"Se lasciamo da parte la versione secondo cui l'AI "si è ribellata", ecco cosa
riteniamo sia accaduto: OpenAI ha eseguito un modello all'avanguardia (con i
meccanismi di difesa informatica deliberatamente ridotti) contro un benchmark di
sicurezza offensivo, all'interno di una sandbox la cui configurazione di
sicurezza non era in grado di resistere alle capacità che venivano testate. Il
modello ha fatto ciò che fanno i sistemi di ottimizzazione: ha trattato il
limite della sandbox come un ulteriore ostacolo tra sé e l'obiettivo. Ha
individuato una vulnerabilità zero-day nell'infrastruttura stessa dell'ambiente
di test, ha scalato i livelli di accesso, si è spostato lateralmente, ha
raggiunto la rete Internet aperta e ha compromesso i sistemi di produzione di
una terza parte.
Così si è espresso Gerald Beuchelt di Acronis si è espresso in merito
all'attacco subito da Hugging Face portato da un'agente AI di OpenAI. la storia
la trovi qui
Leggi tutte le dicchiarazioni di Beuchelt su ZEUS News
Tag - attacco hacker
Violati dati riservati della piattaforma Hugging Face da una Ia prodotta da
OpenAI
Un esperimento andato male. Anzi: malissimo. È così che OpenAI ha dovuto
giustificare quanto accaduto lo scorso 16 luglio. In quella data, Hugging Face
ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui ha denunciato di aver subito un
attacco hacker portato presumibilmente da un agente basato su intelligenza
artificiale che avrebbe scardinato i sistemi di sicurezza della piattaforma
ottenendo l’accesso a credenziali e dati riservati.
Nella notte di martedì, OpenAI si è assunta la responsabilità dell’attacco. A
compierlo, un nuovo modello in fase sperimentale di cui l’azienda di Sam Altman
stava valutando le capacità in combinata con il suo nuovissimo Gpt 5.6 Sol. Il
fattaccio si è verificato mentre gli sviluppatori di OpenAI stavano sottoponendo
i nuovi modelli a un benchmark – un test di valutazione – sulle loro capacità a
livello di cyber security.
STANDO ALLA ricostruzione pubblicata sul blog ufficiale dell’azienda, tutto
avrebbe dovuto svolgersi in una sandbox, cioè in un ambiente chiuso e
controllato in cui l’AI avrebbe potuto dare prova delle sue capacità. Il
modello, però, avrebbe deciso autonomamente di adottare una «strategia
alternativa» per superare il test. Al posto di eseguire il compito affidatogli,
avrebbe deciso di barare, cercando di recuperare le soluzioni del test. Insomma:
il nuovo modello di OpenAI si sarebbe comportato come uno studente che, di
fronte a un compito in classe, avesse deciso di scassinare la porta della sala
professori per cercare nei cassetti la soluzione del compito.
Leggi l'articolo su "Il Manifesto"
Il sito Doge.gov del Dipartimento per l’efficienza governativa, gestito da Elon
Musk, sembra avere qualche problema. Creato di recente, dopo la registrazione
del dominio avvenuta il 21 gennaio 2025, dovrebbe tracciare e riportare i tagli
alle spese del governo federale, ma due dei contenuti pubblicati risultano
anomali. Il primo riporta la frase «Questo è uno scherzo di un sito .gov» («This
is a joke of a .gov site»), mentre il secondo «Questi “esperti” hanno lasciato
aperto il loro database – roro» («THESE “EXPERTS” LEFT THEIR DATABASE OPEN –
roro»).
DOGE è l’acronimo di Department Of Government Efficiency, organizzazione nata su
iniziativa della seconda amministrazione Trump e guidata da Elon Musk con
l’obiettivo dichiarato di ridurre gli sprechi e le spese federali nonché
snellire le regolamentazioni e il sistema burocratico statunitense.
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