L’intera produzione poetica di Francis Thompson si può riassumere con
un’immagine, un’idea, il suo epitaffio: “Look for me in the nurseries of
Heaven”, Cercami negli asili del Paradiso. Una meta irraggiungibile, prima
rifuggita e poi desiderata dal poeta eternal child. L’oggetto ossessivo della
sua ricerca poetica e umana è un paradiso feroce e al contempo armonioso, come
un compimento del perpetuo travaglio della vita di un poeta che riassume in sé
la follia disperata di Dino Campana e il genio visionario di William Blake. La
poesia di Thompson si caratterizza per la sua arcaicità non posticcia, ma per
lui così naturale. Il suo vocabolario, che a prima vista può risultare obsoleto,
o comunque eccessivamente sontuoso e arcaizzante, è l’unico strumento che
Thompson possegga per ritrovare una temporalità adatta alla sua esigenza di
fuggitivo del mondo.
Le arti non letterarie, specialmente la musica e la pittura, incidono fortemente
sulla poesia di Thompson. La sua ritmica è sempre tesa a una forte musicalità,
inserita in un sostanziale rispetto dei criteri formali della poesia anglofona,
gioca con la rima, le iterazioni, le anafore. L’immagine thompsoniana è
colorata, sfumata: spiazza sempre, che sia cruda o sublime. Veleggia dalla
concretezza della carogna di un cane squarciato sulla strada alla magia di un
tramonto, o di un incontro serale con la donna amata. Le donne di Thompson, a
questo proposito, incarnano tutte le caratteristiche della domina dantesca,
dalla donna angelicata (fino ad essere donna angelo, medium per l’accesso
all’irraggiungibile meta paradisiaca) alla donna petra, crudele, dura, quasi
infernale. Non a caso, l’influsso dantesco – come di molta altra letteratura
medievale – è evidentissimo nell’immaginario del poeta.
In Italia, Thompson viene stampato per la prima volta nel 1925 dai fratelli
Treves. Maura Del Serra traduce e cura, nel 2000, Il Segugio del Cielo e altre
poesie, per Crt, corredandolo di una nota preziosa nota introduttiva. Poi, il
nulla. Piacque a Giorgio Manganelli, che lo definì un “maudit miracolato in
extremis ad una rivelazione poetica e religiosa”. Nel mondo anglofono, Thompson
fu amato da G.K. Chesterton e da Tolkien, e quest’ultimo lo considerò influente
nella stesura delle sue opere. Era caro a Cormac McCarthy, che dalla poesia The
poppy trasse ispirazione per Suttree.
Nasce il 18 dicembre 1859 a Preston, nel Lancashire, Thompson, da una famiglia
medio-borghese di radici cattoliche e sensibile alla dottrina del
cardinale-poeta John Henry Newman. Trova nella madre, Mary Turner, il necessario
incoraggiamento per dedicarsi alle arti, tra cui la musica e la pittura, che
avrebbero influenzato notevolmente la sua poesia. Il padre, medico illustre, gli
impone la facoltà di medicina, frequentata per otto anni all’Università di
Manchester. Francis, nel contesto accademico, non trova grandi soddisfazioni, e
anzi inizia a provare disgusto e repulsione nei momenti più crudi
dell’apprendistato chirurgico, dalle dissezioni al contatto con sangue e
malattie.
Continua a coltivare la passione per l’arte e la poesia, viene bocciato agli
esami più volte e sente crescere nei confronti del padre un forte senso di colpa
che graverà sulla sua coscienza per tutta la vita. La morte nella madre e la
costante assunzione di oppio (presto tradottasi in una vera e propria
assuefazione) lo spingono ad abbandonare gli studi. Frizioni con la nuova moglie
del padre lo porteranno a lasciare la casa paterna, prima occasionalmente, poi,
l’anno successivo, definitivamente, troncando ogni rapporto con il genitore. È
in questi anni disperati che Francis incontra i suoi salvatori. Per prima, la
prostituta – rimasta anonima, nell’ombra, e amata come un angelo dal Cielo – che
lo raccolse dalla strada, gli diede un giaciglio, e lo salvò da sé stesso. Quasi
una figura materna, buona, santa: una Maddalena che raccoglie il poeta
straccione da terra e lo rimette in sesto, dandogli un tetto e una speranza.
Infine, i coniugi Meynell: lui, editore illuminato, lei, donna sensibile e poeta
stimolante. La chiave di volta è il tentato suicidio di Francis.
Ignorato dal mondo letterario e allontanatosi ormai dalla sua famiglia, Thompson
vive per strada, dorme sotto i ponti di Londra (tra cui quello di Charing Cross,
poi allegoria del Regno celeste nella sua poesia-testamento, In no strange
Land), ne conosce la miseria e lo squallore, la dipendenza dall’oppio si fa
sempre più pervasiva e ingombrante. Tenta di uccidersi con il laudano, ma, prima
di assumere la dose fatale, viene fermato dalla visione del giovane poeta Thomas
Chatterton, che un secolo prima si era tolto la vita a diciassette anni,
avvelenandosi, in un atto di protesta artistica che lo rese il mito del
Romanticismo nascente. Di lì a poco incontrerà la street girl che lo avrebbe
ospitato per sette mesi prima di scomparire senza lasciare alcuna traccia.
La svolta avviene invece grazie a Wilfrid Meynell, direttore del giornale
cattolico-liberale “Merry England”, a cui Thompson aveva inviato alcuni testi
senza ricevere risposta. Nel 1888, “Merry England” pubblicò sulle sue pagine la
poesia di Thompson The Passion of Mary, senza riuscire ad avvisare l’autore,
essendosi quest’ultimo reso irreperibile. Wilfrid e la moglie Alice restano
folgorati da questo bohémien: buono e dannato, senza un soldo, gli occhi
spiritati, scavati in un viso scarno e diafano, la sua poesia così tesa al
Paradiso e con le radici così conficcate nell’inferno. Nella redazione di “Merry
England” (il nome della testata era ispirato al sonetto di William Wordsworth),
Thompson entra a contatto con alcune delle menti più raffinate dell’Inghilterra
di fine secolo, tra cui un giovane W.B. Yeats.
In quegli anni, l’attività poetica si affianca a quella giornalistica e critica,
rifiuta in un primo momento l’ospitalità dei Meynell, ma la sua presenza presso
di loro si fa sempre più costante, su richiesta degli stessi coniugi. Alice lo
chiama “my child”, lui se ne innamora spiritualmente. Prova un grande affetto
per la progenie dei Meynell, e per le figlie Monica e Madeleine compone
le Sister Songs. Per farlo disintossicare, i Meynell spediscono Thompson
inizialmente nella prioria francese di Prémontré, nel Sussex (1889-1890), dove
stringe amicizia con diversi bambini, riscoprendo quella natura fanciullesca che
lo aveva accompagnato nello stupore poetico, nell’immaginario puerile e candido
delle sue visioni e delle sue liriche, in cui spesso convivono armonicamente
l’innocente dolcezza dei bambini e la crudeltà della vita, quasi preludio
d’inferno. Dopo una ricaduta nel tunnel dell’oppio e tornato momentaneamente
alla vita di strada, Alice Meynell lo ricovera nell’abbazia cappuccina di
Pantasaph, nel Galles del Nord (1892-1897). Quest’ultimo esilio gli permise di
riconnettersi a quel duplice mondo in cui riusciva a trovare pace, tra natura e
liturgia. Thompson, tramite queste esperienze di riscoperta spirituale e
naturalistica, sviluppa una forma di panismo teologico, unareductio ad Unum che
si traduce nelle sue due odi più rilevanti, composte proprio durante il primo
periodo di ricovero nel Sussex: Ode to the setting Sun, poema di somma bellezza
incentrato sulla figura di Cristo sofferente, che per analogia viene
rappresentato come il sole che tramonta in un trionfo sanguigno e regale; e The
Hound of Heaven, ispirato all’immagine dei segugi del tempo nel Prometheus
Unbound di Shelley, autore investigato proprio in quell’anno da Thompson, che
elaborerà in quel periodo un illuminante saggio sul poeta di Ozymandias,
tratteggiandone – con grande anticipo sul resto della critica – i caratteri
simbolici e metafisici.
Ne Il Segugio del Paradiso, Thompson mette in scena un inseguimento furibondo e
allucinato, un incubo celeste. Il veltro celeste – il tremendous Lover, che
rappresenta chiaramente l’amore incontenibile di Dio per le sue creature, anche
quelle più restie ad accoglierlo – incede con passo sicuro e cadenzato, quasi
battendo una marcia militare, mentre la fuga del poeta è scomposta, asfissiata
dalla paura, dall’angoscia. Una fuga disperata con un destino già scritto.
Il rapporto di Thompson con la fede è problematico, non perché la ripudi, ma
perché vissuta sempre attivamente, e mai lasciata alla sola forma. Se l’incanto
per la liturgia, la musica e il mistero è determinante per la sua fede, ancora
di più lo è un senso disperato di rompere con gli schemi ‘passatisti’ della
Chiesa cattolica, aprendo invece alla contaminazione e al mistero. La sua fede è
totale e totalizzante, tesa alla fascinazione e al misticismo. E la poesia
diventa strumento liturgico, una litania, una preghiera continua, che connette
la sua esperienza terrena – così meschina, ingiusta e senza speranza – alle
Porte del Paradiso. Il fine ultimo di Thompson è raggiungere, un giorno, quella
salvezza che sulla terra gli era stata negata. La tradizione religiosa della sua
famiglia si unisce alla fascinazione per le religioni orientali e per
l’ebraismo. Con i Poems, pubblicati nel 1893, ottiene un ottimo successo, mentre
i New Poems, usciti due anni dopo, non vengono graditi dalla critica.
La morte lo colpisce troppo presto, consacrandolo, come spesso accade, alla
leggenda, nel 1907: forse per tubercolosi, forse perché ricaduto nell’abisso.
Giulio Solzi Gaboardi
**
Ode al Sole morente
Preludio
La delizia languida del violino
galleggia sulle mute onde del vento,
le intime corde dell’arpa palpitano e intonano
musiche laceranti. Torturato nello spirito
scivola in quella struggente dolcezza, finché
l’anima squarciata sanguina tristezza. Il sole rosso,
una bolla infuocata, discende lento sulla collina
mentre un uccello vagheggia la fine del giorno.
Sole Morente, che nei giorni riverenti
ti immergi nella musica del tuo placido sonno,
nudo di onori, coronato di raggio,
senza inni durante il raccolto, anche se i mietitori lavorano:
per te questa musica non sveglia. Illuso,
se senti in queste illogiche armonie
lo spettro devoto degli adulatori predati
e l’eco di fiere, antiche lusinghe.
Ma sul terreno in cui regna, conficcata, la Croce,
non so quale insolita passione mi volge il capo
verso di te, che manovri le mie vene
e mostri di essere un dio non morto. Non morto.
Scettico per la preghiera.
Per il dubbio, troppo furiosamente fedele.
Quale dio selvaggio rende il mio cuore
una fonte di lacrime battesimali.
Il tuo raggio giace fermo, dritto sulla Croce.
Che segreti svelerebbe il tuo indice radioso?
È la chiave del tuo luminoso magistero?
È questo il segreto, allora? Il sacrificio?
Sposta dall’orecchio i riccioli ardenti e ascolta
un canto inaudito nei giorni del Nord.
Azzardato per Roma. Oscuro per la Grecia.
Dolce con le cose selvagge che volano, volano via.
Francis Thompson
*Giulio Solzi Gaboardi ha curato il libro di Francis Thompson, “Primo alfabeto
stellare”, edito da Magog, 2026
In copertina: John Constable, Cloud study, 1830-35
L'articolo “Cercami negli asili del Paradiso”. Vita & versi di Francis Thompson
proviene da Pangea.