Carlo Pizzati, in un articolo per “Repubblica” del 16 febbraio, propone la
parola macedonia rosaggio: “il saggio autobiografico dove la critica letteraria,
la memoria personale e la riflessione filosofica s’intrecciano in un unico
gesto. È quello che definisco romanzo saggio, o rosaggio: autobiografia che
colonizza il saggio stesso”.
Per gareggiare con l’IA che ormai scrive meglio di Pynchon e Bernhard messi
assieme bisognerebbe starsene chini in avanti a bonificare l’orto che ciascuno
farebbe bene a coltivare attorno al proprio ombelico. Voglio dire: se l’IA
scrive così bene, ma leggiamone pure i romanzi, pazienza se un ombelico non ce
l’ha. Pur di non leggere di un altro anniversario del mesto Bajani… Solo vorrei
sapere chi se l’è mai letto per intero un romanzo tutto scritto dall’IA: l’avrà
fatto Carlo Pizzati, botanico della letteratura per innesto per cui non c’è
rosaggio senza la spina del trauma, quello di essere nati può bastare?, che
piace tanto ai lettori, che a questo punto mi domando io perché dovrebbero
leggersi un libro e non andare avanti a sbirciare gli stati dei loro influencer
di riferimento, autobiografici per vendersi meglio?
Umberto Eco l’ha detto in altri tempi, sospetti come tutti: che sia successo
molto o molto poco il giorno prima, i giornali del giorno dopo pure in questi
tempi di simultaneità online devono garantire quotidianamente la stessa
fogliazione, quindi ben vengano anche gli articoli di critica letteraria
floreale, dopodiché a voler essere maliziosi: gli Agnelli-Elkann con
“Repubblica” non vedo perché non dovrebbero seguire la stella imprenditoriale di
Bezos che sta riuscendo a demolire il “Washington Post” rimettendoci quello che
per lui sono giusti due spiccioletti, le finalità non vedo perché non possano
essere le medesime: mica vendere più copie, piuttosto moltiplicare i
non-lettori, ovvero quelli convinti che basti aprire un quotidiano senza
notizie o leggere un’autobiografa senza letteratura per poter dire di aver
letto qualcosa, restando beatamente inconsapevoli e più comodi da circuire.
Una proposta per salvare il giornalismo? La stessa per salvare la letteratura:
puntare sulla scrittura-scrittura, sull’autonomia critica della parola con
ciascuno la sua, non sul solito copia&incolla da altri, dopodiché e l’uno e
l’altra si salveranno da sé o se no significa che non c’è più niente da
salvare.
Per di più, a pensarci: l’IA non solo non ha l’ombelico, non ha neanche i piedi
oltre a tutto il resto, quindi perché recintarsi nell’autobiografia quando si
potrebbe fare tanta letteratura di viaggio purché non virtuale? In questo caso
vale quanto avvisato da Busi: a chi non ossigena il culo si ossida presto pure
il cervello.
La realtà, l’unico modo per poterla cambiare è sapersene immaginare un’altra, e
questo l’IA non lo può fare, è troppo copiona e basta, la letteratura invece sì,
ma i critici e lettori con loro dovrebbero essere semplicemente più umili, e
grati per tutta la letteratura che fin qui c’è già stata, che seppure nessuno ne
saprà mai scrivere altra (vana speranza nichilistica) ce ne sarebbe comunque
abbastanza per chiunque. O i critici rosaggianti credono che la letteratura per
poter essere contemporanea debba essere pubblicata a partire da ora?
Il primo esempio a tiro: eccome come Henry James in Principessa
Casamassima racconta le dinamiche di una bolla social:
> “l’eccesso di idiozie sembrava far scoppiare il locale e ci si vergognava di
> trovarsi mescolati a tanta ovvia fatuità e sfacciata ambizione.”
E lo scrittore di fronte al bivio tra l’obsolescenza storica e l’autofiction per
pagarsi l’affitto?
> “Hyacinth si rendeva conto di essere passibile della stessa imputazione, ma
> non poteva farci nulla; gli sarebbe stato impossibile esibire a prova
> dell’autenticità dei suoi sentimenti (…) lo stato del suo guardaroba o
> denunciare che da sei mesi non metteva in bocca un pezzetto di bacon.”
Nel 1886 l’IA avrebbe mai potuto scrivere un romanzo così classico, cioè
contemporaneo ora e sempre perché ha per misura la condizione umana? No, perché
allora manco esisteva, non c’erano ancora gli strumenti perché i pirati
dell’immaginario diventassero milionari grazie alla saccheggiata immaginazione
altrui, spacciandosi per essere loro i geni, laddove al massimo lo sono
nell’accezione dell’organismo tecnico: il genio informatico, di fianco a quello
civile, militare, eccetera.
Il pub “Sole e Luna” del quale James racconta il borbottio protorivoluzionario,
aggiungo, non anticipa solo la fomentata idiozia dei social di inizio
ventunesimo secolo, pure le birrerie Hofbräuhaus in cerca di un Hitler di inizio
ventesimo. Nella mia mente l’hyperlink è stato istantaneo all’articolo a pagina
due de “La Stampa” di sabato 14 febbraio: per Monica Perosino la presa di
posizione della Germania che finalmente dissente dall’agenda trumpista è un
benemerito per quanto guerrafondaio colpo sparato da una Europa fin qui troppo
prona, all’italiana ecco, però a leggere che secondo il cancelliere Merz “la
Germania è pronta a giocare un ruolo guida, con la Bundeswehr destinata «a
diventare presto l’esercito convenzionale più potente del continente»”, il colpo
a momenti veniva a me, per come sembra tutto si stia ridisponendo per dare a un
artista mancato tutti i motivi per spiccare il volo dittatoriale grazie a un
putsch a Monaco.
Altro che darsi al rosaggio concimando il tutto di sé, bisognerebbe imparare
della Mediaset che da più di due anni manda a schermo il disclaimer: “È
severamente vietato ogni utilizzo delle immagini trasmesse atto
all’addestramento di sistemi di intelligenza artificiale generativa così come
l’utilizzo di mezzi automatizzati di data scraping”, ovvero sarebbe ora
intentare una class action mondiale contro i ladri dell’immaginazione altrui, o
quantomeno leggersi Principessa Casamassima per tutelare il diritto proprio e di
tutti all’intelligenza non esternalizzata.
Due sospetti gravosi, il primo è se questo testo covi in sé un semino di
rosaggio. Il secondo: per evitare finisca coll’addestrare inermi algoritmi
costretti a subirne di ogni senza potersi mai tutelare con vertenze sindacali, è
il caso di apporre in conclusione un disclaimer da mitomane? Beh, se la
resistenza all’ultima rivoluzione tecnologia della carta carbone deve essere
condotta tramite francobolli e postini io sventolo subito carta bianca.
antonio coda
*In copertina: Henry James nel 1913 fotografato da Frederic Hilaire D’Arcis
(National Portrait Gallery)
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dell’immaginazione altrui (o quantomeno leggersi Henry James per tutelare il
diritto alla propria intelligenza) proviene da Pangea.