Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una
donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me,
Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli
non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila,
perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non
alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!».
Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai
cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le
briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò:
«Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante
sua figlia fu guarita. (Mt 15,21-28)
*
In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne.
> “Gesù e la donna si incontrano, per così dire, a metà strada tra terra
> d’Israele e territorio ‘cananeo’, cioè pagano: entrambi sono accomunati da un
> movimento di uscita. Eppure è la donna che varca il confine, non Gesù”.
>
> (Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo, Qiqajon, 1995)
Non è Cristo che sconfina in luogo straniero, sono io che lo invado. Sono io che
ho bisogno di lui, sono io che, se prendo seriamente la storia della Cananea,
gli do fastidio, gli sono d’inciampo. Non scrivo a cuor leggero queste parole,
non so dove mi porteranno, solo cerco di non addomesticarle immediatamente.
Conosco il finale, una figlia riconsegnata alla madre, ma lei, la donna, non sa.
Non ancora. Solo che lei non molla, come le madri dei cuccioli quando fiutano il
pericolo. Ecco, già qui mi sento in difetto, come posso io commentare la ferocia
di un amore materno? Forse il Vangelo andrebbe commentato solo in queste
condizioni. Quando si è disposti a perdere tutto per una figlia azzannata dal
male.
Altissimo il rischio, per me, di commentare questa pagina del Vangelo da
posizione dominante. Apparentemente, io non mi sento straniero. Escluso, a
volte, ma quasi sempre per scelta mia: posizione romantica. Per il resto,
accolto. Adattato. Anche usato. Cosa ne so io di cosa significhi varcare i
confini per chiedere vitale aiuto a chi ha il diritto di non ascoltarti? Cosa ne
so io di che cosa significhi davvero sentirsi straniero?
*
> Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare:
> «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un
> demonio».
Pietà di me. Quante volte ho avuto il coraggio, sincero, di pregare così? Io e
tutte le mie pretese ammantate di meriti. Io che credevo d’essere quello
chiamato. Declinare una presunta vocazione in pretesa è un passo troppo facile
da assumere. Riconosco questo pericoloso movimento in chi incrocio perché ne ho
subito il fascino, ne ho assecondato il ritmo.
Come è facile definire “provvidenza” qualsiasi cosa accada al mondo purché
assecondi i miei progetti!
Mi pare pagina dolorosa, riflessione che mi invita a rimettere le cose a posto.
Rimettermi al mio posto.
Abbi pietà di me, Signore. Come il pellegrino russo, intuisco che santità vera è
conoscere la propria miseria.
Torno a pensare che la Cananea mi chieda di sentirmi un fastidio per Cristo.
*
> Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Cercatele voi, le giustificazioni a questo silenzio. Qualsiasi commento vi
porterà l’esatta lettura di questo atteggiamento di Cristo. Hanno ragione loro:
è questione di sentirsi mandati alla casa d’Israele, è questione di stupore per
la fede che sboccia, diversa, fuori. Come quella del centurione. Sono
costruzioni post-pasquali: alla luce della Pasqua tutto viene reinterpretato. Ma
intanto lui tace.
E io grido. Anzi, io dovrei gridare. Invece succede che il suo silenzio diventa
un mio alibi.
Ho sempre trovato banale chi si allontanava dalla fede per non essere stato
esaudito. Ho costruito pezzi di me trasfigurando in miracolo mancate guarigioni,
filosofeggiando sull’idea stessa di miracolo. Si può guarire e non essere stati
miracolati. Si può morire e, morendo, sperimentare l’assimilazione miracolosa a
Cristo. Ma se fosse mia figlia a essere preda del demonio?
Cristo tace. E non voglio subito scivolare alle consolanti conclusioni.
E quando Cristo tace, devo tacere anch’io. Questo mi ripeto.
Hans Leonhard Schäufelein, Gesù e la cananea, 1517
*
> Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila,
> perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se
> non alle pecore perdute della casa d’Israele».
I discepoli intervengono per evitarlo, questo scandalo. Non è conveniente essere
i paladini di un insensibile. Questa scena si ripete da duemila anni. Se Dio
tace, è per farti crescere. Se Dio tace, è perché il suo miracolo per te è
diverso. Se Dio tace, è perché non è il Dio onnipotente che hai in mente tu. Lui
soffre con te. È in te. Tutto vero. Però Dio tace. E non è sempre vero che siamo
noi che non sappiamo interpretare le sue parole. Tace. Lo dice il Vangelo. E
questo suo silenzio fa comunque male.
E quante volte io avrei dovuto tacere e, invece, patetico, credevo di doverlo
giustificare? Ne prendevo le difese. E invece avrei dovuto proteggere Cristo da
me.
*
> Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore,
> aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo
> ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini
> mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
> “La donna accetta questa prospettiva di esclusa, di non avente diritto:
> ‘È vero, Signore’. Ma con una finezza che rivela un grande intuito di fede (un
> grande intuito del cuore di Gesù), si dichiara disposta – proprio come i
> cagnolini – a mangiare anche solo le briciole.”
>
> (Alberto Mello, Evangelo secondo Matteo, Qiqajon, 1995)
La donna accetta questa prospettiva di esclusa. Questo, oggi, pare
inconcepibile; questo mi pare custodisca qualcosa da imparare. Protesi a lottare
per i diritti di chiunque (purché non vengano toccate le nostre libertà!), ci
dimentichiamo di imparare a stare nella prospettiva degli esclusi.
Sacrosante, le lotte per l’uguaglianza. Umanamente urgenti. Non voglio essere
frainteso. Eppure credere non è solo questione di lotta sociale. Non è solo
tentare di risolvere il problema della povertà: è diventare poveri, diventare
problema. Accettare di essere disfunzionale per la società.
Come poter incontrare il grande escluso, colui che muore in croce fuori
Gerusalemme, se non da esclusi? E infine accontentarsi solo delle briciole.
Come cane a leccare i pavimenti in cerca degli avanzi. Anche qui costruiamo
tutte le spiegazioni esegetiche del caso. Esatte. Però, intanto, oggi, io voglio
accorgermi di chi, intorno a me, lecca i pavimenti in cerca di frammenti di
particola. E sento che io dovrei vergognarmi.
*
> Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come
> desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.
Cristo guarda la donna, continua a guardare la donna e ci grida, dalle pagine
del Vangelo, che quella è fede.
E io non so ancora se sono in grado di chiedere in dono di poter essere simile a
lei.
Alessandro Deho’
*Ogni settimana, ogni volta che ci sarà urgenza, Alessandro Deho’ prenderà
spunto dalla lettura evangelica per avviare una riflessione fuori via, stonata,
forse inutile. Lui dice, “balbettio”, dice “balbuziente”, dice di una
inadeguatezza che fa lava, su cui fare leva; insieme abbiamo detto, come dice la
Bibbia, “impacciato di bocca”: ma è proprio lì, dove la parola depone l’elmo e
ogni verbo è vergine per eccesso di senso, nudo, inappropriato, che vogliamo
stare.
In copertina: Juan de Flandes, San Michele Arcangelo, 1505 ca.
L'articolo Sono un fastidio per Cristo proviene da Pangea.