La Roman Beat Generation non esiste, da qui partiamo per affermare che è reale.
Roma è l’agglomerato imperituro di sogni e simboli, significanti e significati
per gli strali delle giornate.
Dove sono i romani, le vestali, gli intellettuali?
E i poeti, ad amministrare condomini?
Gregory non abita più qui – mi dice Claudio Zuccaro – anche lui da tempo se ne è
andato. Sta a Testaccio perché lo spirito è vita.
Quartieri sbilenchi attendono nuove sopravvivenze.
Per ogni chiesa un po’ di cenere, una manciata di nuvole, un nulla dove
lasciarsi precipitare.
*
Il nostro linguaggio è il flusso incontrollato dell’ipermetro.
E il libero associazionismo dell’inconscio con superamento del concetto
pragmatico di realtà.
La realtà è quello che crediamo che sia.
Materici in obliquo rispetto all’oggi
intoniamo il canto lirico metropolitano
composto da metafisica civica e antilirica efferatezza
sotto una brezza da flâneur nella grandeur
disimpegnati perché troppo impegnati
destrutturati per alleggerire il bagaglio
esperienziale mnemonico emotivo.
*
Molto bene sentire non capire
underground per via della metro
indie come apache in pillole
la poesia è battaglia galattica di sinapsi
dinamicità nella corteccia e nei piedi
non è statica di accademia non è studio ma immediata esperienza
non è poesia ma è testo in versi
semplifichiamo: linguaggio scritto
perché siamo insensibili alla sensibilità borghese: non ci riconosciamo nei
ruoli.
La strada è l’avanguardia, in strada può succedere di tutto.
*
«Una volta un fantasma mi ha detto che gli sembravo irreale».
Il fantasma amministrava condomini, diceva che la poesia è roba per gente
sensibile e ogni volta che valicava il concetto di cultura utilizzava la
parola nicchia…
Poi ha fatto la rivoluzione interiore, ha seguito il progresso spirituale, ha
scritto un paio di cose e si è ritrovato con un taccuino pieno a contemplare il
Tevere che scorre sotto Ponte Sisto… per andare più in là e portarsi millenni di
storia nel letto assieme ai vocaboli più disparati e giungere alle cascate del
linguaggio dove è tutta una Babele di lettere e il pensiero si fa plurimo e fra
le onde e le spume il fantasma ha conosciuto la parola amore.
*
State a casa. Mi raccomando. Oppure fuggite nella seconda casa, se ce l’avete. E
scrivete tante poesie, tanto troverete chi le pubblicherà. Io invece esco, sì
gli vado incontro qualunque cosa sia… vado a ossigenarmi occhi e palmi e non
scriverò niente a meno che non me lo chieda l’airone magico.
*
Quando non scrivete fate le recensioni, mi raccomando, che poi magari ne fanno
una a voi. Io non le scrivo le recensioni, a meno che il karma in un certo
momento ‒ quando proprio la giostra di Piazza Navona gira e fa musica e mi
rivedo bambino e non posso farne a meno ‒ mi spinga a dire bene sei davanti a
Bernini e piove da nuvole beat(e) e puoi sprecare qualche parola per quel libro.
I libri sono oggetti d’arte, me l’ha detto un bhikkhu del quartiere Coppedè: non
puoi farne vilipendio.
*
E poi ho intenzione di bere tanta acqua dai nasoni, acqua e aria è una dieta
sana, una dieta buona per le parole. Le parole luccicano nell’acqua e all’aria.
Non scorticarle. Tieni accesa la torcia nella caverna comoda schermata, lo sai
che Dioniso sta dalla parte sbagliata, perciò stai molto attento ai testi
giusti.
*
Poi bisogna allenare bene il fisico per scrivere. Ci vuole una camminata andata
e ritorno da Piazza Fiume al Gianicolo, compresa Via Crucis di San Pietro in
Montorio e contemplazione del Soratte dalla statua di Garibaldi. I mezzi busti
del Gianicolo guardano i mezzi busti del Pincio. E parlano fra loro e le loro
parole sono in frequenze sopra Roma, ma se apri il timpano al momento
giusto ‒ specie a una precisa ora del pomeriggio, dopo pranzo, appena preso il
caffè ‒ puoi sentirle. Sono parole che inondano beat(e).
*
Sì sì andate in campagna, io resterò con queste querce scalcagnate che
indovinano richiami di Esculapio e oche natanti, sì resterò coi platani
arrugginiti a imbrunire lungotevere di carità, mentre quello che è andato in
campagna mi scrive e poi telefona per dirmi che l’alloco non lo fa dormire, ma
io sono troppo impegnato sulla Via dei Fori per rispondere, ho proprio il
Palatino davanti che gorgheggia. La lupa non puoi fregarla. La lupa richiede
coraggio. O la ami o ti odia, è pur sempre un animale selvaggio.
*
L’Almone è il terzo fiume segreto, nel flusso sciamanico sostiene che tutto è
vacuità, e tra amori chiacchiere e lavori non c’è modo più pulito dell’arte per
scherzare con Thanatos.
*
Devi entrare nello spazio a tuo modo per riempire il tempo civico, allora potrai
abitare te stesso stile domus e far uscire i vocaboli del Beato Linguaggio,
schioccando le dita, senza prenderti sul serio, frequenza Pincio – frequenza
Gianicolo e diventare acqua che scorre.
Edoardo Piazza
*Al fenomeno della “Roman Beat Generation”, di cui Edoardo Piazza ha fissato le
“istruzioni per l’uso”, la poetica sghemba, sarà dedicato, in maggio, il primo
volume della collana ‘I poeti vivi’, edita da Magog. Si tratta di un’antologia
di poeti difformi, singolari, in obliquo rispetto all’oggi, accomunati da un
estro metropolitano, da un orfismo urbano. “Roman Beat Generation: istruzioni
per l’uso” è il manifesto con sarà invasa e assediata l’Urbe dell’editoria
italiana.
In copertina: la chimera secondo Ulisse Aldrovandi (1522-1605)
L'articolo Roman Beat Generation: istruzioni per l’uso proviene da Pangea.