
“Cercami negli asili del Paradiso”. Vita & versi di Francis Thompson
Pangea - Thursday, March 26, 2026L’intera produzione poetica di Francis Thompson si può riassumere con un’immagine, un’idea, il suo epitaffio: “Look for me in the nurseries of Heaven”, Cercami negli asili del Paradiso. Una meta irraggiungibile, prima rifuggita e poi desiderata dal poeta eternal child. L’oggetto ossessivo della sua ricerca poetica e umana è un paradiso feroce e al contempo armonioso, come un compimento del perpetuo travaglio della vita di un poeta che riassume in sé la follia disperata di Dino Campana e il genio visionario di William Blake. La poesia di Thompson si caratterizza per la sua arcaicità non posticcia, ma per lui così naturale. Il suo vocabolario, che a prima vista può risultare obsoleto, o comunque eccessivamente sontuoso e arcaizzante, è l’unico strumento che Thompson possegga per ritrovare una temporalità adatta alla sua esigenza di fuggitivo del mondo.
Le arti non letterarie, specialmente la musica e la pittura, incidono fortemente sulla poesia di Thompson. La sua ritmica è sempre tesa a una forte musicalità, inserita in un sostanziale rispetto dei criteri formali della poesia anglofona, gioca con la rima, le iterazioni, le anafore. L’immagine thompsoniana è colorata, sfumata: spiazza sempre, che sia cruda o sublime. Veleggia dalla concretezza della carogna di un cane squarciato sulla strada alla magia di un tramonto, o di un incontro serale con la donna amata. Le donne di Thompson, a questo proposito, incarnano tutte le caratteristiche della domina dantesca, dalla donna angelicata (fino ad essere donna angelo, medium per l’accesso all’irraggiungibile meta paradisiaca) alla donna petra, crudele, dura, quasi infernale. Non a caso, l’influsso dantesco – come di molta altra letteratura medievale – è evidentissimo nell’immaginario del poeta.
In Italia, Thompson viene stampato per la prima volta nel 1925 dai fratelli Treves. Maura Del Serra traduce e cura, nel 2000, Il Segugio del Cielo e altre poesie, per Crt, corredandolo di una nota preziosa nota introduttiva. Poi, il nulla. Piacque a Giorgio Manganelli, che lo definì un “maudit miracolato in extremis ad una rivelazione poetica e religiosa”. Nel mondo anglofono, Thompson fu amato da G.K. Chesterton e da Tolkien, e quest’ultimo lo considerò influente nella stesura delle sue opere. Era caro a Cormac McCarthy, che dalla poesia The poppy trasse ispirazione per Suttree.

Nasce il 18 dicembre 1859 a Preston, nel Lancashire, Thompson, da una famiglia medio-borghese di radici cattoliche e sensibile alla dottrina del cardinale-poeta John Henry Newman. Trova nella madre, Mary Turner, il necessario incoraggiamento per dedicarsi alle arti, tra cui la musica e la pittura, che avrebbero influenzato notevolmente la sua poesia. Il padre, medico illustre, gli impone la facoltà di medicina, frequentata per otto anni all’Università di Manchester. Francis, nel contesto accademico, non trova grandi soddisfazioni, e anzi inizia a provare disgusto e repulsione nei momenti più crudi dell’apprendistato chirurgico, dalle dissezioni al contatto con sangue e malattie.
Continua a coltivare la passione per l’arte e la poesia, viene bocciato agli esami più volte e sente crescere nei confronti del padre un forte senso di colpa che graverà sulla sua coscienza per tutta la vita. La morte nella madre e la costante assunzione di oppio (presto tradottasi in una vera e propria assuefazione) lo spingono ad abbandonare gli studi. Frizioni con la nuova moglie del padre lo porteranno a lasciare la casa paterna, prima occasionalmente, poi, l’anno successivo, definitivamente, troncando ogni rapporto con il genitore. È in questi anni disperati che Francis incontra i suoi salvatori. Per prima, la prostituta – rimasta anonima, nell’ombra, e amata come un angelo dal Cielo – che lo raccolse dalla strada, gli diede un giaciglio, e lo salvò da sé stesso. Quasi una figura materna, buona, santa: una Maddalena che raccoglie il poeta straccione da terra e lo rimette in sesto, dandogli un tetto e una speranza. Infine, i coniugi Meynell: lui, editore illuminato, lei, donna sensibile e poeta stimolante. La chiave di volta è il tentato suicidio di Francis.
Ignorato dal mondo letterario e allontanatosi ormai dalla sua famiglia, Thompson vive per strada, dorme sotto i ponti di Londra (tra cui quello di Charing Cross, poi allegoria del Regno celeste nella sua poesia-testamento, In no strange Land), ne conosce la miseria e lo squallore, la dipendenza dall’oppio si fa sempre più pervasiva e ingombrante. Tenta di uccidersi con il laudano, ma, prima di assumere la dose fatale, viene fermato dalla visione del giovane poeta Thomas Chatterton, che un secolo prima si era tolto la vita a diciassette anni, avvelenandosi, in un atto di protesta artistica che lo rese il mito del Romanticismo nascente. Di lì a poco incontrerà la street girl che lo avrebbe ospitato per sette mesi prima di scomparire senza lasciare alcuna traccia.

La svolta avviene invece grazie a Wilfrid Meynell, direttore del giornale cattolico-liberale “Merry England”, a cui Thompson aveva inviato alcuni testi senza ricevere risposta. Nel 1888, “Merry England” pubblicò sulle sue pagine la poesia di Thompson The Passion of Mary, senza riuscire ad avvisare l’autore, essendosi quest’ultimo reso irreperibile. Wilfrid e la moglie Alice restano folgorati da questo bohémien: buono e dannato, senza un soldo, gli occhi spiritati, scavati in un viso scarno e diafano, la sua poesia così tesa al Paradiso e con le radici così conficcate nell’inferno. Nella redazione di “Merry England” (il nome della testata era ispirato al sonetto di William Wordsworth), Thompson entra a contatto con alcune delle menti più raffinate dell’Inghilterra di fine secolo, tra cui un giovane W.B. Yeats.
In quegli anni, l’attività poetica si affianca a quella giornalistica e critica, rifiuta in un primo momento l’ospitalità dei Meynell, ma la sua presenza presso di loro si fa sempre più costante, su richiesta degli stessi coniugi. Alice lo chiama “my child”, lui se ne innamora spiritualmente. Prova un grande affetto per la progenie dei Meynell, e per le figlie Monica e Madeleine compone le Sister Songs. Per farlo disintossicare, i Meynell spediscono Thompson inizialmente nella prioria francese di Prémontré, nel Sussex (1889-1890), dove stringe amicizia con diversi bambini, riscoprendo quella natura fanciullesca che lo aveva accompagnato nello stupore poetico, nell’immaginario puerile e candido delle sue visioni e delle sue liriche, in cui spesso convivono armonicamente l’innocente dolcezza dei bambini e la crudeltà della vita, quasi preludio d’inferno. Dopo una ricaduta nel tunnel dell’oppio e tornato momentaneamente alla vita di strada, Alice Meynell lo ricovera nell’abbazia cappuccina di Pantasaph, nel Galles del Nord (1892-1897). Quest’ultimo esilio gli permise di riconnettersi a quel duplice mondo in cui riusciva a trovare pace, tra natura e liturgia. Thompson, tramite queste esperienze di riscoperta spirituale e naturalistica, sviluppa una forma di panismo teologico, unareductio ad Unum che si traduce nelle sue due odi più rilevanti, composte proprio durante il primo periodo di ricovero nel Sussex: Ode to the setting Sun, poema di somma bellezza incentrato sulla figura di Cristo sofferente, che per analogia viene rappresentato come il sole che tramonta in un trionfo sanguigno e regale; e The Hound of Heaven, ispirato all’immagine dei segugi del tempo nel Prometheus Unbound di Shelley, autore investigato proprio in quell’anno da Thompson, che elaborerà in quel periodo un illuminante saggio sul poeta di Ozymandias, tratteggiandone – con grande anticipo sul resto della critica – i caratteri simbolici e metafisici.

Ne Il Segugio del Paradiso, Thompson mette in scena un inseguimento furibondo e allucinato, un incubo celeste. Il veltro celeste – il tremendous Lover, che rappresenta chiaramente l’amore incontenibile di Dio per le sue creature, anche quelle più restie ad accoglierlo – incede con passo sicuro e cadenzato, quasi battendo una marcia militare, mentre la fuga del poeta è scomposta, asfissiata dalla paura, dall’angoscia. Una fuga disperata con un destino già scritto.
Il rapporto di Thompson con la fede è problematico, non perché la ripudi, ma perché vissuta sempre attivamente, e mai lasciata alla sola forma. Se l’incanto per la liturgia, la musica e il mistero è determinante per la sua fede, ancora di più lo è un senso disperato di rompere con gli schemi ‘passatisti’ della Chiesa cattolica, aprendo invece alla contaminazione e al mistero. La sua fede è totale e totalizzante, tesa alla fascinazione e al misticismo. E la poesia diventa strumento liturgico, una litania, una preghiera continua, che connette la sua esperienza terrena – così meschina, ingiusta e senza speranza – alle Porte del Paradiso. Il fine ultimo di Thompson è raggiungere, un giorno, quella salvezza che sulla terra gli era stata negata. La tradizione religiosa della sua famiglia si unisce alla fascinazione per le religioni orientali e per l’ebraismo. Con i Poems, pubblicati nel 1893, ottiene un ottimo successo, mentre i New Poems, usciti due anni dopo, non vengono graditi dalla critica.
La morte lo colpisce troppo presto, consacrandolo, come spesso accade, alla leggenda, nel 1907: forse per tubercolosi, forse perché ricaduto nell’abisso.
Giulio Solzi Gaboardi
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Ode al Sole morente
Preludio
La delizia languida del violino
galleggia sulle mute onde del vento,
le intime corde dell’arpa palpitano e intonano
musiche laceranti. Torturato nello spirito
scivola in quella struggente dolcezza, finché
l’anima squarciata sanguina tristezza. Il sole rosso,
una bolla infuocata, discende lento sulla collina
mentre un uccello vagheggia la fine del giorno.
Sole Morente, che nei giorni riverenti
ti immergi nella musica del tuo placido sonno,
nudo di onori, coronato di raggio,
senza inni durante il raccolto, anche se i mietitori lavorano:
per te questa musica non sveglia. Illuso,
se senti in queste illogiche armonie
lo spettro devoto degli adulatori predati
e l’eco di fiere, antiche lusinghe.
Ma sul terreno in cui regna, conficcata, la Croce,
non so quale insolita passione mi volge il capo
verso di te, che manovri le mie vene
e mostri di essere un dio non morto. Non morto.
Scettico per la preghiera.
Per il dubbio, troppo furiosamente fedele.
Quale dio selvaggio rende il mio cuore
una fonte di lacrime battesimali.
Il tuo raggio giace fermo, dritto sulla Croce.
Che segreti svelerebbe il tuo indice radioso?
È la chiave del tuo luminoso magistero?
È questo il segreto, allora? Il sacrificio?
Sposta dall’orecchio i riccioli ardenti e ascolta
un canto inaudito nei giorni del Nord.
Azzardato per Roma. Oscuro per la Grecia.
Dolce con le cose selvagge che volano, volano via.
Francis Thompson
In copertina: John Constable, Cloud study, 1830-35
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