Il Festival della letteratura indipendente di Pomigliano d’Arco è alla sua sesta
edizione ma quest’anno si terrà a Casalnuovo di Napoli e non a Pomigliano d’Arco
perché al sindaco di Pomigliano d’Arco non va giù la presenza della libraia e
organizzatrice storica del FLiP Maria Carmela Parisi, e siamo subito in una
pagina di Giovannino Guareschi perché la tragedia del potere ridicolo da sempre
alla letteratura italiana riesce benissimo di raccontarla attraverso la
microlente della provincia.
Ciro Marino, editore&librario Woytek e organizzatore storico del FLiP con Fabio
d’Angelo e Parisi, si conferma essere allergico a ogni retorica tanto
resistenziale quanto vittimistica: “Se mi chiedi dove potrei aver già letto
questa storia io ti rispondo in Se una notte d’inverno un viaggiatore di
Calvino, perché qui siamo di fronte all’assurdo della realtà. A essere state
prese di mira non sono state le nostre proposte, non so neanche se il nostro
programma sia stato letto. Semplicemente abbiamo perso fondi e concessione di
spazi per non aver voluto obbedire all’arbitrarietà di un uomo che non ha voluto
sentire ragioni al di fuori della sua sola.”
La reazione collettiva è stata quella che mi auguravo e mi aspettavo: immediata
e molteplice. È il risultato di una credibilità ottenuta sul campo, per un
festival costruito e che deve la sua forza oltre che la sua lealtà “a chi lo
ama, a chi legge, a chi scrive, a chi partecipa agli incontri e aspetta ogni
nuova edizione”, così si legge nel comunicato ufficiale. Questo invece
l’incipit: “Ci è stato imposto un aut aut: cancellare dal programma del FLIP un
nome”. Marino, raggiunto al telefono, ci ha tenuto a precisare: “La richiesta
sarebbe stata irricevibile chiunque fosse stata la persona sgradita e additata
dal sindaco: organizzatrice o volontario al servizio di sicurezza, sarebbe stato
lo stesso. Assurdo anche solo pensare che il FLiP fosse addomesticabile.”
Che il punto per il quale Marino&co abbiamo perso la cappa di Pomigliano sia
stato quello sulla i di indipendenza del FLiP? Nella risposta Marino ribadisce
che non è in cerca di clamori facili: “L’indipedenza a cui facciamo e
continuiamo a fare riferimento ha una notazione squisitamente tecnica, riguarda
l’editoria indipendente rispetto ai grandi gruppi anche internazionali di
settore, nel tentativo di dare spazio e visibilità a chi fin troppo spesso fa
fin troppa fatica per averne. Non sentiamo il bisogno di sposare grandi cause
aggiuntive e alternative: la letteratura fa tutto da sé, di questo ne restiamo
convinti.”
La gratitudine per la disponibilità e l’ospitalità di Casalnuovo di Napoli da
parte degli organizzatori è autentica come lo è la loro consapevolezza del
valore culturale e mica soltanto culturale che rappresenta la loro quattro
giorni, quest’anno dal 3 al 6 settembre prossimi, di presentazioni e incontri
con autori di riconosciuta fama nazionale e internazionale. “Appena il sindaco
di Pomigliano ci ha sbattuto le porte in faccia non sono state soltanto quelle
di Casalnuovo ad aprirsi subito dopo. Il comunicato termina così: Il FLIP non va
via da Pomigliano perché ha perso. Va via perché non si è piegato. E non se ne
va via da sconfitto.”
Posso immaginare il trambusto per il relativamente poco tempo a disposizione per
dover riorganizzare il tutto da un comune a un altro durante il torrido agosto.
Chiedo: slittamenti nelle date o nel programma? “Nessuno, per quanto ora dovremo
contattare i partecipanti per comunicare i cambiamenti in corso.”
Magari e giusto per fare qualche nome a caso Dario Voltolini e Alessandro
Baricco saranno già pratici dei paraggi oltre che dei malvezzi del costume
nazionale, però vorrei tanto esserci quando dovranno dire a Maylis de Kerangal
quale diga civica abbia dovuto tenere perché lei potesse presentare il suo La
diga alla stessa ora ma in un altro posto, così come mi piacerebbe vedere la
reazione di Irvine Welsh quando gli spiegheranno come mai il palco per il suo dj
set di giovedì 3 settembre dovrà essere montato a diversi chilometri di distanza
dal punto previsto.
Meglio che dover contattare Bruno Tognolini e dovergli ammettere: “Hai presente
l’evento Rime vive per risvegliare il mondo, previsto per sabato 5 settembre
alle 18 e 30? Non se ne fa più niente. Non si fa proprio più la sezione Bambini
del FLiP. Sai perché? È un po’ come nelle fiabe vecchia maniera, con l’orco
inaridito dalla lunga conta degli inverni trascorsi…”
Come lo avevano pensato gli organizzatori l’Atto Sesto del FLiP? Secondo
programma: “𝐈𝐦𝐦𝐨𝐫𝐭𝐚𝐥𝐞: La sesta edizione del FLIP nasce dall’idea che
scrivere sia un modo per non morire del tutto, per cogliere l’eterno dentro il
finito. Quattro giornate per attraversare quel limite con il pensiero e con le
parole.” Mi viene il dubbio e chiedo se il programma sia stato scritto prima o
dopo le intemerate del sindaco, e Ciro Marino: “Assolutamente prima.”
Da ossessivo lettore moreschiano quale sono allora non posso che fargli notare
come per diventare immortali non potevano pretendere di non dover attraversare
primapoi la fine da parte a parte, come in un romanzo di Antonio Moresco
appunto. Neanche gli stessi facendo marameo gli dico proprio: “Siete finiti in
un romanzo di Moresco!” e Marino se la ride di buon gusto, se la ride così
tanto che secondo me lo dirà ad Antonio Moresco la sera di domenica 6 settembre
quando Moresco presenterà al FLiP Il Finimondo. “Siamo finiti in tuo romanzo!”
gli dirà, e se la rideranno assieme.
D’altronde, cosa ce ne si fa dell’immortalità se non si può ridersela su?
L’infantilismo dei potenti di turno passa fin troppo velocemente all’incasso del
meritato oblio e mi sa debba essere questo a incattivirli. La letteratura invece
è fatta per restare e per lei vale la stessa definizione che Aldo Busi ha dato
della felicità: è “uno stato di moto a luogo con sosta brevissima”. La
letteratura, per restare, deve sapersi mettere in movimento sempre.
Righello alla mano, la distanza tra Pomigliano d’Arco e Casalnuovo di Napoli è
cinque chilometri circa: risibile, eppure incolmabile se serve a indicare quella
che c’è tra il potere esercitato quale arbitrio personale e la letteratura
quand’è vissuta come contropotere istintivo.
Modesta proposta swiftiana: e se tutti i cittadini per fare marameo al sindaco e
per traslocare assieme al festival di letteratura indipendente smontassero pezzo
per pezzo Pomigliano d’Arco e la rimontassero dentro Casalnuovo di Napoli
facendola diventare Pomigliano di Napoli o Casalnuovo d’Arco, decidano pure loro
il nome purché sia per alzata di mano di tutti e non per l’indice alzato del
sindaco, il quale sindaco il bel giorno appresso potrà allora risvegliarsi con
la città traslocata, ovvero senza città, riscoprendosi sindaco tutt’al più di
sé stesso, ambito sul quale potrà continuare ad esercitare un imperio lui sì
indiscutibilmente insindacabile?
antonio coda
*In copertina e nel testo: immagini dal “Book of Nonsense” di Edward Lear
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