Nella puntata 16 di EM interviste a Guarascio, autore del libro Imperialismo
digitale, Borghi sul Digital Omnibus e a un attivista del collettivo Bida.
Dario Guarascio presenta il suo nuovo libro Imperialismo digitale (Laterza),
un’analisi lucida del potere delle Big Tech e del nuovo intreccio tra finanza,
tecnologia e guerra. Un viaggio dentro il "complesso militare-digitale" che sta
ridefinendo gli equilibri globali tra Stati Uniti e Cina.
Intervista a Maurizio Borghi (29:20), codirettore del "Centro Nexa su Internet e
Società", sul Digital Omnibus e sui rischi di una nuova "austerity dei diritti
digitali" in Europa. Un confronto critico sulle modifiche al GDPR, tra
competitività, IA e tutela dei diritti fondamentali.
Intervista ad un attivista del collettivo Bida (53:19), realtà che da oltre
dieci anni costruisce infrastrutture digitali autonome come alternativa concreta
alle piattaforme delle Big Tech. Parliamo di autogestione tecnologica,
mutualismo e pratiche di liberazione digitale, tra server cifrati, Mastodon,
Matrix e PeerTube.
Ascolta sul sito di Radio Onda Rossa
Tag - guerra
Giovedì 12 febbraio alle 19 - Dal Laboratorio Palestina alle strategie di
sabotaggio e consapevolezza digitale
Nell’ambito dell’iniziativa 100x100gaza , per rispondere collettivamente alla
catastrofe provocata dal genocidio, Rotta Genuina e Vivèro ospitano una serata
di approfondimento su cybersicurezza, controllo digitale e tecnologie
conviviali.
Le tecnologie digitali non sono mai neutre: possono tracciare, profilare,
monitorare e spesso replicano disuguaglianze che esistono offline.
Sono strumenti di dominio con impatti sociali e politici molto concreti.
Partendo dal “Laboratorio Palestina”, dove le tecnologie digitali vengono
sperimentate come strumenti di controllo, sorveglianza e guerra, allargheremo lo
sguardo alla dimensione geopolitica globale, fino ad arrivare all’Italia, per
capire come le tecnologie controllano e attraversano i nostri territori.
Proveremo a immaginare modelli tecnologici e pratiche alternative a quelli
grandi piattaforme, costruendo insieme una nuova “cassetta degli strumenti”.
Ne parleremo insieme a
* Dario Guarascio - docente di economia a La Sapienza, autore del libro
Imperialismo Digitale, Laterza
* Graffio - del gruppo di ricerca C.I.R.C.E.
* GazaWeb – Gli alberi della rete
📌 Di cosa discuteremo:
* come i dispositivi digitali possono essere usati per controllare, sorvegliare
e normalizzare forme di violenza
* il “Laboratorio Palestina”: sperimentazione di strumenti digitali di
controllo
* il ruolo delle Big Tech e dei finanziamenti europei nel mantenimento di
questi sistemi
* pratiche di boicottaggio e alternative tecnologiche conviviali
* strumenti concreti di consapevolezza digitale
* come sostenere progetti di tecnologie solidali e di lotta
🍷Aperitivo, banchetti di GazaWeb e Women for Gaza + raccolta fondi per la
settimana 100x100 Gaza.
📍 Vivero –via Antonio Raimondi 37 | 12 febbraio | 19:00–21:30
A seguire concerto benefit da zazienelmetro_bar
Nel 2021, Google e Amazon hanno stipulato un contratto da 1,2 miliardi di
dollari con il governo israeliano per fornire servizi avanzati di cloud
computing e intelligenza artificiale, strumenti che sono stati impiegati durante
i due anni di attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza. I dettagli del
contratto, noto come Progetto Nimbus, sono stati mantenuti riservati.
Documenti riservati del Ministero delle Finanze israeliano ottenuti dal
Guardian, tra cui una versione definitiva del contratto, e fonti vicine alle
trattative rivelano due richieste vincolanti che Israele ha imposto ai giganti
della tecnologia come parte dell'accordo. La prima vieta a Google e Amazon di
limitare l'utilizzo dei loro prodotti da parte di Israele, anche se tale
utilizzo viola i loro termini di servizio. La seconda obbliga le aziende a
informare segretamente Israele se un tribunale straniero ordina loro di
consegnare i dati del paese memorizzati sulle loro piattaforme cloud, aggirando
di fatto i loro obblighi legali.
I funzionari israeliani incaricati di redigere il contratto avevano previsto la
possibilità che Google e Amazon fossero oggetto di azioni legali relative
all'uso della loro tecnologia nei territori occupati.
Uno scenario che preoccupava particolarmente i funzionari vedeva le due società
ricevere da un tribunale di uno dei paesi in cui operano l'ordine di consegnare
i dati di Israele alla polizia, ai pubblici ministeri o alle agenzie di
sicurezza come parte di un'indagine. Ad esempio, per valutare se l'uso dei loro
prodotti da parte di Israele fosse collegabile a violazioni dei diritti umani
nei confronti dei palestinesi.
Articolo originale in inglese qui
Italiano qui
Lunga puntata dedicata ad un racconto, attraverso molti report di 7amleh -
centro di ricerca arabo sui social media - e non solo, dell'uso della tecnologia
da parte di Israele come strumento di oppressione e di genocidio.
Il primo frammento di audio è dedicato al tema della distruzione
dell'infrastruttura di rete; e alle difficoltà di comunicazione delle persone
palestinesi in un contesto di censura che, in più, richiede a chi subisce un
genocidio di performare il ruolo della vittima nei modi richiesti dai social
media.
Proseguiamo con una rassegna delle tecnologie militari che non sarebbero
possibili senza il coinvolgimento delle solite grandi imprese.
Infine, risultati delle campagne di boicottaggio e lotte per fermare i rapporti
tra queste aziende e Israele.
Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa
L’azienda Usa è privata ma lavora per i governi.
Il potere, militare e non, oggi parla in codice. Palantir, la società fondata
vent’anni fa a Palo Alto, è diventata la piattaforma che governi e eserciti
usano per mettere ordine nel caos dei dati. Non produce armamenti, ma costruisce
il software che li guida, nelle missioni e nelle decisioni. Ma soprattutto è lo
strumento attraverso cui Peter Thiel, imprenditore e investitore, allarga la sua
influenza sulla politica di Washington e sulla nuova amministrazione Trump.
Un unicum diventato imprescindibile per ogni esercito. I prodotti principali di
Palantir hanno nomi evocativi, funzionali per far comprendere in fretta la loro
utilità marginale. Gotham, usato da intelligence e forze armate, integra basi
dati classificate e scenari operativi. Foundry, pensato per imprese e
amministrazioni civili, costruisce copie digitali dei processi per ottimizzare
logistica, forniture, ospedali. Apollo gestisce la distribuzione del software
anche su reti isolate e ambienti critici. L’ultima evoluzione è AIP, la
piattaforma che incapsula modelli di intelligenza artificiale nei contesti più
sensibili, evitando fughe di dati e garantendo tracciabilità. L’obiettivo è
ridurre la distanza tra analisi e decisione, riducendo i rischi collaterali.
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Da culla del progressismo a cuore dell’industria bellica a stelle e strisce:
Meta, OpenAI, Microsoft, Anduril e l’inarrestabile crescita della defence tech.
“C’è un sacco di patriottismo che è stato a lungo tenuto nascosto e che adesso
sta venendo alla luce”, ha spiegato al Wall Street Journal, Andrew Bosworth,
direttore tecnico di Meta.
Bosworth – assieme a Kevin Weil e Bob McGrew, rispettivamente responsabile del
prodotto ed ex responsabile della ricerca di OpenAI, ai quali si aggiunge Shyam
Sankar, direttore tecnico di Palantir – è infatti uno dei quattro dirigenti tech
assoldati in quello che è stato ironicamente chiamato “Army Innovation Corps” -
Corpo degli ingegneri degli Stati Uniti (il nome ufficiale del programma è
Detachment 201).
Il clima che si respira oggi nella Silicon Valley è molto differente, la
maschera progressista che le Big Tech hanno a lungo indossato è stata infine
calata (come mostrato plasticamente dall’ormai storica foto che ritrae i
principali “broligarchs” celebrare l’insediamento di Donald Trump), e adesso
nessuno sembra più farsi scrupoli a seguire la strada tracciata dalle due più
note realtà del settore “defence tech”: Palantir e Anduril, aziende fondate
rispettivamente dall’eminenza grigia della tech-right Peter Thiel e dal
guerrafondaio Palmer Luckey (già noto per aver fondato Oculus, poi acquistata da
Meta, e per rilasciare dichiarazione come: “Vogliamo costruire tecnologie che ci
diano la capacità di vincere facilmente ogni guerra”).
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Meta, colosso tech fondato da Mark Zuckerberg, e Anduril, la società di
tecnologie per la difesa di Palmer Luckey (fondatore di Oculus acquisita da
Facebook), stanno collaborando su una gamma di prodotti XR integrati, progettati
specificamente per i soldati americani.
Il ceo di Anduril, Palmer Luckey, ha elogiato la partnership come una spinta
tecnologica necessaria per le forze armate. “Di tutti i settori in cui la
tecnologia a duplice uso può fare la differenza per l’America, questo è quello
che mi entusiasma di più”, ha affermato Luckey. “La mia missione è da tempo
quella di trasformare i combattenti in tecnomanti, e i prodotti che stiamo
sviluppando con Meta fanno proprio questo”.
Da parte sua Zuckerberg ha dichiarato nella nota che “Meta ha trascorso l’ultimo
decennio a sviluppare intelligenza artificiale e realtà aumentata per abilitare
la piattaforma informatica del futuro”. “Siamo orgogliosi di collaborare con
Anduril per contribuire a portare queste tecnologie ai militari americani che
proteggono i nostri interessi in patria e all’estero” ha aggiunto il numero uno
di Meta.
Non va dimenticato che solo lo scorso novembre Meta ha cambiato politica per
aprire Llama al governo degli Stati Uniti per “applicazioni di sicurezza
nazionale”. Tra gli appaltatori governativi a cui Meta stava aprendo Llama ci
sono Amazon Web Services, Lockheed Martin, Microsoft, Palantir e appunto
Anduril.
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Il colosso ha rimosso dalle sue linee guida sull'intelligenza artificiale il
divieto di utilizzare la tecnologia a scopi potenzialmente dannosi.
Il 4 febbraio Google ha annunciato di aver aggiornato i principi che regolano
l'utilizzo della sua intelligenza artificiale e di altre tecnologie avanzate. Il
colosso ha eliminato i riferimenti in cui prometteva di non perseguire
"tecnologie che causano o possono causare danni", "armi o altre tecnologie il
cui scopo principale o la cui implementazione causa o facilita direttamente
lesioni alle persone", "tecnologie che raccolgono o utilizzano informazioni per
la sorveglianza violando norme accettate a livello internazionale", e ancora
"tecnologie il cui scopo contravviene a principi ampiamente accettati del
diritto internazionale e dei diritti umani".
Diversi dipendenti di Google hanno espresso la loro apprensione per le novità.
“È profondamente preoccupante vedere che Google abbandona il suo impegno per
l'uso etico della tecnologia AI senza alcun input da parte dei suoi dipendenti o
del pubblico in generale – dice Parul Koul, sviluppatore di software di Google e
presidente di un sindacato che rappresenta i lavoratori di Alphabet, la holding
che controlla l'azienda –, nonostante la posizione storica del personale sia che
l'azienda non dovrebbe entrare nel business della guerra”.
Link all'articolo qui
Il nuovo capitalismo è incardinato sul complesso militare-digitale che fonde gli
interessi delle cosiddette Big Tech (Alphabet, Amazon, Apple, Meta e Microsoft
più Space X e Palantir) e l’apparato militare e di sicurezza Usa. Una
polarizzazione del potere monopolistico delle piattaforme che favorisce
l’intensificarsi dei conflitti.
Non c’è molto da stupirsi se, a meno di 24 ore dalla visita lampo di Giorgia
Meloni a Mar-a-Lago (residenza privata di Donald Trump in Florida), Elon Musk
abbia presentato il conto ricordando il (probabile) accordo tra la sua Space-X e
il governo italiano. Per accedere ai servizi satellitari a orbita bassa Starlink
che stanno rivoluzionando il settore aerospaziale nel dominio civile e,
soprattutto, in quello militare, il governo sembrerebbe in procinto di
trasferire a Space-X un miliardo e mezzo di euro. Così facendo, legherebbe
l’Italia a doppio filo (rendendola tecnologicamente dipendente e verosimilmente
permeabile per quanto riguarda le informazioni critiche che ribalzerebbero tra i
satelliti di Musk) a uno dei principali esponenti del capitalismo digitale
contemporaneo.
leggi l'articolo di Dario Guarascio
Puntata di domenica 8 dicembre. La prima parte della puntata è dedicata alle
variegate malefatte dei soliti noti: Google e Meta.
Prima parliamo della situazione di Google con l'antitrust, che vede avvicinarsi
il verdetto anche per quanto riguarda il settore pubblicità. Avevamo già parlato
della questione del motore di ricerca, ma questa è un'altra storia.
Passiamo poi ai legami tra grandi aziende e militarismo:
* Google continua a negare i suoi rapporti con l'apparato militare israeliano,
ma i dati sono sempre più chiari
* Meta si lancia apertamente nelle applicazioni militari dell'intelligenza
artificiale generativa
* Hannah Byrne ha lavorato per anni nel gruppo "antiterrorismo e organizzazioni
pericolose", si è licenziata nel 2023, e racconta alcuni dei motivi per cui
crede che la selezione dei contenuti fatta da Meta sia sbagliata fin dalla
radice
Chiudiamo infine rimandando un audio andato in onda recentemente su Data Center,
consumo di energia e di acqua.
Ascolta l'audio sul sito di Radio Onda Rossa