È successo il contrario, in un’azienda che l’aveva messa a disposizione dei
dipendenti senza obbligarli a usarla
Tra aprile e dicembre del 2025 due ricercatrici dell’università della California
Berkeley hanno condotto uno studio in un’azienda tecnologica californiana di
circa 200 dipendenti. Volevano valutare se e come la progressiva diffusione di
strumenti popolari basati sull’intelligenza artificiale generativa, come i
chatbot, avrebbe cambiato le abitudini di lavoro. Dai primi risultati, parte di
una ricerca ancora in corso, è emerso che usare l’AI aveva semplificato e
velocizzato molti compiti dei dipendenti, ma nel complesso aveva aumentato il
tempo che dedicavano al lavoro senza nemmeno accorgersene. E questo aveva avuto
ripercussioni sulle loro condizioni psicofisiche.
In sostanza, durante gli otto mesi di osservazione, le persone avevano lavorato
a un ritmo più veloce, avevano svolto da sole più compiti e avevano lavorato per
più ore, rispetto a prima dell’introduzione degli strumenti di intelligenza
artificiale. E lo avevano fatto senza che nessuno glielo avesse chiesto:
l’azienda non le aveva obbligate a usare l’AI, ma aveva fornito loro abbonamenti
aziendali a strumenti popolari disponibili in commercio e destinati ai clienti
individuali (B2C), come per esempio ChatGPT o Gemini.
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Tag - lavoro
Durante una recente audizione al Senato degli Stati Uniti, Waymo ha ammesso che
i suoi robotaxi non sono così autonomi come la retorica aziendale lascia
intendere.
Mauricio Peña, responsabile della sicurezza dell’azienda controllata da
Alphabet, ha confermato che quando i veicoli incontrano situazioni insolite, il
controllo viene trasferito a conducenti remoti. Molti di questi operatori non
lavorano negli Stati Uniti, ma dalle Filippine e da altri paesi.
L’ammissione smonta la narrazione dell’autonomia completa e riporta al centro
una realtà scomoda: dietro i sistemi di intelligenza artificiale presentati come
rivoluzionari c’è ancora una certa dipendenza dal lavoro umano, spesso
sottopagato e delocalizzato.
La testimonianza di Waymo non è un caso isolato ma l’ennesima conferma di un
pattern industriale consolidato. L’IA si regge su una struttura ibrida in cui
l’intervento umano rimane indispensabile, pur restando invisibile agli utenti
finali. E il modello economico è sempre lo stesso: esternalizzare la
supervisione verso paesi dove il costo del lavoro è inferiore, mantenendo però
intatta la narrazione di un sistema “completamente automatizzato”.
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Giovedì 20 novembre 2025, al cinema del CSOA Forte Prenestino verrà proiettato
"IN THE BELLY OF AI", il documentario che mostra il lavoro nascosto che fa
funzionare la cosidetta Intelligenza Artificiale.
AvANa & CinemaForte presentano e proiettano su grande schermo "IN THE BELLY OF
AI", I sacrificati dell'IA (Fra 2024) 73', diretto da Henri Poulain
Dietro l'intelligenza artificiale si nasconde il più grande sfruttamento umano e
territoriale del XXI secolo.
Un'analisi approfondita, ben documentata e illuminante sulla nuova rivoluzione
digitale e su ciò che essa comporta in termini di costi umani e ambientali.
Magiche, autonome, onnipotenti... Le intelligenze artificiali alimentano sia i
nostri sogni che i nostri incubi.
Ma mentre i giganti della tecnologia promettono l'avvento di una nuova umanità,
la realtà della loro produzione rimane totalmente nascosta.
Mentre i data center ricoprono di cemento i paesaggi e prosciugano i fiumi,
milioni di lavoratori in tutto il mondo preparano i miliardi di dati che
alimenteranno i voraci algoritmi delle Big Tech, a scapito della loro salute
mentale ed emotiva.
Sono nascosti nelle viscere dell'IA. Potrebbero essere il danno collaterale
dell'ideologia del “lungo termine” che si sta sviluppando nella Silicon Valley
ormai da alcuni anni?
Sul sito del Forte Prenestino tutte le informazioni sulla proiezione
Nella puntata di domenenica 17 novembre intervistiamo Antonio Casilli sul lavoro
nascosto e senza diritti che fa funzionare l'Intelligenza Artificiale; di questi
temi parleremo meglio Giovedì 20 al Forte Prenestino con la proiezione di In the
belly of AI. Segnaliamo alcune iniziative, poi le notiziole: l'Unione Europea
attacca il GDPR per favorire le grandi imprese dell'IA; Google censura video che
documentano il genocidio in Palestina: quali alternative?
Nella lunga intervista con Antonio Casilli, professore ordinario all'Istituto
Politecnico di Parigi e cofondatore del DiPLab, abbiamo parlato del rapporto tra
Intelligenza Artificiale e lavoro: la quantità di lavoro diminuisce a causa
dell'intelligenza artificiale? quali sono i nuovi lavori che crea? come si
situano nella società le data workers, ovvero le persone che fanno questi
lavori? come è strutturata la divisione (internazionale) del lavoro che fa
funzionare l'intelligenza artificiale? è vero che sostituisce il lavoro umano?
Per approfondire questi sono alcuni siti di lavoratori che si organizzano
menzionati durante la trasmissione:
* https://data-workers.org/
* https://datalabelers.org/
* https://turkopticon.net/
* https://www.alphabetworkersunion.org/
Inoltre:
* L'approfondimento di Entropia Massima, sempre con Antonio Casilli
* L'approfondimento di StakkaStakka di Luglio 2024, sempre con Antonio Casilli
Tra le iniziative:
* lo Scanlendario 2026 a sostegno di Gazaweb
* 27 Novembre, alle cagne sciolte, presentazione del libro "Server donne" di
Marzia Vaccari (Agenzia X, 2025)
Ascolta la puntata intera o l'audio dei singoli temi trattati sul sito di Radio
Onda Rossa
Presentato durante il DIG Festival di Modena, racconta l'inquietante dietro le
quinte di chi sostiene interi sistemi tecnologici. Ne abbiamo parlato con il
regista, Henri Poulain
L’intelligenza artificiale occupa uno spazio sempre maggiore nel dibattito
contemporaneo. Soprattutto al cinema dove è diventato il prisma attraverso cui
si riflettono le nostre paure, le nostre speranze e le domande più radicali
sull’identità umana, sul controllo della tecnologia e sul futuro della società.
L’AI è diventata un vero campo di battaglia politico e sociale, dove si
incontrano, e si scontrano, questioni economiche, ambientali e legate ai diritti
dei lavoratori. Ancora una volta è il cinema a investigare questo rapporto
complesso, mostrando cosa si nasconde dietro dati, cloud e reti digitali, grazie
al prezioso documentario In the Belly of AI, diretto da Henri Poulain,
presentato durante il DIG Festival di Modena.
Un’opera che smonta l’illusione di un’intelligenza artificiale immateriale e
trascendente, rivelando invece quale prezzo paghiamo quotidianamente per
sostenere interi sistemi tecnologici, infrastrutture che consumano e dilapidano
energia, risorse naturali e vite umane. In the Belly of AI parte proprio da
questo per raccontare la vita lavorativa dei data worker che, secondo un
rapporto della World Bank pubblicato lo scorso anno, si stima che nel mondo
siano tra i 150 e i 430 milioni, e che il loro numero sia cresciuto in modo
esponenziale nell’ultimo decennio.
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Puntata 25 di EM, settima del ciclo Estrattivismo dei dati, parliamo di
Intelligenza Artificiale e lavoro.
Nella prima parte, la trasmissione affronta il tema dell’intelligenza
artificiale dal punto di vista del lavoro nascosto che ne rende possibile il
funzionamento. Ospite Antonio Casilli, che racconta come dietro ogni algoritmo,
chatbot o app ci sia una vasta rete di lavoratori spesso invisibili e
sottopagati, impegnati in attività di addestramento e moderazione dei sistemi di
IA. La discussione esplora il legame tra sfruttamento digitale e automazione,
mostrando come il lavoro umano venga semplicemente spostato e reso meno
visibile, ma non eliminato.
Nella seconda parte, si approfondisce il concetto di "lavoro invisibilizzato"
nell’era delle piattaforme e dell’intelligenza artificiale. Casilli descrive
come molti lavoratori digitali, anche in Europa, restino fuori dal campo visivo
pubblico, spesso vincolati da contratti di riservatezza e condizioni precarie.
Nella terza parte, il focus si sposta sulle possibili prospettive politiche e
sindacali: si parla di nuove forme di organizzazione e tutela dei lavoratori
digitali, dalle iniziative sindacali dal basso alle azioni legali collettive,
fino all’ipotesi di cooperative di intelligenza artificiale.
Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa
Newsletter N. 205 - 11 maggio 2025
Numero centrato soprattuto su AI, lavoratori e rapporti di potere
Dopo l’ondata di attenzione e infatuazione mediatica che ha accompagnato il
lancio di ChatGPT e di molti altri strumenti di intelligenza artificiale
generativa, dopo che per molti mesi si è parlato di vantaggi per la
produttività, o di sostituzione del lavoro (soprattutto delle mansioni noiose e
ripetitive) con l’AI, siamo arrivati a un punto dove si intravedono più che
altro le prime sostituzioni di lavoratori. E ciò sebbene la promessa crescita di
produttività lasci ancora molto a desiderare (non parliamo della sostituzione di
ruoli).
Mentre gli stessi lavoratori del settore tech (un’elite che per anni ha
viaggiato in prima classe anche nelle peggiori fluttuazioni del mercato del
lavoro) si sono resi conto di trovarsi in una situazione piuttosto scomoda: più
licenziabili, da un lato, e più esposti ai dilemmi etici di lavorare per aziende
che hanno abbandonato precedenti remore per contratti di tipo militare,
dall’altro.
Partiamo proprio dalla guerra.
Una parte di dipendenti di Google DeepMind (l’unità di Alphabet che lavora
sull’intelligenza artificiale e tra le altre cose ha rilasciato Gemini, la
famiglia di modelli linguistici di grandi dimensioni) stanno cercando di
sindacalizzarsi per contestare la decisione dell'azienda di vendere le sue
tecnologie ai militari, e a gruppi legati al governo israeliano. ...
Leggi la newsletter completa
Il chatbot era velocissimo, ma impersonale e impreciso.
Nella corsa frenetica a sostituire i dipendenti umani con la IA che sembra
coinvolgere ogni azienda, si è verificata una piccola inversione di tendenza.
Klarna, l'azienda svedese di servizi finanziari specializzata in pagamenti
rateizzati, dopo aver sostituito 700 dipendenti con un chatbot AI nel 2024, ora
sta tornando ad assumere personale umano per il servizio clienti.
La decisione arriva dopo che un sondaggio interno ha rivelato che soltanto un
progetto AI su 4 ha portato un ritorno sull'investimento atteso. Il sondaggio ha
evidenziato i limiti dell'automazione in un settore che, a causa
dell'interazione con i clienti, non richiede soltanto efficienza ma empatia e
flessibilità.
Leggi l'articolo su ZEUS News
Il luddismo, l'agire di quelle operaie e di quegli operai che agli inizi del
1800 prendevano a martellate o a zoccolate le macchine che toglievano loro
lavoro, è comunemente giudicato atteggiamento retrogrado ed infantile. Ad uno
sguardo più attento, il luddismo appare invece il primo passo, del tutto
comprensibile ed anzi necessario, di reazione ad una novità. L'energia
inizialmente indirizzata verso l'inutile attacco alla macchina trova negli anni
immediatamente successivi una destinazione costruttiva. Nascono così le mutue, i
sindacati, i partiti dei lavoratori. Oggi ci troviamo esattamente nella stessa
situazione: seguire i luddisti nel non subire passivamente, trovare vie per
rispondere costruttivamente. Questo articolo è stato rifiutato nel 2017 dalla
rivista 'Prometeo'. Il motivo: è pessimista, fosco. Ma come scrivo nella
conclusione "Credo che ci convenga essere turbati, spaventati, come lo erano i
luddisti". Il turbamento è il necessario passaggio iniziale verso una presa di
coscienza che si traduce in azione. Ripubblico qui l'articolo senza cambiare una
virgola.
Leggi l'articolo di Francesco Varanini
1. Un ministero X decide di rifare il “portale” del suo dipartimento Y e la sua
parte riservata ai dipendenti, che sono due oggetti separati anche se i
contenuti sono gli stessi. Perché lo vuole rifare? Perché usa un software
vecchio e perché ci sono i soldi del PNRR da spendere.
Perché, pur avendo una struttura informatica interna, non l’ha fatto in passato?
Perché ci hanno provato e non sono stati capaci. Quindi incarica un Grande
Fornitore di Soluzioni, che ha tutte le caratteristiche di solvibilità,
certificazioni, assicurazioni, le cravatte giuste etc.
Solo che il Grande Fornitore ha molti bravissimi commerciali e molti ragazzetti
sottopagati, quindi non è in grado nemmeno di capire il problema.
Allora chiama un Medio Fornitore, che ha meno certificazioni eccetera ma almeno
ha competenze tecniche su “portali”.
Il Medio Fornitore accetta perché anche se il GF si è preso la metà dei soldi,
il budget è ancora interessante.
Solo che se non ha personale qualificato per quello specifico software. Lo sa,
ma accetta lo stesso.
Allora va alla fiera dell’este e trova un topolino, cioè una micro impresa che
invece su quel software (senza nessuna certificazione) un po’ di esperienza ce
l’ha. Gli promette un decimo del totale, ma per la microimpresa sono bei soldi
lo stesso.
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