La prima volta che ci siamo conosciuti, Olivia ci ha tenuto a mettere le cose in
chiaro: “Sai, io sono una strega”. “Io invece sono uno stregone”, le ho
risposto. Da quel momento le cose tra noi sono filate lisce.
Poi un giorno a un reading mi fa: “Hai i pantaloni corti alla Angus Young”,
facendomi realizzare così il mio sogno rocker di bambino. Perciò, nonostante io
mi ritenga un allievo di Erich Fromm che ha cercato nella vita di intraprendere
un percorso di progresso interiore, per un pomeriggio scegliamo la regressione
adolescenziale e decidiamo di ascoltare in una stanza Thunderstruck, dalla
potenza musicale degli AC/DC. Entrambi conveniamo sul fatto che più di tre volte
di fila non riusciamo ad ascoltarla, perché dopo la terza siamo carichi come
molle ché potremmo correre il GRA per intero.
Così, prima di partire con il quarto ascolto – incuranti di dove ci condurrà –
decidiamo che è bene pubblicare questa intervista.
Olivia, partiamo dal “Salotto letterario” di cui sei promotrice al Lettere Caffè
di Trastevere, dove ospiti una certa eterogeneità di autori – ritrovi in loro
una diffusa mentalità sui temi poetici e letterari?
Il “Salotto Letterario di Olivia Balzar” nasce dall’urgenza di dare una casa
alle idee, al desiderio di condividere, di creare una scena. Ci siamo prefissati
un obiettivo difficile. Creare un fronte comune nel mondo dell’editoria è quasi
impossibile, i poeti e gli autori sono battitori liberi, ma al Salotto intravedo
una speranza. Da noi sono passati autori molto diversi, si sono creati
dibattiti, amicizie e collaborazioni tra artisti che si sono conosciuti proprio
in questo contesto. Vedo tanta diversità, molto fermento e ciò che accomuna
tutti questi mondi che si incontrano è il desiderio di farsi ascoltare.
A Roma si rileva un’abbondanza di autori e una penuria di animatori culturali,
come mai secondo te?
Penso che ultimamente, invece, ce ne siano fin troppi di animatori culturali.
Per certi versi è un bene, per altri si crea un’inutile concorrenza. Al Salotto
cerco di proporre serate in collaborazione con le realtà che stimo, come il tuo
format di letture poetiche nato all’Horafelix o come Sisters in Poetry ed
EscaMontage. Spero di allargare sempre di più la visione del Salotto verso
un’idea di factory. Fare cultura ormai è come stare in trincea e ciò che più mi
lascia perplessa è il fuoco amico.
Sempre a proposito di Roma, come hai avvertito il ritmo di “Roman Beat
Generation” (alla presentazione mi hai dato dell’Angus Young, per i pantaloni
corti…)?
“Roman Beat Generation” è Rock’n roll. Rompe le regole, le riscrive (a iniziare
dal formato del libro), parla a tutti, coinvolge linguaggi diversi, suggestioni
comuni, visioni che portano altrove. Mi auguro che questo progetto cresca sempre
di più. Io mi sono trovata molto rappresentata, in ottima compagnia, tra poeti e
poete che stimo e che ho avuto modo di scoprire grazie ai componimenti scelti
per l’antologia.
Passiamo alla tua poetica – fra maghe e stregoni, Genius Loci e spiritualità – a
quali temi è rivolta, principalmente, la tua ricerca?
Proprio adesso sto rispondendo alle domande da Benevento, dove ho organizzato
una fuga sulle tracce delle janare, le donne che custodivano la sapienza antica,
la cui storia è ancora viva e presente nel retaggio culturale del Sannio. Io
ricerco le storie. Infatti, il mio ultimo libro Storie di spazio e
tempo (Ensemble, 2026) è un catalogo di luoghi, non luoghi, ricordi e litanie.
Mentre scrivevo i versi che ho raccolto in questa silloge, ero ispirata dai miei
viaggi, dalle persone che incontravo sul mio cammino, dalla posizione della
luna, dai libri di divulgazione astronomica, di filosofia orientale e dal
folklore popolare sul quale tengo anche una rubrica sulla rivista “Finestre”.
Come si lega invece, la poesia, alle tue esperienze di recitazione teatrale?
Credo profondamente nel potere della parola, della lettura ad alta voce, della
rappresentazione. Da quando ho memoria ho abbinato la presentazione dei miei
libri alla performance. Ricordo che avevo creato un format con la rigger Red
Lily in cui la parola poetica, la musica e lo shibari si incontravano in uno
spettacolo di grande suggestione. Aprimmo così il concerto al Blackout a Roma
della band Belladonna. Fu bellissimo. Da un paio di anni, col cantautore Nico
Maraja, giro l’Italia con uno spettacolo che intreccia i miei testi con la sua
musica. Per la prima volta questo spettacolo debutterà a Roma al Teatro Ivelise
il 9 e il 10 ottobre e vedrà nel cast la partecipazione degli attori di The Act
Studio.
Lei è Olivia Balzar
Un commento conclusivo sulla realtà della poesia in libreria – alla luce del tuo
quotidiano lavoro per Feltrinelli –, qual è l’interesse dei lettori?
La poesia dal grande pubblico viene ritenuta ostica, relegata a ricordi
scolastici poco felici o a fantasie romantiche che poco hanno a che vedere con
la realtà di un genere letterario sempre più in espansione. I lettori forti,
invece, stanno iniziando a considerarla, ad esplorarla, a lasciarsi incuriosire,
consigliare. I reading di poesia stanno aumentando e con essi le iniziative
correlate. Con la Libreria Feltrinelli di Ostia, ad esempio, questa estate ho
organizzato una serie di appuntamenti dedicati alla poesia e alla performance
all’Amanusa Beach, mentre alla libreria di Largo di Torre Argentina, con
Elisabetta Cilenti, portiamo avanti un bookclub di poesia e proprio a settembre
abbiamo già in calendario un po’ di presentazioni. E funzionano. La gente ha
bisogno di coltivare la propria interiorità, di fermarsi a riflettere, di
incontrare altre persone con la propria sensibilità. In un mondo che crolla,
senza più certezze, affidarsi alla parola è un modo per risorgere.
Edoardo Piazza
*In copertina: Olivia durante una performance, photo Stefano Borsini
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