Nessuno riporta in vita Alcesti, in questa storia. In questa storia – ri-velata
da Fuani Marino ne La resa (De Nigris Editore) –, Alcesti è una donna
partenopea. È Francesca Nobili Spada.
La tragedia: Venerdì Santo del 1961, 31 marzo. Nella casa ai Camaldoli di Napoli
– punto più elevato della città, che ne ospita il rinascimentale eremo –
Francesca abdica alla vita.
Madre di quattro figli, è giornalista, ha quarantacinque anni.
La messinscena – euripideo-napoletana – la vede circondata di fiori, fasciata di
bianco, infarcita di farmaci. Nell’ora dell’impoetico gesto, si affida alla
poetica di Rainer Maria Rilke. Alla sua Alcesti.
Alcesti – moglie che s’offre di morire al posto del marito.
Alcesti – antieroina che soffre, velata in un arcano.
Alcesti – un mistero napoletano.
*
Fuani, chi è Francesca Nobili Spada? Perché la tua scelta è ricaduta su di lei
per questa “Meridiana”?
Non appena la curatrice della collana Isabella Pedicini mi ha invitata a far
rivivere una donna del sud, e nonostante avessi letto Mistero napoletano molti
anni prima, la mia scelta è ricaduta istintivamente su di lei. Forse perché è
una donna scomoda, come lo sono io e come lo è anche Napoli, e mi era rimasta
dentro, in profondità, per via dei tanti punti di contatto fra di noi: anche
Francesca Nobili Spada è stata una giornalista e per certi versi una madre
mancata – dei suoi quattro figli di fatto non ne crescerà nessuno, né i primi
due che non poté riconoscere per l’allora diritto di famiglia, né quelli nati
dall’unione con Renzo Lapiccirella, ancora piccoli quando si toglierà la vita.
Nella tua ricostruzione di questo mistero napoletano, quanto è rilevante la
commistione fra la donna realmente esistita e il personaggio letterario del
romanzo di Ermanno Rea?
Sicuramente molto. Scrivendo autofiction sono sempre affascinata dallo scarto
fra realtà e finzione, fra persona realmente esistita e personaggio. Lo stesso
Rea ne era ossessionato al punto da renderla protagonista non solo di Mistero
napoletano ma anche del successivo La comunista.
Francesca Nobili Spada si inserisce in un canone di antieroine che va da Anna
Karenina a Emma Bovary – scrivi –, fino a Sylvia Plath, Marina Cvetaeva –
aggiungo. Quale lettura dai a quello che definisci il loro “incedere incerto”?
Direi che non m’interessano né riesco ad appassionarmi ad autrici e personaggi
lineari, che non cadono né si sabotano per via della loro stessa natura.
A questo canone, aggiungo ancora un nome – Fuani Marino. La radicale lucidità
degli ultimi attimi di Francesca Nobili Spada rievoca quella che pervade le
prime pagine del tuo autobiografico Svegliami a mezzanotte. Esiste una mistica
prossimità tra Francesca e Fuani?
Come ho detto è una donna che sento affine, una donna difficile, vittima di se
stessa, che nella redazione dell’“Unità” qualcuno definiva “maculata”, nel senso
di macchiata, per via delle sue scelte personali.
La maternità travagliata – altro tema nodale per i personaggi femminili di cui
sopra e di questa storia. Quanto conta nella scelta finale – “madre-incendio” si
dice lei – di Francesca?
Pur essendo stata in vita una combattente – amava definirsi “una cattiva madre
pazzamente innamorata dei suoi figli” – alla fine Francesca Nobili Spada si
arrende, ma lo fa in modo scenografico e per certi versi spettacolare,
allestendo per se stessa una camera mortuaria, quasi fosse una vittima
sacrificale del proprio tempo.
Questo libro racchiude – mistero nel mistero – anche la trama di un libro
introvabile, Nell’acquario di Angiporto galleria. Perché è considerato il
romanzo-testamento di Francesca Nobili Spada?
È un romanzo postumo, che Francesca scrisse in vita durante i suoi anni di
attività all’interno della redazione e del partito. “Ci siete dentro tutti”,
intimava ai suoi compagni e allo stesso Rea. Molti anni dopo sarà la figlia
Viola Lapiccirella a darlo alle stampe scrivendone la prefazione.
Infine, Fuani, cos’è per te, la resa?
Smettere di cercare e combattere per il proprio posto nel mondo, preferendo
lasciarlo e quindi, per certi versi, preferendogli il nulla.
Fabrizia Sabbatini
***
“Nessuno è a lui compenso. Io solamente.
Io lo sono. Perché nessuno è al fine
come me. Cosa resta a me di quello
ch’ero qui, cosa resta oltre il morire?
Lei non ti ha detto nel mandarti a noi
che quel giaciglio che di là ci aspetta
è d’oltretomba? Io già presi commiato,
io presi ogni commiato.
Nessun morente più di me, che vengo
perché tutto, sepolto sotto quello
che è il mio sposo, svanisca, si dissolva.
Prendimi dunque: prendimi per lui.”[1]
Rainer Maria Rilke – Alcesti
*“Meridiane – storie ritrovate delle donne del Sud” è una collana curata da
Isabella Pedicini (De Nigris Editore) che rintraccia e riscopre le voci
femminili del Meridione attraverso i racconti firmati da giovani autrici
contemporanee.
In copertina: Nicola Samorì, Maddalena, 2010
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[1] Traduzione di Giaime Pintor (Rainer Maria Rilke, Poesie, Einaudi).
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“madre-incendio”. Dialogo con Fuani Marino proviene da Pangea.