Zoe Hitzig, ricercatrice che ha lavorato negli ultimi due anni in OpenAI, ha
rassegnato le dimissioni nello stesso giorno in cui l'azienda ha iniziato a
testare gli annunci pubblicitari all'interno del chatbot. La decisione è stata
spiegata in un editoriale ospitato dal New York Times, in cui Hitzig collega
direttamente il lancio della pubblicità in ChatGPT a un cambio di rotta che, a
suo giudizio, allontana OpenAI dalle domande di sicurezza ed etica per cui aveva
scelto di unirsi all'azienda.
Al centro delle critiche di Hitzig non c'è la pubblicità in sé, che la
ricercatrice non definisce intrinsecamente immorale, ma la combinazione tra
annunci e natura dei dati raccolti da ChatGPT. Nel suo intervento, descrive le
interazioni con il chatbot come un "archivio di candore umano" senza precedenti,
costruito a partire da conversazioni in cui gli utenti condividono timori
medici, problemi di coppia, fragilità psicologiche e convinzioni religiose,
spesso nella convinzione di dialogare con uno strumento neutrale e privo di
interessi propri. Il timore è che un sistema di annunci inserito in questo
contesto possa evolvere verso forme di targeting profondamente personali,
difficili da comprendere e da controllare sia per gli utenti sia per i
regolatori.
Secondo Hitzig, la fase iniziale dei test potrebbe rispettare linee guida
relativamente prudenti, ma il problema emergerebbe nel lungo periodo, man mano
che si consolida il modello di business basato sulla pubblicità. La ricercatrice
richiama esplicitamente la traiettoria dei grandi social network, e in
particolare di Facebook, dove gli impegni iniziali sulla tutela della privacy
sarebbero stati progressivamente erosi dalla pressione di un motore economico
centrato su engagement, profilazione e microtargeting. Nel caso di ChatGPT, la
combinazione tra dati conversazionali intimi e ottimizzazione algoritmica degli
annunci potrebbe creare incentivi a spingere contenuti capaci di influenzare
decisioni sensibili, dagli acquisti alla salute, fino alle opinioni politiche,
sfruttando contesti emotivi particolarmente vulnerabili.
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Fonte originale New York Times qui
Tag - pubblicità
Attraverso Google Ads, Israele sta promuovendo contenuti contro MSF, cercando di
imporre la propria narrazione sulla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.
Dal 1° gennaio 2026 oltre trenta organizzazioni umanitarie internazionali non
possono più operare nella Striscia di Gaza. Tra queste, Medici Senza Frontiere
(MSF). Secondo Israele non hanno rispettato i requisiti di registrazione
introdotti nel marzo 2025 e fornito garanzie sufficienti per escludere legami
con gruppi terroristici, in particolare Hamas e Jihad Islamica. Una posizione
che Israele sta portando avanti attraverso una campagna strutturata di
sponsorizzazioni su Google Italia. Chi cerca infatti sul motore di ricerca
"Israele e Medici senza Frontiere" trova come primo risultato un documento
diffamatorio contro MSF. Per farlo comparire in cima è bastato pagare.
Leggi l'articolo di Fanpage
YouTube sta modificanda le sue strategie pubblicitarie e l'intelligenza
artificiale è al centro di questa evoluzione.
Stando alle indiscrezioni, la piattaforma sta sperimentando un sistema basato
sull'IA per inserire annunci nei momenti in cui gli utenti sono più propensi a
notarli, spesso durante le pause naturali dei video. L'obiettivo è chiaro:
massimizzare l'impatto delle pubblicità, anche se un approccio come questo ha
l'aria di essere essere un po' troppo invasivo.
L'IA analizza il contenuto dei video per identificare i punti in cui
l'attenzione dell'utente è al massimo, come la fine di una scena intensa o un
momento di silenzio. Questi istanti, che l'algoritmo considera ideali, diventano
il bersaglio perfetto per gli annunci.
Se da un lato questo può (almeno inizialmente) aumentare l'efficacia delle
campagne pubblicitarie, dall'altro rischia di interrompere l'esperienza di
visione in modo più evidente, suscitando frustrazione negli spettatori.
Articolo completo qui
"Con l'invenzione e lo sviluppo della televisione, e il progresso tecnico che
rese possibile di ricevere e trasmettere simultaneamente sullo stesso
apparecchio, il concetto di vita privata si poteva considerare del tutto
scomparso. Ogni cittadino, o meglio ogni cittadino che fosse abbastanza
importante e che valesse la pena di sorvegliare, poteva essere tenuto
comodamente sotto gli occhi della polizia e a portata della propaganda
ufficiale"
George Orwell, l'autore del celeberrimo libro distopico 1984 dal quale sono
tratte queste parole, era un ottimista. Pensava che la sorveglianza tramite la
tecnologia sarebbe stata applicata solo a chi fosse abbastanza importante. Oggi,
invece, la sorveglianza tecnologica si applica a tutti, in massa, e per di più
siamo noi utenti a pagare per i dispositivi che la consentono.
Uno di questi dispositivi è il televisore, o meglio la "Smart TV", come va di
moda chiamarla adesso. Sì, perché buona parte dei televisori moderni in
commercio è dotata di un sistema che raccoglie informazioni su quello che
guardiamo sullo schermo e le trasmette a un archivio centralizzato. Non a scopo
di sorveglianza totalitaria, ma per mandarci pubblicità sempre più mirate,
basate sulle nostre abitudini e i nostri gusti. In sostanza, molti televisori
fanno continui screenshot di quello che state guardando, non importa se sia una
serie di Netflix, un videogioco o un vostro video personale, e li usano per
riconoscere cosa state guardando e per suggerire ai pubblicitari quali prodotti
o servizi mostrarvi.
Leggi l'articolo di Paolo Attivisiimo su ZEUS News
Oppure ascolta il podcast
Un'agenzia di marketing americana, CMG, utilizzerebbe un sistema chiamato Active
Listening, in grado di rilevare le conversazioni degli utenti in tempo reale per
migliorare gli annunci pubblicitari.
Un documento pervenuto alla redazione di 404 Media e attribuibile all'agenzia
Cox Media Group (CMG), ha spiegato in un «pitch deck» come riuscirebbe a
raccogliere informazioni dalla voce degli utenti per illustrare annunci
pubblicitari in linea con le aspettative e con le soluzioni che l'utente è
pronto ad acquistare. La tecnologia, descritta come «The Power of Voice» e
chiamata Active Listening si avvarrebbe dei microfoni di dispositivi
intelligenti come gli smartphone.
Non è la prima volta che l'agenzia di marketing viene sottoposta alla lente di
ingrandimento di 404Media e colta di sorpresa in attività presumibilmente poco
ortodosse. Qualche sospetto ai giornalisti di 404 Media era sorto già lo scorso
dicembre.
In un post condiviso sul sito Web di CMG e presto cancellato, l'agenzia ha
affermato che il suo modus operandi volto ad acquisire informazioni dalle
conversazioni degli utenti non solo esisterebbe, ma sarebbe anche legale: «È
legale che telefoni e dispositivi ti ascoltino. Quando un nuovo download o
aggiornamento di un'app richiede ai consumatori un accordo di termini di
utilizzo di più pagine da qualche parte nella stampa fine, spesso è incluso
l'ascolto attivo».
Link all'articolo originale.
In «La réclame dell’apocalisse» Marco Carnevale «segue il denaro» e analizza i
meccanismi dell’AdTech, il settore delle inserzioni online dal valore globale di
circa 750 miliardi di dollari
Oggi la pubblicità rappresenta il 75% dei ricavi di Google, quasi il 90% di
quelli di Meta (Facebook e Instagram) e di TikTok.
Il fatturato globale dell’AdTech (la pubblicità online) è stimato intorno ai 750
miliardi di dollari. È una cifra enorme, ma in pochi si sono presi la briga di
seguire il denaro e capire i meccanismi di un settore che oggi raccoglie più
della metà di tutti gli investimenti pubblicitari.
Lo ha fatto Marco Carnevale, uno dei maggiori pubblicitari italiani (sue le
campagne «Rai. Di tutto. Di più» e «Per tutto il resto c’è Mastercard»), in un
pamphlet dal titolo La réclame dell’apocalisse (Prospero editore, 17 euro).
Se è vero che la pubblicità è l’ultimo strumento legale di concorrenza sleale,
con la pubblicità digitale si è passato il segno. Secondo Carnevale, non si
dovrebbe nemmeno parlare di pubblicità, perché l’AdTech ha davvero poco a che
fare con la dimensione pubblica.
Leggi l'articolo di Andrea Natella su "Il Manifesto"