Puntata di natale che inizia con un lungo approfondimento sull'uso dei malware
in Serbia, con riferimento anche alle tecnologie utilizzate per la loro
installazione.
Sempre più chiaro il ruolo attivo di Meta nel silenziare le voci Palestinesi.
L'azienda dice che il silenziamento è stato un effetto collaterale non voluto,ma
le sue scuse sembrano peggiorare la situazione.
Seguono notizie su Copyright (da youtube alla Serie A), alfabetizzazione
informatica, il mondo del bitcoin e altro ancora...
Ascolta l'audio sul sito di Radio Onda Rossa
Tag - tecno controllo
È sufficiente una veloce ricerca su Shodan o Censys per scoprire oltre 680
stream RTSP pubblici di webcam italiane che mostrano interni di abitazioni,
negozi, studi medici… senza alcuna protezione!
Nei momenti di relax mi diverte esplorare i risultati su shodan.io, piattaforma
che raccoglie e indicizza le informazioni tecniche sui nodi connessi a Internet.
In particolare, la sezione dedicata alle immagini, tra cui flussi RTSP, VNC e
RDP, regala sempre sorprese interessanti. Per gioco ho voluto vedere se, a
distanza ormai di qualche anno dai miei articoli relativamente ai rischi
connessi dalle telecamere domestiche esposte su Internet senza protezione
(Insecam, il database delle telecamere pubbliche (a loro insaputa), Oltre 1800
telecamere di sorveglianza italiane esposte sul Web e via dicendo), qualcosa nel
panorama nazionale fosse cambiato.
È così bastata una banale query sui flussi RTSP (Real Time Streaming Protocol,
il protocollo di trasmissione dati per lo streaming di flussi video, porta tcp
554) geolocalizzati in Italia per ottenere oltre 680 risultati (per la cronaca:
“country:it rtsp“).
Tra i vari flussi video esposti in Rete senza protezione, troviamo case private,
giardini privati, sale di attesa di studi professionali, negozi e molto altro.
Leggi tutto
L’app di messaggistica Telegram consegnerà alle autorità giudiziarie gli
indirizzi IP delle connessioni per risalire all’identità delle persone e i
numeri di telefono degli utenti nel caso di procedimenti legali nei loro
confronti. Lo ha annunciato il fondatore di Telegram, Pavel Durov, in un post
sul proprio canale certificando la capitolazione di fronte alle pressioni delle
autorità francesi.
Durov, cittadino russo ma con cittadinanza francese ed emiratina era stato
arrestatolo scorso 24 agosto al suo arrivo a Parigi. Accusato, in quanto
fondatore insieme al fratello e amministratore delegato di Telegram, di
complicità per i traffici illegale, ovvero distribuzione di materiale
pedopornografico, droghe illegali e software di hacking, che si appoggiano alla
piattaforma. Durov è stato poi rimesso in libertà sotto cauzione con il divieto
di lasciare il territorio francese e l’obbligo di presentarsi due volte alla
settimana alla polizia. Un precedente che molto aveva fatto discutere.
Leggi l'articolo
L'azienda Cox Media Group afferma di ascoltare le conversazioni degli utenti
tramite smartphone e altri dispositivi per proporre annunci personalizzati.
I telefoni ci ascoltano, ci spiano: è qualcosa che si sente dire da tempo e che
secondo l’azienda Cox Media Group (CMG) è vero. In questo caso però non si
tratta di un report o di una ricerca che cerca di sostenere la tesi, bensì della
strategia di marketing di CMG, che afferma di poter “origliare” le conversazioni
tramite i microfoni di smartphone, tablet, smart TV e altri dispositivi.
CMG la chiama “Active Listening” e secondo i materiali marketing, esaminati da
404 Media, promette di analizzare le conversazioni in tempo reale per trovare
potenziali clienti. CMG afferma che questo servizio è già disponibile: le
aziende che decideranno di sfruttarlo potranno scegliere un territorio entro un
raggio di 10 o 20 miglia, dove Active Listening ascolterà le conversazioni
sfruttando i microfoni dei dispositivi.
Leggi tutto
Uno studio approfondito di ProPublica, mostra uno scenario inquietante: i
moderatori hanno accesso ai messaggi degli utenti.
“Non possiamo leggere o ascoltare le tue conversazioni personali, poiché sono
crittografate end-to-end” si legge nell’informativa che Facebook – la padrona di
WhatsApp – esibisce all’utilizzatore che vuole stare tranquillo. Le
rassicurazioni sul rispetto della privacy giungono al culmine quando l’utente
vede sullo schermo “Questo non cambierà mai” (che non si capisce – soprattutto
dopo aver letto questo articolo – se è da considerare una promessa o una
minaccia). Perché temere se già nel 2018 Mark Zuckerberg – durante un’audizione
al Senato USA – aveva dichiarato “non vediamo nessuno dei contenuti in WhatsApp”
e sottolineato che tutto “è completamente crittografato”?
Eh già, non c’è forse la crittografia end-to-end che consente solo a mittente e
destinatario (gli unici a possedere i necessari token digitali o “chiavi”) di
rendere leggibili i relativi messaggi?
Freniamo l’entusiasmo - Secondo esperti e tecnici di ProPublica, importante
associazione a tutela dei diritti civili, le rasserenanti affermazioni sono
prive di fondamento o quanto meno non corrispondono pienamente a verità.
Leggi l'articolo
L’infrastruttura grazie alla quale miliardi di persone comunicano realizza i due
sogni del potere: sapere chi parla con chi e influenzare le conversazioni
L’arresto in Francia del fondatore di Telegram sta provocando forti reazioni,
anche a livello politico. Come però già in casi precedenti, basti pensare alle
controversie relative a Facebook o a TikTok, le polemiche contingenti rischiano
di oscurare le questioni strutturali di fondo. Si tende a dimenticare, infatti,
che le tecnologie della comunicazione sono sempre state cruciali strumenti di
potere e quindi sono sempre state – e oggi, più che mai, sono – tecnologie
intrinsecamente politiche. Chi comunica con chi, quando, con quale frequenza, di
che cosa e in quali circostanze sono informazioni che il potere – nelle sue
varie forme e articolazioni, sia pubbliche, sia private – ha sempre desiderato
possedere.
Inoltre, il potere ha sempre desiderato controllare il più possibile il flusso
di informazioni che in qualche modo potevano influenzarne l’azione o intaccarne
la legittimità. Due pulsioni, quella di tutto conoscere e quella di tutto
controllare, rese entrambe ancora più intense in periodi di guerra o, comunque,
di tensioni politico-sociali.
Leggi l'articolo di De Martin su "Il Manifesto"
Il presidente di estrema destra del paese Javier Milei questa settimana ha
creato l' Unità di intelligenza artificiale applicata alla sicurezza , che
secondo la legislazione utilizzerà "algoritmi di apprendimento automatico per
analizzare i dati storici sulla criminalità per prevedere crimini futuri".
Si prevede inoltre di implementare un software di riconoscimento facciale per
identificare le “persone ricercate”, pattugliare i social media e analizzare i
filmati delle telecamere di sicurezza in tempo reale per rilevare attività
sospette.
Uno scenario alla Minority Report, tanto che Amnesty International sostiene che
la mossa potrebbe violare i diritti umani.
“La sorveglianza su larga scala influisce sulla libertà di espressione perché
incoraggia le persone ad autocensurarsi o ad astenersi dal condividere le
proprie idee o critiche se sospettano che tutto ciò che commentano, postano o
pubblicano sia monitorato dalle forze di sicurezza”, ha affermato Mariela
Belski, il direttore esecutivo di Amnesty International Argentina. Articolo
originale qui
Your page content goes here.
Patto migrazione. L’inclusività solo a parole: tecnologie digitali e controllo
dei corpi diventano ora la stessa cosa.
L’italiana Hermes, per voce di Antonella Napolitano reagisce così all’esito del
voto sull'ampliamento di EuroDAC: «L’espansione del database Eurodac è una vera
e propria arma tecnologica. Questa ulteriore forma di sorveglianza tratta come
criminali persone che arrivano in Europa fuggendo da guerre, povertà, dittature
e li sottopone a ulteriore violenza. Ma è anche una nuova erosione dello stato
di diritto che riguarda tutti noi cittadini europei e che mette in discussione i
valori di inclusività e giustizia sociale che l’Europa, solo sulla carta,
dichiara di perseguire».
Leggi l'articolo