C’era un Franco Costabile inesplorato, che, dormiente tra gli archivi del
Gabinetto Vieusseux, nel Fondo Caproni e tra le lettere di Sereni, attendeva di
essere scoperto per tornare a brillare di nuova (italiana) luce. Arriva
nell’anno del “centenario-più-uno” un volume di oltre seicento pagine incentrato
sulla figura del poeta: Dal Simbolismo all’annullamento del soggetto lirico:
analisi dell’opera del poeta Franco Costabile (Lebeg, 2025) di Pasqualino
Bongiovanni. Esito del dottorato di ricerca dello studioso presso l’Università
Complutense di Madrid, il volume rappresenta, ad oggi, l’opera scientificamente
più esaustiva dedicata all’autore, di cui ripercorre la biografia, rintraccia
alcuni carteggi, rilegge sotto nuova luce la poetica e restituisce la veste,
fino ad oggi quasi del tutto sconosciuta, di giornalista e autore di prose.
Le vicende che hanno portato alla pubblicazione di Via degli ulivi, prima
raccolta di Costabile, e l’agitazione del mondo intellettuale intorno all’opera,
erano materia non ancora indagata. L’immersione nella rivista Ausonia di Luigi
Fiorentino e nelle pagine del relativo Premio di Poesia “Ausonia” consente di
intercettare il nucleo originario di questa raccolta. Poesie, di Franco
Costabile – al tempo non ancora diventata Via degli ulivi – riceve una
segnalazione nel numero di dicembre 1949 della rivista, che dedica ampio spazio
al concorso letterario – in giuria, tra gli altri, Corrado Govoni. Nello stesso
numero appare per la prima volta una versione di Per altri sentieri,
componimento che aprirà la futura silloge pubblicata nel 1950. Dalle pagine del
volume di Bongiovanni emerge come una prima testimonianza diretta dell’amicizia
tra Giorgio Caproni a Costabile sia legata proprio a Via degli ulivi. Sul numero
del quotidiano socialista “Il lavoro nuovo” di giovedì 30 novembre 1950,
l’autore livornese scrive per l’amico calabrese:
> “Franco Costabile lo conobbi per la prima volta, se non mi sbaglio, nella
> redazione dell’Italia Libera, o, ancor meglio, in casa di Libero Bigiaretti,
> in una Roma sangiovannina piena di fumo e di tram […] Quante volte il
> Costabile ha fatto, con poche sillabe come già feci io, quelle un poco
> cariate, ma apertissime scale? Difficile contabilità, ne sono certo, e domanda
> non utile se non a questo: a far capire com’io non potevo non diventare amico
> anche del Costabile […]”.
Dell’anno successivo, l’unico pezzo di narrativa ad oggi rinvenuto di Costabile,
e finora di fatto sconosciuto ai più, che Bongiovanni ripropone
integralmente. Le notti ritrovate è un racconto costellato di frammenti
autobiografici, pubblicato sul numero del primo dicembre 1951 del settimanale
“Voce del Popolo”, organo ufficiale di stampa del Premio Taranto, definito da
Ungaretti come “il più bel premio d’Italia”. La stima per l’autore, ancora agli
esordi, è rimarcata da Aldo Perrone nel 1993, in un volume che antologizza le
poesie del settimanale. “Attraverso il Premio Taranto, che si segnalerà tra le
maggiori manifestazioni culturali italiane dei primi Anni Cinquanta, si
riversano nella Voce del Popolo le firme, anzi le voci, di un’Italia che resterà
immortale: Giuseppe Ungaretti, Alberto Savinio, Aldo Palazzeschi, Carlo Emilio
Gadda, Raffaello Brignetti, Carlo Bo, Pierpaolo Pasolini, Enrico Falqui,
Raffaele Carrieri, Gianna Manzini, Franco Costabile, Fausto Pirandello, Sibilla
Aleramo, Francesco Flora, Carlo Scarfoglio, Giacinto Spagnoletti, Marco
Valsecchi, Umbro Apollonio, Virgilio Guzzi, Marise Ferro, Michele Pierri,
Giuseppe Tucci, Silvio Branzi […] In quegli anni la terza pagina del giornale
tarantino non è una antologia: è un miracolo. Per ricchezza e qualità andrebbe
mandata a memoria. E non per un’ottica «geografica» (il Sud): alcune
illuminazioni, alcune presenze, sono di un’Italia che ancora oggi si conosce
troppo poco”.
Di nuovo scavo, inoltre, la ricerca di un editore per La rosa nel bicchiere,
pubblicata infine da Canesi, a Roma, nel 1961, di cui alcune poesie, come emerge
dalle lettere tra Costabile ed Elio Vittorini, erano già apparse su riviste
dell’epoca, quali “Botteghe Oscure”, “Inventario”, “Tempo Presente”,
“Letteratura” ed “Europa Letteraria”. Tra le corrispondenze inedite,
rintracciate e riportate per intero da Bongiovanni, assumono particolare
significato storico-letterario le conversazioni con Aldo Camerino e Vittorio
Sereni. Costabile, emozionato e commosso dalla stima di Camerino, racconta dei
contatti presi con l’editore Neri Pozza, come primo tentativo di pubblicazione
de La rosa nel bicchiere, evidentemente poi non andato a buon fine. Del
carteggio con Sereni, arrivano importanti retroscena sulla presentazione del
volume, la cui prefazione sarà poi affidata a Libero Bigiaretti.
> “Carissimo Sereni,
>
> col solito ritardo per il quale meriterei di non esser più considerato, ma con
> l’affetto di sempre, La ringrazio per la presentazione che mi vorrà fare. Le
> assicuro, ne sono contentissimo. Uscire con la sua firma non è per me una
> ragione in più, ma la ragione per tentare di continuare con impegno e con
> serietà. Non si preoccupi affatto per il tempo: sarà tra un mese, sarà tra un
> anno, so attendere. Per Lei, mi creda, mi è caro attendere e attendo
> volentieri, di cuore. So di aver trovato in Lei l’amico che, seppur di rado
> […] sa dire la parola giusta, quella e non altre, in un mondo tutto di parole
> ingiuste. E anche per questo devo ringraziarLa, per avermi dato, sin dal primo
> lontano momento, un po’ di attenzione, di amicizia. Questo fatto, Le confesso,
> è un altro motivo che mi spinge a scrivere qualche verso. Ogni tanto si ha
> bisogno di una parola, di un consiglio, di un accorgimento. Non ho fretta a
> stampare (non bisogna averne), ho a scrivere, questo sì […]”.
Con “sin dal primo lontano momento”, si fa, probabilmente, riferimento alle
parole che Sereni spese per Via degli ulivi nei primi anni Cinquanta, giunta tra
le sue mani grazie all’amicizia comune con Giorgio Caproni. L’ambiente romano
fu, ancora una volta, suolo fertile per il seme poetico di Costabile. Nanni
Canesi – dicevamo – pubblica la seconda raccolta del poeta nato in Calabria,
appoggiato e sostenuto, tra l’altro, dal celebre conterraneo Leonida Repaci.
Alcuni passaggi interessanti sul rapporto Canesi-Costabile sono presenti
nell’articolo intitolato Quegli anni di luce, pubblicato su “CittàCalabria” nel
1986, in cui Canesi scrive:
> “«Questa roba è per te», mi disse il gran vecchio e non aggiunse altro, perché
> sapeva che avevo capito. Il «gran vecchio» era Leonida Répaci, la «roba» era
> Franco Costabile. Allora si poteva parlare così, ci si intendeva con due
> parole. «Roba» era un uomo, voleva dire anzi «uomo sul serio». […] il suo modo
> di parlare era il silenzio, con brevissimi interventi, una notazione, un nome,
> un verso, un segno qualsiasi a indicare che il suo silenzio non era né
> timidezza, né vocazione, ma una scelta meditata e patita. Un silenzio
> «leopardiano», dove tutti vedono che taci, ma sanno che, se parlassi, avresti
> e potresti dire tanto […] La ricerca della serenità era per lui la ricerca del
> mezzo indispensabile per essere e per dare: una serenità intesa in senso
> metafisico, e non egoistico, come un superamento di se stesso, solo raggiunto
> il quale avrebbe potuto «vivere», cioè trasferirsi negli altri, confondere la
> sua libertà nell’altrui, nel rispetto, nell’amore e nel sogno”.
Di fondamentale importanza è, senza dubbio, il focus dedicato da Bongiovanni al
periodo successivo all’uscita de La rosa nel bicchiere che, seppur breve, data
la scomparsa prematura di Costabile, è caratterizzato da un certo
sperimentalismo linguistico, improntato principalmente su una sintassi nominale.
Le poesie pubblicate in Sette piaghe d’Italia nel 1964 (1861, Cammina con
dio e Il canto dei nuovi emigranti) e quelle immediatamente postume, pubblicate
su “L’Europa letteraria” (Sul modo di essere liberi, Taccuino dell’onorevole,
e Uomo al plurale), sono testimonianze di un Costabile aggiornatissimo, calato
fino in fondo nelle dinamiche letterarie del Paese. La sua presa di posizione
rispetto alla Neoavanguardia – siamo nel periodo dei Novissimi – è intuibile
dalla recensione recuperata da Bongiovanni sulle pagine de “L’Europa
letteraria”, relativa al volume Come si agisce (Feltrinelli, 1963) di Nanni
Balestrini, importante esponente del Gruppo 63.
> “Asintassia. Nonsense. Deficit semantico. Frantumazione degli oggetti.
> Inquietarsi nuovissimo del rapporto fra senso e segno. […] Questi incantesimi
> però, se da una parte non incantano più nessuno, dall’altra finiscono col
> tagliare qualunque legame o tentativo di legame col «grosso» pubblico,
> nonostante il falso, o vero, boom editoriale […] La rivoluzione si fa semmai
> dentro la parola, che è pur sempre una fra centomila, quella e non altre, ed è
> preceduta da lunghe vigilie, e serietà, e, vorremmo aggiungere, sempre
> accompagnata da quel doloroso amore della vita di cui parlava Saba”.
Una trattazione più ampia delle novità intorno alla figura di Costabile emerse
grazie a questo volume è certamente da rimandare ad altre sedi; varianti,
inediti, ulteriori corrispondenze e recensioni fino ad oggi dimenticate,
costituiscono le fondamenta per una necessaria rilettura del contesto culturale
in cui era inserito l’autore, la cui poesia, oggi più che mai, risulta attuale,
vivissima.
Salvatore Giuseppe Di Spena
*In copertina: William Turner, An Italian Landscape with Rocks and Trees,
1820-30 ca.
L'articolo “Non ho fretta a stampare (non bisogna averne), ho a scrivere, questo
sì”. Franco Costabile, il poeta inesplorato proviene da Pangea.