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“La radice dell’umanità”. Per la dolce Mary, donna straordinaria, figlia di “Pound il generoso”
Giovedì scorso sono salito a Brunnenburg per l’addio a Mary de Rachewiltz (1925-2026). È stata sepolta nel piccolo cimitero fiorito di Tirolo. È un luogo che dona molta pace. Una ciocca dei suoi capelli verrà portata a San Michele a Venezia, l’isola dei morti dove riposano suo padre Ezra Pound e sua madre Olga Rudge. Sizzo, il figlio di Mary, mi ha chiesto di preparare un breve saluto finale dopo la Messa. Per me non è facile nella folla dei ricordi. La cerimonia è bella e curata. In tedesco, in latino, in italiano. Sulla cassa bianca circondata da ceri bianchi c’è una foto di Mary in uno scialle blu con il sorriso di sempre.  I famigliari ricordano la sua vita lunga e feconda. Sizzo per primo, poi i nipoti, la figlia Patrizia che legge una poesia dolcissima. C’è il prof. Kyle Dell del Guilford College, i sindaci di Merano e Tirolo. La chiesa è gremita. Mi commuovono gli anziani con gli abiti antichi di generazioni. Mary diceva che i funerali tirolesi sono bellissimi. È così. Gli uomini che veglieranno il feretro con il cero in mano hanno la camicia bianca, un corpetto nero con una sorta di stola verde. Quelli che porteranno la cassa i calzettoni bianchi, una giubba rossa e nera e un cappello piumato.  C’è cura in ogni dettaglio, proprio come sarebbe piaciuto a Mary.  I canti sono guidati dal maestro Marcello Fera che nel 2000 riportò a Bolzano l’opera lirica Cavalcanti di Pound.  Mary, Alessandro Rivali, Cesare Cavalleri * Per la dolce Mary Nei suoi Cantos Pound ripete che “la bellezza è difficile”. È vero. Ma è anche vero che stare accanto a Mary significava incontrare la bellezza, sentirla a portata di mano. Per i suoi occhi azzurri, come laghi alpini, come suggeriva Alessandro Spina pensando a quelli di Pound. Per l’eleganza del suo vestire. Per il suo amore per ogni forma d’arte, la musica classica come le sculture lignee del Tirolo. Per il suo amore per i libri ben confezionati. Per la sua passione grandissima per la poesia. Tutti la ricorderemo per la sua squisita cortesia. Quando un anno fa abbiamo festeggiato a Merano i suoi cento anni, avevo letto alcuni versi del Canto 84 di Pound:  > “Non è forse bello  > aver visite di amici da terre lontane  > non è forse piacevole  > essere indifferenti alla notorietà?  > affetto filiale, fraterno è la radice dell’umanità”. Mi sembra una sintesi splendida della vita di Mary che ha portato a Brunnenburg amici e studiosi da ogni parte del mondo, ha custodito e ha difeso la memoria del padre. Ha incoraggiato tanti ragazzi a trovare la propria strada nel mondo. Ha trasformato il castello Brunnenburg in un eden di pace, per sognatori e scrittori. “Udor et Pax”. “Acqua e Pace”. È un frammento dei Cantos che si legge sulla fontana nel cortile più interno di Brunnenburg. È un manifesto di vita.  Tra una manciata di giorni sarà la notte di san Lorenzo. La notte delle stelle cadenti. La vita di Mary è stata, se mi consentite l’espressione, una lunga “stella ascendente” verso la Casa del padre. È come se vedessi incise nella sua coda luminosa alcune parole “chiave”:  Amicizia Memoria Dedizione Pace Poesia Tante volte nelle nostre conversazioni mi ha ricordato quando Pound stimasse l’amicizia:  > “Pound si spese per promuovere i giovani e investì su di loro come pochissimi > altri. Si potrebbe ricordare mio padre con l’appellativo: ‘Pound il generoso’. > La storia della letteratura gli deve la scoperta, o l’incremento decisivo di > notorietà, di Eliot, Joyce, Hemingway, William Carlos Williams, Hilda > Doolittle, gli imagisti e moltissimi altri. Lui non dimenticò mai nessuno, > mentre alcuni vollero rompere i ponti con lui. Per lui l’amicizia era un > valore indiscutibile”. Mary prediligeva la poesia alla prosa e quando gliene chiesi il motivo, mi confidò:  > “Perché la poesia è più concentrata, perché il poeta non tergiversa. Scava, > dialogando con sé stesso e chiarificandosi la coscienza. Nella grande poesia > si può dire tutto una volta per sempre. Così come hanno fatto i Tragici greci > o Shakespeare”.  Difficile trovare una sintesi migliore. E spero che un giorno Mary sia studiata anche per la opera in versi.  A proposito di memoria e dedizione, un giorno mi spiegò che dopo decenni di totale immersione nei Cantos, continuava a scoprire meraviglie:  > “Io continuo a scoprire nuove sorprese nei Cantos, cose che non ricordavo di > aver tradotto… I Cantos saranno come la Commedia e l’Odissea, studiati, > ritradotti e interpretati ‘finché ci sarà letteratura’. E chi sa che non ci > sia qualcuno che magari un giorno li porterà su Marte o sulla Luna… Scherzi a > parte, il TEMPO mi sfugge di mano e fra le mie carte, fra i libri, nella mia > stanza regna il caos assoluto…”. Mary amava molto il buonumore. Era contagiosa nel trasmetterti la gioia. Mi sia concesso un aneddoto personale. Abbiamo lavorato insieme per nove estati per preparare un libro di conversazioni. Prima di andare in stampa, mi chiamò al castello perché le leggessi a voce alta tutto il libro, che peraltro aveva già approvato in bozza. Impiegai tre giorni nella lettura e ne uscii quasi afono. Al termine, erano le 16 di una domenica di luglio, Mary con un largo sorriso mi disse: “Rivali, la vedo un po’ stanchino e qui bisogna festeggiare… le preparo un bel whisky”. Fu il più indimenticabile whisky della mia vita. Quando venivo a trovarla e lei mi sapeva in viaggio, Mary accendeva sempre una candela a San Michele nella piccola cappella del castello perché tutto andasse bene. Vorrei che adesso la accendesse dal Cielo per tutti perché possiamo continuare sicuri il nostro Viaggio.  Mary de Rachewiltz (1925-2026) Mary considerava importante il rapporto tra i luoghi e la letteratura. E un giorno giustamente mi rimproverò di non conoscere abbastanza i luoghi di Pound a Venezia. Forse anche per questo mi scrisse una mail con la “to do list” delle cose da fare a Venezia. È una lettera bellissima. Ritorna la memoria, l’amicizia, la ricerca della bellezza: 19 febbraio 2018 Caro AR, viaggiatore, Gli “Armeni” avevano una stamperia e un museo (con un sarcofago) quando all’Isola andavano i miei genitori. Se va fino CQ 252 [Calle Querini, la casa di Olga] accanto al Pastor anglicano di St. George (chi sa se il Grand Master Clive Wilmer, poeta, è già arrivato per allestire la mostra di Ruskin al Palazzo Ducale?) passerà per forza dalla Madonna della Salute, (e si può entrare gratis, credo) mentre nella nostra “parrocchia” – Madonna del Rosario – sulle Zattere –, si deve pagare. Mio padre la farebbe correre ad accarezzare le sirene nella chiesa di S.M. dei Miracoli (ma non è più permesso) non lontano dall’Ospedale con la facciata più bella del mondo, dove ha scelto di chiudere gli occhi. San Michele resta l’unico luogo non ancora affollato e spero non ci siano troppe foglie secche o altro sulla tomba… Buon lavoro, MdeR. In uno dei suoi ultimi messaggi mi scrisse,  > “Caro A.R. sono contenta che sia tornato alla POESIA: toccare il buio per > avere luce”. Ed è con una poesia vorrei congedarmi da lei, una poesia “nata” tra le mura di Brunenneburg.  Ora che sei stella senza tramonto, donami il desiderio senza usura: saper perdere, per essere padre. Insegnami l’amore per sempre, che genera, perdona e annienta le insidie dello sguardo parziale. Come Pound scrisse nel Paradiso, portami dove sempre siamo stati, dove l’acqua si tinge di pervinca.  Perché questa fiumana di porpora sbiadisca in un estuario azzurro e io riveda la fonte e i giardini. Alessandro Rivali *Le fotografie in copertina e nel servizio sono di Davide Coltro L'articolo “La radice dell’umanità”. Per la dolce Mary, donna straordinaria, figlia di “Pound il generoso” proviene da Pangea.
August 3, 2026 / Pangea