“Ogni epoca si specchia nei suoi demoni e nei suoi profeti” (Enzo Bettiza). Così
si potrebbe introdurre Nietzsche e Marx si davano la mano. Vita, intrecci e
pensiero dei due profeti che sconvolsero il mondo (Marsilio, 2025), l’ultimo
libro di Marcello Veneziani, filosofo e narratore che da sempre intreccia
riflessione e racconto, pensiero e stile. In questo saggio-romanzo, l’autore
mette in scena un incontro, un confronto e uno scontro impossibile tra i due
giganti che più hanno scosso la modernità: il profeta del superuomo e l’ideologo
del proletariato, due solitudini titaniche unite dal comune culto di Prometeo e
dalla fede nella lotta come motore del mondo. Veneziani, con la sua prosa densa
e appassionata, evoca, rivela, racconta, ma soprattutto interroga: cosa
accadrebbe se le due vertigini del pensiero moderno si specchiassero l’una
nell’altra? Con lo sguardo lucido e insieme tragico del filosofo mediterraneo,
l’autore attraversa le loro eredità e deformazioni — dal marxismo woke al
nietzschianesimo accelerazionista — per misurare quanto dei loro fuochi arda
ancora nel nostro tempo disincantato. Mostrandone i miti, le storie, le visioni
e i furori con uno stile che è pensiero poetante in forma saggistica ed uno
sguardo aguzzo capace di rievocare le voci di questi maestri del sospetto
rivelando però le contraddizioni del Novecento sterminatore ideologico e del
nostro tempo. Per meglio comprendere le affinità e divergenze tra questi due
venerati maestri abbiamo raggiunto Veneziani nel suo studio romano.
Perché “Nietzsche e Marx si davano la mano”? Quali somiglianze esistono tra
questi “due profeti che sconvolsero il mondo”?
Marx e Nietzsche hanno una comune derivazione romantica, ebbero ambedue il culto
di Prometeo, il liberatore dell’umanità dal divino, si proiettarono nel futuro
liberandosi da Dio, patria e famiglia; furono pensatori del conflitto, la lotta
per loro è la regina di tutte le cose; ebbero comuni nemici come i filistei e i
borghesi, credettero al pensiero che agisce e trasforma…
Come nasce questo libro tra saggistica e prosa d’arte?
Nasce da un’antica passione per Nietzsche e da un altrettanto storica rivalità
nei confronti di Marx. All’università, nella facoltà di filosofia, era d’obbligo
studiare Marx ma io vi aggiungevo Nietzsche – e non solo lui. Da quel confronto
a lungo maturato, nasce questo libro.
Cosa sarebbe potuto emergere e cosa emerge nel suo libro da questo incontro
impossibile tra le due vertigini della modernità? È stato un bene o un male che
non si siano incontrati?
Difficile dirlo, ci saremmo risparmiati tragedie o forse ne avremmo vissuto
delle altre. Ma avremmo avuto il confronto tra due pensieri che si fecero mondo,
storia, rivoluzione o trasmutazione. Credo però che sia per noi posteri molto
proficuo metterli a confronto, paragonarli, e criticarli a vicenda.
Entriamo nel retroscena del pensiero. Che ruolo ha avuto il confronto con
Nietzsche nella sua formazione filosofica e quale importanza riveste oggi nella
sua visione del mondo?
Fu l’autore dei miei diciott’anni, la passione più grande di gioventù, a cui
dedicai il primo articolo. Zarathustra restò per me il genio di una religione
antica e inedita, profetica e ironica, danzante e ludica. Col tempo naturalmente
la sua influenza fu ridimensionata, ma restò sempre il mio modello più alto di
pensiero poetante.
Cosa accomuna e intreccia questi due profeti ispiratori del secolo
dell’incertezza e delle ideologie?
A parte il paradosso di ritenersi entrambi liberatori dell’umanità e poi
considerati entrambi ispiratori dei regimi liberticidi del Novecento, li
accomuna il desiderio di trasformare il mondo e non solo di conoscerlo, di
riversare il pensiero nell’azione e di sfidare l’establishment, che ciascuno
percepiva a suo modo. Erano due filosofi col martello, in lotta con il proprio
tempo.
Quanto hanno ancora da dire nell’epoca attuale questi “fratelli separati”?
Per Marx il nuovo proletariato sono i flussi migratori; al posto del movimento
operaio c’è il movimento femminista, la battaglia per l’uguaglianza si fa
battaglia per le diversità; al posto del capitalismo, il nemico è la tradizione;
al posto del padronato c’è il patriarcato. E sullo sfondo il marxismo cinese… E
Nietzsche – al di là del mito del superman e del suprematismo che viene
ricondotto al suo pensiero – quando afferma che l’uomo è qualcosa che va
superato, non apre forse la via al transumano, ai robot, all’intelligenza
artificiale, alle mutazioni genetiche?
Perché dice che il marxismo dopo essere morto in Oriente, ora è vivo e trionfa
in Occidente (in special modo a New York)?
Perché il marxismo, separato dal comunismo e fallito in Unione sovietica,
diventa oggi ideologia radical e global, e si compendia tra woke, political
correct e cancel culture, di derivazione americana. Persa la pars construens di
società comunista, resta la parte dissolutiva, di distruzione della civiltà.
Quando il marxismo da critica del capitalismo si fa critica della tradizione,
della natura e della storia, va a vivere a New York, magari col sindaco
Mamdani.
Che ne pensa delle evoluzioni del nietzschianesimo da riferimento della
rivoluzione conservatrice a totem di post strutturalisti e idolo dei
transumanisti? Sono appropriazioni indebite o sintonie di fondo?
Ognuno coglie di Nietzsche un aspetto, ma Nietzsche è prismatico, non c’è
citazione – avvertiva Giorgio Colli – che non possa essere contraddetta da
un’altra sua affermazione. Ci sono gradi di assimilazione e di fraintendimento,
ai tempi di d’Annunzio, di Spengler o di Hitler, come in seguito nella filosofia
francese e ai tempi dei sessantottini.
Dopo essersi combattuti negli anni dietro le insegne del rosso e del nero dei
propri ierofanti cosa resta di questi sospettati maestri e dei loro eredi?
Restano cospicue eredità di pensiero, anche se l’esito prevalente è impolitico
in Nietzsche e utopico in Marx. Marx resta un rivoluzionario, un pensatore
sociale, rivolto alla storia, alle masse e alla politica; Nietzsche è a mio
parere un “biosofo”, cioè un pensatore della vita, rivolto al mito, all’arte,
allo spirito aristocratico, alla solitudine e all’esistenza. La concezione
marxista è materialistica, dialettica, storica; la visione di Nietzsche è
tragica, ludica, estetica.
Oggi a chi parlano, nella politica e cultura internazionale, Nietzsche e Marx? E
chi sono i più marxisti e nietzschiani esponenti della politica italiana e
internazionale?
Nietzsche oggi è più vitale di Marx perché ha descritto la condizione umana del
nostro tempo molto più di Marx, legato a un contesto socio-economico di un’epoca
industriale. Non è significativo oggi riconoscere gli eredi politici di Marx e
Nietzsche, si prestano a troppi equivoci, torsioni e spesso denotano una totale
inadeguatezza nel ruolo di continuatori. Non vedo continuatori ma se dovessimo
seguire le vulgate diremmo Xi Jinping ed Elon Musk.
L’ispirazione di Nietzsche generò grandi opere (da Mann a Benn passando per
d’Annunzio e Rebatet) mentre l’eredità del marxismo compone solo l’archivio
della cronaca politica (chi legge più i testi politici di Aragon o del realismo
sovietico). L’arte sta graziando Nietzsche rispetto a Marx?
L’impronta di Nietzsche generò più frutti nell’arte, soprattutto nelle
avanguardie, nella letteratura, nel pensiero, nella musica, nella vita; Marx
sconta l’impoverimento della dimensione politica, sociale e rivoluzionaria, nel
nostro tempo. Marx oggi è poco letto, a differenza di Nietzsche che domina nei
palchetti di filosofia delle librerie e perfino nei poster dedicati ai
filosofi.
Oggi la tecnodestra e Musk sono gli eredi di Nietzsche mentre il woke è l’ultimo
erede di Marx?
Si, a patto di separare la volontà di potenza dal pensiero nietzscheano, e
separando il marxismo dall’anticapitalismo e dall’avvento del comunismo. Ecco a
cosa assistiamo: ad un Nietzsche decapitato e ad un Marx senza gambe né braccia…
Quale sarà il suo prossimo lavoro?
Non ne ho ancora un’idea precisa. Vorrei portare a sintesi, riannodare i fili,
ripensare le opere, chiudere il cerchio.
Francesco Subiaco
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