costabile. Nanni Canesi – dicevamo – pubblica la seconda raccolta del poeta nato in Calabria, appoggiato e sostenuto, tra l’altro, dal celebre conterraneo Leonida Repaci. Alcuni passaggi interessanti sul rapporto Canesi-Costabile sono presenti nell’articolo intitolato Quegli anni di luce, pubblicato su “CittàCalabria” nel 1986, in cui Canesi scrive:
“«Questa roba è per te», mi disse il gran vecchio e non aggiunse altro, perché sapeva che avevo capito. Il «gran vecchio» era Leonida Répaci, la «roba» era Franco Costabile. Allora si poteva parlare così, ci si intendeva con due parole. «Roba» era un uomo, voleva dire anzi «uomo sul serio». […] il suo modo di parlare era il silenzio, con brevissimi interventi, una notazione, un nome, un verso, un segno qualsiasi a indicare che il suo silenzio non era né timidezza, né vocazione, ma una scelta meditata e patita. Un silenzio «leopardiano», dove tutti vedono che taci, ma sanno che, se parlassi, avresti e potresti dire tanto […] La ricerca della serenità era per lui la ricerca del mezzo indispensabile per essere e per dare: una serenità intesa in senso metafisico, e non egoistico, come un superamento di se stesso, solo raggiunto il quale avrebbe potuto «vivere», cioè trasferirsi negli altri, confondere la sua libertà nell’altrui, nel rispetto, nell’amore e nel sogno”.
Di fondamentale importanza è, senza dubbio, il focus dedicato da Bongiovanni al periodo successivo all’uscita de La rosa nel bicchiere che, seppur breve, data la scomparsa prematura di Costabile, è caratterizzato da un certo sperimentalismo linguistico, improntato principalmente su una sintassi nominale. Le poesie pubblicate in Sette piaghe d’Italia nel 1964 (1861, Cammina con dio e Il canto dei nuovi emigranti) e quelle immediatamente postume, pubblicate su “L’Europa letteraria” (Sul modo di essere liberi, Taccuino dell’onorevole, e Uomo al plurale), sono testimonianze di un Costabile aggiornatissimo, calato fino in fondo nelle dinamiche letterarie del Paese. La sua presa di posizione rispetto alla Neoavanguardia – siamo nel periodo dei Novissimi – è intuibile dalla recensione recuperata da Bongiovanni sulle pagine de “L’Europa letteraria”, relativa al volume Come si agisce (Feltrinelli, 1963) di Nanni Balestrini, importante esponente del Gruppo 63.
“Asintassia. Nonsense. Deficit semantico. Frantumazione degli oggetti. Inquietarsi nuovissimo del rapporto fra senso e segno. […] Questi incantesimi però, se da una parte non incantano più nessuno, dall’altra finiscono col tagliare qualunque legame o tentativo di legame col «grosso» pubblico, nonostante il falso, o vero, boom editoriale […] La rivoluzione si fa semmai dentro la parola, che è pur sempre una fra centomila, quella e non altre, ed è preceduta da lunghe vigilie, e serietà, e, vorremmo aggiungere, sempre accompagnata da quel doloroso amore della vita di cui parlava Saba”.
Una trattazione più ampia delle novità intorno alla figura di Costabile emerse grazie a questo volume è certamente da rimandare ad altre sedi; varianti, inediti, ulteriori corrispondenze e recensioni fino ad oggi dimenticate, costituiscono le fondamenta per una necessaria rilettura del contesto culturale in cui era inserito l’autore, la cui poesia, oggi più che mai, risulta attuale, vivissima.
Salvatore Giuseppe Di Spena
*In copertina: William Turner, An Italian Landscape with Rocks and Trees, 1820-30 ca.
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