Rieducational channel L’avvocato Blengino: «Al di là delle correzioni, sull’Ai
il governo va in rotta con la Ue»
Carlo Blengino, avvocato specializzato nel diritto penale legato alle nuove
tecnologie e all’utilizzo dei dati personali. La maggioranza adesso frena, ma
sin qui quali sono le principali differenze tra il regolamento europeo
sull’intelligenza artificiale e il modo con cui l’Italia lo sta recependo?
L’Ai Act mira ad armonizzare il mercato unico europeo in relazione alla
commercializzazione e all’uso di sistemi di intelligenza artificiale. Solo per
alcuni specifici settori, dove un sistema tratta dati particolari come quelli
biometrici in ambiti sensibili come il law enforcement, l’Ai Act mira anche a
tutelare direttamente il diritto alla protezione dei dati personali. Dico questo
perché le evidenti criticità del decreto legislativo predisposto dal governo non
sono tanto i contrasti, presenti ma emendabili, con l’Ai Act, quanto
un’impostazione complessivamente incompatibile direttamente con i principi della
Carta dei diritti fondamentali Ue e in violazione della direttiva 680/2016 che
regola il trattamento dei dati nel settore della prevenzione e repressione dei
reati. Si tratta di un contrasto che potremmo definire ontologico perché pone
diverse previsioni del decreto, in particolare gli articoli 8, 10 e 13, fuori
dalla cornice normativa dell’Europa. Il diritto alla protezione dei dati
personali è presente ormai in quasi tutti i paesi del mondo, ma è stato
consacrato a diritto fondamentale e incluso nella Carta dei diritti fondamentali
solo in Europa.
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Tag - riconoscimento facciale
Nella puntata di oggi con Privacy Network e STRALI si parla del Sistema
Riconoscimento Automatico Immagini utilizzato daalle forze dell'ordine italiane.
Privacy Network & STRALI stanno indagando l’utilizzo di SARI Enterprise per
capire quanto viene usato, se funziona, se è compatibile con la protezione dei
dati personali., che bias emergono.
Cosa permette di fare? Chi lo utilizza? Da quanto tempo?
E AFIS (il database delle persone foto-segnalate)?
Ascolta l'audio sul sito di Radio Black out
Si conosce il numero di ricerche ogni mille reati, di molto maggiore rispetto ad
altri Paesi europei. Avere un dibattito pubblico sull’argomento è impossibile: i
dati sono incompleti
In Italia non è consentito sapere come e se funziona l’infrastruttura per il
riconoscimento dei volti in uso alle forze dell’ordine. È una conclusione
inevitabile, quella tratta da IrpiMedia e StraLi – associazione non profit che
promuove la tutela dei diritti attraverso il sistema giudiziario – da tempo
impegnate in un braccio di ferro burocratico con il ministero dell’Interno,
restio a fornire dati e informazioni richieste tramite l’accesso agli atti
generalizzato. Questo strumento dovrebbe garantire ai cittadini la possibilità
di accedere a documenti e informazioni in possesso della pubblica
amministrazione.
Tuttavia a dire del Viminale, oggi retto dal ministro Matteo Piantedosi, ne
sarebbero escluse le statistiche relative all’efficacia del riconoscimento
facciale: informazioni aggregate che non possono certo minare l’andamento delle
indagini in corso. Dall’altra, proprio queste informazioni sono tasselli
indispensabili a ricostruire lo sfaccettato puzzle delle tecnologie di cui fa
uso la sorveglianza di Stato in Italia e che per ora è destinato a rimanere
incompleto. Leggi la storia