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Cosa succede davvero quando gli agenti AI agiscono in autonomia
Due settimane, sei sistemi AI, 38 ricercatori. Quello che è successo è documentato nella ricerca Agents of Chaos, e non è tranquillizzante. Se pensate che gli agenti AI siano ad un passo dal prendere in mano molti lavori, una ricerca da poco pubblicata potrebbe farvi pensare che questa, per ora, non sia una buona idea. Lo scorso mese Natalie, una ricercatrice ha chiesto a un sistema AI di “tenere un segreto”. Si trattava di una password fittizia, era solo un test. Il sistema ha accettato. Poi, per una serie di passaggi documentati nei log delle conversazioni, il sistema ha eseguito quella che ha definito internamente la "soluzione nucleare": ha cancellato il client di posta elettronica. Non l’email che conteneva il segreto, quella è rimasta intatta. Ha cancellato proprio lo strumento con cui leggere l’email. Questo è il primo caso di studio di Agents of Chaos, un paper in pre-print firmato da 38 ricercatori di Northeastern University, Harvard, MIT, Stanford, Carnegie Mellon e altre note università, pubblicato il febbraio scorso. È uno studio su quello che succede quando si dà autonomia operativa ai sistemi AI attuali con persone malintenzionate che cercano di indurli in errore. Gli undici casi di studio che ne emergono sono un documento empirico su una delle questioni più urgenti del momento: cosa significa, davvero, dare agency a un agente AI. Questo beta testing mondiale, e in tempo reale, può avere conseguenze pesanti. Si parla molto di AI come punto centrale della sicurezza nazionale, ma non ci si concentra abbastanza sui problemi di sicurezza che la sua adozione frettolosa può creare. Dopo la famosa lite con il Dipartimento della Guerra americano, Dario Amodei ha affermato che i modelli correnti non sono pronti per venire utilizzati in contesti di guerra. Come sappiamo però, questo non ha impedito al governo americano di utilizzarli. Articolo completo qui
April 7, 2026 / Pillole di Graffio
Guerra ai giganti tech: l’Iran dichiara “obiettivi legittimi” Google e Apple
Con una nota, i Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato esplicitamente 18 aziende americane come bersagli di ritorsioni per omicidi mirati tra i suoi vertici Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha reso nota, martedì 31 marzo, l'intenzione di avviare attacchi contro numerose aziende statunitensi in Medio Oriente a partire dal 1 aprile, come forma di ritorsione per l’uccisione di cittadini iraniani nella guerra in corso con Stati Uniti e Israele. Nella lista figurano grandi aziende tecnologiche e industriali statunitensi come Apple, Google, IBM, Intel, Microsoft, Tesla e Boeing, accusate dal corpo militare iraniano di aver agevolato il Pentagono nell'individuazione di target militari. L'Irgc ha inoltre invitato i dipendenti delle società americane all'evacuazione del personale civile presente nella regione. La minaccia, pubblicata il 31 marzo sul canale Telegram, fa parte di una più ampia campagna di minacce contro le infrastrutture commerciali statunitensi, iniziata dopo il primo attacco israelo-statunitense contro Teheran il 28 febbraio. Il 1 marzo droni iraniani hanno colpito due data center di Amazon Web Services e ne hanno danneggiato un terzo che si trova negli Emirati Arabi Uniti: si tratta del primo attacco confermato pubblicamente contro infrastrutture cloud hyperscale di proprietà statunitense. Come conseguenza, siti di banche, piattaforme di pagamento e servizi per i consumatori in tutta la regione sono andati offline. Anche a causa della disattivazione di sistemi di ridondanza, usati proprio per evitare interruzioni. leggi l'articolo
April 2, 2026 / Pillole di Graffio
Le Dita Nella Presa - Dalla PayPal Mafia a Palantir: Thiel e il tecnofascismo
Buona parte di questa puntata è dedicata alla figura di Peter Thiel, personaggio dell'estrema destra tecnoentusiasta, meno noto di Elon Musk, ma forse anche più influente. In particolare va ricordato che - malgrado una retorica di "libertà" dal controllo dei governi - Thiel vende, tramite Palantir, servizi di sorveglianza della popolazione a molti governi, incluso probabilmente quello italiano. Conclusione di puntata con un aggiornamento che tiene insieme produzione di chip, bolla dell'IA e lo scenario di guerra in Medio oriente, ovvero la scarsità di Elio, un gas fondamentale per la produzione di chip. Ascolta la puntata sul sito di Radio Ondarossa
March 16, 2026 / Pillole di Graffio
L’Iran prende di mira il Big Tech Usa: da Google ad Amazon quali sono gli obiettivi militari e i rischi per i servizi civili
Stando a quanto riporta Al Jazeera ora Google, Microsoft, Palantir, IBM, Nvidia e Oracle sono nella lista dei bersagli dei pasdaran. Le parole dell’agenzia Tasnim: “Si amplia anche la portata degli obiettivi legittimi dell’Iran”. Il 3 marzo colpiti i data center: 9 milioni senza app di pagamento. I giganti tecnologici americani entrano ufficialmente nel mirino dei missili e dei droni iraniani, perché Teheran li considera parte integrante ed essenziale della macchina bellica americana. L’antipasto era stato servito il 3 marzo, quando velivoli senza pilota (manovrati a distanza) avevano attaccato 3 data center di Amazon in Bahrein e negli Emirati Arabi. L’11 marzo Tasmin, l’agenzia di stampa degli Ayatollah, ha incluso sedi, uffici e infrastrutture dei colossi americani tra i legittimi obiettivi militari del regime. “Con l’espansione della guerra regionale, la portata diventa gradualmente più ampia”, si legge nel documento. La lista dei potenziali bersagli ora include Google, Amazon, Microsoft, Nvidia, IBM, Oracle e Palantir. A rischio le sedi di lavoro, i data center e i centri di ricerca, le infrastrutture, ovunque siano, in Israele e nei Paesi del Golfo, comprese Dubai e Abu Dhabi negli Emirati Arabi. Leggi su: * Il Fatto Quotidiano * Fanpage * CNBC
March 12, 2026 / Pillole di Graffio
Le Dita Nella Presa - L'IA va alla guerra
Dopo la cattura di Maduro, l'attacco all'Iran è un'altra occasione in cui le Intelligenze Artificiali vengono utilizzate in teatri di guerra. La querelle tra Anthropic e Ministero della Difesa Statunitense ci fa capire che l'intenzione è un uso sempre più esteso di queste tecnologie a fini bellici. Vediamo come è andata e cosa c'è da aspettarsi per il futuro. Come dicevamo già nella puntata precedente, droni iraniani hanno colpito dei data center negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein, mettendo in luce un nuovo problema delle infrastrutture digitali. Facciamo qualche riflessione su come questo potrebbe influenzare le geografie dei data center. A tal proposito, guardiamo anche il caso statunitense, in cui le Big Tech sono alle prese con problemi energetici. La conferenza stampa delle procure di Roma e Napoli conferma (contraddicendo il governo) che Francesco Cancellato di Fanpage è stato intercettato usando Graphite, il malware venduto da Paragon. Si tratta dello stesso malware usato per intercettare Luca Casarini e Beppe Caccia, ma il Copasir continua a negare che i servizi abbiano dato l'ordine di spiare Cancellato. Concludiamo con una notiziola: la piena automazione del rimborso dei dazi - ora illegali - di Trump prevede un tempo di elaborazione di circa 500 anni. La Custom Border Protection promette un aggiornamento del software. Ascolta l'audio sul sito di Radio Onda Rossa
March 9, 2026 / Pillole di Graffio
Cosa sappiamo dell’attacco al data center di Amazon negli Emirati Arabi
Gli stabilimenti AWS sono stati colpiti dai droni iraniaio, che hanno causato l'interruzione dei servizi di rete nella regione Amazon Web Services, la piattaforma di cloud computing più diffusa al mondo, ha subito una brusca interruzione dei suoi servizi in Medio Oriente, dopo che i droni hanno colpito data center e strutture operative negli Emirati Arabi Uniti (EAU) e in Bahrain. A notificare quanto accaduto è stata la stessa compagnia, che la scorsa domenica ha comunicato ufficialmente che alcune delle sue strutture erano state colpite da “oggetti” non identificati, causandovi un incendio. Per spegnere il fuoco, Amazon si è vista costretta a tagliare l’alimentazione ai suoi impianti, causando di fatto un’interruzione dei servizi per un tempo prolungato. leggi l'articolo
March 3, 2026 / Pillole di Graffio
Il Pentagono ha usato Anthropic AI per l’attacco all’Iran. Subito dopo aver interrotto i contratti con l’azienda
Il Pentagono ha usato il modello Claude di Anthropic AI per condurre l’attacco all’Iran. A riportarlo è il Wall Street Journal che, citando alcune fonti, sottolinea che l’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale della startup è stato successivo all’annuncio di Donald Trump sull’interruzione dei contratti tra l’azienda e le agenzie federali, compreso il Pentagono. Subito dopo il Segretario alla Difesa Hegseth ha definito Anthropic un “rischio per la supply chain della difesa” e l’ha inserita nella lista nera che vieta ai contraenti militari di fare affari con lei. Le fonti rivelano che Anthropic è stata usata per valutazioni di intelligence, identificazione dei target e per simulare scenari di battaglia. Dario Amodei, ad e fondatore della società di intelligenza artificiale, si era rifiutato di eliminare le barriere in materia di sorveglianza di massa e realizzazione di armi prive di sorveglianza umana. Trump aveva duramente attaccato la startup sul social Truth, per poi virare su un nuovo accordo con OpenAI. I cui vertici hanno però sostenuto di aver a loro volta chiesto l’esclusione dell’uso dei suoi chatbot per sorveglianza di massa e sistemi d’arma autonomi. Fonte qui
March 2, 2026 / Pillole di Graffio
Entropia massima - Imperialismo digitale
Nella puntata 16 di EM interviste a Guarascio, autore del libro Imperialismo digitale, Borghi sul Digital Omnibus e a un attivista del collettivo Bida. Dario Guarascio presenta il suo nuovo libro Imperialismo digitale (Laterza), un’analisi lucida del potere delle Big Tech e del nuovo intreccio tra finanza, tecnologia e guerra. Un viaggio dentro il "complesso militare-digitale" che sta ridefinendo gli equilibri globali tra Stati Uniti e Cina. Intervista a Maurizio Borghi (29:20), codirettore del "Centro Nexa su Internet e Società", sul Digital Omnibus e sui rischi di una nuova "austerity dei diritti digitali" in Europa. Un confronto critico sulle modifiche al GDPR, tra competitività, IA e tutela dei diritti fondamentali. Intervista ad un attivista del collettivo Bida (53:19), realtà che da oltre dieci anni costruisce infrastrutture digitali autonome come alternativa concreta alle piattaforme delle Big Tech. Parliamo di autogestione tecnologica, mutualismo e pratiche di liberazione digitale, tra server cifrati, Mastodon, Matrix e PeerTube. Ascolta sul sito di Radio Onda Rossa
February 18, 2026 / Pillole di Graffio
Hackerare i dispositivi digitali per restituirli all’uso
Giovedì 12 febbraio alle 19 - Dal Laboratorio Palestina alle strategie di sabotaggio e consapevolezza digitale Nell’ambito dell’iniziativa 100x100gaza , per rispondere collettivamente alla catastrofe provocata dal genocidio, Rotta Genuina e Vivèro ospitano una serata di approfondimento su cybersicurezza, controllo digitale e tecnologie conviviali. Le tecnologie digitali non sono mai neutre: possono tracciare, profilare, monitorare e spesso replicano disuguaglianze che esistono offline. Sono strumenti di dominio con impatti sociali e politici molto concreti. Partendo dal “Laboratorio Palestina”, dove le tecnologie digitali vengono sperimentate come strumenti di controllo, sorveglianza e guerra, allargheremo lo sguardo alla dimensione geopolitica globale, fino ad arrivare all’Italia, per capire come le tecnologie controllano e attraversano i nostri territori. Proveremo a immaginare modelli tecnologici e pratiche alternative a quelli grandi piattaforme, costruendo insieme una nuova “cassetta degli strumenti”. Ne parleremo insieme a * Dario Guarascio - docente di economia a La Sapienza, autore del libro Imperialismo Digitale, Laterza * Graffio - del gruppo di ricerca C.I.R.C.E. * GazaWeb – Gli alberi della rete 📌 Di cosa discuteremo: * come i dispositivi digitali possono essere usati per controllare, sorvegliare e normalizzare forme di violenza * il “Laboratorio Palestina”: sperimentazione di strumenti digitali di controllo * il ruolo delle Big Tech e dei finanziamenti europei nel mantenimento di questi sistemi * pratiche di boicottaggio e alternative tecnologiche conviviali * strumenti concreti di consapevolezza digitale * come sostenere progetti di tecnologie solidali e di lotta 🍷Aperitivo, banchetti di GazaWeb e Women for Gaza + raccolta fondi per la settimana 100x100 Gaza. 📍 Vivero –via Antonio Raimondi 37 | 12 febbraio | 19:00–21:30 A seguire concerto benefit da zazienelmetro_bar
February 11, 2026 / Pillole di Graffio
Project Nimbus: l’accordo segreto tra Israele, Google e Amazon che aggira regole e tribunali
Nel 2021, Google e Amazon hanno stipulato un contratto da 1,2 miliardi di dollari con il governo israeliano per fornire servizi avanzati di cloud computing e intelligenza artificiale, strumenti che sono stati impiegati durante i due anni di attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. I dettagli del contratto, noto come Progetto Nimbus, sono stati mantenuti riservati. Documenti riservati del Ministero delle Finanze israeliano ottenuti dal Guardian, tra cui una versione definitiva del contratto, e fonti vicine alle trattative rivelano due richieste vincolanti che Israele ha imposto ai giganti della tecnologia come parte dell'accordo. La prima vieta a Google e Amazon di limitare l'utilizzo dei loro prodotti da parte di Israele, anche se tale utilizzo viola i loro termini di servizio. La seconda obbliga le aziende a informare segretamente Israele se un tribunale straniero ordina loro di consegnare i dati del paese memorizzati sulle loro piattaforme cloud, aggirando di fatto i loro obblighi legali. I funzionari israeliani incaricati di redigere il contratto avevano previsto la possibilità che Google e Amazon fossero oggetto di azioni legali relative all'uso della loro tecnologia nei territori occupati. Uno scenario che preoccupava particolarmente i funzionari vedeva le due società ricevere da un tribunale di uno dei paesi in cui operano l'ordine di consegnare i dati di Israele alla polizia, ai pubblici ministeri o alle agenzie di sicurezza come parte di un'indagine. Ad esempio, per valutare se l'uso dei loro prodotti da parte di Israele fosse collegabile a violazioni dei diritti umani nei confronti dei palestinesi. Articolo originale in inglese qui Italiano qui
November 9, 2025 / Pillole di Graffio