Gli ultimi fatti di cronaca rilanciano anche in Italia l’idea di vietare i
social ai minori, altri paesi si sono già mossi in questo senso. La tossicità
dei social è certificata dagli studi e recentemente anche dai tribunali. Ma il
proibizionismo è la soluzione? Non possono esistere relazioni virtuose con i
mezzi digitali in una società che esalta la violenza e l’oppressione sistemica.
Un tempo, i social venivano incensati per l’impatto positivo sulla cultura e le
società nel loro complesso. Oggi invece “vietare (i social) ai minori” è
diventato un ritornello da recitare a ogni episodio di cronaca.
L’ultima occasione: mercoledì 25 marzo 2026. Ore 7.45, scuola media Da Vinci,
Trescore Balneario, pochi chilometri da Bergamo. L’insegnante Chiara Mocchi
viene gravemente accoltellata da un alunno 13enne, che diffonde su un canale
Telegram il video dell’aggressione, ripresa con il cellulare. è stata salvata
con un intervento chirurgico. Le sue dichiarazioni richiamano alla centralità
dell’educazione rispetto alla punizione e alla proibizione. Il mondo va però in
tutt’altra direzione.
Forse i social media tossici potranno essere smantellati a suon di cause penali.
Certo non sono “strumenti neutri” che si possono “usare bene”: sono prodotti di
design, di marketing, di gamificazione (introduzione di elementi di pseudo-gioco
competitivo in sistemi che non si presentano come giochi); il tutto orchestrato
da algoritmi che spingono l’utente a rimanere incollato al proprio schermo.
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Tag - social media
Partiamo con un racconto, e un'analisi, di due sentenze a danno di Meta e Google
che indicano che queste piattaforme usano la creazione di dipendenza come
strumento fondamentale, e che questo crea danni reali alle sue utenti. Daranno
il via ad un gran numero di cause simili? E se sì, quali conseguenze potrebbero
avere?
Finché l'argomento del dibattito rimarrà confinato alle conseguenze su chi è
minorenne - invece di riconoscere che queste piattaforme sono dannose per
l'intera società - il rischio è che questo costituisca un'ulteriore spinta verso
verifiche dell'età sempre più stringenti. A tal proposito, parliamo delle leggi
in California e Brasile che introducono la verifica dell'età a livello di
sistema operativo.
Concludiamo con alcune gravi vulnerabilità recenti trovate su iOS e su Telegram.
Comunicazione di servizio: le dita nella presa non andrà in onda il 5 Aprile.
Ascolta la trasmissione nel sito di Radio Ondarossa
La condanna dell'algoritmo, nella sentenza californiana che ha riconosciuto alla
giovane Kaley 6 milioni di dollari di risarcimento per i danni provocati dai
social network, può portare a risarcimenti diffusi, ma soprattutto a cambiare le
regole. Al processo sono state diffuse mail e prove della volontà aziendale di
progettare prodotti capaci di creare dipendenza nei giovani
Una giuria di cittadini californiani ha stabilito che le piattaforme di Meta,
proprietaria di Instagram, Facebook e WhatsApp, e quelle di Google, proprietaria
di YouTube, sono intenzionalmente progettate per creare dipendenza e che, a
causa di questo, abbiano danneggiato la salute mentale di una ventenne
Una sentenza che è destinata ad avere ripercussioni su migliaia di casi
attualmente pendenti nei tribunali degli Stati Uniti.
Il caso era di quelli considerati epocali, potenzialmente simile a quei processi
intentati negli anni ’90 contro le imprese che producono sigarette che nascosero
quanto sapevano sulla dipendenza provocati dal fumo. Allora ci furono miliardi
in multe da pagare, ma soprattutto cambiarono le regole su vendita ai minori e
pubblicità.
Nel frattempo in New Mexico, Meta si è vista condannare a pagare 375 milioni di
dollari per non essere intervenuta sugli scambi di materiale pedopornografico
sulle sue piattaforme pur sapendo che questo avveniva, come provato durante il
dibattimento da una serie di documenti interni.
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Martedì 24 marzo a Roma presso Aula Studio Ex Biblioteca di Architettura di Roma
Tre, con la collaborazione del collettivo ARCHa Roma Tre, Donatella della Ratta,
Noura Tafeche, introdotte da Agnese Trocchi, condurranno il workshop La Scuola
dell'Immagine: Esercizi per leggere, disfare e rovesciare le immagini.
Cosa
Viviamo immersi in un flusso incessante di immagini. Circolano più velocemente
di quanto possiamo guardarle e comprenderle. La Scuola dell’Immagine nasce come
proposta di rallentamento e di restituzione della collettività all’atto del
vedere: uno spazio-tempo condiviso in cui riunirsi per guardare immagini insieme
e leggerle collettivamente. Qui le immagini non vengono spiegate dall’alto, ma
interrogate: da dove provengono, quali immaginari ereditano, dove circolano,
cosa cancellano o contraddicono.
Workshop con Donatella della Ratta e Noura Tafeche, introdotto da Agnese
Trocchi.
Quando e dove
Martedì 24 Marzo | ore 17.00-20.00 Aula Studio Ex Biblioteca - Ingresso Largo
G.B. Marzi 10
Tutte le informazioni le trovi sul sito di CIRCE
Moltbook è un social network per soli agenti AI, in cui gli umani possono essere
semplici osservatori. Secondo gli esperti, il suo utilizzo potrebbe
rappresentare un rischio per la sicurezza a causa del fenomeno del prompt
injection.
Moltbook rappresenta un caso di studio senza precedenti nell'evoluzione delle
piattaforme digitali: si tratta di un social network progettato esclusivamente
per l'interazione tra agenti AI, dove agli esseri umani è consentito l'accesso
unicamente in veste di osservatori silenziosi. Lanciata sulla scia del software
open source Moltbot, questa piattaforma emula la struttura di aggregatori di
notizie come Reddit, permettendo ai bot (ovvero programmi automatizzati creati
dagli utenti) di pubblicare contenuti, commentare e votare i post altrui. Al 2
febbraio, i dati riportati dalla piattaforma indicavano la presenza di oltre 1,5
milioni di agenti iscritti. Vari esperti di sicurezza informatica e di
intelligenza artificiale, analizzando il fenomeno, tendono a classificare
Moltbook più come «una meravigliosa opera d'arte performativa», che come un vero
preludio alla dominazione delle macchine o una minaccia immediata alla
democrazia.
leggi l'articolo
Altro articolo su Wired, "Moltbook, il social popolato da bot è solo uno
specchio (distorto) dei nostri social"
Commentiamo la testimonianza di Zuckerberg al processo in California che vede
Meta accusata di aver creato delle interfacce che provocano dipendenza alle
persone minori, tali da infliggere loro danni psicologici. Sempre su Meta,
arrivano le prime notizie anche da un altro processo, questa volta nel New
Mexico, dove l'accusa è invece di non aver protetto adeguatamente le persone
minori dall'abuso sessuale.
A seguire, lunga carrellata di notiziole:
* L'unione europea impedisce i tool basati su AI sui device del suo personale
* I tech corps, ovvero un altro passaggio del colonialismo
* Un altro studio mostra che l'AI non ci farà lavorare meno
* L'India stringe le regole sui social media e sugli usi dell'AI
* ChatGPT si prepara a lanciare un social media
* Alcuni importanti siti di notizie chiedono ad Internet Archive di copiare le
versioni archiviate dei loro siti allo scopo di evitare che gli scraper che
accumulano dati per usarli negli LLM possano accedervi
* Openstreetmap riceve un livello di scraping che rende difficile mantenerlo in
attività
Concludiamo con due perle:
* Meta risolve il problema delle persone che smettono improvvisamente di
postare
* Come controllare 10mila aspirapolvere robot per sbaglio
Ascolta l'audio nel sito di Radio Onda Rossa
Chiamato a testimoniare nell'ambito di una causa sui danni delle piattaforme a
una giovane utente, l'ad di Meta ha fatto di tutto per schivare le sue
responsabilità.
Nello specifico, la presenza di Zuckerberg doveva chiarire se le piattaforme del
colosso, come Facebook e Instagram, fossero state intenzionalmente progettate
per creare dipendenza, e per rispondere alle accuse secondo cui l'azienda
avrebbe deliberatamente adottato strategie per aumentare l'engagement di
adolescenti e pre-adolescenti, innescando negli utenti gravi problemi di salute
mentale.
L'udienza rappresenta uno dei passaggi chiave della causa intentata contro Meta,
YouTube, Snap e TikTok da una ventenne californiana, identificata in aula come
K.G.M. (anche se il suo avvocato si è spesso riferito a lei con il suo nome di
battesimo, Kaley), e da sua madre nel 2023. La tesi è che l'uso compulsivo delle
piattaforme social da parte della ragazza in età estremamente precoce le abbia
causato seri danni psicologici.
Mentre a novembre Meta e Google avevano provato senza successo a far archiviare
il caso, Snap e TikTok hanno poi raggiunto un accordo in via extragiudiziale,
lasciando alle altre società il compito di affrontare il primo di una nutrita
serie di processi sulla dipendenza da social media attualmente in corso a Los
Angeles. Queste cause – che nel gergo giuridico statunitense vengono definite
bellwether – sono state selezionate in quanto rappresentative di un gruppo molto
più ampio di azioni legali simili contro le stesse aziende. I querelanti, che in
totale sono circa 1.600, sostengono che i loro figli siano stati vittime di casi
di depressione, dismorfismo e suicidio.
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Con Kenobit per imparare come e perché sperimentare il fediverso; nuove evidenze
della tossicità dei social media commerciali; il ransomware alla Sapienza e il
blocco dei siti delle olimpiadi sono davvero entrambi frutto di un attacco
russo?
Iniziamo la puntata con l'intervista a Kenobit che non siamo riusciti a fare la
settimana scorsa: parliamo del suo libro Assalto alle piattaforme e facciamo una
panoramica del fediverso.
I social media danno dipendenza "by design": è quello che mostrano sia dei
documenti pubblicati da Tech Oversight , basati su inchieste giudiziarie negli
Usa; sia il recente pronunciamento della commissione europea su Tiktok, che
viene considerato non conforme al Digital Service Act perché i meccanismi che
sono alla base (e che stanno alla base di tutti i social) creano dipendenza.
Gli hackers filorussi sono intorno a noi? Commentiamo le recenti notizie del
ransomware che ha bloccato i servizi dell'Università Sapienza di Roma, insieme a
quelle degli altri attacchi che riguardano siti internet connessi alle olimpiadi
invernali, cercando di confrontare gli articoli usciti sui giornali con le
evidenze a nostra disposizione.
Sono sempre più le prove che mostrano che i Social Media sono progettati per
dare dipendenza. Da quanto emerge da diverse fonti, non si tratta di un effetto
collaterale, ma di un obbiettivo da raggiungere per fare in modo che gli utenti
passino più tempo possibile interagendo con le piattaforme, così da consegnare
un numero sempre crescente di dati e metadati alle varie piattaforme di social.
Il caso più evidente è quello messo in mostra dall'organizzazione no-profit USA
"The Tech Oversight Project". L'organizzazoine ha pubblicato un rapporto che
mette in luce i documenti, desecretati recentemente, relativi ai processi sulla
dipendenza dai social media del 2026. I documenti forniscono prove schiaccianti
del fatto che Meta, Google, Snap e TikTok hanno progettato intenzionalmente i
loro prodotti social per creare dipendenza tra bambini e adolescenti, senza
riguardo per i danni noti al loro benessere, e di come questa dipendenza di
massa tra i giovani fosse fondamentale per i modelli di business delle aziende.
Se siete curiosi potete leggere i molti documenti interni nella pagina del
rapporto. E' una lettura, semplice e molto istruttiva.
Dal canto suo l'Unione Europea ha pubblicato un comunicato stampa in cui si da
notizia di una indagine preliminare che proverebbe che TikTok esporrebbe adulti
e minori a dipendendenza e comportamenti compulsivi.
Il riferimento è allo scorrimento infinito, la riproduzione automatica
automatica dei video, le notifiche push e il sistema di raccomandazione
altamente personalizzato. Tutte funzionalità presenti in praticamente tutti i
Social Media commerciali.
Vedremo come andrà a finire
Iniziamo segnalando la presentazione di Assalto alle piattaforme di Kenobit (ed.
Agenzia X) al CSOA Forte Prenestino, il 4 Febbraio.
Nvidia ha preso molto del suo materiale di "training" da Anna's Archive; quella
che sembra essere una pratica comune questa volta è stata confermata da
documenti interni. Meraviglioso il modo in cui si sono difesi.
Dopo il blocco di Internet durante le elezioni in Uganda, e il lunghissimo
blocco di Internet in Iran, guardiamo ad alcuni report che segnalano l'utilizzo
di Bitchat, una applicazione di messaggistica che sembra interessante per casi
in cui la possibilità di comunicare via Internet è impedita. Ma non è tutto oro
quello che luccica.
Notiziole:
* Microsoft perde la causa intentata da NOYB riguardo al tracciamento di
persone minorenni tramite la sua suite Microsoft 365 Education, rivolta alle
scuole.
* la Corea del Sud fa (per prima) una legge sulla sicurezza della cosidetta
intelligenza artificiale ad alto impatto. confrontiamola con l'AI Act
europeo.
* Nel Regno Unito il dibattito sulla perdita di posti di lavoro (per la verità
ancora fenomeno la cui esistenza è dibattuta) dovuta all'intelligenza
artificiale torna a far parlare di reddito di cittadinanza.
* TikTok è passato a guida Usa, e gli effetti si vedono: la nuova privacy
policy gli consente di raccogliere più dati di quella precedente
* Il capo dell'agenzia per la cybersicurezza Usa ha caricato sul ChatGPT
pubblico dei documenti riservati dell'agenzia stessa
Infine, il quizzone: quando visitate un sito i cui server si trovano negli Usa,
come fanno i dati inviati dal vostro dispositivo a raggiungere il server?
A) con sistemi di trasmissione radio, come il Wi-Fi
B) con sistemi satellitari
C) con dei cavi
La risposta esatta è la C: dei cavi sottomarini. Questo ci permette di parlare
della continua espansione di questa infrastruttura (ormai esistono circa 600
cavi sottomarini, per un'estensione totale che supera abbondamentemente il
milione di kilometri), ma anche della crescente concentrazione. A stendere
sempre più tratte sono non tanto le imprese di telecomunicazioni, ma quelle di
contenuto, come Google, Meta, ecc. insomma, le solite.
Ascolta la puntata sul sito di Radio Onda Rossa