Nel digitale tutto è scrittura – i siti web, i social media, le immagini e i
video, ogni azione, come mettere un like o comprare qualcosa – tutto è fatto di
scrittura, nelle sue fondamenta di codice informatico, ma la maggior parte di
questa scrittura rimane nascosta ai nostri occhi, esclusa by design dagli
schermi che ci circondano e su cui passa una parte sempre più grande delle
nostre vite.
L’«imperativo funzionale» di cui parla Marcello Vitali-Rosati in Éloge du bug.
Être libre à l’époque du numérique (Zone, 2024) è incorporato nei dispositivi e
nei servizi che ci circondano e ci dice, anzi, ci impone di non preoccuparci di
come funzionano, di come sono stati costruiti e di quale influenza hanno su di
noi e sui nostri comportamenti, anzi: applicazioni, telefoni e piattaforme
devono essere il più semplici e intuitivi possibile, funzionare senza intoppi,
in modo da renderci produttivi ogni istante che passiamo a usarli e a esserne
usati.
Ogni volta che agiamo all’interno di un social media commerciale, che facciamo
una ricerca su Google, che usiamo un chatbot basato su un modello linguistico
noi stiamo di fatto lavorando anche se ci stiamo svagando, siamo produttivi e
contribuiamo alla creazione di valore per il pugno di aziende che ha costruito
un oligopolio a cui è quasi impossibile sottrarsi.
Argomenti dell'articolo
1. Il nodo del linguaggio: IA, scrittura, creatività
2. Travolti dal digitale?
3. IA, agenda neoliberale e speculazione finanziaria
4. Un excursus su IA e guerra
5. Per una critica radicale dell’IA e dei suoi presupposti ideologici
6. Costruiamo un futuro tecnologico diverso
Leggi l'articolo di Roberto Laghi