Cassetta degli attrezzi per capire finanza, bolle speculative e “intelligenza”
artificiale.
Se ne parla con Marco Bersani, da Zazie nel Metrò, a Roma, giovedì 12 marzo alle
19.
Marco Bersani, attivista e coordinatore nazionale di ATTAC Italia, impegnato
nella critica al neoliberismo e alla finanziarizzazione dell’economia e nella
difesa dei beni comuni.
[...]
Oggi l’intelligenza artificiale è diventata l’ennesimo terreno della corsa
speculativa dove poche grandi piattaforme tecnologiche concentrano capitali,
infrastrutture e dati su scala planetaria. Aziende come Nvidia, Microsoft,
Google o OpenAI vengono presentate come protagoniste di una rivoluzione
inevitabile, capace di ridefinire ogni settore della vita economica. Ma dietro
questa narrazione si muove una dinamica profondamente politica: la costruzione
di una nuova frontiera di accumulazione per il capitale. L’intelligenza
artificiale diventa così un gigantesco dispositivo di attrazione di
investimenti, capace di gonfiare valutazioni di mercato, concentrare potere
nelle mani di poche multinazionali e aprire nuovi spazi di estrazione di
ricchezza.
Il rischio non è solo una bolla finanziaria. La direzione intrapresa è che una
tecnologia presentata come neutrale e inevitabile venga usata per rafforzare
ulteriormente un modello economico già profondamente diseguale: più
concentrazione di ricchezza, più potere alle piattaforme globali, più
precarizzazione del lavoro, più controllo.
In altre parole, l’IA è diventata non tanto una promessa di emancipazione
collettiva, ma l’ennesimo capitolo della finanziarizzazione dell’economia: una
nuova grande promessa di futuro costruita per alimentare la crescita del
capitale. Anche le politiche di riarmo (e le conseguenti guerre) rispondono ai
medesimi interessi finanziari.
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Tag - finanza
“Il ciberspazio è quel posto in cui si trovano tutti i vostri soldi, a parte il
contante che avete in tasca” era una frase di John Perry Barlow che citavo
spesso a fine anni ’90. Una volta mi invitarono a parlare di digitale a una
piccola conferenza in ambito bancario e mi presi la soddisfazione di dirglielo.
Non mi hanno più chiamato.
Questo per dire che il danaro è già digitale da quel dì, e precisamente dal
1971, quando Nixon fece crollare il sistema della parità aurea e della
convertibilità della valuta in oro. Da quel momento, le banche centrali possono
creare moneta dal nulla, semplicemente mandandola in stampa. Ovviamente,
occorrono delle cautele, perché se un Paese normale stampa troppa moneta, quella
perde di valore, quindi non è una cosa che si fa a cuor leggero. Tranne gli
Stati Uniti, che stampano a destra e a manca perché tanto il dollaro è sempre il
dollaro. Fin che dura.
Cominciamo col dire una cosa: il settore dei pagamenti elettronici è saldamente
in mano americana. E questo oggi è un problema. Perché?
Perché la Corte Penale Internazionale dell’Aja, ha emesso un mandato di cattura
per genocidio contro Netanyahu , Trump si è risentito e Microsoft ha chiuso gli
account prima del presidente, e poi di tutto il personale della Corte.
Il vero problema dell’euro digitale non è un problema tecnico, è un problema
politico: la moneta digitale, senza salvaguardie di un rigore che non abbiamo
ancora mai visto, è il perfetto strumento di sorveglianza di massa.
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L’IA entra in finanza e moltiplica i rischi di bolle e instabilità. Algoritmi
simili, pochi attori dominanti e un mercato sempre più irrazionale
«Ehi, ChatGPT, che azioni mi compro?» Potrebbe sembrare una domanda fatta per
gioco, tanto per vedere che risposte si ottengono. Invece, secondo un articolo
che riprende una ricerca svolta in 13 Paesi su 10mila investitori, uno su dieci
si rivolge a una qualche intelligenza artificiale. Molti tra questi
prenderebbero in considerazione l’idea di lasciare direttamente nelle mani
dell’IA la scelta su quali transazioni finanziarie eseguire. Dalla ricerca,
sembra che le risposte dei chatbot siano ragionevoli e prudenti, insistendo sul
fatto che è impossibile predire l’andamento dei mercati, in ragione della
complessità e della quantità di fattori che possono influenzarli.
[...]
Riassumendo: un oligopolio di imprese tecnologiche fornisce algoritmi che
guidano gli investimenti sui mercati, mercati dominati da un oligopolio di
investitori istituzionali, che sono i loro maggiori azionisti. Cosa potrebbe mai
andare storto?
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