Evelyn Waugh incarnò il paradosso. Anche se fu uno scrittore satirico, incline
alla risata e allo sberleffo sagace, nell’ultimo ventennio di vita soffrì di una
depressione cronica; donò poi in beneficienza grandi somme di denaro e fu sempre
prodigo di complimenti nei confronti degli altri autori che apprezzava, ma allo
stesso tempo sapeva essere spregevole e arrogante come pochi. Ancora: a un certo
punto della carriera, quando i suoi libri iniziarono a vendere bene e il suo
portafoglio a rimpinguarsi, prese ad atteggiarsi a facoltoso possidente sebbene
gli abiti a quadri e i cappellacci che era solito indossare lo facessero
sembrare un allibratore. Tuttavia i lettori che amarono i suoi romanzi furono in
grado di scorgere al di là della patina corrosiva il cuore pulsante di un uomo
fondamentalmente malinconico ed empatico.
Waugh nacque il 28 ottobre 1903 in una famiglia di letterati – anche suo
fratello Alec divenne romanziere di una certa fama – e dopo gli studi superiori
si immatricolò all’Hertford College di Oxford. Sin da subito, complici i gusti
raffinati in fatto di vestiti e libri, eccelse più che altro nell’arte di
indebitarsi. Non si fece mancare nemmeno frequentazioni omosessuali e con i
sodali fondò l’Hypocrites’ Club, un gruppo dedito alle ubriacature moleste. Si
ritirò nel 1924 senza aver ottenuto la laurea e non gli restò altra soluzione
che darsi all’insegnamento. Finì però per spostarsi irrequieto da una scuola
all’altra, collezionando solo fallimenti e frustrazioni.
Qualcosa iniziò a mutare nella sua esistenza quando, dopo la lettura di un
saggio dedicato agli artisti preraffaeliti, decise di scrivere un libro analogo
su Dante Gabriel Rossetti, completato in sei mesi e pubblicato nel 1928, poco
prima di Declino e caduta, il suo romanzo d’esordio. In quello stesso anno,
cogliendo di sorpresa parenti e amici, si sposò con l’omonima Evelyn Gardner. Fu
una scelta avventata, di pancia, tant’è che il loro matrimonio durò non più di
una manciata di mesi, concludendosi col divorzio.
Intanto la necessità di entrate più regolari aveva spinto Waugh verso i lidi del
giornalismo. Per sua fortuna possedeva i tre requisiti fondamentali del
perfetto freelancer: scriveva bene, era versatile e, soprattutto, aveva trovato
nel leggendario A. D. Peters un agente pronto a procacciargli le migliori
offerte. Nel 1930, oltre al primo di suoi numerosi libri di viaggio, vide la
luce un nuovo romanzo, Corpi vili, accolto con entusiasmo sia dal pubblico che
dalla critica. Ormai i caratteri salienti della sua prosa erano chiaramente
definiti e comprendevano uno stile accuratissimo, una delicata allusività e un
gusto tutto britannico per una satira dal sapore leggermente farsesco.
In quel periodo avvenne anche la sua conversione al cattolicesimo. Tutti
pensavano che la ragione di un passo tanto importante fosse da ricercare nella
recente delusione matrimoniale, ma, stando allo stesso Waugh, i motivi
principali furono altri: nell’immediato disse che la Chiesa di Roma incarnava la
civiltà europea in lotta contro il caos della modernità, mentre un ventennio più
tardi dichiarò che a un certo punto, da giovane, arrivò semplicemente alla
conclusione che «la vita era incomprensibile e insopportabile senza
Dio». Secondo Tom Driberg, al pari di molti convertiti Waugh divenne «più
ultramondano del Papa» e frasi come «Un artista deve essere reazionario. Deve
distinguersi dalla moda del suo tempo» o «La cristianità ebbe inizio con la
Controriforma» non lasciano adito a dubbi. Quando accadeva che venisse
rimproverato per i suoi comportamenti decisamente poco caritatevoli – cosa che,
in verità, capitava di frequente – Waugh replicava ogni volta: «Sarei ancora più
caustico se non fossi cattolico».
Tra gli amici più importanti, in aggiunta alla scrittrice Nancy Mitford e al
critico letterario Cyril Connolly, vi erano le sorelle Lygton, la cui bellissima
abitazione, Madresfield Court, fu una fondamentale fonte d’ispirazione per due
dei suoi romanzi più famosi, ossia Una manciata di polvere e Ritorno a
Brideshead, pubblicati rispettivamente nel 1934 e nel 1945. Waugh fu pure intimo
di Lady Diana Cooper, nobildonna e attrice, con la quale scambiò centinaia di
lettere e cartoline.
Ernest Oldmeadow, direttore del “Tablet”, fu invece uno dei suoi più accaniti
oppositori. Sul settimanale cattolico erano infatti comparse delle recensioni a
sua firma che criticavano aspramente gli ultimi romanzi di Waugh, tra
cui Misfatto negro, del 1932. Questi rispose senza mezzi termini e, quando nel
1935 la direzione del periodico venne affidata a Douglas Woodruff, ne divenne,
quasi per ripicca, un collaboratore regolare. In generale a migliorare i
rapporti con i correligionari più ostili contribuì anche la pubblicazione di una
biografia del gesuita Edmund Campion, martire sotto il regno di Elisabetta, i
cui guadagni furono dati in beneficienza per la ricostruzione di Campion Hall,
il centro della Compagnia di Gesù a Oxford. Il libro gli valse inoltre il
prestigioso Hawthornden Prize.
Ottenuto dal Vaticano l’annullamento del precedente matrimonio, nel 1937 Waugh
convolò a nozze con Laura Herbert, proveniente da un’agiata famiglia
convertitasi di recente alla Chiesa di Roma. Dalla loro unione nacquero sette
figli, uno dei quali morì purtroppo in tenera età. Grazie ai soldi messi a
disposizione dai generosi parenti della moglie e ai proventi del suo ultimo
romanzo, Scoop (1938), la coppia acquistò Piers Court, un bellissimo maniero del
XVIII secolo vicino a Dursley, dove Waugh poté finalmente coronare il sogno di
una vita da aristocratico di campagna con tanto di stemma famigliare
ufficialmente riconosciuto dal College of Heralds.
Sul versante politico in pochi dimostrarono di apprezzare le sue aperture di
credito nei confronti di Mussolini e di Franco. Waugh si lasciò scorrere addosso
le critiche e, anzi, colse l’occasione per rimarcare con malcelato divertimento
come certi intellettuali di sinistra ormai utilizzassero l’epiteto “fascista” a
caso per bollare chiunque non condividesse le loro idee. In un saggio del
1939, Robbery Under Law, dedicato alle ingiustizie perpetrate dal governo
messicano contro la proprietà privata e la Chiesa, lo scrittore fece aperta
confessione del suo conservatorismo:
> «Credo che le diseguaglianze generate dal benessere e dalla posizione siano
> inevitabili e che, di conseguenza, sia inutile discutere dei vantaggi della
> loro eliminazione; l’essere umano si organizza naturalmente in un sistema di
> classi, e tale sistema è necessario per ogni forma di cooperazione, in
> particolare per tenere insieme una nazione».
Va comunque detto che Waugh amava giocare a fare il provocatore, e se dichiarò
che le donne che fumavano meritavano l’arresto, allo stesso tempo dimostrò
sempre un totale disinteresse nei confronti delle sedicenti glorie dell’Impero
britannico, a suo dire un volgare prodotto del protestantesimo.
Allo scoppio del Secondo conflitto mondiale, insieme a molti altri che erano
stati troppo giovani per combattere nella Grande guerra, si arruolò come
volontario, desideroso anch’egli di fare la propria parte. Waugh si fece
crescere i baffi, un abbellimento che ripropose, di tanto in tanto, anche più
avanti, e divenne noto tra i commilitoni per la sua insofferenza nei confronti
dei superiori (in fondo era uno spirito anarchico, mal disposto a ricevere
ordini). Servendo per la maggior parte del tempo nei Commando del colonnello
Laycock, prese parte a tre importanti operazioni, tutte sfortunate: la missione
a Dakar fu un fiasco, quella a Bardia un caos farsesco, mentre a Creta i
britannici andarono incontro a una sonora sconfitta. Con il figlio di Wiston
Churchill, Randolph – a cui aveva dedicato il romanzo Sempre più bandiere (1942)
– nel 1944 volò in Croazia per una missione a sostegno dei titini. Finì in un
litigio, anche perché lo scaltro Waugh intuì quasi subito che i partigiani, tra
una battaglia e l’altra, non si facevano troppi scrupoli a perseguitare i
cattolici. Denunciò la cosa al “Times” con un paio di lettere, ma le proteste
non ebbero alcun seguito.
Dopo la guerra il successo dei suoi romanzi – continuato con Il caro
estinto (1948), Elena (1950) e la trilogia La spada dell’onore (1965) – garantì
a Waugh una discreta ricchezza che però non durò a lungo: lo stile di vita
costoso, che prevedeva hotel di lusso, champagne, sigari cubani e vestiti di
alta sartoria, lo condusse presto sull’orlo del lastrico, costringendolo, tra
l’altro, a vendere i manoscritti dei suoi libri. Riuscì a racimolare quanto
bastò per tenere a galla lui e la famiglia, ma le spese pazze rimasero da allora
solo un lontano ricordo. Fu persino costretto a cedere Piers Court, i cui costi
di gestione erano diventati insostenibili, e a trasferirsi in una nuova dimora,
Combe Florey House, non lontano da Pixton Park, nel Somerset, altrettanto bella
ma meno signorile.
I viaggi in America accrebbero in lui lo spirito del cattolico militante e non
era raro che i suoi amici dovessero sorbirsi lunghe prediche. Disapprovò
l’assenza della religione nei romanzi di George Orwell e non nascose mai il suo
disappunto nei confronti della fede “eretica” dell’amico Graham Greene. A
maggior gloria della Chiesa inglese scrisse inoltre la biografia ufficiale di
mons. Ronald Knox, pubblicata nel 1959.
Col tempo Waugh iniziò a soffrire di una depressione cronica, un misto di
tristezza, ansia, senso di fallimento e paura per il futuro. Accusava poi una
crescente sordità e non era raro vederlo girare con un strano cornetto acustico.
Su consiglio di un sacerdote suo amico, decise infine di affidarsi alle cure
dello psicologo cattolico Eric Strauss che individuò la causa delle sue
allucinazioni nel cloralio e nel bromuro – mischiati all’alcol – che Waugh
assumeva per combattere l’insonnia. Gli prescrisse altri farmaci, ma lo
scrittore era una paziente riottoso, poco avvezzo a seguire le indicazioni, con
la conseguenza che la situazione precipitò. Waugh tentò pure di esorcizzare le
proprie paure mettendole nero su bianco nel romanzo La prova di Gilbert
Pinfold (1960): se l’esperimento non risolse i suoi problemi, almeno gli donò
una parentesi di sollievo.
Mentre era intento a scrivere Little Learning – il primo di tre volumi che
avrebbero dovuto comporre la sua autobiografia e l’unico a venir effettivamente
pubblicato, nel 1964 – arrivò la batosta del Concilio Vaticano II: Waugh non
voleva sentir parlare di aggiornamento né di ecumenismo, men che meno desiderava
veder accantonata, come un vecchio rottame, l’amata messa tridentina. Tentò di
raccogliere le forze “tradizionaliste” inglesi per dare il via a una campagna di
opposizione alle riforme, ma quando si rese conto che anche la gerarchia era
intenzionata a seguire il nuovo corso, gettò la spugna:
> «Prego Dio di non diventare un apostata, ma adesso vado in chiesa solo come
> atto di dovere e di obbedienza».
Morì per un attacco di cuore il 10 aprile 1966, il giorno di Pasqua. Fu così che
la letteratura inglese perse all’improvviso uno dei suoi più geniali alfieri,
che tra l’altro ebbe il merito di ridefinire le coordinate del romanzo
satirico.
Waugh è un autore senza tempo e i suoi libri rimangono utili strumenti per
indagare la superficialità di una società allo sbando, allora come oggi.
Luca Fumagalli
L'articolo “Un artista deve essere reazionario”: Evelyn Waugh, lo scrittore
contro tutti proviene da Pangea.