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La funzione che cancella lo smartphone ti mette nei guai con la legge
Il sistema open source Graphene OS consente di usare una password speciale per eliminare tutti i dati. Ma per le autorità USA questo è un crimine. Un'indagine federale statunitenste, che coinvolge un residente di Atlanta, sta causando un precedente inatteso: il Dipartimento di Giustizia sta infatti tentando di perseguire l'uomo perché il suo telefono utilizzava GrapheneOS, un sistema operativo open source orientato alla privacy e che dispone di una particolare funzione, tramite la quale è possibile cancellare i dati del dispositivo inserendo una specifica password. Il problema è che esiste una norma federale poco utilizzata che criminalizza questo comportamento, identificato come distruzione di proprietà al fine di impedirne il sequestro. La vicenda ha avuto la sua prima udienza lunedì e ruota attorno all'applicazione di questa legge a questo sistema operativo, installabile sui telefoni Google Pixel, come in questo caso. Il procedimento riguarda Sam Tunick, fermato per interrogatorio all'aeroporto Hartsfield‑Jackson di Atlanta il 24 gennaio dello scorso anno, al rientro da una vacanza nella Repubblica Dominicana. Tunick non sapeva di essere stato inserito dalle autorità federali in una lista di monitoraggio per terrorismo, a causa della sua presunta associazione con il movimento contro Cop City. L'opposizione al centro di addestramento da 109 milioni di dollari, inaugurato la scorsa primavera, ha coinvolto gruppi locali e nazionali che contestano la militarizzazione della polizia e la distruzione di aree boschive Leggi l'articolo
July 28, 2026 / Pillole di Graffio
Le Dita Nella Presa - Chi ci mette le mani dentro e chi chiude le porte
In questa puntata abbiamo parlato dell'hackmeeting appena concluso, con alcune interviste registrate a caldo. Abbiamo proseguito con le vicissitudini di OpenAI e delle altre grandi imprese produttrici di Intelligenza Artificiale generativa. Infine abbiamo cercato di capire le motivazioni che sottostanno all'ennesima chiusura di spazi degli utenti e degli sviluppatori messa in atto da Google nel meccanismo di distribuzione delle app negli smartphone Android. Il 12, 13, 14 giugno si è tenuto a Firenze la 29a edizione di Hackmeeting, l'incontro annuale delle comunità che si pongono in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo delle tecnologie all’interno della nostra società. Abbiamo raccontato il clima che si è respirato durante i 3 giorni e dato conto di alcuni laboratori e seminari anche con l'aiuto delle interviste registrate al Centro Sociale Next Emerson. Le interviste integrali sono nelle pillole Cosa unisce Bernie Sanders e Sam Altman (CEO di Open AI)? Entrambi vogliono che il governo USA partecipi agli utili di OpenAI. Ma quali utili? Guardiamo il bilancio del 2025 dell'azienda di Altman che è in perdita di circa 35 miliardi di dollari, in netto aumento rispetto allo scorso anno. Non sarà che i signori dell'AI stanno preparando il terreno per sfuggire al proprio fallimento finanziario? Riprendiamo, visto l'avvicinarsi della scadenza, la notizia dell'imposizione di Google a tutti gli sviluppatori di App per Android di registrarsi presso l'azienda di Mountain View. Quali sono le ragioni apparenti e quali quelle nascoste che hanno indotto l'azienda ad imporre questa misura? Parliamo anche delle forme di resistenza, come quella messa in campo da KeepAndroidOpen. In extremis un aggiornamento sulla situazione dei nuovi data-center e della legge regionale in Lombardia. Ascolta l'audio della puntata nel sito di Radio Onda Rossa
June 26, 2026 / Pillole di Graffio
Podcast di De Martin, “Contro lo smartphone. Per una tecnologia più democratica“
Nelle cinque puntate Juan Carlos De Martin, Co-Direttore del centro Nexa, seguendo il filo logico del suo libro del 2023 dedicato allo stesso argomento, racconta la storia e le implicazioni di una tecnologia rivoluzionaria, necessaria e utile, ma opaca e infedele. Dispositivi tecnologici che impattano pesantemente sulle nostre vite e il cui controllo è nelle sole mani delle big tech. Algoritmi e sensori che predano i dati di cittadini spesso inconsapevoli, talvolta senza strumenti. La politica che fatica a tenere il passo: scarsa conoscenza, inquadramenti tardivi e qualche volta inefficaci. Eppure il governo della tecnologia ha bisogno della politica e delle democrazie, di decisori e di cittadini. Ascolta il podcast
January 14, 2026 / Pillole di Graffio
Vietare i cellulari e promuovere l’Ia, l’insostenibile confusione al potere
Al rientro a scuola, studenti, famiglie e docenti hanno trovato l’ennesima sorpresa: un dettagliato libriccino contenente le linee guida per una rapida adozione – naturalmente consapevole, responsabile e senza ulteriori oneri a carico del bilancio – dell’intelligenza artificiale in tutti gli ordini e gradi di istruzione. -------------------------------------------------------------------------------- A una prima analisi, le linee guida sembrano proseguire nella spinta verso l'adozione di tecnologie digitali non facilmente controllabili dagli attori della scuola, con un forte rischio che si riproponga lo scenario già visto con i progetti PNRR Scuola 4.0: una corsa a spendere fondi per introdurre hardware e software, senza possibilità di scelta consapevole da parte delle scuole, terminata in un sostanziale trasferimento di fondi pubblici al privato. L'enfasi sull'innovazione tecnologica e sulla transizione digitale delle scuole raramente tiene conto delle esigenze didattiche della comunità scolastica, per puntare l'obiettivo su un mero accumulo di tecnologie che si rivelano ingestibili dalle scuole, vuoi per incapacità, vuoi perché le tecnologie adottate sono spesso opache, o anche perché delegate completamente a imprese private. DIDATTICA: LA GRANDE ASSENTE Basterebbe il mero dato statistico a rendersi conto di quanto siano vaghe le Linee Guida su questo tema centrale per la scuola. Su 33 pagine solo due sono riservate alla didattica in senso stretto, nel paragrafo dedicato alle aree di applicazione per tipologia di destinatari (4.2). La maggior parte del testo si sofferma sugli aspetti tecnico-normativi, richiamando norme europee (AI act) e cosiddette buone pratiche consolidate. Se non bastasse il dato statistico, la lettura del paragrafo mostra la genericità e la confusione delle indicazioni . Riportiamo di seguito uno degli esempi di possibili applicazioni pratiche dell'IA per docenti, perché esemplificativo della poca conoscenza di strumenti che, in alcuni casi, sono in uso da tempo nelle attività didattiche, senza avere nulla a che vedere con l'IA. Strumenti interattivi e innovativi: l’IA permette l’elaborazione di risorse didattiche (come simulazioni, giochi, mappe concettuali, riassunti per l’apprendimento e quiz interattivi) che aumentano la motivazione e il coinvolgimento degli studenti; La domanda sorge spontanea: che senso ha far generare una mappa concettuale all’IA, quando l'obbiettivo didattico di questa metodologia è proprio fare in modo che lo studente possa "mappare" la propria conoscenza di un argomento e collegarne i vari elementi? AI COME AUTOMAZIONE Le indicazioni divengono invece più definite laddove sono individuati i campi di automazione dei processi lavorativi tipici dell'amministrazione e del monitoraggio da parte del Dirigente Scolastico. In particolare risulta evidente il riferimento all'automazione nei paragrafi Ottimizzazione nella riorganizzazione dell’orario o Monitoraggio documenti programmatici, nei quali si menziona l'evidenziazione di eventuali scostamenti di bilancio come risultato dell’uso dell’IA. D’altra parte l’Intelligenza Artificiale è un insieme di tecniche di cui le IA generative sono solo un sotto insieme. Nelle Linee Guida si parla genericamente di IA, senza distinguere un algoritmo per l’ottimizzazione dell’orario scolastico, caso classico di automazione, da un Large Language Model, Chat GPT per intendersi, lasciando alla scuola il compito di districarsi tra le molte e confuse offerte private. CONTRADDIZIONI E OSSIMORI Oltre all’imbarazzante assenza dei temi della didattica, il secondo aspetto che salta all’occhio sono le numerose contraddizioni interne ai messaggi del Ministero. Anzitutto le Linee Guida si pongono come obiettivi la sostenibilità e la tutela dei diritti degli allievi, raccomandando alla dirigenza e al corpo docente di rendere effettivamente esercitabile il diritto a non fornire i dati degli allievi come pre-requisito per l’utilizzo dell’IA. Peccato che le IA generative, che vengono proposte al suo interno, ossia i servizi SaaS (Software as a service) come ChatGPT, siano incompatibili con entrambi questi principi: il primo a causa dei pantagruelici consumi di elettricità e acqua dei datacenter indispensabili per la fornitura del servizio, il secondo perché il modello SaaS si basa per l’appunto sulla fornitura di questi dati, ossia il servizio erogato è gratuito proprio perché i dati dell’utilizzatore sono parte del modello di business delle imprese che producono questi software. Quando invece il servizio è a pagamento, i dati sono usati per migliorare l’addestramento dell’IA. L’ENNESIMA RIFORMA DALL’ALTO A giudicare dalla letteratura scientifica citata dal ministero, in cui la parte da leone la fanno le riflessioni sulla produttività più che quelle sul senso e sulla missione della scuola, sembra evidente che queste prime Linee Guida siano state redatte senza tenere nella dovuta considerazione le dinamiche sociali che questa nuova tecnologia sta promuovendo. Questo spiega come sia possibile che lo stesso ministero abbia, nella stessa giornata, varato un divieto draconiano contro gli smartphone (i cui effetti tossici sono ormai riconosciuti da letteratura bi-partisan) e promosso le Linee Guida per l’IA (i cui effetti tossici stanno cominciando a manifestarsi lentamente solo ora). VALORIZZARE LE COMUNITÀ Nel frattempo in molte zone della penisola vengono adottati sistemi per la didattica che valorizzano la creazione di conoscenza locale e condivisa, oltre che utilizzare il denaro per pagare lavoro invece che licenze d’uso a grandi aziende USA. Ci sono esempi virtuosi di scuole che acquistano software (anche l’Intelligenza Artificiale è software) rilasciati con licenze libere e/o aperte (F/LOSS) modificabili secondo le esigenze delle comunità scolastiche. In questo modo le scuole possono mettersi in rete per condividere risorse computazionali, risparmiando, oltre che per confrontarsi e condividere esigenze e soluzioni. Esistono già in Italia imprese che forniscono servizi con queste modalità, l’esempio delle scuole della Provincia Autonoma di Bolzano è solo uno e il più longevo. Il modello è quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili che, secondo gli ultimi dati del GSE, stanno crescendo vertiginosamente. Si può fare! Maurizio Mazzoneschi e Stefano Barale per C.I.R.C.E L'articolo è uscito nel quotidiano Domani il 14 settembre 2025
September 18, 2025 / Notizie da C.I.R.C.E.
Smartphone, conferme da studi scientifici: siamo vittime di un parassita
Parassita perfetto: smartphone sfrutta dopamina e algoritmi per tenerci schiavi. Scienza propone "polizia digitale" per liberarci. Pensavate di possedere uno smartphone? Sbagliato: è lui che possiede voi. Se non state leggendo queste righe da un cellulare, probabilmente il vostro telefono è lì accanto che aspetta. Vibra, suona, lampeggia, fa di tutto per catturare la vostra attenzione. Secondo Rachael Brown dell’Australian National University e i suoi colleghi, questa non è più una relazione simbiotica dove entrambi traete beneficio. È diventata una forma di parassitismo evoluto, dove voi fate da ospiti inconsapevoli a un parassita digitale che ha imparato a manipolare i vostri istinti più profondi per tenervi incollati allo schermo. Dal mutualismo al parassitismo: un’evoluzione darwiniana La ricerca applica i principi dell’evoluzione darwiniana al rapporto uomo-tecnologia. Brown e il suo team spiegano che inizialmente la relazione era mutualistica: noi traevamo beneficio dalla tecnologia e la tecnologia “prosperava” grazie al nostro utilizzo. Ma poi è successo qualcosa di evolutivamente prevedibile: il mutualismo si è trasformato in parassitismo. Non è un fenomeno raro in natura. Molti organismi che iniziano come simbionti benefici finiscono per diventare parassiti quando le condizioni evolutive lo favoriscono. Leggi l'articolo
June 5, 2025 / Pillole di Graffio
Gli smartphone venduti nell’Unione Europea avranno un’etichetta come gli elettrodomestici
Sarà obbligatoria da giugno, e conterrà informazioni relative alla durata della batteria, alla resistenza a graffi o cadute e al grado di riparabilità La Commissione Europea ha presentato la nuova etichetta che dovrà essere applicata sulle confezioni degli smartphone e dei tablet venduti all’interno dell’Unione dal prossimo 20 giugno. L’etichetta ha uno stile simile a quelle già previste per elettrodomestici, come televisori e frigoriferi; conterrà una classificazione dell’efficienza energetica dei prodotti con un punteggio che va da A (il livello più alto) a G (quello più basso), e informazioni relative ad altri aspetti: la durata della batteria, la reperibilità dei pezzi di ricambio, la resistenza in caso di cadute, graffi e contatto con l’acqua e la facilità di riparazione in caso di guasti. Leggi l'articolo
May 8, 2025 / Pillole di Graffio
La nostra vita sugli smartphone non è al sicuro
Il blackout di Madrid manda un messaggio molto chiaro: attenzione a concentrare così tante funzionalità e servizi, sia pubblici, sia privati, sullo smartphone. O più precisamente: attenzione a farlo senza lasciare alternative reali funzionanti. Perché lo smartphone funzioni, infatti, devono essere soddisfatte due condizioni: Internet deve funzionare (sia l’accesso wireless, sia l’infrastruttura complessiva, fatta di cavi, data centers, apparecchiature di rete e molto altro) e deve esserci elettricità per caricare la batteria (oltre che per far funzionare Internet). Invece di riporre una fiducia incondizionata nella nostra capacità di far funzionare le infrastrutture cruciali con affidabilità totale, quindi, identifichiamo piuttosto, con pragmatismo, e anche un po’ di umiltà, alcuni strumenti e servizi di cui è opportuno preservare la versione “analogica”, a prescindere dalla diffusione delle equivalenti versioni digitali. Senza pretese di esaustività, vediamo tre esempi: il denaro contante, la radio FM e i documenti d’identità fisici. Leggi l'articolo su Il Manifesto
April 30, 2025 / Pillole di Graffio
Cosa succede al cervello se non utilizzi il telefonino per 3 giorni
Un gruppo di ricerca dell'Università di Heidelberg e dell'Università di Colonia (in Germania), ha indagato cosa accade al nostro cervello se ne riduciamo l'utilizzo per 72 ore, e scoperto che rinunciare a questi dispositivi anche per poche ore può addirittura rimodellare l'attività cerebrale. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Computers in Human Behavior. Durante le scansioni cerebrali eseguite dopo il periodo di 72 ore, ai partecipanti sono state mostrate diverse immagini, tra cui immagini di smartphone accesi e spenti, nonché immagini "neutre" di soggetti come barche e fiori. Quando venivano mostrare le immagini del telefono, nei partecipanti sono stati osservati cambiamenti nelle aree del cervello proposte all'elaborazione della ricompensa e del desiderio, simili a quelli osservati nella dipendenza da sostanze, il che suggerisce che questi dispositivi possono creare dipendenza come la nicotina o l’alcol. "I nostri dati non distinguono tra il desiderio di usare lo smartphone e il desiderio di interagire socialmente, due processi oggi strettamente interconnessi - hanno affermato i ricercatori -. Sebbene i nostri dati mostrino risultati solidi senza svelare questi processi, gli studi futuri dovrebbero mirare ad affrontare questo aspetto". E’ da quando è apparso il primo smartphone che gli scienziati stanno indagando su come il loro utilizzo influenzi l'attività del nostro cervello. Grazie a questa ricerca sappiamo qualcosa in più sui sintomi (simili all'astinenza da alcune sostanze stupefacenti) come ansia, insonnia, inappetenza, agitazione fisica, irritabilità, che compaiono quando non utilizziamo il telefonino per un pò di tempo. Link alla ricerca qui
March 5, 2025 / Pillole di Graffio
Vietato ai minori. Il parere di Carlo Milani sulla petizione per vietare gli smartphone ai minori
Il 10 settembre 2024 sulla piattaforma statunitense change.org è stata pubblicata la petizione “Stop smartphone e social sotto i 16 e 14 anni: ogni tecnologia ha il suo giusto tempo”: L’appello è promosso da Daniele Novara, pedagogista e counselor – direttore del CPPP e Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta, a cui si sono unite quasi centomila adesioni in pochi mesi. Il cuore dell’appello è questo: “Chiediamo quindi al Governo italiano di impegnarsi per far sì che nessuno dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze possa possedere uno smartphone personale prima dei 14 anni e che non si possa avere un profilo sui social media prima dei 16. Aiutiamo le nuove generazioni.” "Mi è stato chiesto un parere in merito perché con le colleghe di C.I.R.C.E. – circex.org lavoriamo sulla promozione di tecnologie conviviali, tramite il metodo della pedagogia hacker. Siamo amanti delle tecnologie, anche di quelle digitali. Ma non di tutte, anzi: consideriamo deleteri la maggior parte dei sistemi oggi in uso: sistemi scientemente progettati, costruiti e continuamente perfezionati per generare comportamenti di autoabuso. Sofferenze psicologiche e sociali sono quindi sempre più diffuse non per una qualche mancanza da parte degli utenti, incapaci di “usare bene” tecnologie sofisticate, ma per via del design tossico di quelle tecnologie." Leggi l'articolo sul sito "Gli Asini"
February 25, 2025 / Pillole di Graffio
Smartphone, cambiare prima di vietare
Non dobbiamo dare lo smartphone per acquisito e limitarci a discuterne l’uso. Dovremmo anche mettere in discussione come è fatto lo smartphone, a tutti i livelli Da molti mesi si parla con particolare intensità di smartphone e adolescenti. Era qualche anno che se ne discuteva, dando anche vita alle prime iniziative, ma è solo nel 2024 che l’argomento dell’impatto dello smartphone sul benessere psicologico e sulle prestazioni scolastiche dei più giovani è entrato con forza nel dibattito pubblico, conquistando spazio nei media e diventando oggetto di iniziative politiche. In particolare, sono due le proposte intorno alle quali si polarizzano l’attenzione e le proposte: se proibirne o meno l’uso a scuola (come è stato deciso di recente in Italia e in altre Paesi, europei e non) e se proibire o meno del tutto lo smartphone sotto una certa età (per esempio, sotto i 16 anni). Il modello, insomma, è quello delle sigarette... Leggi l'articolo di Juan Carlos De Martin sul sito de "Il Manifesto"
December 3, 2024 / Pillole di Graffio