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“Bellezza esatta in una notte disperata”. Sulla poesia di Anna Lamberti-Bocconi, un segreto per pochi
> “Ho scoperto la poesia a sedici anni e me ne sono appassionata. Ci ho dato > dentro per un sacco di tempo, l’ho inventata mentre leggevo, è come se > l’avessi creata io, la poesia, esplorandone traiettorie un po’ a caso, anzi a > ventura, a sorte, per fato, nello stesso modo in cui capita di venire su – da > alberelli senza tralicci. Un rapporto di verginità assoluta. Menomale.” Così Anna Lamberti-Bocconi raccontava del proprio apprendistato poetico in un volume dedicato ad Amelia Rosselli, nel 2007. Nata nel 1961, aveva esordito quindici anni prima con un libriccino edito da Stampa Alternativa, Sale rosso (1992). Erano seguiti Il vino di quella cosa (1995) e Devi chiamarmi sempre (2005), entrambi con Campanotto Editore. Quindi avrebbe inaugurato un decennio di pubblicazioni puntuali e decisive ma sempre nella trasparenza coatta del web o della piccola editoria: Canto di una ragazza fascista dei miei tempi (Transeuropa, 2010), La signorina di Cro-Magnon (Sartoria Utopia, 2014), Teatro dell’amore (Le voci della Luna, 2015). Diversi poeti e artisti e critici hanno capito e amato la sua grandezza e la sua bellezza, da Aldo Nove a Gianni Montieri, da Anna Toscano a Cristina Savettieri, da Ivano Fossati a Fiorella Mannoia fino a Ornella Vanoni e a qualche altro, e tuttavia i suoi estimatori si sono sempre mossi sul filo nobile ma purtroppo sottile del passaparola fra gli addetti ai lavori e radi lettori solitari. Anna Lamberti-Bocconi finora è stata un segreto che abbiamo saputo scoprire in pochi. Gran parte dei suoi libri sono fuori commercio e introvabili.  “Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo” dice una strofa di Angelo Maria Ripellino, ne Lo splendido violino verde. “Devi associarti a una consorteria/ di violinisti guerci, di furbi larifari,/ di nani del Veronese, di aiuole militari,/ di impiegati al catasto, di accòliti della Schickeria.” Ma è raro che i poeti migliori, coloro che creano forme nuove o che sovvertono e sublimano le difficili regole del fare versi, si associno a consorterie di sorta. Lamberti-Bocconi infatti si è sempre mossa in solitudine, seminando le sue poesie dove meglio capitava e fugando – per carattere e per abitudine – le congreghe di poetastri e critici di cui rideva Ripellino. La sua è una poesia di forme a un tempo esatte e inedite che varia dal poemetto alle quartine fulminanti, dall’endecasillabo al verso libero ma simmetrico. L’indocilità del suo verseggiare trova il proprio ordine tanto nell’istinto quanto in ritmi più elaborati che accavallano enjambements e visioni e aneliti all’altro o all’altrove, che siano degli amori impossibili o una notte disperata (“Bellezza esatta in notte disperata”) o magari la luna disamata e sempre irraggiungibile.  Eppure – fra le più svariate disperazioni – nelle sue poesie si può anche ridere molto, come ne Il ritorno di Don Chisciotte (2015), un poemetto di oltre duecento versi in cui Don Chisciotte ritorna sulla Terra ai giorni nostri e si ritrova “in un gran piazzale come un arrembaggio/ di fanciulli rapiti da pirati”, cioè fra ragazzini prostituti e transessuali. Don Chisciotte cercherà ancora di fare giustizia, in groppa al fedele Ronzinante. Pasolini, autore molto amato da Lamberti-Bocconi, si sarebbe divertito assai. Di rado la poesia sa essere così libera, così gioiosa e gioiosamente originale e viva.  Lei è Anna Lamberti-Bocconi Quella di Lamberti-Bocconi è anche una musica che a tratti può accomunarsi ai lapsus teorizzati da Amelia Rosselli, alla quale non a caso ha dedicato diverse poesie, definendola “la più grande voce poetica del Novecento italiano, l’impressionante sacerdotessa Amelia Rosselli” – e che molto le ha insegnato. Come Rosselli, Lamberti-Bocconi sa muoversi sia a rilento che furiosamente, in preda al rincorrersi delle immagini e delle rime o delle assonanze. Alcuni suoi versi “ustionano l’intelletto”, altri precipitano nel verso successivo e poi in quello seguente e così via, in una girandola di passioni e delusioni o stupori e gesti, creando dei poemi che siano non soltanto dei canti ma anche e soprattutto dei racconti. Di fatto Anna Lamberti-Bocconi è – oltre che poeta e scrittrice – una lettrice esperta e ostinata, che ama narrare.  Ne Il rischio della forma (Campanotto Editore, 2005), un libro-conversazione con Cristina Savettieri che accompagnava le poesie di Devi chiamarmi sempre, a un tratto dice:  > “Una volta, probabilmente avevo della cattiva disposizione d’animo, avevo la > febbre notturna, leggevo un libro di Philip Dick, non ricordo neanche quale. > Mi faceva tanta paura, mi addormentavo e continuavo a sognarlo, mi svegliavo, > ricominciavo a leggere, mi addormentavo e di nuovo lo sognavo, in una maniera > che mi agitava da morire. Mi svegliavo dal sonno perché sognavo delle cose che > mi facevano paura, allora leggevo, poi mi veniva di nuovo paura e allora mi > riaddormentavo, tant’è che a un certo punto non ho più capito quand’ero > sveglia e quando dormivo.”  Neanche l’ossessione, come il riso e come l’amore (e come la disperazione che ne consegue), è estranea alla poesia di Lamberti-Bocconi. Tuttavia la sua è un’ossessione che ha sempre una forma ben definita e che perciò si fa musica, ritmo – danza e bellezza.  Forse il segreto del lavorio di Lamberti-Bocconi è proprio questo: la bellezza. C’è bellezza nella “gelida” luna che ci ammalia e respinge e c’è bellezza in Don Chisciotte che sobbalza di fronte a un transessuale. C’è bellezza nella “notte disperata” e senza termine e c’è bellezza in una madre che piange la propria figlia “sciagurata”, fascista. Tutto, compresi il dolore e gli sbagli e le tremende notti che accompagnano il poeta nel suo divenire, può incantare attraverso la magia e la musicalità dei versi. Anna Lamberti-Bocconi sa restituire ogni parossismo umano e disumano al bello, alla poesia che avvince.  Ne Il rischio della forma Lamberti-Bocconi racconta anche del giorno in cui si scoprì poeta. Era giovane, una ragazza appena, e aveva appena scritto la sua prima – afferma – vera poesia:  > “Trovavo che fossero venute tutte le rime bene, che corrispondesse > perfettamente a qualcosa che potevo dire solo in quel modo; sentivo che avevo > una forza espressiva che era riuscita a emergere in modo completo e > soddisfacente e che aveva generato qualcosa di bello e di strano, e che aveva > una sua compiutezza, cioè stava in piedi anche senza di me.”  Qualcosa di bello e di strano, dunque, e che vive al di fuori del poeta che si incanta: questo, forse, è la poesia – la sola possibile bellezza del poeta, al lettore destinata. Qualche giorno fa è uscita una nuova raccolta di Anna Lamberti-Bocconi, Fu impossibile farmi a pezzi, pubblicata in sordina da Radura. Il libriccino costa cinque euro. Che il lettore avveduto e appassionato non se lo lasci sfuggire.  Edoardo Pisani ** Alla luna Ma tu chi sei, cos’hai, perché non parli, non argenti di stelle anche lo scialbo  mattino? Sei tu stessa a incasellarli,  gli astri lucenti, o sei anche tu una figurina senza potere, se non nelle notti  di ferire gli amanti come spina?  E quanto più sei gelida più scotti.  Ahi, bella, se potesse tutto il male che mi consuma mutare la spada  di luce tua in un giro di scale armoniche, ascendenti, in una strada che a te mi conducesse! Ma non vale  niente che io faccia, che resista o cada. Tu non mi ami: questo è il grande lutto che oscura le mie vesti. Ma ora voglio  dirti la verità del lato brutto, paradossale, a cui non si rimedia:  Tu non mi ami – questo è il grande male. Io non ti amo – questa è la tragedia.  * Da Sale rosso:  Spariremo piano piano,  come erba sotto la neve. Amore, come temo lo sciogliersi del tuo gentile mattino quando un tuono ci prende e nessuno che senta la feroce agonia che c’è tra luce accesa e luce spenta.  * Da Il vino di quella cosa: Per Amelia Rosselli Ragazza cara, my girl, chi te l’ha fatta così maligna verso il marciapiede dove tutti i camion, tutti i piccioni e i luridi  impensati canali coperti scorrono; se penso “ebbene, sto come foglia nelle stagioni, abbiamo occhi bellissimi e padri martiri” e resto un attimo commossa per il Creato che si riflette malamente nella Storia azzurro ghiaccio nell’essenza delle vesti semplici perché da donna-ragazza tutte queste benedette bambine che hanno studiato; se penso in cuore tutto questo ora, io Amelia piango troppo per la tua morte. * Estratto da Canto di una ragazza fascista dei miei tempi: Notte, crudele notte solitaria nel buio e basta, io miseramente che ricordo ogni tratto del tuo viso, rovina di rovine, mio niente. Cristo Iddio ti ha tracciato i lineamenti Dando l’arte più fine alla mia fine, a punta di diamante acuminata, a scienza esatta che produce fuoco. L’anima mia rivela la fiammata. Bellezza esatta in notte disperata. * Da La signorina di Cro-Magnon: Pressione carsica. Fiacchezza cosmica. Caffè con zucchero.  Speriamo farcela. * Da La signorina di Cro-Magnon: Quando mi interessava che la vita  mi interessasse, gettavo i miei argenti  a scialo d’acqua fresca fra le dita con psicoterapeuti consenzienti interessati a farla interessare. Ora che non mi importa più di niente e le vele stramazzano nel mare io, come si suol dir, “vivo il presente”.  Sto sulle tracce di Nietzsche e Leopardi con le mie bestie, il tram, il vino e i cardi;  la porca vita e i suoi frutti bastardi te li regalo per un bacio solo, su queste mie labbra fatte da usignolo quando la nave se ne andrà dal molo. * Estratto da Teatro dell’amore 1: Amore, io sono cenere e tu brace, io la mano tagliata e tu il coltello, io un povero sorriso, tu il più bello, io vivo per miracolo e tu SEI. Porterai il fiore della primavera sotto i miei vetri a farmelo vedere? Scenderò giù da basso come un ladro, non posso fare altro, non lo posso non fare, mi trasformo con la luna,  mi fai sentire la licantropia, calerò in un silenzio primordiale,  ti coglierò alla schiena, anima mia, ti stringerò al mio petto con la forza più tenera e più bruta che ci sia,  ti toglierò quel fiore dalle mani e aspirerò il profumo della vita. E per tutti i millenni che verranno quando la Terra sarà supernova quando saranno esplosi il mondo e Dio,  anche quando la Morte avrà finito e il Tempo sarà sceso fino in fondo,  anche allora, mia alba, mio tramonto, mia redenzione, sarai amore: il mio. * Estratto da Il ritorno di Don Chisciotte: La bella afferrò i lembi della veste di qua e di là con le sue lunghe mani e in un sol movimento repentino  come un sipario li divaricò mostrando le sue grazie naturali:  ne balzò fuori un membro sì asinino che anche il mio Ronzinante ebbe spavento e partì in un galoppo da campione trascinandosi dietro il suo padrone. Ora, il mio ragionare non si placa Se non pensando ad un malvagio scherzo di incantatori dalla cruda beffa, come quando la bella del Toboso, la Dulcinea che tanto ebbi a servire, fu trasformata per il mio dileggio in contadina rozza e assai volgare. Il Male che oltrepassa luoghi ed ere, e si ripete a circolo, figura tanto cangiante eppur fissa e perenne come me stesso dentro l’armatura, il Male che riflette nel suo ghigno tutta l’umanità che non ha cura, ha replicato quindi il suo copione.  Potessi, alla terribile legione dei demoni cornuti e sputafuoco, dare definitiva punizione! Per trovare pace, finalmente, per vedere ultimata la missione che dall’alto mi venne destinata. * Da Fu impossibile farmi a pezzi:  Ecco che scende a valle il lupo grigio a narici vibranti, a zampe forti, ha fame e per istinto cerca l’uomo l’atavico, violento, senza pelo animale – che costruì la storia che si fermò con i suoi pari erranti il cacciatore armato di fucile.  Lupo cerca nemico, per rubare dai suoi recinti pecore e galline solo col privilegio di ammazzare.  L’uomo mura gli ovili e i pollai risale al monte col fucile in spalla è guerra ogni minuto è sempre sangue.  L’uomo sa tutto e non capisce niente lupo capisce tutto e non sa niente.  La morale non c’è, la vita è morte.  Anna Lamberti-Bocconi *In copertina: Massimo Campigli, L’abbraccio, 1952 L'articolo “Bellezza esatta in una notte disperata”. Sulla poesia di Anna Lamberti-Bocconi, un segreto per pochi proviene da Pangea.
April 2, 2026 / Pangea